- venerdì 20 Febbraio 2026
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Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026: quanti sono, compensazioni promesse e impatto ambientale reale

825 alberi abbattuti per la pista da bob di Cortina. 10.000 nuove piante promesse. Analisi dati, compensazioni e impatto ambientale reale. Nota: il presente dossier si basa su documentazione pubblica e su fonti giornalistiche citate; eventuali aggiornamenti ufficiali saranno integrati.

L’abbattimento di 825 alberi per la pista da bob di Cortina può dirsi sostenibile solo se il danno ecosistemico risulta temporaneo e compensato da una riforestazione funzionale, monitorata e verificabile nel tempo. Senza indicatori pubblici, manutenzione quinquennale e trasparenza sui dati, la compensazione numerica non equivale a rigenerazione ecologica. La differenza non è semantica ma sostanziale: mettere a dimora diecimila alberelli non ricrea automaticamente le funzioni ecosistemiche di un bosco maturo che ha impiegato un secolo a strutturarsi. Eppure nei comunicati ufficiali di SIMICO (la Società Infrastrutture Milano Cortina che gestisce le opere olimpiche) questa equivalenza viene data per scontata.

Il caso dell’abbattimento alberi Cortina per le Olimpiadi Milano Cortina 2026 solleva una questione che va ben oltre il dato numerico: quando un intervento infrastrutturale può considerarsi compatibile con gli obiettivi di tutela ambientale dichiarati dall’Agenda ONU 2030? La risposta non può fermarsi alla conta degli alberi. Serve un’analisi che distingua tra compensazione contabile e rigenerazione ecologica reale, tra dichiarazioni di principio e indicatori misurabili. Questo dossier ricostruisce i dati disponibili, confronta le posizioni istituzionali con le evidenze scientifiche e propone gli strumenti che ogni cittadino può utilizzare per verificare la trasparenza delle compensazioni ambientali.

I numeri reali dell’abbattimento alberi a Cortina

Secondo i documenti ufficiali di SIMICO, l’intervento per la realizzazione della pista da bob Cortina Sliding Centre sulle pendici delle Tofane — nell’area del bosco di Ronco sopra Cortina d’Ampezzo — ha comportato l’abbattimento di 825 alberi, oltre a circa il 2% in più di piante abbattute successivamente perché ritenute pericolose per la sicurezza del cantiere. In un comunicato del 29 febbraio 2024, SIMICO ha specificato che dei circa 500 larici tagliati solo il 7% aveva un’età vicina ai cento anni, e che circa la metà delle piante era già malata o danneggiata. Le organizzazioni ambientaliste e diversi periti forestali contestano questa ricostruzione: il piano di gestione forestale del Comune indica che le piante principali del lariceto di Ronco avevano un’età media di circa 150 anni, e un forestale di Mountain Wilderness descrive quell’insieme come «un lariceto monospecifico in prevalenza coetaneo, con una vita lunga oltre 100 anni», probabilmente unico nell’arco alpino meridionale a quelle quote (tra i 1.200 e i 1.300 metri s.l.m.). L’età reale degli esemplari abbattuti rimane oggetto di contrasto documentale tra le parti.

Emerge inoltre una contraddizione numerica mai del tutto chiarita. SIMICO ha ottenuto l’autorizzazione all’abbattimento di fino a 2.000 piante e arbusti, poi ridotta a 1.113 piante con diametro superiore a 10 centimetri. La determina di affidamento dei lavori di taglio quantificava il legname in 2.200 metri cubi, ma la stessa SIMICO ha poi dichiarato di aver abbattuto 825 alberi per un totale di 830 metri cubi: una discrepanza quasi del triplo che non ha mai ricevuto una spiegazione pubblica soddisfacente. La discrepanza non riguarda il numero di alberi abbattuti rispetto alla soglia massima autorizzata, ma la coerenza interna tra i documenti ufficiali: o la stima iniziale era costruita su dati diversi da quelli poi applicati, oppure il consuntivo finale è incompleto.

Cantiere del Cortina Sliding Centre sulle Tofane durante i lavori di realizzazione della pista da bob per le Olimpiadi 2026
Il cantiere del Cortina Sliding Centre nel 2024. I documenti ufficiali SIMICO registrano 825 alberi abbattuti su un’autorizzazione massima di 1.113 piante con diametro superiore a 10 cm

In nessun caso SIMICO ha chiarito pubblicamente l’origine di questa differenza. Inoltre, la consigliera regionale di Europa Verde Cristina Guarda ha depositato un esposto ai Carabinieri forestali segnalando che il taglio sembrava esteso ad aree — come la curva Cristallo e l’anfiteatro — che nel progetto esecutivo erano indicate come zone di mantenimento dell’alberatura. Il problema non è quindi che siano stati superati i limiti numerici massimi, ma che si sarebbe tagliato dove il progetto stesso vietava di farlo.

Va ricordato, peraltro, che la Valutazione di Impatto Ambientale non è stata ritenuta obbligatoria perché la superficie boscata interferita dal progetto era stimata in circa due ettari, al di sotto della soglia di 2,5 ettari prevista dalla normativa italiana per l’obbligatorietà della procedura (D.Lgs. 152/2006, Allegato IV). Questa circostanza è rilevante: significa che il progetto si è mosso al di sotto della soglia che avrebbe imposto una valutazione sistematica e comparata.

Sul piano della compensazione, SIMICO ha dichiarato nel comunicato del 29 febbraio 2024 che per ciascun albero tagliato ne sarebbero stati piantati 12, portando entro il 2026 alla messa a dimora di «oltre 10.000 nuove piante». Tuttavia, i numeri circolati in sede politica variano enormemente: il Fondo Forestale Italiano cita un piano da 6.000 esemplari, mentre dichiarazioni di esponenti politici regionali e nazionali hanno oscillato tra 8.000 e 13.000 piantine. Secondo una ricognizione pubblicata dal Fondo Forestale Italiano nel luglio 2025, le operazioni di messa a dimora non risultavano ancora avviate. Il dato è stato poi confermato, nei suoi elementi essenziali, da un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano nel febbraio 2026: di alberelli non ne è stato messo a terra nessuno, con la messa a dimora rimandata alla primavera avanzata. L’ultimo cronoprogramma di SIMICO annuncia che i lavori di finitura si concluderanno il 5 luglio 2026, quando i Giochi saranno già conclusi da quasi cinque mesi.

Quello che manca nei comunicati ufficiali è una valutazione ecosistemica comparata: quale sarebbe stato il costo ambientale di soluzioni progettuali alternative? L’adeguamento di impianti esistenti in altre località è stato valutato e scartato non solo per ragioni tecniche — la vecchia pista Eugenio Monti era chiusa dal 2008 perché il costo di gestione era diventato insostenibile, quella di Cesana torinese (costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 al costo di circa 110 milioni di euro) era abbandonata dal 2011 — ma in un contesto decisionale che ha privilegiato la realizzazione di un nuovo impianto a Cortina rispetto all’utilizzo di strutture già operative, come emerge dalle dichiarazioni istituzionali e dalle ricostruzioni giornalistiche dell’epoca. Il CIO (il Comitato Olimpico Internazionale) aveva più volte raccomandato l’utilizzo di impianti già operativi, indicando come opzioni la pista di Innsbruck-Igls e quella di Sankt Moritz. La trasparenza sulle alternative scartate è parte integrante di una governance ambientale seria.

Perché 10.000 alberi non equivalgono a un bosco maturo

La retorica della compensazione numerica si basa su un errore concettuale: trattare gli alberi come unità intercambiabili anziché come nodi di una rete ecologica complessa. Un bosco maturo non è la somma degli individui che lo compongono ma l’insieme delle relazioni che questi intrattengono tra loro, con il suolo, con la fauna, con il microclima locale. Abbattere centinaia di larici maturi e sostituirli con migliaia di piantine significa azzerare quella rete e sperare che si ricostituisca in tempi ragionevoli. La scienza forestale indica che questa speranza è difficilmente realizzabile.

Le reti micorriziche connettono radici e funghi simbionti, facilitando scambi di risorse tra le piante. La letteratura scientifica ha documentato la presenza di queste connessioni e la loro potenziale rilevanza ecologica, a partire dalle ricerche pionieristiche di Suzanne Simard (Simard et al. 1997, Nature; Simard et al. 2012, Fungal Biology Reviews). Va tuttavia segnalato che la portata esatta di questi effetti è ancora oggetto di dibattito scientifico: un’analisi di Karst, Jones e Hoeksema pubblicata nel 2023 su Nature Ecology & Evolution ha evidenziato come molte affermazioni popolari sulle reti micorriziche nei boschi siano «scollegate dalle evidenze» e che i risultati degli studi sul campo varino troppo ampiamente per supportare generalizzazioni robuste. Ciò che rimane solido è il dato strutturale: un bosco maturo ospita connessioni fungine, microbiomi del suolo e architetture radicali che i boschi giovani non possiedono ancora, con tempi di recupero che si misurano in decenni. Ne parliamo in modo approfondito nell’articolo Tutto è connesso: il microbioma del suolo e la rete segreta che sostiene la vita.

 

Foresta matura di larici alpini con lettiera e suolo forestale complesso: un ecosistema che impiega oltre un secolo a strutturarsi
Un lariceto alpino maturo. La scienza forestale documenta che reti micorriziche, microbioma del suolo e architettura radicale richiedono decenni per ricostituirsi dopo un disboscamento

 

Il microbioma del suolo forestale è di straordinaria complessità. Come documentato dalla FAO nel rapporto State of the World’s Forests, un grammo di suolo forestale maturo può contenere fino a un miliardo di cellule batteriche appartenenti a migliaia di specie diverse, oltre a funghi, nematodi, artropodi e altri organismi. Questo microbioma decompone la materia organica, fissa l’azoto atmosferico, mobilizza i nutrienti minerali e contrasta i patogeni vegetali. La sua struttura dipende dalle radici degli alberi che forniscono essudati zuccherini e dalla lettiera — lo strato di foglie e rami morti — che si accumula nel tempo. Mettere a dimora nuovi alberi su suolo disturbato non ricostituisce automaticamente questo microbioma; serve tempo perché si ristabilisca la complessità funzionale originaria.

Dal punto di vista della regolazione del microclima, un bosco maturo alpino agisce come un sistema di condizionamento naturale. Gli alberi adulti intercettano le precipitazioni riducendo l’impatto erosivo della pioggia, rallentano il deflusso superficiale favorendo l’infiltrazione, mantengono temperature più stabili grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione. L’IPCC (il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico – Intergovernmental Panel on Climate Change) nel sesto rapporto di valutazione evidenzia che le foreste mature svolgono un ruolo chiave nella mitigazione degli eventi climatici estremi proprio per queste funzioni regolatrici. Un impianto forestale giovane impiega decenni prima di fornire livelli comparabili di servizi ecosistemici.

Anche sul fronte del sequestro di carbonio la differenza è sostanziale. Un larice maturo ha accumulato carbonio per decenni nel proprio legno, nelle radici, nel suolo circostante. Abbatterlo e sostituirlo con piantine significa liberare parte di quel carbonio attraverso la decomposizione del legno residuo e la mineralizzazione del suolo disturbato, per poi attendere che le nuove piante ricostituiscano uno stock comparabile. Secondo la letteratura internazionale sui tempi medi di ricostituzione dello stock carbonico forestale, la perdita netta di carbonio nel breve-medio termine è inevitabile in questi interventi, anche quando la compensazione numerica è abbondante; il bilancio carbonico diventa positivo solo su scale temporali di diversi decenni, sempre che la manutenzione e la sopravvivenza delle piantine siano garantite. Su questo meccanismo si basa l’analisi che Eywa ha sviluppato nell’articolo Carbonio fantasma: la faccia nascosta della lotta al cambiamento climatico.

La stabilità idrogeologica offerta da un bosco maturo dipende dall’architettura radicale stratificata che si è sviluppata nel tempo. Le radici degli alberi secolari penetrano in profondità ancorandosi al substrato roccioso, mentre quelle degli arbusti e delle piante erbacee formano una rete superficiale che trattiene il suolo. Questa struttura tridimensionale richiede decenni per costituirsi. L’European Environment Agency sottolinea che la funzione di protezione idrogeologica è tra le più lente a ricostituirsi dopo un intervento di disboscamento, anche in presenza di interventi di ripristino ben pianificati.

C’è infine la dimensione del tempo ecologico contrapposto al tempo politico. Un bosco alpino maturo di larice può impiegare tra cento e centocinquanta anni per strutturarsi pienamente, a seconda delle condizioni ambientali locali e delle dinamiche successionali. Le comunicazioni istituzionali parlano di compensazioni da realizzare entro il 2026, ma nella documentazione facilmente accessibile al pubblico non risultano pubblicati protocolli quinquennali o decennali di verifica con indicatori ecologici definiti. È come valutare la salute di una persona controllando solo i primi minuti dopo un intervento chirurgico: si può verificare la sopravvivenza immediata ma non la qualità della vita a lungo termine. Per capire cosa succede quando le foreste perdono queste funzioni senza che vengano ripristinate nel tempo, vale la pena leggere l’approfondimento di Eywa sulle ghost forests in Italia.

Compensazione ambientale: messa a dimora o rigenerazione ecosistemica?

La comunicazione istituzionale insiste sul numero: oltre diecimila nuove piante per compensare gli 825 esemplari abbattuti. Il rapporto numerico sembra generoso, ma la quantità non dice nulla sulla qualità ecologica dell’intervento. Esiste una differenza sostanziale tra messa a dimora semplice, riforestazione vera e propria, e rigenerazione naturale assistita: tre approcci che non sono affatto equivalenti dal punto di vista ecosistemico.

La messa a dimora semplice consiste nell’inserimento di alberi senza un progetto ecosistemico complessivo: si scavano buche, si piantano alberelli, si fornisce irrigazione iniziale e poi si spera che attecchiscano. In molti progetti di questo tipo la mortalità iniziale può essere consistente e dipende soprattutto dalle caratteristiche del sito, la scelta delle specie, la qualità del materiale vivaistico e la manutenzione. Senza reporting pubblico e sostituzione delle fallanze (le piante che non attecchiscono), «messa a dimora» non equivale automaticamente a «bosco che cresce». La scelta delle specie è tutt’altro che secondaria: Eywa ha documentato in Alberi in città: quali piantare e perché i Comuni sbagliano tutto quanto spesso gli interventi di rimboschimento pubblico scelgano specie inadatte alla stazione.

La riforestazione vera e propria implica invece un progetto di ripristino ecosistemico strutturato: si analizza il suolo, si scelgono specie autoctone compatibili con la stazione, si prepara il terreno favorendo la colonizzazione da parte del microbioma, si pianifica una successione vegetazionale. Il metodo Miyawaki, sviluppato in Giappone e analizzato su Eywa nell’articolo Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero, ne è un esempio: si mettono a dimora specie diverse a densità elevata imitando la struttura di un bosco maturo. Tuttavia anche questo metodo ha limiti: funziona bene per ricreare biomassa e copertura arborea, meno per ripristinare le funzioni ecosistemiche più complesse come la stabilità idrogeologica profonda.

La rigenerazione naturale assistita è l’approccio più conservativo e spesso il più efficace: si protegge un’area dal disturbo antropico, si favorisce la colonizzazione spontanea da parte della vegetazione autoctona, si interviene solo per rimuovere specie invasive o per accelerare processi naturali rallentati. Il WWF nelle linee guida Forest Restoration raccomanda la rigenerazione naturale assistita come prima opzione ovunque sia possibile.

Nel caso della pista da bob di Cortina non è chiaro quale approccio sia stato adottato, e la questione è resa più urgente dai dati più recenti: secondo il Fondo Forestale Italiano (luglio 2025) e Il Fatto Quotidiano (febbraio 2026), a quasi un anno dall’abbattimento il terreno è ancora nudo e le messe a dimora sono state rimandate alla primavera avanzata del 2026, dopo la chiusura del cantiere e a Olimpiadi già concluse. Nella documentazione accessibile al pubblico mancano dati su: quali specie saranno utilizzate e in che proporzioni; se la composizione floristica del bosco abbattuto sarà rispettata; se le aree di compensazione sono contigue agli ambiti disboscati o distribuite in siti diversi; quale sarà il protocollo di manutenzione nei primi cinque anni; quale percentuale di mortalità è considerata accettabile e se sono previste sostituzioni.

La questione della mortalità nei primi anni è cruciale. In diversi contesti di rimboschimento sono documentati tassi di fallimento variabili, a seconda delle condizioni ambientali e della qualità della manutenzione. Senza un monitoraggio pubblico e trasparente su base annuale, l’incognita rimane irrisolta. Il UN Decade on Ecosystem Restoration sottolinea che un progetto di ripristino ambientale serio deve prevedere indicatori misurabili di successo: percentuale di copertura arborea dopo cinque e dieci anni, ricchezza specifica della vegetazione spontanea, presenza di specie animali indicatrici, stato di salute del suolo, capacità di ritenzione idrica del substrato. Nessuno di questi indicatori è attualmente disponibile nella documentazione accessibile.

Rischio idrogeologico sulle Tofane

Le pendici delle Tofane dove è stata realizzata la pista da bob presentano caratteristiche geomorfologiche tipiche del contesto dolomitico: versanti ripidi, substrato calcareo-dolomitico soggetto a fratturazione, alternanza di strati permeabili e impermeabili che influenzano la circolazione idrica sotterranea. In questo contesto il ruolo stabilizzante della copertura forestale non è accessorio ma strutturale. Un bosco maturo riduce il rischio di erosione superficiale, regola il deflusso delle acque meteoriche, limita l’innesco di movimenti franosi nei periodi di piogge intense.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nei rapporti periodici sul dissesto idrogeologico in Italia documenta che le aree montane del Veneto settentrionale presentano livelli di pericolosità variabili secondo le mappe ISPRA e PAI regionali, con rischi di instabilità dei versanti aggravati dall’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi. L’abbattimento di alberi su pendici ripide richiede una valutazione attenta delle conseguenze idrogeologiche nel breve e medio termine. Per il contesto più ampio di questo problema, si veda l’approfondimento di Eywa su dissesto idrogeologico e fondi di prevenzione.

 

Versante dolomitico delle Tofane a Cortina d'Ampezzo: area montuosa con rischio idrogeologico documentato da ISPRA e PAI regionale
Le pendici delle Tofane presentano livelli di pericolosità per instabilità dei versanti secondo le mappe ISPRA. La copertura forestale matura svolgeva funzioni di protezione idrogeologica ora temporaneamente ridotte

 

Nel caso specifico della pista da bob, l’intervento ha comportato non solo l’abbattimento di alberi ma anche movimenti di terra per la realizzazione delle infrastrutture, con conseguente alterazione della morfologia del versante e interruzione della continuità del manto forestale. Nella documentazione forestale relativa all’area, il bosco di Ronco è descritto come ambito con funzione di protezione; il cambio di destinazione d’uso ad area destinata a infrastruttura sportiva permanente comporta conseguenze idrogeologiche che vanno al di là del semplice numero di alberi rimossi. Quando il suolo viene disturbato da lavori e movimenti di terra, la sua capacità di trattenere acqua si riduce drasticamente per compattazione e perdita di sostanza organica, impiegando anni a ricostituirsi. Durante questa fase il rischio di erosione aumenta e l’efficacia della funzione idrogeologica del versante risulta compromessa.

Nella documentazione facilmente accessibile al pubblico non risultano pubblicati studi che quantifichino l’aumento del rischio idrogeologico associato all’abbattimento. Sarebbe stato opportuno che la valutazione di impatto ambientale — peraltro non obbligatoria per la soglia di superficie coinvolta — includesse modellizzazioni idrauliche e geotecniche che stimassero la variazione del coefficiente di deflusso (la percentuale di pioggia che scorre in superficie anziché infiltrarsi) e del rischio franoso in scenari di precipitazioni estreme. L’assenza di questi dati nella documentazione consultabile è una lacuna significativa nella trasparenza del processo decisionale.

Le alternative scartate per la pista da bob di Cortina

Il CIO aveva più volte raccomandato l’utilizzo di impianti già operativi, indicando come opzioni preferibili la pista di Innsbruck-Igls e quella di Sankt Moritz. Cortina disponeva inoltre di una pista da bob storica, l’Eugenio Monti, chiusa nel 2008 perché il costo di gestione era diventato insostenibile, e l’Italia aveva già una pista costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 a Cesana Torinese, al costo di circa 110 milioni di euro, abbandonata nel 2011 per gli stessi motivi. L’adeguamento di queste strutture è stato valutato e scartato in un contesto decisionale che ha privilegiato la realizzazione di un nuovo impianto a Cortina rispetto all’utilizzo di strutture già operative, come emerge dalle dichiarazioni istituzionali e dalle ricostruzioni giornalistiche dell’epoca. Alternative tecnicamente percorribili risultavano disponibili: sono state scartate nel processo decisionale.

La trasparenza sulle alternative valutate è parte integrante di una governance ambientale seria. In assenza di una VIA obbligatoria, non è stato prodotto — o reso accessibile — un documento che confronti sistematicamente l’impatto ambientale del nuovo impianto con quello delle soluzioni alternative. Questa lacuna è tanto più rilevante se si considera che la pista di Cesana Torinese è ancora lì, nella montagna piemontese, come esempio documentato di infrastruttura olimpica dismessa a pochi anni dalla realizzazione — un caso ricorrente nel dibattito internazionale sulla legacy degli eventi sportivi, che in questo caso specifico non ha impedito di replicare le stesse scelte progettuali.

 

La pista da bob di Cesana Torinese costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 e abbandonata nel 2011: esempio di infrastruttura olimpica dismessa
La pista da bob di Cesana Torinese, costruita al costo di circa 110 milioni di euro per le Olimpiadi 2006, abbandonata nel 2011. Una delle alternative valutate e scartate per le Olimpiadi Milano Cortina 2026

 

Greenwashing infrastrutturale?

Nei documenti ufficiali di SIMICO e nei comunicati delle istituzioni coinvolte si fa riferimento esplicito agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030, presentando le Olimpiadi Milano Cortina 2026 come modello di evento sportivo a basso impatto ambientale. L’abbattimento alberi Cortina viene inquadrato come un intervento necessario ma pienamente compensato e compatibile con gli obiettivi di tutela ambientale. Questa narrazione merita un esame critico.

Il rischio, secondo diversi osservatori e ricercatori di comunicazione ambientale, è che la compensazione numerica venga percepita come una forma di greenwashing infrastrutturale: una narrazione che assolve preventivamente l’opera senza fornire al pubblico gli elementi per verificarne l’effettiva compatibilità ambientale. La differenza tra sostenibilità dichiarativa e sostenibilità verificabile sta nel passaggio dalle affermazioni di principio agli indicatori misurabili, dai comunicati stampa alle banche dati pubbliche, dagli impegni generici ai protocolli di monitoraggio trasparenti. Un meccanismo analogo è quello che Eywa ha analizzato nell’articolo sul net zero e la grande illusione verde.

L’Agenda 2030 prevede che gli interventi infrastrutturali siano valutati sulla base di indicatori misurabili e verificabili, non su dichiarazioni di principio. Il framework di reporting degli SDGs (Obiettivi di sviluppo sostenibile – Sustainable Development Goals) specifica che ogni progetto che invoca la sostenibilità deve fornire dati quantitativi su emissioni di gas serra evitate o compensate, uso delle risorse naturali, impatto sulla biodiversità, coinvolgimento delle comunità locali, trasparenza nella governance. Nel caso di Cortina questi indicatori non sono stati resi pubblici in forma strutturata e facilmente accessibile.

Una domanda chiave è: esiste una dashboard pubblica che permetta ai cittadini di verificare in tempo reale lo stato di avanzamento delle compensazioni ambientali? La risposta al momento è negativa. SIMICO ha attivato la piattaforma «Open Milano Cortina 2026» per la trasparenza sui dati di appalto e investimenti, ma non risulta disponibile una mappa georeferenziata delle aree di compensazione aggiornata, né report annuali sulla sopravvivenza delle piantine, né un sistema di monitoraggio aperto che documenti il bilancio carbonico dell’intervento.

L’OECD (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – Organisation for Economic Co-operation and Development) raccomanda che ogni grande opera infrastrutturale sia sottoposta a un audit ambientale indipendente condotto da enti terzi. Nel caso delle Olimpiadi Milano Cortina non è chiaro se un audit di questo tipo sia previsto, chi lo condurrà, con quale metodologia e se i risultati saranno pubblici. Un ulteriore strumento di valutazione sarebbe l’analisi del ciclo di vita (LCA — Life Cycle Assessment) dell’intera opera, che quantifica gli impatti ambientali dall’estrazione delle materie prime alla dismissione finale. Nella documentazione accessibile al pubblico non risulta che per la pista da bob di Cortina sia stata condotta e pubblicata un’LCA completa, strumento che avrebbe permesso di confrontare scenari progettuali alternativi su base scientifica.

Cosa dovrebbe essere pubblico: strumenti di monitoraggio

Un progetto di compensazione ambientale serio richiede trasparenza radicale: i cittadini devono poter verificare se gli impegni presi vengono rispettati e se gli indicatori ecologici evolvono nella direzione attesa. Gli strumenti tecnici per garantire questa trasparenza esistono e sono già implementati in diversi progetti di ripristino ambientale in Europa.

Le coordinate geografiche precise delle aree di compensazione dovrebbero essere pubblicate in formato aperto (shapefile o GeoJSON), in modo che chiunque possa visualizzarle su una mappa e verificare sul campo lo stato delle messe a dimora. L’elenco completo delle specie utilizzate deve essere accessibile, specificando per ciascuna specie il numero di individui messi a dimora, la provenienza delle piantine (vivai certificati, materiale locale), l’età al momento della messa a dimora. In ambito alpino la scelta delle specie è cruciale perché ogni fascia altitudinale ha una composizione vegetazionale specifica.

La percentuale di sopravvivenza a uno, tre e cinque anni deve essere monitorata e pubblicata annualmente. Il budget di manutenzione quinquennale deve essere reso pubblico, specificando le risorse dedicate a irrigazione, protezione da ungulati, sostituzione delle fallanze, controllo delle infestanti, interventi fitosanitari.

L’Unione Europea con il Regolamento sul Ripristino della Natura (Nature Restoration Law, Regolamento UE 2024/1991), entrato in vigore ad agosto 2024, ha introdotto obblighi stringenti di monitoraggio e reporting per tutti i progetti di ripristino ecosistemico finanziati con fondi pubblici. Sebbene le Olimpiadi abbiano avuto un regime autorizzativo speciale, sarebbe stato coerente applicare volontariamente gli stessi standard di trasparenza. La Strategia Europea per la Biodiversità 2030 sottolinea che il ripristino degli ecosistemi non può limitarsi alla messa a dimora di alberi ma deve puntare al recupero della funzionalità ecologica complessiva. Il coinvolgimento di università e centri di ricerca nel monitoraggio — ad esempio il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell’Università di Padova — sarebbe un elemento di garanzia scientifica indispensabile.

 

Schema degli indicatori di monitoraggio ambientale assenti nella documentazione pubblica sul rimboschimento compensativo delle Olimpiadi Milano Cortina 2026
Dalla mappa georeferenziata delle aree di compensazione al bilancio carbonico: gli indicatori di trasparenza che mancano nella documentazione pubblica di SIMICO e Milano Cortina 2026

 

È sostenibile l’abbattimento di centinaia di larici maturi?

Alla data di pubblicazione di questo dossier, non risultano disponibili pubblicamente i seguenti dati: la mappa georeferenziata delle aree di compensazione forestale, il cronoprogramma dettagliato delle messe a dimora con indicazione delle specie, il budget di manutenzione quinquennale, il protocollo di monitoraggio con indicatori ecologici misurabili, qualsiasi forma di LCA relativa all’opera. L’assenza di questi dati non è un dettaglio tecnico: è il cuore del problema.

La domanda a cui questo dossier tenta di rispondere non ammette risposte semplici. L’abbattimento di alberi maturi per un’opera infrastrutturale può essere considerato sostenibile solo se vengono soddisfatte alcune condizioni necessarie: l’esclusione documentata di alternative progettuali meno impattanti, un bilancio carbonico positivo nel medio periodo verificato attraverso LCA trasparente, una compensazione ecosistemica realizzata nello stesso bacino idrografico e con caratteristiche ambientali analoghe, un monitoraggio pubblico quinquennale con indicatori ecologici misurabili.

Il bilancio carbonico di lungo periodo dipende da variabili incerte: quanto carbonio è stato liberato con l’abbattimento e il disturbo del suolo? Quanto ne verrà sequestrato dalle nuove messe a dimora nei prossimi decenni? Senza un’LCA pubblica questi interrogativi rimangono aperti. La compensazione nello stesso bacino non è un dettaglio formale ma una necessità ecologica: l’area di Ronco è passata da ambito forestale a infrastruttura sportiva permanente. Mettere a dimora alberi a distanza dall’area disboscata non compensa la perdita di funzioni ecosistemiche locali — la regolazione del microclima, la stabilità idrogeologica, la continuità degli habitat per la fauna. Un bosco maturo sulle Tofane svolge funzioni specifiche per quel versante, per quel microclima, per quella comunità ecologica.

Il monitoraggio quinquennale trasparente è la condizione che trasforma una promessa in un impegno verificabile. Senza dati pubblici annuali su sopravvivenza, crescita, stato di salute delle messe a dimora, la compensazione resta una dichiarazione di intenti. I cittadini devono poter controllare che gli impegni presi vengano rispettati e che le risorse pubbliche investite producano i risultati dichiarati.

In assenza di queste condizioni, l’abbattimento degli alberi a Cortina per la pista da bob delle Olimpiadi 2026 non può essere definito sostenibile. Nella misura in cui le condizioni sopra indicate non risultano soddisfatte, la compensazione annunciata risulterebbe di natura prevalentemente dichiarativa: un intervento che mira a mitigare l’impatto ambientale attraverso misure più simboliche che ecologicamente efficaci. Questo segnala un problema strutturale che va oltre le intenzioni dei singoli: l’assenza di strumenti di governance che impongano trasparenza, verificabilità e rendicontazione sulle decisioni che riguardano beni comuni come le foreste.

Le domande che chiunque può protocollare

Ogni cittadino ha il diritto di accedere ai documenti amministrativi relativi a opere pubbliche che incidono sull’ambiente. La Legge 241/1990, il D.Lgs. 195/2005 sull’accesso alle informazioni ambientali e il D.Lgs. 33/2013 (FOIA italiano) garantiscono questo diritto. Eywa ha pubblicato una guida pratica su come esercitarlo in Abbattimento alberi: come richiedere atti, perizie e accedere ai tuoi diritti. Per esercitarlo in modo efficace rispetto al caso Cortina, è utile formulare domande precise e circostanziate.

Una prima serie di domande può riguardare le perizie ecosistemiche: quali analisi sono state condotte sul microbioma del suolo prima e dopo l’abbattimento? È stata effettuata una mappatura della rete micorrizica e del suo stato di conservazione? Quali indicatori di biodiversità sono stati utilizzati per caratterizzare il bosco originario? Le analisi micologiche e botaniche complete: quali specie fungine simbionti sono state identificate prima dell’intervento? Quali specie vegetali rare o protette erano presenti? È stata verificata la presenza di habitat prioritari ai sensi della Direttiva Habitat UE? La presenza di habitat prioritari avrebbe richiesto procedure autorizzative più stringenti.

I report annuali sulle compensazioni forestali dovrebbero essere richiesti con la massima specificità: per ciascuna area di compensazione, quali sono le coordinate geografiche, la superficie, l’elenco delle specie messe a dimora, il numero di individui per specie, la data di messa a dimora? Qual è stato il tasso di attecchimento verificato? Quali interventi di manutenzione sono stati effettuati? Quale budget è stato effettivamente speso? I dati di monitoraggio sono disponibili in formato CSV o JSON? Quali istituzioni accademiche sono state coinvolte nelle valutazioni?

Formulare queste domande attraverso istanze di accesso civico semplice (D.Lgs. 195/2005) o accesso civico generalizzato (D.Lgs. 33/2013) è un atto di cittadinanza attiva. Non serve essere tecnici specializzati: basta identificare con precisione il dato che si vuole ottenere, indicare la normativa di riferimento, inviare la richiesta via PEC a SIMICO, Regione Veneto o Comune di Cortina d’Ampezzo. L’ente ha trenta giorni per rispondere e deve motivare eventuali dinieghi. Per il verde urbano il meccanismo è lo stesso che Eywa ha documentato nella guida Segnalare un problema sul verde urbano e nel dossier Piano del Verde: come leggerlo.

Collegando questa azione individuale a quella di altre persone interessate, si può costruire una rete di monitoraggio civico. I dati ottenuti possono essere condivisi su piattaforme collaborative, discussi in assemblee pubbliche, utilizzati per articoli divulgativi o report tecnici. La trasparenza ambientale non si ottiene per concessione: si costruisce attraverso l’esercizio consapevole dei diritti di accesso.

Il green si fa, non si dice.


 

Domande frequenti sull’abbattimento di alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026

Quanti alberi sono stati abbattuti per la pista da bob di Cortina?

Secondo i documenti ufficiali di SIMICO, sono stati abbattuti 825 alberi, a cui si aggiunge circa il 2% di piante rimosse in un secondo momento per ragioni di sicurezza del cantiere. Il numero totale autorizzato era molto più alto (fino a 2.000 tra piante e arbusti), ma SIMICO dichiara di essersi fermata prima della soglia massima. Le organizzazioni ambientaliste contestano il dato e segnalano che il taglio sembra esteso ad aree indicate nel progetto esecutivo come zone di mantenimento dell’alberatura.

Dove verranno messi a dimora i 10.000 alberi promessi?

SIMICO ha annunciato nel febbraio 2024 la messa a dimora di «oltre 10.000 nuove piante» entro il 2026. Tuttavia, secondo il Fondo Forestale Italiano (luglio 2025) e Il Fatto Quotidiano (febbraio 2026), a quasi un anno dall’abbattimento nessuna piantina era stata messa a dimora. La piantumazione è stata rinviata alla primavera avanzata del 2026, dopo la chiusura del cantiere e la conclusione dei Giochi. Non risulta pubblica una mappa georeferenziata delle aree di compensazione.

È stata fatta una Valutazione di Impatto Ambientale per la pista da bob di Cortina?

La VIA non è stata ritenuta obbligatoria perché la superficie boscata interferita era stimata in circa due ettari, al di sotto della soglia di 2,5 ettari prevista dal D.Lgs. 152/2006 (Allegato IV). Questa circostanza è rilevante perché significa che il progetto si è mosso al limite inferiore della soglia che avrebbe imposto una valutazione sistematica degli impatti.

L’abbattimento aumenta il rischio idrogeologico nelle Dolomiti?

Le pendici delle Tofane presentano livelli di pericolosità variabili per instabilità dei versanti (dati ISPRA e PAI regionale). La foresta matura svolgeva funzioni di protezione idrogeologica: stabilizzazione del suolo, regolazione del deflusso, riduzione dell’erosione. I movimenti di terra del cantiere e la perdita della copertura forestale riducono temporaneamente queste funzioni. Nella documentazione pubblica non risultano studi specifici che quantifichino la variazione del rischio idrogeologico.

Perché la pista da bob di Cortina non è stata realizzata all’estero come suggerito dal CIO?

Il CIO aveva più volte indicato come opzioni preferibili gli impianti già operativi di Innsbruck-Igls e di Sankt Moritz. La scelta di costruire un nuovo impianto a Cortina è maturata in un contesto decisionale che ha privilegiato la realizzazione locale rispetto all’utilizzo di strutture già esistenti, come documentato dalle dichiarazioni istituzionali e dalle ricostruzioni giornalistiche dell’epoca. La stessa Italia disponeva di due piste già costruite (Eugenio Monti, a Cortina stessa, chiusa nel 2008, Cesana Torinese. Alta Val di Susa, abbandonata nel 2011) che non sono state riqualificate.

La compensazione di 10.000 alberi equivale davvero a ripristinare il bosco abbattuto?

Dal punto di vista ecologico, no. Un bosco maturo non è la somma dei suoi alberi ma un sistema di relazioni complesse tra alberi, suolo, funghi simbionti, fauna e microclima. Le piantine messe a dimora impiegheranno tra quaranta e cinquant’anni per raggiungere una capacità di sequestro del carbonio comparabile a quella degli alberi abbattuti, e decenni per ricostruire reti micorriziche, microbioma del suolo e funzione idrogeologica del versante. La compensazione numerica è un passo necessario ma non sufficiente.

 

 

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/tutto-e-connesso-il-microbioma-del-suolo-e-la-rete-segreta-che-sostiene-la-vita/

Eywa Divulgazione, 2025. Analisi del ruolo del microbioma del suolo e delle reti micorriziche nella funzionalità ecosistemica dei boschi maturi.

https://eywadivulgazione.it/il-giappone-e-la-riforestazione-che-funziona-davvero-e-perche-piantare-alberi-a-caso-e-solo-marketing/

Eywa Divulgazione, 2025. Studio comparativo sui modelli di riforestazione, con focus sul metodo Miyawaki e sui limiti della semplice messa a dimora.

https://eywadivulgazione.it/alberi-in-citta-quali-piantare-e-perche-i-comuni-sbagliano-tutto/

Eywa Divulgazione, 2025. Approfondimento tecnico sulla scelta delle specie arboree e sugli errori più comuni nei progetti pubblici di rimboschimento.

https://eywadivulgazione.it/abbattimento-alberi-comune-atti-perizie-diritti/

Eywa Divulgazione, 2025. Guida pratica all’accesso agli atti ambientali e agli strumenti di trasparenza previsti dalla normativa italiana.

https://eywadivulgazione.it/ghost-forests-italia-foreste-fantasma/

Eywa Divulgazione, 2025. Analisi delle foreste degradate e delle conseguenze della perdita delle funzioni ecosistemiche nel tempo.

https://eywadivulgazione.it/carbonio-fantasma-la-faccia-nascosta-della-lotta-al-cambiamento-climatico/

Eywa Divulgazione, 2025. Studio sul bilancio carbonico nei progetti di compensazione e sui limiti delle narrazioni “net zero”.

https://eywadivulgazione.it/net-zero-e-decarbonizzazione-avanzata-la-grande-illusione-verde/

Eywa Divulgazione, 2025. Analisi critica dei meccanismi di compensazione climatica e delle distorsioni comunicative legate alla sostenibilità dichiarativa.

https://eywadivulgazione.it/piano-verde-come-leggerlo/

Eywa Divulgazione, 2025. Guida alla lettura dei piani del verde e degli strumenti urbanistici comunali.

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Eywa Divulgazione, 2025. Manuale operativo per l’attivazione civica su temi di verde urbano e tutela ambientale.

https://eywadivulgazione.it/dissesto-idrogeologico-fondi-prevenzione/

Eywa Divulgazione, 2025. Approfondimento sul rischio idrogeologico e sulla gestione dei fondi pubblici di prevenzione.

 

 

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