Torna l’estate, e con lei il copione di ogni anno: le fiamme su una collina, i canadair che fanno la spola, l’indignazione di qualche giorno, poi il silenzio fino al rogo successivo. È un copione che guarda sempre dalla parte sbagliata della storia, perché di un incendio si vede solo il momento in cui brucia, mentre quasi tutto ciò che conta accade prima e dopo le fiamme.
La scala, e il clima che ci mette del suo
Intanto un’idea della scala. Il monitoraggio ISPRA sugli impatti dei grandi incendi racconta un 2025 fra gli anni più critici dell’ultimo ventennio: nei dati storici Effis, che partono dal 2006, lo superano soltanto i picchi del 2007, 2017, 2021 e 2023. In cifre, parliamo di quasi 965 chilometri quadrati percorsi dal fuoco in Italia, quanto la provincia di Pistoia. Di questi, circa 123 sono di sola superficie boscata, quanto il territorio del comune di Ancona. E dentro le aree protette è caduto oltre il 30% della superficie totale bruciata e circa il 38% degli ecosistemi forestali colpiti, soprattutto siti della Rete Natura 2000. Il clima ci mette del suo: caldo prolungato e siccità asciugano la vegetazione e allungano la stagione, così le fiamme corrono più in fretta e più a lungo. Ma il clima dilata e accelera il fuoco, non lo innesca.
Quasi nessun incendio è una fatalità
E qui sta il punto, quello che il copione delle fiamme nasconde: in Italia gli incendi non sono quasi mai un caso naturale. L’ISPRA stima che appena l’1% abbia cause naturali, come i fulmini, mentre tutto il resto è di origine umana, tra disattenzione, negligenza e dolo. E circa la metà degli incendi registrati è dolosa, cioè appiccata apposta, con punte del 60% in certi anni e il 54% nel solo 2024. Spesso non è piromania, ma calcolo: tra i moventi riconosciuti ci sono liberare terreni per costruirci, ampliare pascoli e coltivi, far sparire un vincolo scomodo. Detto così, l’incendio smette di essere un evento meteorologico e diventa quello che spesso è, un atto con un movente. E se c’è un movente, c’è un modo per toglierlo.
Lo strumento dimenticato: il catasto delle aree percorse dal fuoco
Quel modo esiste da venticinque anni e si chiama catasto delle aree percorse dal fuoco. Lo prevede la legge quadro sugli incendi boschivi, la 353 del 2000, e funziona così: ogni Comune deve censire e delimitare le aree bruciate, aggiornando ogni anno un registro pubblico. Su quelle aree scattano vincoli pensati apposta per spegnere la convenienza a bruciare. Per 15 anni la destinazione del terreno non può cambiare rispetto a prima dell’incendio, e ogni compravendita stipulata in quel periodo deve richiamare il vincolo, altrimenti è nulla. Per 10 anni, poi, non vi si possono costruire edifici, strutture o infrastrutture per insediamenti civili o attività produttive. Un’eccezione c’è, ed è stretta: vale solo se, prima dell’incendio, era già stata rilasciata un’autorizzazione o una concessione edilizia in regola con gli strumenti urbanistici di allora. In altre parole, se bruci un bosco sperando di edificarci o di trasformarlo in pascolo, la legge ti blocca per oltre un decennio. È prevenzione che non costa un canadair, costa una delibera.
Il vincolo esiste, il catasto lo rende esigibile
C’è però un dettaglio che rende tutto più fragile di quanto sembri, ed è il motivo per cui questo strumento va tenuto d’occhio. I vincoli nascono dalla legge, non dal catasto. Scattano per il solo fatto che il fuoco è passato, e valgono anche dove il Comune non ha ancora censito niente, perché quel censimento serve a registrare un vincolo che esiste già, non a crearlo: ha valore dichiarativo, non costitutivo, come ha ribadito più volte la giustizia amministrativa. Il problema è un altro. Senza un catasto istituito e aggiornato quei divieti restano difficili da conoscere, da tracciare e da far rispettare, e un terreno bruciato può cambiare destinazione mentre nessuno se ne accorge. Il vincolo non sparisce, diventa opaco. E un vincolo opaco è un vincolo che si aggira. La prevenzione più efficace contro il dolo non dipende dal fatto che la norma esista, perché esiste, ma dal fatto che qualcuno tenga il catasto in ordine e aggiornato. È quel gesto amministrativo a rendere il vincolo visibile e a farlo valere, ed è proprio il gesto che molti Comuni trascurano e quasi nessun cittadino controlla.
Cosa puoi fare, davvero
Qui il cittadino ha più potere di quanto creda, e di nuovo lo strumento è un documento pubblico. Si parte da una domanda semplice al proprio Comune: il catasto delle aree percorse dal fuoco esiste, ed è aggiornato? È un atto consultabile, e se non salta fuori c’è l’accesso civico per ottenerlo. Poi viene la parte meno ovvia, la vigilanza dopo un incendio: è nei mesi successivi, quando l’attenzione cala, che un terreno bruciato rischia di cambiare destinazione in silenzio, e controllare cosa finisce nel catasto, e soprattutto cosa manca, è un atto civico concreto. C’è infine chi vive a ridosso del bosco, nella cosiddetta zona di interfaccia tra case e vegetazione: per chi è in quella condizione, ripulire il combustibile intorno alle abitazioni e seguire il vademecum messo a punto da Anci e Vigili del fuoco riduce il rischio molto più di qualsiasi appello a non gettare mozziconi. E sullo sfondo resta il ruolo del Sindaco, che la normativa indica come autorità locale di protezione civile, tenuta a ordinanze, informazione e pianificazione.
Tutto questo mentre l’Europa si attrezza per un’estate che si annuncia dura. Per la stagione 2026 ha schierato in anticipo 777 vigili del fuoco da 14 Paesi, insieme a 22 aerei e 5 elicotteri della flotta UE e a una nuova base antincendio regionale a Cipro: è il livello più alto da quando questo programma di preposizionamento è partito, nel 2022. La prova che sullo spegnimento si investe. Sulla prevenzione, che costa molto meno, troppo spesso no.
Il canadair è la parte visibile e costosa della storia, quella che arriva quando ormai brucia. Il catasto, la pulizia del sottobosco, la delibera firmata in tempo sono la parte invisibile e a buon mercato, quella che decide se quella collina, l’anno prossimo, brucerà di nuovo. Guardare solo le fiamme è comodo, ma è guardare la fine. La partita vera si gioca prima, ed è fatta di carte, mappe e vincoli, non solo di acqua e fuoco.
Approfondimenti Eywa
Come segnalare un problema al Comune (e ottenere gli atti) «Eywa Divulgazione, 2026. Come trasformare una segnalazione in atto amministrativo e usare l’accesso civico per ottenere i documenti pubblici.»
Frana di Niscemi: la mappa pubblica ignorata per 19 anni «Eywa Divulgazione, 2026. Quando un rischio è già scritto su una mappa pubblica e nessuno la guarda: cosa costa ignorarla.»
Sostituzione di specie: abbattono boschi in aree protette «Eywa Divulgazione, 2026. Quando la gestione forestale diventa scorciatoia o abuso, anche dentro le aree protette.»
Bressanone: cosa sparisce quando abbattono un bosco «Eywa Divulgazione, 2026. Ciò che si perde per primo quando cade un bosco maturo non sono gli alberi, è il suolo.»
Dissesto idrogeologico: perché coi fondi niente prevenzione «Eywa Divulgazione, 2026. La prevenzione costa poco e si vede poco: per questo i fondi non diventano mai sistema.»
Biomassa e cippato illegale: la lavanderia delle rinnovabili «Eywa Divulgazione, 2026. Il legno di provenienza opaca e la filiera che lo ripulisce dentro il sistema delle rinnovabili.»
Fonti
Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Anno 2025 ISPRA, 2026, superfici percorse dal fuoco (circa 965 km² complessivi e 123 km² boscati), quota dentro le aree protette e ripartizione regionale.
Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Anno 2024 ISPRA, 2025, stima delle cause naturali intorno all’1% e origine antropica per la quota restante.
Incendi boschivi: la serie storica nazionale 1970-2024 ISPRA, serie storica del numero di incendi e delle superfici forestali percorse dal fuoco.
Ecosistemi e incendi boschivi in Italia: inquadramento del problema ISPRA, le cause degli incendi, in larghissima parte di origine antropica e solo in minima parte naturali.
Il catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco Salviamo il Paesaggio, 2025, obblighi dei Comuni e vincoli a 15 e 10 anni previsti dalla legge 353/2000.
La disciplina vincolistica delle terre percorse dal fuoco AmbienteDiritto.it, natura dichiarativa e non costitutiva del catasto e operatività dei vincoli anche in assenza di censimento.
Rischio incendi boschivi: il fenomeno Dipartimento della protezione civile, cause naturali e antropiche, incendi dolosi e di interfaccia.
L’UE schiera la più grande risposta agli incendi per l’estate 2026 Commissione europea, 2026, preposizionamento di 777 vigili del fuoco, 22 aerei e 5 elicotteri della flotta UE e nuova base regionale di Cipro.

