Tra clamore e realtà: perché il nostro caldo lo scrive il Mediterraneo, non il Pacifico.
«Super El Niño», «estate rovente», torna il fenomeno che fa impazzire il clima. Se hai aperto un giornale in questi giorni, El Niño è diventato il colpevole annunciato dell’estate. Vale allora la pena fermarsi a una domanda semplice: un fenomeno che nasce nell’oceano Pacifico, a un quarto di mondo da qui, scrive davvero l’estate italiana? La risposta onesta è: poco, e in modo indiretto e incerto. Capire perché aiuta a guardare nella direzione giusta.
Cosa è El Niño, ai fatti
Partiamo dai fatti. El Niño è la fase calda dell’Enso, un’oscillazione naturale che riscalda periodicamente il Pacifico equatoriale e ridistribuisce calore e umidità su scala globale. Torna ogni due-sette anni e l’ultimo episodio è del 2023-2024. La fotografia di oggi è questa: il 2 giugno l’Organizzazione meteorologica mondiale stimava una probabilità dell’80% che El Niño si sviluppasse nel trimestre giugno-agosto 2026, in salita verso circa il 90% per il resto del periodo previsto, da settembre a dicembre, con un’intensità almeno moderata e la possibilità che diventi forte pochi giorni dopo, l’11 giugno, il Climate Prediction Center della Noaa ha dichiarato che le condizioni di El Niño sono già presenti, emettendo un El Niño Advisory e attendendone il rafforzamento verso l’inverno 2026-27 . Fin qui la notizia. Il problema è cosa le si fa dire.
Primo equivoco: il «Super»
Il «Super» non è una categoria ufficiale: la classificazione tecnica distingue eventi deboli, moderati, forti e molto forti, e «Super» resta soprattutto una scorciatoia mediatica. Questo però non significa che l’evento sia debole. La stessa Noaa stima oggi una probabilità del 63% che tra novembre e gennaio si arrivi a un El Niño molto forte, tra i maggiori dal 1950 a oggi. La Noaa ricorda anche un punto che il racconto mediatico salta volentieri: anche un evento molto forte non produce ovunque gli effetti attesi, perché un’intensità maggiore rende certe conseguenze più probabili, ma non le garantisce. Tradotto: forte sul piano globale non significa automaticamente determinante per una singola estate italiana.
Secondo equivoco: i tempi e il luogo
E qui sta il punto che conta di più. Gli effetti di El Niño sull’Europa, quando emergono, sono indiretti, ritardati e incerti: una parte della ricerca ne studia il legame con gli estremi estivi europei attraverso le teleconnessioni atmosferiche, ma il segnale resta debole, variabile e dibattuto, e si avverte semmai nell’anno successivo al picco, più che durante l’anno in cui il fenomeno si sviluppa. Questo effetto ritardato si misura soprattutto sulla temperatura media globale: non a caso lo stesso aggiornamento decennale della Wmo, curato dal Met Office, indica nel 2027 il candidato più probabile a nuovo anno record per il pianeta, trainato dall’El Niño atteso per fine 2026. È una probabilità sul dato globale, non una data sul calendario né una previsione sulla singola estate italiana. Per l’estate europea l’influenza diretta resta comunque debole: già ad aprile l’Arpal Liguria invitava alla prudenza, ricordando che non esiste una relazione diretta e affidabile tra El Niño e un’estate calda nel Mediterraneo e che alcune notizie rischiavano di dare «un’impressione di certezza maggiore di quella reale». Il vero protagonista del caldo globale, del resto, non è El Niño ma il riscaldamento di fondo: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato pur in condizioni di La Niña debole o quasi neutre, quindi non nella fase che spinge in alto il termometro. El Niño dà una spinta in più al termometro del pianeta, tanto che si stima il 91% di probabilità di superare temporaneamente la soglia di 1,5 gradi in almeno un anno tra il 2026 e il 2030 , ma non è la causa del cambiamento climatico: lo amplifica.
Chi la scrive davvero, l’estate italiana
E allora chi la scrive, la nostra estate? Qualcosa di molto più vicino: il Mediterraneo. La regione mediterranea è un «hotspot» climatico, si riscalda circa il 20% più in fretta della media globale, e nel suo mare le ondate di calore marine sono sempre più frequenti e intense . Non sono numeri da fine secolo: il giugno 2025 è stato il più caldo mai registrato nel Mediterraneo, con una temperatura superficiale media di 23,86 gradi; l’88% del bacino era sopra la media e quasi il 30% superava i 2 gradi di anomalia, con il settore occidentale come area più colpita. E in questi giorni, secondo quanto dichiarato dall’ecologo marino Roberto Danovaro al festival Green&Blue, davanti a Fano in Adriatico una boa di rilevamento dati segnava circa 3,5 gradi in più del consueto, 24 gradi dove in questo periodo ne servirebbero 19 o 20. A favorire questi picchi è soprattutto la persistenza dell’alta pressione, che indebolisce i venti e riduce il rimescolamento con cui il mare disperde il calore. Non esiste una relazione diretta e affidabile tra El Niño e una singola estate italiana: questo caldo nasce qui, nel nostro bacino, e l’eventuale contributo del Pacifico resterebbe indiretto e secondario. Il riscaldamento del Mediterraneo, del resto, è quello che la climatologa Paola Mercogliano del Cmcc già nel 2022 definiva «l’emergenza dei prossimi dieci anni».
Dove abbiamo davvero una mano
E qui sta il punto utile, quello che distingue una notizia da un alibi. Se la causa è il riscaldamento di fondo e il fattore locale è il nostro mare, allora la leva non è sperare che El Niño sia gentile, è l’adattamento, che è locale e in buona parte civico. Un Comune può dotarsi di un piano per le ondate di calore, aumentare il verde e l’ombra contro l’isola di calore, proteggere l’acqua e attivare sistemi di allerta precoce. Un cittadino può verificare se quel piano esiste, e pretenderlo se manca. È la parte della storia su cui abbiamo davvero una mano, al contrario di un’oscillazione del Pacifico.
El Niño, insomma, non è né il mostro dell’estate né l’alibi comodo per dire che è tutto naturale. È un attore di contorno, che si fa sentire soprattutto altrove e più in là nel tempo. La nostra estate la scrivono soprattutto fattori vicini, un mare che si riscalda più in fretta del pianeta e le configurazioni di alta pressione che lo sovrastano, dentro un clima che cambia per cause ormai note. Guardare al Pacifico è un modo elegante per non guardare al Tirreno. E il punto, come sempre, non è spaventarsi della parola di moda, è agire dove serve, vicino a casa.
Approfondimenti Eywa
Resilienza climatica e adattamento: l’arte di sopravvivere alle nostre stesse scelte «Eywa Divulgazione, 2026. Cosa significa adattarsi sul serio, e perché è una scelta locale.»
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Fonti
Noaa, Climate Prediction Center, Enso Diagnostic Discussion, 11 giugno 2026 Noaa Cpc, 11 giugno 2026: El Niño Advisory, condizioni già presenti e rafforzamento atteso verso l’inverno 2026-27, con 63% di probabilità di un evento molto forte tra novembre e gennaio; anche gli eventi molto forti non producono ovunque gli effetti attesi.
Wmo, El Niño/La Niña Update, 2 giugno 2026 Wmo, 2 giugno 2026: 80% di probabilità di sviluppo nel trimestre giugno-agosto, verso circa il 90% per il resto del periodo previsto, da settembre a dicembre, intensità almeno moderata con possibilità di diventare forte.
Wmo e Met Office, Global Annual to Decadal Climate Update 2026-2035 Wmo e Met Office, 2026: 91% di probabilità di superare temporaneamente 1,5 gradi in almeno un anno tra il 2026 e il 2030 e indicazione del 2027 come probabile prossimo anno record.
Copernicus C3S, Global Climate Highlights 2025 Copernicus C3S, 2025 terzo anno più caldo mai registrato pur in condizioni di La Niña debole o quasi neutre.
Copernicus Marine/Mercator Ocean, bollettino temperatura oceano, giugno 2025 Copernicus Marine/Mercator Ocean, giugno 2025: giugno più caldo mai registrato nel Mediterraneo, 23,86 gradi di media, quasi il 30% del bacino oltre i 2 gradi di anomalia.
Ipcc, AR6 WGII, Cross-Chapter Paper 4, Mediterranean Region Ipcc, AR6 WGII: il bacino del Mediterraneo come hotspot climatico, estremi di calore e ondate di calore marine in aumento.
Unep/Map, Climate change in the Mediterranean Unep/Map: la regione mediterranea si riscalda circa il 20% più in fretta della media globale.
Il riscaldamento del Mediterraneo sarà una delle grandi emergenze dei prossimi dieci anni Paola Mercogliano (Cmcc), via FUTURAnetwork/ASviS, 4 novembre 2022: il riscaldamento del Mediterraneo definito «l’emergenza dei prossimi dieci anni».
El Niño ed Enso: cosa sappiamo davvero sull’estate in Europa Arpal Liguria, 15 aprile 2026: collegamento debole tra El Niño ed estate mediterranea, cautela sulle previsioni troppo nette (testo precedente alla conferma dello sviluppo dell’evento).
Ondata di calore marina su Atlantico e Mediterraneo Dichiarazioni di Roberto Danovaro (Politecnica delle Marche) al festival Green&Blue, riprese da Repubblica, 2026: dato attribuito sull’Adriatico davanti a Fano.

