Sotto i post sugli alberi tagliati gira una teoria cospirativa: l’Unione europea regalerebbe mille euro per ogni albero piantato e i Comuni, per intascare la differenza, abbatterebbero alberi sani. Non è così. Ma il problema vero è peggio della teoria.
La teoria che gira sotto i post
Sotto i post che documentano abbattimenti urbani, ormai compare con una certa regolarità lo stesso commento. Si dice che l’Unione europea avrebbe stabilito, con una qualche manovra «green», di riconoscere ai Comuni una somma per ogni albero piantato. Si dice che, fatta la legge, sia stato trovato l’inganno: il Comune abbatte un albero esistente, ne pianta uno scarso al posto, intasca la differenza. Si invita a leggere «il decreto della Ue». Quel decreto non esiste.
Il meccanismo descritto, mille euro per albero come premio diretto alla sostituzione di singole alberature stradali, non corrisponde a nessuno strumento europeo o nazionale. Non c’è un canale di finanziamento che funzioni in quel modo. Esistono altri fondi, e funzionano in modo molto diverso.
Ne circola un’altra, sotto gli stessi post e con frequenza simile. Si dice che i tagli servano a favorire la propagazione del segnale 5G: le chiome bloccherebbero le onde, le antenne avrebbero bisogno di viali sgomberi. Anche questa non regge. Le reti 5G italiane usano bande diverse (700 MHz, 3,6-3,8 GHz e 26 GHz). La copertura mobile ordinaria si appoggia soprattutto alle bande sotto i 6 GHz, dove la vegetazione produce attenuazioni modeste, normalmente gestibili nella pianificazione radio. Le onde millimetriche, come la banda 26 GHz, sono più sensibili agli ostacoli e alla vegetazione, ma vengono impiegate per usi puntuali ad alta capacità (stadi, hub commerciali, piccole celle in aree affollate), con infrastrutture fitte e ravvicinate: la soluzione ingegneristica a quei limiti è la densificazione degli impianti, non l’abbattimento dei viali. Aggiungiamo un dettaglio amministrativo: gli operatori telefonici non hanno alcun potere di disporre tagli sul patrimonio arboreo dei Comuni.
C’è anche un riscontro empirico. Capitozzature massive e abbattimenti seriali sono documentati nelle città italiane da prima dell’attivazione del 5G e proseguono identici nei quartieri dove la rete è in funzione da anni. Non c’è correlazione fra i due fenomeni. In entrambe le teorie, quella dei mille euro a pianta e quella delle antenne, la struttura mentale è la stessa: cercare un’autorità nascosta, esterna, che decida al posto della politica locale. Il sospetto è comprensibile, perché la perdita di alberi è reale ed è grave. La causa, però, è un’altra.
E qui sta il punto: anche se queste teorie sono false, intercettano qualcosa di vero. Le persone vedono cose che non tornano. Vedono alberi maturi tagliati in poche ore, vedono alberelli fragili messi al loro posto e poi abbandonati a se stessi, vedono capitozzature che riducono platani secolari a tronchi nudi. Il problema non è inventato. Sono inventate la causa e il movente. La realtà è meno romanzesca e più strutturale.
Quello che la legge prevede già
Lo Stato italiano ha già scritto le regole. Il problema, in molte città, è che vengono applicate poco e male.
La legge 14 gennaio 2013, n. 10, Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, ha introdotto due strumenti di trasparenza che dovrebbero essere routine. L’articolo 2, lettera c), inserisce nella legge 113/1992 un nuovo articolo 3-bis. Per effetto del collegamento strutturale con l’obbligo di piantumazione previsto dall’articolo 1 della stessa legge, gli obblighi dell’articolo 3-bis riguardano oggi i Comuni con popolazione superiore a 15.000 abitanti: censire e classificare gli alberi piantati in attuazione della legge in aree urbane di proprietà pubblica, e pubblicare, due mesi prima della scadenza del mandato del sindaco, il bilancio arboreo del Comune, con il rapporto fra alberi piantati a inizio e a fine mandato e lo stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi. Per gli alberi monumentali e per i filari di pregio paesaggistico, l’articolo 7 della stessa legge 10/2013 prevede sanzioni amministrative da 5.000 a 100.000 euro per chi li abbatte o danneggia senza autorizzazione, salvo che il fatto costituisca reato.
I Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico, adottati con decreto ministeriale del 10 marzo 2020 e pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 4 aprile 2020, sono obbligatori in tutti gli appalti pubblici di gestione del verde, perché l’articolo 57 comma 2 del Codice dei contratti (decreto legislativo 36/2023) impone l’applicazione delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali dei CAM per l’intero valore della gara. I CAM 2020 qualificano la capitozzatura come pratica non ammissibile nell’ordinaria manutenzione del verde, perché indebolisce gli alberi, ne compromette la stabilità nel medio periodo e fa lievitare i costi di gestione successiva. Raccomandano alle amministrazioni di dotarsi di censimento del verde, piano del verde, regolamento del verde pubblico e privato, bilancio arboreo. Le Linee guida ministeriali del 2017 vanno nella stessa direzione.
Sulla carta, quindi, ogni Comune dovrebbe avere un censimento aggiornato, un piano del verde, un regolamento, un bilancio arboreo pubblicato a fine mandato, contratti d’appalto che escludono la capitozzatura. Nei fatti, in diversi casi documentati, il censimento risulta incompleto o non aggiornato, il piano del verde non esiste o è fermo a una bozza, il regolamento risale al decennio scorso, il bilancio arboreo non viene pubblicato. Le clausole CAM nei capitolati ci sono, ma raramente i controlli di esecuzione le rendono vincolanti.
Perché tagliano davvero
Se non c’è il complotto dei mille euro, perché si abbatte tanto e così male? Le cause sono almeno quattro, e agiscono insieme.
La prima è la frammentazione degli appalti. La gestione del verde urbano è quasi sempre spezzata fra soggetti diversi. Una ditta pota, un’altra abbatte, un’altra reimpianta, un’altra ancora dovrebbe annaffiare le giovani piante. Spesso si tratta di contratti separati, con tempi di affidamento diversi, capitolati tecnici scritti da uffici distinti. Nessun soggetto è responsabile dell’esito complessivo, perché nessun soggetto segue lo stesso albero per tutto il ciclo di vita. L’albero passa di mano in mano e si perde.
La seconda è la qualifica della manodopera. Una potatura corretta richiede formazione tecnica, certificazioni di arboricoltura, talvolta lavoro in quota su fune con dispositivi di sicurezza adeguati. Una capitozzatura si esegue da terra, in mezz’ora, con una motosega. La Società italiana di arboricoltura, chapter italiano della International Society of Arboriculture, denuncia da anni il ricorso a personale non specializzato e, in alcuni casi documentati, perfino a volontari per interventi che richiederebbero competenza professionale. Il caso più noto è quello di Bagnolo Mella, in provincia di Brescia, dove l’Associazione florovivaisti bresciani e la SIA hanno presentato nel 2015 un esposto alla Corte dei conti chiedendo di valutare un possibile danno erariale e ambientale, dopo che il Comune aveva affidato interventi di potatura a volontari per «risparmiare» 55.000 euro. Fu uno dei primi esposti del genere in Italia.
La terza è la pressione sui costi nelle gare al massimo ribasso. Una potatura corretta consuma tempo, attrezzature, professionisti certificati, costa di più. Una capitozzatura produce gli stessi metri lineari di chioma rimossa in una frazione del tempo, costa meno. A parità di prezzo offerto, la differenza la fa chi riduce di più il tempo di esecuzione. I CAM e i regolamenti comunali del verde dovrebbero correggere questa distorsione imponendo specifiche tecniche stringenti, ma se nei capitolati il «come» del taglio non viene verificato sul cantiere, la regola resta sulla carta.
La quarta è la cura post-impianto inesistente. Una giovane pianta urbana, soprattutto nelle estati italiane recenti, sopravvive solo se viene irrigata di soccorso per i primi tre o quattro anni. Senza, muore. Legambiente, nella V edizione dell’Atlante delle foreste pubblicata il 3 novembre 2025 con AzzeroCO2 e Compagnia delle foreste, ha dedicato un capitolo specifico alle tecniche per ridurre la mortalità delle giovani piante: pianificazione, scelta delle specie adeguate al sito, irrigazione di soccorso nei periodi di siccità, sfalci periodici per controllare le erbe infestanti. Il direttore generale Giorgio Zampetti lo ha riassunto in una frase che andrebbe affissa in ogni assessorato all’ambiente: non basta piantare, bisogna farli sopravvivere. Spesso i bandi finanziano la messa a dimora ma non i tre anni successivi di manutenzione, che è il periodo decisivo. Il risultato è che molti alberelli, già a fine seconda estate, sono morti.
Il falso scambio fra albero maturo e alberello
Molti regolamenti comunali del verde prevedono che ad ogni albero abbattuto debba corrispondere una sostituzione; la legge 10/2013 rafforza il principio di incremento e trasparenza del patrimonio arboreo. È un principio sano sul piano normativo, ma sul piano biologico e funzionale è una finzione contabile.
Un platano adulto in un viale urbano contribuisce all’intercettazione delle acque meteoriche, all’ombreggiatura significativa del manto stradale, all’assorbimento di particolato e gas inquinanti, alla riduzione della temperatura percepita sotto la chioma. Un alberello da vivaio, alto due o tre metri, eroga una frazione minima di quegli stessi servizi. Non è una sostituzione: è un investimento a vent’anni, sempre che l’alberello sopravviva.
I numeri di scala aiutano a capire la differenza. La V edizione dell’Atlante delle foreste riporta che un ettaro di foresta urbana rimuove in media 17 chilogrammi all’anno di PM10 e 35,7 chilogrammi all’anno di ozono troposferico, e che le piante in ambito urbano possono ridurre la temperatura a livello del suolo fino a 8 gradi. Un albero di medie dimensioni, in un clima temperato e in un contesto urbano con molti fattori limitanti, assorbe in media fra i 10 e i 20 chilogrammi di anidride carbonica all’anno; una foresta periurbana arriva a sequestrare fino a 1.005 chilogrammi di carbonio all’anno per ettaro, secondo le stime del CNR-IBE riportate nell’Atlante. Sono ordini di grandezza che si raggiungono solo con alberi che hanno avuto il tempo di crescere. Tagliarli e ricominciare da capo non è uno scambio neutro.
Lo studio internazionale del progetto LIFE Airfresh, pubblicato nel 2025 su The Lancet Planetary Health con il contributo dell’ENEA, ha analizzato 744 città europee su un arco di vent’anni, dal 2000 al 2019. Ne emerge che un aumento del 5% della copertura arborea urbana eviterebbe in Europa circa 4.700 morti premature l’anno (arrotondate da ENEA in circa 5.000 nel comunicato stampa); il raggiungimento del 30% di copertura, soglia indicata anche dalla regola 3-30-300, eviterebbe quasi 12.000 morti l’anno. All’inverso, l’azzeramento della copertura arborea urbana porterebbe a un aumento del 19,5% della mortalità da PM2,5, pari a circa 19.000 morti aggiuntive l’anno; del 15% da biossido di azoto e del 22,7% da ozono. Sono epidemiologia, non retorica.
Il caso che conferma tutto: il PNRR forestazione urbana
Il caso più clamoroso di distanza fra regole scritte e attuazione effettiva è quello del PNRR per la forestazione urbana. L’Investimento 3.1 della Missione 2 Componente 4, dotato di 330 milioni di euro per la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle quattordici Città metropolitane, doveva essere il fiore all’occhiello della transizione ecologica italiana.
Il Collegio per il controllo concomitante della Corte dei conti, con la delibera 8/2023, ha rilevato fra il 2022 e il 2023 una situazione molto diversa da quella raccontata dal governo. I sopralluoghi dei Carabinieri Forestali hanno accertato che, in molte Città metropolitane finanziate, alla data del controllo non era stato piantato quasi nulla. A Messina, prima beneficiaria con 15,9 milioni di euro per 445.000 piante, gli interventi erano ancora alla fase di studio di fattibilità. A Napoli si stava ancora individuando il vivaio. In altri territori, le piante risultavano già secche o coperte da infestanti per scarsa manutenzione.
Il numero ufficiale di alberi messi a dimora entro il 2022, dichiarato superato dal Ministero, si è raggiunto solo includendo nel conteggio i semi piantati in vivaio: una contabilità che la Corte dei conti ha contestato perché un seme non è un albero. Con la revisione del PNRR approvata dal Consiglio UE l’8 dicembre 2023, l’obiettivo è stato ridimensionato da 6,6 a 4,5 milioni di alberi, i fondi tagliati da 330 a 210 milioni di euro, e il target è stato riformulato in modo da includere ufficialmente, accanto agli alberi messi a dimora, anche il materiale forestale di moltiplicazione (semi o piante). Un secondo target fissa al giugno 2026 il trapianto effettivo di almeno 3,5 milioni di alberi e arbusti. Nella relazione semestrale al Parlamento di marzo 2025, il governo ha rendicontato il superamento del target intermedio di 4,5 milioni di unità messe a dimora entro fine 2024. Vale la pena dirlo chiaramente: se questo è ciò che accade alla principale operazione nazionale di forestazione urbana, è inutile cercare il complotto sotto i marciapiedi. Lo scarto fra promessa scritta e realtà piantata è già documentato, ufficialmente, dalla magistratura contabile.
Il ciclo perverso, raccontato bene
Quando le quattro cause sopra agiscono insieme, il risultato è una catena che si autoalimenta.
Un albero maturo viene capitozzato per «ridurne il rischio». La capitozzatura squilibra il rapporto fra radici e chioma, perché l’albero, privato delle foglie, smette di nutrire le radici di ancoraggio. Nei tre o cinque anni successivi la pianta produce una nuova chioma, ma con rami esili e attaccati male, e con un apparato radicale ormai compromesso. A quel punto l’albero diventa davvero pericoloso. Si decide di abbatterlo, «per sicurezza». Si pianta un alberello al suo posto, in adempimento del regolamento del verde. L’alberello non viene irrigato durante l’estate successiva, oppure lo è in modo discontinuo. Muore entro un paio di stagioni. Si reimpianta un altro alberello. Si ricomincia.
Ogni passaggio, preso da solo, sembra una scelta tecnica neutra. La somma è la perdita progressiva del patrimonio arboreo cittadino. Il cittadino vede solo l’ultimo passaggio, l’abbattimento, e da lì costruisce le proprie ipotesi. Per questo nasce la teoria del complotto: perché chi guarda dal marciapiede non vede la catena.
C’è un ultimo aspetto importante. Capitozzature, mortalità giovane e abbattimenti ripetuti sono spese pubbliche. Ogni passaggio costa al Comune. Sono stati presentati esposti alla Corte dei conti per ipotesi di danno erariale legato a cattiva gestione del patrimonio arboreo. Più una città perde alberi maturi, più aumenta la temperatura percepita d’estate, più crescono i ricoveri ospedalieri durante le ondate di calore, più crescono le bollette di climatizzazione, più crescono i danni urbani da eventi meteorologici estremi privati dell’effetto regolatore delle chiome. Il taglio frettoloso non è gratis. Lo paghiamo in salute, in spesa pubblica spesa due volte, in pezzi di città che diventano invivibili da maggio a settembre.
Cosa puoi pretendere dal tuo Comune
I cittadini italiani hanno strumenti civici concreti per pretendere trasparenza e correttezza nella gestione del verde urbano. Nessuno di questi strumenti richiede competenze legali avanzate. Funzionano se si usano.
Il primo è l’accesso civico generalizzato, ai sensi del decreto legislativo 33/2013. Si può chiedere al Comune copia del regolamento del verde pubblico e privato, del piano del verde, dell’ultimo censimento del patrimonio arboreo, del bilancio arboreo del sindaco, dei capitolati d’appalto in vigore per la gestione del verde, dei verbali di sopralluogo o delle perizie agronomiche prodotte prima di un abbattimento. Su Eywa abbiamo pubblicato una guida operativa con i modelli pronti, in calce a questo articolo trovi i link.
Il secondo è la verifica che le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei CAM 2020 siano state recepite nei capitolati in vigore, con la qualificazione della capitozzatura come pratica incompatibile con la corretta manutenzione ordinaria (salvo casi eccezionali, motivati e documentati), l’obbligo di personale qualificato, la previsione di cure colturali post-impianto. Se un appalto di gestione del verde non inserisce le specifiche tecniche e le clausole contrattuali dei CAM applicabili, può esporsi a contestazioni sulla conformità al Codice dei contratti pubblici. Il Consiglio di Stato (sezione III, sentenza 8171/2024) ha chiarito che il mero richiamo formale ai CAM nei bandi non basta: vanno declinati puntualmente.
Il terzo è la segnalazione documentata. Foto datate, georeferenziazione, eventuale perizia di un agronomo iscritto all’albo se il caso lo merita. La segnalazione va inviata alla polizia locale, ai Carabinieri Forestali se l’albero ricade nei criteri dell’articolo 7 della legge 10/2013 oppure se l’intervento riguarda nidi attivi, specie protette o comporta un rischio concreto di distruzione di habitat riproduttivi tutelati dalla legge 157/1992, e per conoscenza alla Corte dei conti regionale per i casi di sospetto danno erariale.
Vale la pena dirlo chiaramente: questi strumenti non risolvono tutto. Ma costringono l’amministrazione a motivare, a documentare, a rispondere. E questo, in molte amministrazioni italiane, è già un risultato.
Non serve credere a un complotto per capire che qualcosa non funziona. Basta leggere le regole esistenti, controllare se vengono applicate e, dove non lo sono, chiederne conto.
Bibliografia
Approfondimenti Eywa
Perché nelle città italiane tagliano gli alberi. Eywa Divulgazione. Analisi delle ragioni amministrative e tecniche degli abbattimenti urbani.
Capitozzatura degli alberi in città. Eywa Divulgazione. Guida operativa sul perché la capitozzatura è dannosa e quali strumenti civici si possono attivare.
Alberi in città: quali piantare e perché i Comuni sbagliano tutto. Eywa Divulgazione. Sulle scelte di specie sbagliate e sulle conseguenze a lungo termine nei viali urbani.
Il piano del verde: come leggerlo. Eywa Divulgazione. Guida pratica alla lettura del piano del verde comunale.
Abbattimento alberi: atti, perizie, diritti del cittadino. Eywa Divulgazione. Atti da richiedere prima e dopo un abbattimento, perizie, diritti di chi segnala.
Segnalare un problema del verde urbano: guida pratica. Eywa Divulgazione. Procedure di segnalazione, accesso atti, denuncia.
Segnalare un problema al Comune: l’accesso agli atti FOIA. Eywa Divulgazione. Modelli pronti per l’accesso civico generalizzato ai sensi del decreto legislativo 33/2013.
Alberi in città a Genova: il protocollo dati che il verde pubblico deve seguire. Eywa Divulgazione. Il protocollo dati che le amministrazioni dovrebbero seguire prima di abbattere.
Capitozzature in stagione di nidificazione: come i Comuni distruggono i nidi. Eywa Divulgazione. Capitozzature in stagione di nidificazione e violazioni della legge 157/1992.
Alberi nei cantieri urbani: come la tutela viene aggirata. Eywa Divulgazione. Tutela aggirata negli interventi infrastrutturali e di cantiere.
Il parco che non raffredda più: quando il verde urbano perde le sue funzioni. Eywa Divulgazione. Servizi ecosistemici persi quando il patrimonio arboreo viene gestito male.
Roma, città verde d’Europa che non riesce a farsi ombra. Eywa Divulgazione. Case study sulla gestione del verde nella capitale.
Ghost forests in Italia: le foreste fantasma. Eywa Divulgazione. Salinizzazione costiera e foreste che muoiono per innalzamento del livello del mare.
Abbattimento alberi a Cortina per le Olimpiadi 2026. Eywa Divulgazione. Caso di abbattimenti documentati nel contesto olimpico.
Il Giappone e la riforestazione che funziona davvero. Eywa Divulgazione. Controesempio internazionale: piantare con metodo invece che a casaccio.
Singapore oggi, Milano domani: viaggio nelle città che respirano. Eywa Divulgazione. Modelli urbani che hanno fatto del verde un’infrastruttura primaria.
Zollatura e trapianto degli alberi: come riconoscerli. Eywa Divulgazione. Tecnica del trapianto come alternativa all’abbattimento.
Manuale d’uso del balcone che respira: istruzioni per non esperti. Eywa Divulgazione. Cosa può fare un singolo cittadino quando il verde pubblico arretra.
Fonti normative e istituzionali
Repubblica italiana, 2013. Legge 14 gennaio 2013, n. 10 «Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani». Testo coordinato vigente, riferimento per gli articoli 3-bis (censimento e bilancio arboreo) e 7 (alberi monumentali e filari di pregio).
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, 2020. Decreto 10 marzo 2020 «Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde».
Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, aggiornamento 2024. Pagina ufficiale dei CAM vigenti, con riferimento all’articolo 57 comma 2 del decreto legislativo 36/2023 sull’obbligo di applicazione delle specifiche tecniche e clausole contrattuali dei CAM negli appalti pubblici.
Ministero della transizione ecologica, 2022. Avviso PNRR Investimento 3.1, Missione 2 Componente 4, «Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano». Stanziamento complessivo di 330 milioni di euro per la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi nelle quattordici Città metropolitane italiane.
Ministero dell’ambiente, Comitato per lo sviluppo del verde pubblico, 2017. Linee guida per la gestione del verde urbano e prime indicazioni per una pianificazione sostenibile.
Corte dei conti, Sezione centrale di controllo sulle amministrazioni dello Stato, Collegio per il controllo concomitante. Delibera n. 8/2023/CCC del 30 marzo 2023, sull’attuazione del PNRR Investimento 3.1. Rilievi sulla mancata piantumazione effettiva, sull’equiparazione contestata fra semi in vivaio e alberi messi a dimora, sui sopralluoghi dei Carabinieri Forestali nelle Città metropolitane finanziate.
Fonti tecnico-scientifiche
Società italiana di arboricoltura (chapter italiano della International Society of Arboriculture). Protocollo di valutazione di stabilità degli alberi e classi di propensione al cedimento. Riferimento tecnico nazionale: «In nessun caso la capitozzatura può costituire intervento colturale valido».
Società italiana di arboricoltura, 2021. Comunicato sulla capitozzatura come pratica dannosa e antiscientifica e sui rischi di istituzionalizzazione tramite affidamento di interventi a personale non qualificato e a volontari.
Sicard P. e altri autori (Pascu, Petrea, Leca, De Marco, Paoletti, Agathokleous, Calatayud), 2025. «Effect of tree canopy cover on air pollution-related mortality in European cities: an integrated approach». The Lancet Planetary Health, vol. 9, n. 6, giugno 2025, pp. e527-e537. Studio del progetto LIFE Airfresh con il contributo dell’ENEA. Stima centrale: 4.727 morti premature evitate ogni anno (IC 95% 2.067-7.475) nelle 744 città europee analizzate per ogni +5 punti percentuali di copertura arborea; 11.974 morti evitate ogni anno (IC 95% 7.775-14.390) raggiungendo il 30% di copertura per città.
ENEA, 2025. Comunicato stampa sui risultati dello studio LIFE Airfresh. Aumento del 5% della copertura arborea urbana e riduzione di circa 5.000 morti premature l’anno; copertura al 30% e riduzione di quasi 12.000 morti l’anno.
Legambiente, AzzeroCO2 e Compagnia delle foreste per Il Sole 24 Ore, novembre 2025. Atlante delle foreste, V edizione, 2024. Forestazione e servizi ecosistemici. Mappatura dello stato del verde in Italia. I dati su servizi ecosistemici per ettaro di foresta urbana (17 kg/anno di PM10, 35,7 kg/anno di ozono troposferico, sequestro fino a 1.005 kg/anno di carbonio per ettaro in foreste periurbane, riduzione della temperatura al suolo fino a 8 gradi) si trovano a pagina 5, capitolo «Il valore del verde urbano nelle strategie di adattamento al clima che cambia» a firma di Giorgio Zampetti, Direttore Generale Legambiente. La timeline ufficiale della misura PNRR M2C4-I3.1 (forestazione urbana ed extraurbana), comprese le tappe della revisione 2023 e gli aggiornamenti al 2025, è riportata a pagina 35.
Il Floricultore, 2015. Cronaca dell’esposto alla Corte dei conti sul caso Bagnolo Mella. Esposto presentato dall’Associazione florovivaisti bresciani e dalla Società italiana di arboricoltura, per ipotesi di danno erariale e ambientale connesso all’affidamento di interventi di potatura a volontari.

