Ozono, l’inquinante dell’estate che quasi nessuno guarda
In inverno l’attenzione sull’aria è tutta per le polveri sottili. D’estate, mentre pensiamo di respirare meglio, arriva in silenzio un altro inquinante, l’ozono che sta in basso, quello che si forma quando il sole colpisce i gas del traffico e dell’industria. Sapere quando e perché evitarlo è più semplice di quanto sembri.
Il problema dell’ozono
C’è un’idea diffusa che l’aria d’estate sia più pulita. In parte è vero, perché il riscaldamento domestico è spento e le polveri sottili calano. Ma proprio le giornate di sole pieno e caldo intenso, quelle in cui si sta più volentieri all’aperto e si fa più sport, sono le giornate in cui un inquinante tipicamente estivo raggiunge i valori più alti. Si chiama ozono troposferico, e il paradosso è che diventa pericoloso esattamente quando ci comportiamo come se l’aria fosse al suo meglio.
Cosa succede davvero, e perché l’ozono cattivo c’è d’estate
Conviene chiarire subito il nome, perché genera confusione. Esistono due ozoni. Quello «buono» sta in alto, nella stratosfera, e ci protegge dai raggi ultravioletti. Quello di cui parliamo qui sta in basso, nella troposfera, cioè l’aria che respiriamo, ed è un inquinante. Da qui il termine ozono troposferico, o «ozono di superficie».
La differenza rispetto ad altri inquinanti è che l’ozono non esce da un camino o da un tubo di scappamento. Non viene emesso direttamente: si forma in aria. Serve una forte radiazione solare, e due famiglie di sostanze già presenti: gli ossidi di azoto (NOx), che vengono soprattutto dal traffico, anche navale, e i composti organici volatili (COV), emessi da industria, combustibili e in parte anche dalla vegetazione. Il sole li colpisce e innesca le reazioni chimiche che producono ozono. Ecco perché è un inquinante da bel tempo: più sole e più caldo ci sono, più se ne forma. È il figlio, sotto il sole, di altri inquinanti.
Ad alte concentrazioni l’ozono è un forte ossidante che attacca le vie respiratorie anche in persone sane, con bruciore agli occhi e alla gola, tosse e riduzione della funzionalità polmonare. Per proteggere la popolazione la legge italiana fissa oggi due soglie, misurate come media di un’ora. La soglia di informazione è di 180 microgrammi per metro cubo: oltre questo livello le autorità devono avvisare il pubblico, perché c’è un rischio per le persone più sensibili. La soglia di allarme è di 240 microgrammi per metro cubo: oltre questa il rischio riguarda tutti, e scattano le misure previste dai piani d’azione comunali.
Accanto alle soglie di legge ci sono i riferimenti sanitari dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), più severi perché guardano alla salute nel lungo periodo. Nelle linee guida del 2021 l’OMS indica 60 microgrammi per metro cubo come media della stagione di picco, cioè dei sei mesi più caldi dell’anno, e 100 come massimo giornaliero, calcolato sulle otto ore di maggiore esposizione.
Il quadro europeo, intanto, si sta aggiornando con la direttiva (UE) 2024/2881, che gli Stati membri devono recepire entro l’11 dicembre 2026. Per l’ozono la direttiva non abbassa il valore-obiettivo, che resta 120 microgrammi per metro cubo, ma ne riduce i superamenti ammessi e fissa un obiettivo a lungo termine più severo: 100 microgrammi per metro cubo entro il 2050, in linea con l’OMS.
Chi paga
I più esposti sono i bambini, perché d’estate stanno a lungo all’aperto e giocano intensamente; gli anziani; le persone con malattie respiratorie o cardiache; e, meno intuitivo, gli adulti sani che fanno attività fisica all’aperto. Il motivo è meccanico: durante lo sforzo si respira di più e più a fondo, quindi si inala una quantità maggiore di ozono e lo si porta più in profondità nei polmoni. Correre a mezzogiorno in una giornata di afa, insomma, è il modo migliore per prendersene una dose più alta. Le indicazioni delle agenzie ambientali e sanitarie convergono su una raccomandazione semplice: nei giorni di caldo e sole intenso, evitare l’attività fisica all’aperto nelle ore centrali, indicativamente dalle 12 alle 18, quando l’ozono raggiunge i picchi. Al chiuso le concentrazioni sono nettamente più basse.
Cosa possiamo fare
La difesa parte dall’informazione, ed è a portata di clic. Le ARPA, le agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, pubblicano i dati dell’ozono, spesso in tempo reale, e comunicano i superamenti delle soglie. Sapere dove leggerli permette di regolarsi da soli: spostare la corsa alla mattina presto o alla sera, tenere i bambini all’aperto nelle ore più fresche, prestare attenzione quando si è insieme a persone fragili. C’è poi un versante civico. Quando scatta un superamento della soglia di allarme, i Comuni sono tenuti ad attuare piani d’azione a breve termine, e chiedere conto di quei piani, verificare che esistano e vengano applicati, è un modo di trasformare un obbligo di legge in una tutela reale. E conviene ricordare da dove viene l’ozono: ridurlo non significa agire sull’ozono in sé, che non si emette, ma sui suoi ingredienti. Meno traffico e meno emissioni industriali oggi significano meno ozono nelle estati dei prossimi anni.
Eywa dice…
L’ozono estivo si può gestire senza allarmismi, a una condizione: guardarlo. Basta sapere che esiste, che si forma con il sole, che ha due soglie e alcune ore critiche, e dove trovare i dati. La differenza tra subirlo e difendersene è quasi tutta qui, nel guardare i numeri prima di uscire.
Approfondimenti Eywa
Manuale per monitorare l’aria del proprio quartiere da casa «Eywa Divulgazione, 2026. Come leggere i dati delle centraline e seguire la qualità dell’aria dove si vive.»
PM2,5 in Italia: le cose da fare ora «Eywa Divulgazione, 2026. L’altro grande inquinante dell’aria, quello invernale, e le misure che funzionano.»
Il parco che non raffredda più «Eywa Divulgazione, 2026. Il verde urbano e le ondate di calore, il contesto in cui l’ozono estivo diventa un problema.»
Inquinamento dell’aria in casa: fonti e soluzioni «Eywa Divulgazione, 2026. L’aria negli ambienti chiusi, dove d’estate ci si ripara dall’ozono ma si incontrano altre fonti.»
Fonti
L’ozono, l’inquinante critico in estate SNPA (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente), scheda consultata nel 2026, che spiega come si forma l’ozono troposferico, i rischi per la salute e le soglie di legge.
Decreto legislativo 155 del 2010 Repubblica italiana, 2010, la norma che fissa per l’Italia la soglia di informazione (180 microgrammi per metro cubo) e la soglia di allarme (240 microgrammi per metro cubo) per l’ozono.
Direttiva (UE) 2024/2881 sulla qualità dell’aria ambiente Parlamento europeo e Consiglio dell’Unione europea, 2024, che per l’ozono riduce i superamenti ammessi del valore-obiettivo, invariato a 120 microgrammi per metro cubo, e abbassa l’obiettivo a lungo termine a 100 microgrammi per metro cubo entro il 2050, in linea con l’OMS, e va recepita dagli Stati membri entro l’11 dicembre 2026.
Linee guida globali sulla qualità dell’aria Organizzazione mondiale della sanità, 2021, i valori di riferimento sanitari per l’ozono e gli altri inquinanti atmosferici.
Bollettini regionali sulla qualità dell’aria SNPA e agenzie regionali (ARPA e APPA), i dati aggiornati sull’ozono e le comunicazioni di superamento delle soglie; dal portale del Sistema nazionale si raggiunge l’agenzia della propria Regione.