- mercoledì 22 Aprile 2026
HomeAttualitàDisinfestazioni antizanzare urbane: cosa finisce davvero nell’aria delle nostre città

Disinfestazioni antizanzare urbane: cosa finisce davvero nell’aria delle nostre città

Arriva giugno e torna il rito. Il furgone passa all’alba, la nebbia bianca striscia lungo i marciapiedi, l’avviso sul portone è comparso la sera prima. Finestre chiuse, panni ritirati, ciotola del gatto dentro casa, bambini lontani dai giardini pubblici per qualche ora. Si chiama adulticidazione, in gergo tecnico, e in molti Comuni italiani è ormai una consuetudine estiva così radicata che nessuno si chiede più cosa contenga quella nebbia, chi l’abbia scelta, e su quale base.

Eppure la domanda è semplice, e ha una risposta scritta. Da qualche parte, in un ufficio comunale, esistono una determina di affidamento, un capitolato tecnico, una scheda di sicurezza. Sono atti pubblici. Il cittadino ha diritto di leggerli, e spesso non sa di averlo.

Tre livelli di lotta, una sola prassi

Combattere le zanzare in città non è una faccenda binaria. Le indicazioni tecniche dell’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e quelle dell’Istituto Superiore di Sanità descrivono da anni una gerarchia a tre gradini. Il primo è la prevenzione: rimuovere i ristagni d’acqua dove le zanzare depongono le uova, cioè tombini, caditoie, sottovasi, copertoni abbandonati, grondaie intasate. Il secondo è il controllo larvale, ovvero trattamenti mirati nei focolai che non si possono eliminare fisicamente, usando prodotti biologici selettivi come il «Bacillus thuringiensis israelensis», un batterio del suolo i cui cristalli proteici agiscono in modo molto più selettivo degli insetticidi chimici, colpendo principalmente le larve di zanzare, simulidi e alcuni altri ditteri nematoceri. Il terzo, l’ultimo, è l’adulticidazione, cioè la nebulizzazione che tutti conosciamo, prevista solo come misura d’emergenza in situazioni circoscritte, per esempio in presenza di focolai accertati di arbovirosi, le malattie trasmesse da zanzare come Dengue, Chikungunya, West Nile.

In una parte ampia della prassi comunale italiana, questa piramide è rovesciata. L’adulticida viene in testa, il larvicida viene saltato o fatto in fretta, la prevenzione viene scaricata sul cittadino con un’ordinanza infilata sul sito comunale a maggio inoltrato. E qui sta il punto: non è un problema di zanzare, è un problema di programmazione.

Le specie con cui abbiamo a che fare, peraltro, sono almeno due, e vanno trattate in modo diverso. «Aedes albopictus», la zanzara tigre, si riproduce in piccoli volumi d’acqua, anche un tappo di bottiglia rovesciato in un vaso, e vive a stretto contatto con noi, nei cortili, nei balconi, nelle aiuole. «Culex pipiens», la zanzara comune, preferisce acque più ferme e più ampie, caditoie, vasche, fossi. Bombardarle entrambe con la stessa nebulizzazione serale è, nel migliore dei casi, un colpo di ramazza. Nel peggiore, un danno collaterale generalizzato.

Piretroidi: cosa c’è davvero in quella nebbia

Veniamo al contenuto del furgone. Fra le molecole più utilizzate nelle disinfestazioni adulticide urbane italiane ci sono i piretroidi di sintesi, in particolare la permetrina e la deltametrina. Un Quaderno ISPRA del 2015, uno dei documenti tecnici italiani più organici sul tema, ha stimato in circa 150 milioni di euro l’anno la spesa delle amministrazioni pubbliche italiane per la profilassi antizanzara, con quantitativi di sostanze attive riversate nell’ambiente di rilievo. Non stiamo parlando di una voce marginale di bilancio, ma di una spesa pubblica significativa, sulla quale il dibattito cittadino resta limitato.

I piretroidi di sintesi sono analoghi sintetici delle piretrine naturali estratte dal «Chrysanthemum cinerariifolium», il piretro, e rispetto a queste ultime sono generalmente più stabili, motivo per cui sono diventati lo standard dei formulati insetticidi. Agiscono sul sistema nervoso degli insetti mantenendo aperti i canali del sodio delle cellule nervose: in parole povere, provocano iperattività nervosa, paralisi e morte.

Finora sembrerebbe quasi una buona notizia. Il problema è un dettaglio che nei comunicati comunali non compare quasi mai: i piretroidi sono insetticidi ad ampio spettro. Le stesse Linee guida regionali dell’Emilia-Romagna 2024 lo dicono con chiarezza: gli adulticidi non sono selettivi, colpiscono anche insetti utili come api, farfalle e altri impollinatori, e presentano profili ecotossicologici rilevanti per gli organismi acquatici. La selettività promessa nei manifesti comunali è soprattutto una selettività di orario, non di bersaglio biologico: il trattamento notturno riduce il rischio di esposizione diretta per le api bottinatrici, ma non elimina l’impatto sulla fauna non bersaglio.

Il quadro europeo di riferimento è il Regolamento UE 528/2012 sui biocidi, che fissa regole stringenti su autorizzazione, etichettatura, valutazione dei rischi. Regole che esistono sulla carta. Verificare se vengono rispettate, appalto per appalto, è un altro paio di maniche, e un successivo Quaderno ISPRA del 2022 sui biocidi e il principio di precauzione lo dice senza giri: la disciplina italiana andrebbe aggiornata per regolare l’uso dei prodotti antizanzara in chiave sostenibile, privilegiando la gestione integrata.

Il paradosso delle città amiche delle api

Vale la pena dirlo chiaramente. Molti dei Comuni che oggi firmano patti simbolici per la tutela degli impollinatori, aderiscono a reti europee sulla biodiversità urbana, finanziano corridoi ecologici e aiuole fiorite insieme alle scuole, sono gli stessi che in parallelo affidano contratti pluriennali di disinfestazione adulticida a base di permetrina o deltametrina. Non è malafede, nella maggior parte dei casi. È compartimentazione amministrativa: un ufficio scrive la delibera ambientale, un altro firma la determina di igiene pubblica, e i due documenti raramente si incontrano. Il risultato è che si costruisce un hotel per api a marzo e si nebulizza il parco a giugno.

Gli effetti non restano nei parchi. I piretroidi dilavano con la pioggia nelle caditoie, finiscono nei canali, raggiungono i corpi idrici, dove la letteratura scientifica internazionale e i documenti tecnici di riferimento convergono su un punto essenziale: in ambiente urbano queste molecole non spariscono dopo l’alba, possono redistribuirsi tra acqua di dilavamento, sedimenti dei corpi idrici, microfauna del suolo, superfici trattate. L’impatto sugli invertebrati acquatici, che stanno alla base della catena alimentare dei pesci, è documentato, così come l’impatto sugli impollinatori.

L’alternativa che esiste, e che qualcuno già pratica

Non stiamo parlando di utopia. L’Emilia-Romagna ha strutturato e progressivamente consolidato, a partire dall’epidemia di chikungunya del 2007, un piano regionale di sorveglianza e controllo delle arbovirosi che ribalta la piramide, mette al primo posto il monitoraggio entomologico (cioè contare davvero le zanzare nei vari quartieri, con trappole, prima di decidere dove intervenire), punta massicciamente sul controllo larvale nelle caditoie stradali, coinvolge cittadini e scuole nella rimozione dei focolai. Il Centro Agricoltura Ambiente «Giorgio Nicoli» di Crevalcore, riferimento italiano sulla materia, documenta da anni l’efficacia di questo approccio.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo chiama «Integrated Vector Management», gestione integrata dei vettori, e lo indica come quadro operativo raccomandato a livello internazionale. In Italia il quadro nazionale è il Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025 (sancito con Accordo Stato-Regioni del 15 gennaio 2020 e prorogato per l’anno 2026), che conferma prevenzione e controllo larvale come prima linea d’intervento. Non è una moda ambientalista. È la raccomandazione sanitaria.

Perché allora tanti Comuni restano fermi all’adulticida? Due ragioni, poco eroiche. La prima è che la lotta integrata richiede personale, mappe dei focolai, sopralluoghi, continuità, cose che costano tempo e non si improvvisano a giugno. La seconda è che il furgone che passa all’alba è visibile, rassicurante, fotografabile. Si vede che il Comune «sta facendo qualcosa». Il tecnico che ispeziona una caditoia con un bicchierino di plastica in mano per contare le larve, no.

La comunicazione ai cittadini: il capitolo che nessuno scrive

C’è poi la questione dell’informazione preventiva, che meriterebbe un articolo a sé e forse lo avrà. Le buone pratiche operative, fra cui quelle sviluppate in Emilia-Romagna e fra i riferimenti tecnici italiani più chiari, prevedono che prima di un trattamento adulticida la popolazione venga informata con un preavviso minimo di 24 ore, indicando area interessata, tempi dell’intervento, principio attivo impiegato e precauzioni da adottare. Non esiste però un obbligo nazionale uniforme, e questo spiega la disomogeneità territoriale. La realtà che chiunque abbia vissuto un’estate italiana fuori dall’Emilia-Romagna conosce è diversa: avvisi affissi la sera prima, lessico generico («prodotto a base di piretroidi» senza numero di autorizzazione ministeriale), cautele raramente esplicitate per soggetti allergici e asmatici, bambini piccoli e altri gruppi vulnerabili, e quasi mai un’informazione chiara per chi tiene api in contesto urbano, scheda di sicurezza invisibile.

Il silenzio informativo non è un dettaglio estetico. È la condizione che impedisce al cittadino di sapere, e quindi di chiedere. Rompere quel silenzio è esattamente ciò che l’accesso civico consente di fare.

Cosa può chiedere un cittadino, a chi, e come

Veniamo al nodo operativo, che è poi il motivo per cui questo articolo esiste. In Italia ogni cittadino, senza bisogno di dimostrare un interesse personale, può presentare al proprio Comune una richiesta di accesso civico generalizzato ai sensi dell’articolo 5 comma 2 del decreto legislativo 33 del 2013, il cosiddetto FOIA italiano (dall’inglese «Freedom of Information Act»). È gratuita, si può inviare anche via PEC (posta elettronica certificata), canale preferibile perché lascia prova della consegna, e il Comune ha trenta giorni per rispondere. Il termine può essere sospeso fino a dieci giorni in presenza di controinteressati, cioè soggetti i cui interessi potrebbero essere toccati dall’accesso. In caso di silenzio o rifiuto esistono strumenti di riesame previsti dalla stessa norma.

Gli atti che vale la pena chiedere, quando si parla di disinfestazioni antizanzare, sono diversi e tutti pubblici per natura. La determina di affidamento del servizio, con il relativo capitolato tecnico, dice chi esegue i trattamenti, con quale contratto, per quale cifra, su quali zone. Il piano annuale di intervento indica calendario e modalità. Le schede tecniche e di sicurezza dei prodotti biocidi effettivamente impiegati contengono il numero di autorizzazione ministeriale, le avvertenze d’uso, i dati di tossicità per organismi non bersaglio. I verbali di monitoraggio entomologico, se esistono, raccontano se il Comune ha davvero contato le zanzare prima di decidere o se ha semplicemente replicato il calendario dell’anno precedente. Le eventuali relazioni ARPA sulle ricadute ambientali completano il quadro. L’ordinanza sindacale che impone ai privati la rimozione dei ristagni, infine, dice se il Comune sta facendo anche la sua parte di prevenzione o se si limita a scaricare tutto sulla cittadinanza nell’ultima settimana di maggio.

C’è un ultimo aspetto importante, forse il più politico di tutti. Si può chiedere al Comune, per iscritto, se ha adottato un piano di lotta integrata conforme alle linee guida ISPRA e al Piano nazionale arbovirosi. La risposta, oppure l’assenza di risposta, è già di per sé un’informazione. Un Comune che non sa cosa rispondere sta dicendo qualcosa di molto preciso sulla propria programmazione.

L’ufficio competente varia a seconda delle organizzazioni locali, tipicamente si chiama Ambiente, Igiene Pubblica, o Servizi Ecologici. La PEC istituzionale del Comune si trova sui siti ufficiali e sull’«Indice dei domicili digitali della pubblica amministrazione» (IPA). Il testo della richiesta può essere semplice: una frase che cita la norma, l’elenco degli atti, la richiesta di trasmissione in formato digitale. Nessuna laurea in giurisprudenza richiesta. Chi vuole segnalare problemi ambientali più ampi al proprio Comune trova negli stessi strumenti la stessa porta di ingresso.

La misura del civismo

Le zanzare continueranno a esserci. Sono più vecchie di noi, più resistenti di quasi ogni strategia, e con il riscaldamento climatico avanzeranno dove prima non arrivavano. Non è questo il problema. Il problema è come le combattiamo, con quali costi ambientali, con quali alternative ignorate, e soprattutto con quale opacità nei confronti di chi respira la nebbia del furgone delle sei del mattino.

L’atto amministrativo esiste. Per definizione è pubblico. Chiederlo non è un gesto ostile, è il minimo sindacale di una cittadinanza che ha smesso di accettare le cose per come si presentano. Il green si fa con le determine, non solo con i manifesti.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/segnalare-problema-comune-accesso-atti-foia/

Eywa Divulgazione, 2025. Guida pratica al FOIA italiano: come scrivere una richiesta di accesso civico al proprio Comune, quali atti chiedere, come gestire silenzi e rifiuti.

https://eywadivulgazione.it/caditoie-tombini-manutenzione-allagamenti/

Eywa Divulgazione, 2025. Caditoie e tombini come punto critico della manutenzione urbana, con implicazioni dirette anche sui focolai larvali di zanzara.

https://eywadivulgazione.it/come-creare-un-balcone-amico-di-api-e-farfalle/

Eywa Divulgazione, 2025. Guida per trasformare il balcone in habitat di supporto per impollinatori urbani, specie esposte agli effetti non bersaglio dei trattamenti adulticidi.

https://eywadivulgazione.it/manuale-uso-balcone-respira-istruzioni-non-esperti/

Eywa Divulgazione, 2025. Istruzioni operative per non esperti sulla qualità dell’aria domestica e sulle categorie sensibili, utili nei giorni di trattamento adulticida.

https://eywadivulgazione.it/inquinamento-aria-casa-fonti-soluzioni/

Eywa Divulgazione, 2025. Mappa ragionata delle fonti di inquinamento indoor e delle soluzioni praticabili, con riferimenti utili alla protezione dei soggetti a rischio.

https://eywadivulgazione.it/segnalare-problema-verde-urbano-guida-pratica/

Eywa Divulgazione, 2025. Come segnalare al Comune problemi nella gestione del verde urbano, con indicazioni sui canali istituzionali e sui tempi di risposta.

https://eywadivulgazione.it/alberi-citta-genova-verde-pubblico-il-protocollo-dati-devono-seguirlo/

Eywa Divulgazione, 2025. Il caso Genova come esempio di come i protocolli tecnici sul verde urbano debbano basarsi su dati pubblici verificabili, logica trasferibile alla gestione zanzare.

Bibliografia essenziale

https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/ambiente-e-societa/impatto-sugli-ecosistemi-e-sugli-esseri-viventi-delle-sostanze-sintetiche-utilizzati-nella-profilassi-anti-zanzara

ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2015. Quaderni Ambiente e Società 10/2015, «Impatto sugli ecosistemi e sugli esseri viventi delle sostanze sintetiche utilizzate nella profilassi antizanzara», a cura di Pietro Massimiliano Bianco. Documento tecnico italiano che analizza i principi attivi impiegati nella disinfestazione urbana, quantifica la spesa pubblica nazionale in circa 150 milioni di euro annui, raccomanda il ricorso alla gestione integrata.

https://www.isprambiente.gov.it/files2022/pubblicazioni/quaderni/quad_natbio_17_22_biocidi.pdf

ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, 2022. Quaderni Natura e Biodiversità 17/2022, «I biocidi e il principio di precauzione nella lotta alla zanzara tigre». Analisi del quadro europeo sui biocidi applicato alle disinfestazioni antizanzara, con indicazione della gestione integrata come strategia di riferimento e richiamo all’aggiornamento della normativa italiana.

https://www.epicentro.iss.it/arbovirosi/documentazione-italia

ISS, Istituto Superiore di Sanità, Epicentro. Pagina ufficiale di documentazione sulle arbovirosi in Italia, con collegamento al Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi 2020-2025, sancito con Accordo Stato-Regioni del 15 gennaio 2020 e prorogato per l’anno 2026, quadro nazionale italiano per il controllo dei vettori.

https://zanzaratigreonline.it/Media/686c3f91-3d92-432d-920f-b588b7848091/Zanzare-24_LG_adulticidi.pdf

Regione Emilia-Romagna, Gruppo Tecnico Regionale, 2024. «Linee guida regionali per il corretto utilizzo dei trattamenti adulticidi contro le zanzare». Riferimento tecnico italiano fra i più chiari e aggiornati sulle cautele operative, il preavviso minimo di 24 ore alla popolazione, i rischi per soggetti sensibili, per api e per la fauna non bersaglio.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32012R0528

Unione Europea, 2012. Regolamento (UE) n. 528/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo alla messa a disposizione sul mercato e all’uso dei biocidi. Quadro normativo europeo per l’autorizzazione e l’uso dei principi attivi impiegati nelle disinfestazioni urbane, piretroidi di sintesi compresi.

https://echa.europa.eu/it/information-on-chemicals/biocidal-active-substances

ECHA, European Chemicals Agency. Database ufficiale delle sostanze attive biocide autorizzate nell’Unione Europea, con classificazioni di pericolo, proprietà tossicologiche e schede per singola sostanza.

https://www.who.int/publications/i/item/9789241502801

World Health Organization, 2012. «Handbook for Integrated Vector Management». Manuale tecnico OMS che definisce l’Integrated Vector Management come quadro operativo raccomandato a livello internazionale per il controllo dei vettori, base metodologica dell’Integrated Mosquito Management.

https://www.caa.it/

Centro Agricoltura Ambiente «Giorgio Nicoli» Srl, Crevalcore (Bologna). Centro italiano di riferimento sulla lotta integrata alle zanzare, con pubblicazioni scientifiche e applicative sull’efficacia dei metodi larvali e sulla sostenibilità dei piani regionali.

https://salute.regione.emilia-romagna.it/notizie/il-fatto/lotta-alle-zanzare-al-via-il-piano-regionale-arbovirosi-2025-e-r

Regione Emilia-Romagna, Assessorato Politiche per la Salute. Piano regionale di sorveglianza e controllo delle arbovirosi, caso italiano documentato di approccio integrato con monitoraggio entomologico e prevalenza del controllo larvale sull’adulticidazione, in collaborazione con ARPAE e IZSLER.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/04/05/13G00076/sg

Repubblica Italiana, 2013. Decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33, «Riordino della disciplina riguardante il diritto di accesso civico e gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni», pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 80 del 5 aprile 2013 e modificato dal d.lgs. 97/2016 che ha introdotto l’accesso civico generalizzato. Articolo 5 comma 2, termine di trenta giorni per la risposta, sospensione fino a dieci giorni in caso di controinteressati.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/1990/08/18/090G0294/so

Repubblica Italiana, 1990. Legge 7 agosto 1990 n. 241, «Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi», pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 192 del 18 agosto 1990. Quadro normativo per l’accesso documentale, articoli 22 e seguenti.

author avatar
Team Eywa
Ti possono interessare

Più letti