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Il bosco invisibile: Bressanone e Cortina, cosa sparisce davvero quando abbattono un bosco

Il caso Bressanone e quello di Cortina non sono due episodi isolati. Sono la stessa storia raccontata due volte, in due angoli delle Alpi, con due firme diverse in calce alle autorizzazioni. E ogni volta che accade, la parte più importante sparisce prima ancora che qualcuno si accorga di cosa stiamo perdendo.

L’alba del 6 marzo

Nelle prime ore del mattino del 6 marzo 2026, le ruspe sono entrate nel bosco golenale lungo il fiume Isarco, sopra Bressanone (con «golenale» si intende la golena, cioè la fascia pianeggiante tra le sponde di un fiume soggetta a inondazioni periodiche: un terreno che si allaga, si deposita, si rinnova). In poche ore era finita. Alberi fino a quaranta metri di altezza, tronchi con circonferenza fino a quattro metri e mezzo, molti esemplari vicini al secolo di vita: abbattuti prima che la città si svegliasse. Era l’ultimo grande bosco ripariale rimasto nella Valle Isarco («ripariale» deriva dal latino ripa, riva: indica gli ecosistemi forestali che crescono lungo i corsi d’acqua; sono tra i più rari e frammentati d’Europa proprio perché insistono sulle stesse pianure alluvionali che l’uomo ha trasformato per prime, da sempre). Doveva fare posto a capannoni industriali e parcheggi per uno stabilimento di stampanti 3D per calcestruzzo.

La Commissione provinciale di Bolzano, nel valutare il piano urbanistico, aveva riconosciuto esplicitamente il valore naturalistico dell’area. Poi aveva dato il via libera lo stesso.

E qui sta il nodo. Non solo l’indignazione per gli alberi tagliati, che è comprensibile ma non basta. Il punto è capire cosa sparisce davvero quando un bosco viene rimosso, e perché la compensazione prevista nei progetti racconta quasi sempre solo metà della storia.

Un bosco non è un insieme di alberi

Il malinteso più diffuso è questo: pensare che un bosco sia una collezione di alberi e che, di conseguenza, piantarne nuovi equivalga a ricostituirlo. Non funziona così.

Un ecosistema forestale maturo è una struttura stratificata che include la chioma, il sottobosco, il sistema radicale, le interazioni tra le radici e i funghi micorrizici, e soprattutto il suolo. Questi elementi non coesistono casualmente: si sostengono a vicenda attraverso relazioni biologiche che richiedono decenni, a volte secoli, per consolidarsi. Quando diciamo «bosco», intendiamo tutto questo insieme, non solo la parte visibile.

Nel caso di Bressanone, il bosco ripariale lungo l’Isarco aveva caratteristiche particolari. I boschi golenali, che crescono nelle pianure alluvionali lungo i fiumi, sono tra gli ecosistemi più rari e frammentati d’Europa. Secondo il censimento faunistico citato dalla Federazione ambientalisti dell’Alto Adige, nell’area erano state documentate 64 specie di uccelli, di cui 29 nidificanti, tra cui colonie di airone cenerino e il picchio rosso minore, oltre a 7 specie di pipistrelli e 3 specie di rettili protette. Non era un bosco qualsiasi: era un sito riproduttivo stabile. Tra le specie documentate figurano passeriformi che avviano la nidificazione già a marzo, e il merlo che può iniziare le covate dalla prima metà di marzo in condizioni favorevoli. I dati sulla distribuzione dei boschi ripariali in Europa sono consultabili nel programma Copernicus dell’EEA.

Il mondo sotto i nostri piedi

Ciò che scompare per primo quando arriva la ruspa non è la chioma. È il suolo.

Sezione trasversale di suolo forestale maturo con strati di humus, radici e substrato minerale: la biodiversità invisibile che scompare con il cantiere
il suolo forestale non è terra è un sistema stratificato con miliardi di organismi per grammo

Il suolo forestale è una rete vivente. In un metro cubo di terreno forestale maturo si trovano miliardi di batteri, centinaia di metri di ife fungine, migliaia di nematodi, artropodi del suolo e invertebrati di ogni tipo. Studi sulla biodiversità del suolo forestale documentano densità microbiche superiori al miliardo di batteri per grammo di suolo e reti micorriziche che si estendono per centinaia di metri per metro quadrato di terreno (FAO, State of Knowledge of Soil Biodiversity, 2020). Questa rete biologica non è un accessorio del bosco: è la sua infrastruttura portante. I funghi micorrizici formano connessioni simbiotiche con le radici degli alberi, trasportando acqua e nutrienti in cambio di carboidrati. Senza questa rete, un giovane albero piantato in un terreno degradato cresce molto più lentamente, o non cresce affatto. Eywa ha dedicato un dossier specifico a questo meccanismo: «Tutto è connesso: il microbioma del suolo e la rete segreta che sostiene la vita».

La formazione del suolo forestale avviene a ritmi biologici: pochi millimetri di humus per decennio, in condizioni favorevoli. Uno strato di suolo forestale strutturato, con la sua biodiversità microbica intatta, richiede generazioni per formarsi. Non è una risorsa rinnovabile su scala umana.

Quando arriva il cantiere

Il passaggio delle macchine da cantiere compatta il suolo, distrugge la struttura dei pori attraverso cui circolano aria e acqua, seppellisce o rimuove gli orizzonti organici superficiali e interrompe le reti microbiche. Studi pedologici mostrano che il passaggio ripetuto di macchine pesanti può ridurre la porosità del suolo forestale fino al 50%, con effetti che persistono per decenni e che si estendono oltre i cinquanta centimetri di profondità. Non è un danno temporaneo: è una trasformazione strutturale che dura molto oltre il termine del cantiere stesso.

In un bosco ripariale come quello di Bressanone, la situazione è ulteriormente aggravata dalla funzione idrogeologica che questi ecosistemi svolgono. I boschi golenali regolano il flusso idrico, filtrano l’acqua prima che raggiunga la falda, stabilizzano le sponde fluviali e attenuano le piene. Queste funzioni non dipendono solo dalla presenza degli alberi, ma dall’integrità del sistema suolo-radici-vegetazione nella sua interezza.

La promessa della compensazione

Torniamo a Bressanone. Cosa prevede il progetto in termini di compensazione? La risposta ufficiale è: la rinaturalizzazione di circa 17.000 metri quadrati di terreni agricoli in prossimità del biotopo Millander Au.

Vale la pena dirlo chiaramente: terreno agricolo rinaturalizzato non equivale a bosco ripariale maturo. Non nei tempi, non nella struttura biologica, non nelle funzioni ecologiche. La rinaturalizzazione di un campo crea potenzialmente, nel corso di decenni, un’area naturalizzata. Non ricrea il suolo forestale che esisteva. Non ricrea la rete microbica. Non ricrea le relazioni tra le specie che si erano consolidate nel corso di un secolo.

Il meccanismo amministrativo della compensazione forestale nasce da un’intenzione legittima: non lasciare che le trasformazioni del territorio avvengano senza un corrispettivo ecologico. Il D.Lgs. 34/2018 (Testo Unico in materia di foreste) e la Legge 10/2013 stabiliscono criteri per gli interventi compensativi conseguenti alla trasformazione del bosco. Ma nella pratica il meccanismo si è trasformato spesso in qualcosa di diverso. Il danno ambientale diventa una voce contabile: si distrugge un ecosistema maturo e si compensa con la promessa di un ecosistema futuro che forse esisterà tra cinquant’anni, in un sito diverso, con caratteristiche ecologiche diverse. In molti casi la compensazione non è progettata per ricostruire l’ecosistema perduto. È progettata per rendere autorizzabile la sua distruzione.

Cortina, dieci mesi prima

Area del Ronco a Cortina d'Ampezzo dopo l'abbattimento di 825 larici per la costruzione della pista da bob olimpica Eugenio Monti
larea del ronco sopra cortina dampezzo dopo labbattimento di 825 alberi prevalentemente larici maturi per la pista da bob olimpica

A febbraio 2024, nell’area del Ronco sopra Cortina d’Ampezzo, venivano abbattuti 825 alberi, prevalentemente larici maturi, per fare posto alla pista da bob olimpica «Eugenio Monti». I documenti in possesso di Eywa mostrano una discrepanza rilevante tra i 2.200 metri cubi indicati nel contratto d’appalto e gli 830 metri cubi dichiarati pubblicamente. A inizio 2026, nessun rimboschimento compensativo risultava documentato. Nell’area abbattuta, come confermato dalla perizia tecnica del febbraio 2025, i danni strutturali superavano il milione di euro. Eywa ha ricostruito l’intera vicenda nel dossier dedicato: «Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026».

Il committente era pubblico: Fondazione Milano Cortina 2026, con SIMICO come soggetto attuatore. A Bressanone il committente è privato: Progress Holding AG. Ecosistemi diversi, alpino contro ripariale. Finalità diverse, infrastruttura sportiva contro insediamento industriale. Iter autorizzativi diversi.

Stessa velocità di distruzione. Stessa compensazione che non compensa.

Questo è il pattern che emerge quando si smette di guardare i casi uno per uno e si inizia a guardare il meccanismo che li produce. Non si tratta di valutare se ogni singolo progetto fosse necessario o meno. Si tratta di capire che il sistema autorizzativo attuale è strutturato in modo da rendere la compensazione ecologica uno strumento di legittimazione preventiva, più che uno strumento di tutela reale. Sul tema delle compensazioni forestali e di ciò che davvero serve per ricostruire un ecosistema, Eywa ha approfondito il caso della riforestazione in Giappone: «Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero».

La domanda che non compare quasi mai nei progetti

Nei documenti progettuali la domanda che si trova sempre è: «quanti alberi verranno piantati in compensazione?» La domanda che non si trova quasi mai è: «quanto tempo servirà per ricreare l’ecosistema perduto, e in quale sito, con quale biodiversità, con quale suolo?»

E c’è un ultimo aspetto importante, nel caso di Bressanone, che merita di essere citato con la precisione che richiede. Secondo la Federazione ambientalisti dell’Alto Adige, il disboscamento sarebbe avvenuto mentre erano ancora aperti i termini di ricorso contro i provvedimenti autorizzativi e durante il periodo di protezione della nidificazione di diverse specie presenti nel sito. La circostanza non è stata finora accertata in sede amministrativa. Ma i dati biologici di base sono verificati: le 29 specie nidificanti documentate nel sito, e la data del 6 marzo che coincide con l’inizio della stagione riproduttiva per molte di esse, sono fatti. Le eventuali violazioni normative sono una questione aperta.

Eywa ha dedicato una guida pratica su come segnalare correttamente i danni al verde e agli ecosistemi: «Segnalare danni al verde urbano: guida pratica».

Un bosco non si costruisce: si eredita

L’ultimo grande bosco golenale della Valle Isarco non esiste più. Non è una questione di paesaggio. È una questione di infrastruttura ecologica: un sistema di regolazione idrica, di habitat riproduttivo, di reti biologiche del suolo che aveva impiegato decenni a costruirsi e che è stato rimosso in poche ore.

La differenza tra Cortina e Bressanone non è nei committenti, né nelle finalità, né nella procedura. La differenza è che a Cortina il bosco abbattuto era un bosco alpino, a Bressanone era ripariale. Ecosistemi diversi, tempi di ricostruzione ugualmente incompatibili con qualsiasi orizzonte progettuale umano.

Proteggere un bosco significa evitare l’abbattimento, non promettere di ricostruirlo altrove, in futuro, con parametri diversi. Quando il suolo viene rimosso, la promessa non riguarda più il bosco che c’era. Riguarda qualcosa di completamente diverso, che potrebbe esistere tra mezzo secolo.

Sapere questa differenza è il primo strumento che abbiamo per leggere i prossimi progetti prima che le ruspe arrivino all’alba. Quando un progetto promette di «ricostruire la natura», la prima domanda da fare è sempre la stessa: quanto tempo servirà davvero per ricreare ciò che si sta distruggendo oggi?

Domande frequenti

Confronto tra il caso Bressanone 2026 e il caso Cortina 2024: due ecosistemi diversi, stesso meccanismo di compensazione ecologica insufficiente
due boschi due cantieri un meccanismo il confronto tra il bosco ripariale di bressanone lungo lisarco e il bosco alpino interessato dalla pista da bob olimpica di cortina elaborazione eywa divulgazione

Cos’è un bosco ripariale e perché è più raro di un bosco ordinario? I boschi ripariali crescono nelle pianure alluvionali lungo i fiumi. Svolgono funzioni idrogeologiche che gli altri boschi non hanno: filtrano l’acqua, stabilizzano le sponde, regolano i deflussi in caso di piena. Sono tra gli ecosistemi più frammentati d’Europa proprio perché occupano le aree che storicamente l’uomo ha trasformato per prime.

Piantare nuovi alberi ricostituisce davvero un bosco abbattuto? No. Piantare alberi ricrea potenzialmente la copertura arborea in un arco di decenni. Non ricrea il suolo forestale, le reti micorriziche, la fauna del terreno né le relazioni biologiche tra le specie. Il suolo forestale maturo richiede secoli per formarsi: non esiste una compensazione ecologica in tempi umani che lo ricostruisca pienamente.

Cosa prevede la legge italiana sulle compensazioni forestali? Il D.Lgs. 34/2018 (Testo Unico Foreste) stabilisce che qualsiasi trasformazione del bosco richiede misure compensative. Le Regioni e le Province autonome applicano criteri propri. Nella pratica, la compensazione consiste spesso in rimboschimenti o rinaturalizzazioni in aree diverse, che non ricreano le funzioni dell’ecosistema originario.

Cosa è successo a Bressanone il 6 marzo 2026? Nelle prime ore del mattino, un’impresa ha abbattuto circa 2 ettari di bosco ripariale golenale lungo il fiume Isarco per fare posto a un insediamento industriale (stabilimento per stampanti 3D per calcestruzzo). Era l’ultimo grande bosco golenale della Valle Isarco. La Commissione provinciale di Bolzano aveva riconosciuto il valore naturalistico dell’area prima di approvare il progetto.

Perché il caso di Cortina d’Ampezzo è simile a quello di Bressanone? A Cortina, tra febbraio e marzo 2024, sono stati abbattuti 825 alberi maturi (prevalentemente larici) per la pista da bob olimpica «Eugenio Monti». Anche in quel caso la compensazione prevista non è stata documentata nei tempi dichiarati. I due casi hanno committenti, ecosistemi e finalità diverse, ma mostrano lo stesso meccanismo: autorizzazione con compensazione ecologica insufficiente, distruzione rapida dell’ecosistema, difficoltà di verifica pubblica.

Come può un cittadino verificare se un progetto di taglio forestale è corretto? Attraverso lo strumento del FOIA (Freedom of Information Act, D.Lgs. 33/2013) è possibile richiedere agli enti autorizzatori i documenti relativi alla Valutazione di Impatto Ambientale, le autorizzazioni rilasciate, i piani di compensazione e i risultati del monitoraggio. I soggetti destinatari sono di norma il Comune, la Regione o la Provincia autonoma competente.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-cortina-olimpiadi-2026/

Eywa Divulgazione, 2025. Dossier sul caso Cortina: abbattimento di 825 alberi per la pista da bob olimpica «Eugenio Monti», discrepanze nei volumi dichiarati, assenza di rimboschimento compensativo documentato e danni strutturali accertati.

https://eywadivulgazione.it/tutto-e-connesso-il-microbioma-del-suolo-e-la-rete-segreta-che-sostiene-la-vita/  

Eywa Divulgazione, 2025. Dossier sul microbioma del suolo forestale, il ruolo delle reti micorriziche e il perché il suolo conta quanto gli alberi.

https://eywadivulgazione.it/il-giappone-e-la-riforestazione-che-funziona-davvero-e-perche-piantare-alberi-a-caso-e-solo-marketing/  

Eywa Divulgazione, 2025. Analisi del caso giapponese e critica delle compensazioni forestali come strumento di marketing climatico.

https://eywadivulgazione.it/segnalare-problema-verde-urbano-guida-pratica/  

Eywa Divulgazione, 2026. Guida pratica per segnalare danni al verde pubblico attraverso i canali amministrativi corretti.

https://eywadivulgazione.it/capitozzatura-alberi-citta/  

Eywa Divulgazione, 2026. Approfondimento sulla capitozzatura: danni ecologici, quadro normativo e strumenti di contestazione.

Bibliografia essenziale

https://doi.org/10.4060/cb1928en  

FAO, ITPS, GSBI, SCBD e Commissione Europea, 2020. State of Knowledge of Soil Biodiversity. Rapporto globale su status, sfide e potenzialità della biodiversità del suolo, con dati sulle densità microbiche e reti fungine nei suoli forestali.

https://efi.int/publications-bank/forest-biodiversity-europe  

Muys B. et al., European Forest Institute, 2022. Forest Biodiversity in Europe. Stato della biodiversità forestale europea con riferimento al suolo, agli ecosistemi maturi e agli indicatori di gestione sostenibile.

https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/copernicus-land-monitoring-service-riparian-zones  

EEA (European Environment Agency) e programma Copernicus, 2021. Riparian Zones Land Cover/Land Use. Dati europei sulla distribuzione, lo stato e le funzioni ecosistemiche delle zone ripariali.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2018-04-03;34 

D.Lgs. 3 aprile 2018, n. 34. Testo Unico in materia di foreste e filiere forestali (TUFF). Quadro normativo nazionale sulla gestione forestale sostenibile e sugli interventi compensativi conseguenti alla trasformazione del bosco.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10  

Legge 14 gennaio 2013, n. 10. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Contiene disposizioni sulla tutela del patrimonio arboreo e sugli obblighi di bilancio arboreo per i comuni.

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Team Eywa
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