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Dal 20 giugno 2025 gli smartphone hanno un’etichetta energetica obbligatoria. Come i frigoriferi, come le lavatrici.

Di Team Eywa · Gennaio 27, 2026

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Cosa è cambiato davvero (e perché questa volta non è marketing)

L’Unione Europea ha deciso di mettere fine all’usa-e-getta tecnologico mascherato da innovazione. Due regolamenti che si applicano dal 20 giugno 2025 impongono etichette obbligate e requisiti minimi di progettazione per smartphone e tablet venduti in Europa. Non sono linee guida, non sono raccomandazioni: sono obblighi di legge con sanzioni per chi non li rispetta.

La vera novità non è che i produttori debbano rendere i telefoni più riparabili o più efficienti, cosa che tra l’altro stanno già aggirando in mille modi. La vera novità è che ora devono dichiararlo. Prima potevano progettare un telefono per durare due anni esatti e non dirlo a nessuno. Ora devono scriverlo nero su bianco: come gestisce l’energia e l’autonomia nel tempo, se il dispositivo è progettato per essere riparato, quanto dura la batteria in cicli di ricarica. Se vendi in Europa, devi dichiarare quanto il tuo prodotto è stato pensato per resistere nel tempo.

Questo cambia tutto, anche se non risolve tutto. Perché finalmente usciamo dalla giungla normativa in cui i produttori potevano fare qualsiasi cosa senza dover rendere conto a nessuno. Obsolescenze programmate che erano del tutto evitabili diventavano la norma, e noi non avevamo nemmeno modo di saperlo. Ora sappiamo. Ora possiamo confrontare. Ora possiamo scegliere consapevolmente, e non abbiamo più la scusa dell’ignoranza.

L’etichetta: cosa guardare, dove trovarla, come leggerla

La classe energetica da A a G è la prima cosa che vediamo sull’etichetta, sia fisica che digitale. Serve eccome: ci dice se il telefono gestisce l’energia come un elettrodomestico moderno o come uno del 2005. Non è un dettaglio marginale quando parliamo di consumi che si accumulano per anni.

I dati sulla batteria sono standardizzati e misurati secondo protocolli europei uniformi. Non sono più le promesse del produttore scritte in piccolo sul sito, sono valori confrontabili tra modelli diversi: autonomia per ciclo di utilizzo, resistenza ai cicli di carica, efficienza della batteria. Possiamo finalmente capire quale telefono regge davvero una giornata di uso intenso e quale ci costringerà a portarci dietro il caricatore ovunque andiamo.

Poi c’è la classe di riparabilità, e questo è il punto cruciale. Non dice semplicemente «si può riparare», dice «è stato progettato pensando che qualcuno lo ripari». È un indicatore sintetico costruito su criteri ponderati: facilità di smontaggio verificata secondo standard misurabili, accessibilità delle informazioni tecniche per tecnici indipendenti, disponibilità garantita dei pezzi di ricambio, necessità o meno di strumenti speciali. Viene espressa in classi che vanno dalla A alla E: più la classe è alta, meno il produttore ci sta vendendo un oggetto usa-e-getta con il logo giusto stampato sopra.

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