Il modello che si rompe (e non è il tuo smartphone)
Conosci già questa storia. Il telefono si crepa, la lavatrice perde acqua, il tablet smette di caricare. Chiedi quanto costa riparare. Il preventivo arriva: trecentocinquanta euro. Il modello nuovo costa quattrocentocinquanta. Compri quello nuovo. Il vecchio finisce in un cassetto, poi in un sacco, poi chissà dove. Non è un incidente: è un modello industriale. I produttori progettano i dispositivi per rendere la riparazione scomoda, lenta o antieconomica, perché ogni ciclo di sostituzione è una vendita in più.
Il risultato si vede nei numeri. In Europa si producono circa 16 chilogrammi di rifiuti elettronici pro capite l’anno, e la tendenza cresce. Nel 2022, secondo il Global E-Waste Monitor delle Nazioni Unite, nel mondo si sono generate oltre 62 milioni di tonnellate di apparecchi elettronici a fine vita. Meno di un quarto è stato raccolto e smaltito correttamente.

In Italia la situazione non è migliore. Nel 2025 il consorzio Erion WEEE ha gestito oltre 244.000 tonnellate di rifiuti elettronici domestici: un record assoluto, ma che ci porta a circa 6 chilogrammi pro capite, ancora molto sotto la media europea. Il problema non è che non produciamo abbastanza rifiuti elettronici: è che non li raccogliamo. Restano nei cassetti, negli scantinati, nell’indifferenziata. Rame, terre rare, alluminio, litio: materiali preziosi che l’Italia lascia marcire o vende all’estero perché non ha abbastanza impianti per recuperarli.
Su Eywa abbiamo già raccontato il lato del pre-acquisto: nel dossier sulla tecnologia ricondizionata e nell’articolo sull’etichetta energetica obbligatoria per smartphone e tablet (in vigore dal 20 giugno 2025), dove spieghiamo come leggere la classe di riparabilità, cosa significano i dati sulla batteria e perché una classe alta non garantisce da sola che riparare sia conveniente. Questo articolo fa il passo successivo: non come scegliere meglio prima di comprare, ma come difenderti dopo, quando il prodotto si guasta e qualcuno ti dice che conviene buttarlo.
La direttiva UE 2024/1799 sul diritto alla riparazione: cosa dice
Il 13 giugno 2024 il Parlamento europeo e il Consiglio hanno approvato la direttiva (UE) 2024/1799, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 10 luglio 2024 ed entrata in vigore il 30 luglio dello stesso anno. Gli Stati membri, Italia compresa, devono recepirla entro il 31 luglio 2026. Da quella data le nuove regole si applicano a tutti i contratti di vendita conclusi successivamente.
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