- venerdì 30 Gennaio 2026
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La mappa del crimine: Niscemi sapeva tutto da diciannove anni

Esiste una mappa pubblica che dice esattamente dove crollerà il prossimo pezzo d’Italia.

Si chiama Piano di Assetto Idrogeologico, PAI.

Niscemi era lì da diciannove anni. Codice dissesto 077-2NI-079, come classificato nel PAI siciliano e richiamato dalla Società Geologica Italiana, classe di pericolosità P4, la più alta. Rischio R4, molto elevato. Il 29 gennaio 2026 il capo della Protezione Civile ha detto che chi viveva in quella zona «non rientrerà più». Millecinquecento persone hanno perso le proprie case. La frana ha coinvolto un fronte di circa quattro chilometri, interessando vaste porzioni di abitato, interrotto nella pratica tre strade su quattro, chiuso le scuole, isolato l’ospedale.

La frana non era imprevedibile. Era prevista, mappata, codificata. Poi ignorata.

Il governo ha stanziato cento milioni di euro come prima tranche emergenziale. Le famiglie sfollate riceveranno fino a novecento euro al mese di contributo per l’autonoma sistemazione. Arriveranno progetti, perizie, commissari straordinari. Come sempre. Nel frattempo la prossima Niscemi è già mappata. Sta aspettando che nessuno faccia nulla. Sta aspettando l’evento eccezionale.

La mappa ignorata

Il Piano di Assetto Idrogeologico della Sicilia è operativo dalla metà degli anni Duemila. Niscemi era già lì, nel settore del torrente Benefizio, versante occidentale. La classificazione tecnica diceva tutto: pericolosità geomorfologica P4, la più alta possibile. Rischio R3-R4 per le abitazioni sul coronamento della frana. Il meccanismo geologico era noto: argille che, imbibite d’acqua, perdono resistenza e scivolano, scalzando il “piastrone” sabbioso-arenaceo sopra. Risultato: arretramento progressivo della corona, edifici che crollano.

Non era nemmeno la prima volta. Il 12 ottobre 1997 c’era stata una frana importante negli stessi quartieri, Sante Croci. Ventinove anni dopo, tra il 26 e il 29 gennaio 2026, il dissesto si è riattivato ed esteso. Le strade provinciali SP10 e SP12 sono state chiuse. È rimasta percorribile solo la SP11 verso Gela e Vittoria, con percorsi più lunghi e capacità ridotta.

La mappa non è un documento tecnico incomprensibile. È un elenco pubblico di dove il suolo sta cedendo. Puoi consultarla qui: sul portale del Sistema Informativo Territoriale Regionale della Sicilia, alla voce PAI. O su IdroGEO, la piattaforma nazionale dell’ISPRA che raccoglie tutte le mappe di pericolosità frane e alluvioni d’Italia. Niscemi era lì. Da diciannove anni. Non servivano studi costosi. La conoscenza c’era già.

Il problema è cosa viene fatto con quella conoscenza.

Il sistema che preferisce l’emergenza

La prevenzione non dà consenso. Un versante consolidato non fa notizia. Un fosso pulito non produce foto. Un sistema di drenaggio funzionante non genera inaugurazioni. L’emergenza invece è visibile: arrivano i fondi, arrivano le telecamere, arriva la narrazione del «fare». Un sindaco che ottiene dieci milioni dopo un disastro viene visto come efficace. Un sindaco che spende cinquecentomila euro l’anno per monitorare e prevenire viene visto come uno che spreca soldi in «cose che non servono». Finché non crolla tutto.

Dal 1998 al 2024 sono stati finanziati 25.921 interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per oltre venti miliardi di euro. I dati sono pubblici, consultabili su ReNDiS, il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo gestito dall’ISPRA. La grande maggioranza di quei fondi è arrivata dopo eventi emergenziali, non prima. Si paga l’ambulanza, non il controllo medico. Poi si torna ai numeri.

I Comuni piccoli e medi spesso non hanno capacità progettuale per intercettare fondi preventivi. Non hanno tecnici, non hanno progetti esecutivi pronti, non hanno strumenti per partecipare ai bandi. Quando arrivano i fondi straordinari post-emergenza, almeno quelli sono più semplici da ottenere. Ma tardivi. E insufficienti.

Secondo inchieste giornalistiche recenti, dalla consultazione dei dati pubblici disponibili su ReNDiS, su Niscemi non risulterebbero progetti PNRR presentati per il consolidamento del versante, nonostante novantanove milioni stanziati in Sicilia per quarantasei interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Non è un problema di soldi. È un problema di quando e come vengono spesi.

Il costo dell’invisibilità

Quanto costa non fare manutenzione? Facciamo i conti.

La manutenzione preventiva annua per un versante R4 di quelle dimensioni è stimabile in centinaia di migliaia di euro all’anno: monitoraggio continuo, drenaggi, consolidamenti progressivi, controllo della vegetazione, verifica delle reti idriche minori. Su quindici-diciannove anni parliamo di un ordine di grandezza tra i cinque e i dieci milioni di euro totali. Non è una stima puntuale, è un ordine di grandezza coerente con interventi analoghi finanziati e documentati in ReNDiS.

Il costo post-emergenza, invece, è questo: cento milioni di stanziamento immediato, prima tranche multiregionale. Millecinquecento sfollati per novecento euro al mese di contributo, per mesi. Ricostruzione infrastrutture: strade, reti, edifici pubblici. Perdita economica del territorio: attività commerciali chiuse, servizi interrotti, deprezzamento degli immobili. E poi il costo umano, che non si quantifica: millecinquecento persone che hanno perso la casa.

Non è che non ci sono i soldi. È che li spendiamo dopo, peggio, e pagando anche il dolore umano.

Cosa può fare un cittadino

Se vivi in un Comune a rischio idrogeologico, e statisticamente è probabile che sia così, puoi fare tre cose concrete.

Primo, verifica se sei sulla mappa. Consulta IdroGEO, la piattaforma dell’ISPRA che raccoglie tutte le mappe di pericolosità frane e alluvioni d’Italia. Consulta il Piano di Assetto Idrogeologico della tua Regione. Per la Sicilia è disponibile sul portale del Sistema Informativo Territoriale Regionale. Chiedi al tuo Comune se ha pubblicato il PAI aggiornato e se lo sta applicando. Non è un documento tecnico riservato a geologi: è una mappa che ti dice dove il rischio c’è.

Secondo, chiedi cronoprogrammi di manutenzione ordinaria. Non «interventi in programma». Interventi già fatti, con date, con costi, con verifiche. Se non esistono, chiedi perché. Fallo per iscritto, con una PEC. Le risposte scritte restano. Queste non sono domande tecniche riservate a esperti. Sono domande politiche, sul bilancio comunale, sulla trasparenza amministrativa, sulla gestione del territorio.

Terzo, domanda il rapporto tra interventi preventivi e interventi post-emergenza. Quanti interventi di manutenzione ordinaria sono stati realizzati nell’ultimo triennio rispetto a quanti interventi dopo un evento franoso o alluvionale? Se il rapporto è tutto sbilanciato verso l’emergenza, sai che il tuo Comune sta aspettando che qualcosa crolli. E magari quella cosa sei tu.

In Italia sono state censite oltre 636.000 frane. Interessano più di 25.100 chilometri quadrati di territorio, l’8,3% del totale nazionale. Quasi un milione e trecentomila abitanti vive in aree classificate a pericolosità alta o molto alta. Considerando tutte le classi di pericolosità, parliamo di oltre cinque milioni e settecentomila persone. I dati sono pubblici, aggiornati, consultabili. La mappa c’è. Il problema è che la guardiamo e non facciamo niente.

La prossima Niscemi è già mappata

Il dissesto idrogeologico in Italia non è un’emergenza climatica. È una scelta amministrativa reiterata. Niscemi lo sapeva da diciannove anni. Aveva un codice, una classe di pericolosità, un vincolo. Aveva una storia: la frana del 1997, il dissesto già noto. Aveva gli strumenti per intervenire: il PAI, i fondi disponibili, i progetti finanziabili.

Non è successo niente. Poi è crollato tutto.

La frana non è la notizia. La notizia è che sapevamo esattamente dove sarebbe successo. E abbiamo aspettato che succedesse.


🔍 Approfondimenti Eywa

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📊 Bibliografia essenziale

ISPRA – IdroGEO
Piattaforma nazionale ufficiale per la consultazione delle mappe di pericolosità e rischio da frane e alluvioni, con dati su aree classificate e popolazione esposta.

ISPRA – Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia 2024
Fonte dei dati su numero di frane censite, superficie interessata e abitanti che vivono in aree a pericolosità elevata e molto elevata.

ISPRA – ReNDiS
Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo, con informazioni su numero di interventi finanziati, importi complessivi e prevalenza della spesa post-emergenziale.

Regione Siciliana – Sistema Informativo Territoriale Regionale
Accesso ai layer cartografici regionali, inclusi Piano di Assetto Idrogeologico e aree a pericolosità geomorfologica.

Società Geologica Italiana – Comunicato frana Niscemi
Comunicato tecnico sulla frana di Niscemi, con richiamo alla classificazione PAI dell’area e al codice di dissesto 077-2NI-079.

RaiNews – Cronaca frana Niscemi
Cronaca tecnica sulla frana di Niscemi: estensione del fronte di frana, numero di sfollati, contributi di autonoma sistemazione e dichiarazioni della Protezione Civile.

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