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Adottare un cane non è solo un gesto buono. È un gesto ecologico

Centomila cani nei canili, sei milioni di cuccioli all'anno nella sola UE, 248 milioni di euro di spesa pubblica all'anno. La filiera che la Commissione europea ha classificato come crimine organizzato si spezza in un punto solo: il consumatore finale.

 

In Italia abbiamo oltre centomila cani chiusi nei canili, l’80% al Sud, e una spesa pubblica per gestire il randagismo che vale 2,6 volte la somma destinata a tutti i Parchi nazionali. Mentre l’Europa alimenta una domanda di milioni di cuccioli all’anno, attraverso una filiera che la Commissione UE ha classificato come crimine organizzato. Il punto, alla fine, è uno: ogni volta che si compra un animale d’impulso, si finanzia una catena che fa danni misurabili. Anche all’ambiente.

In Italia ci sono oltre centomila cani chiusi nei canili. L’80% sta in cinque regioni del Sud: Puglia, Sardegna, Sicilia, Calabria e Campania. Lo certifica il Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia (SINAC) del Ministero della Salute, i cui dati sono stati presentati dal Sottosegretario Marcello Gemmato in conferenza stampa alla Camera dei Deputati il 17 ottobre 2024. In alcune regioni alcune strutture ospitano diverse centinaia di animali.

E intanto il Paese spende, per gestire questa massa di sofferenza, 248 milioni di euro l’anno, secondo il XIV Rapporto «Animali in Città» di Legambiente, presentato ad agosto 2025 con i dati 2024 e con il patrocinio di ANCI, Conferenza delle Regioni, ENCI e Federazione Nazionale Ordini dei Veterinari Italiani. Non è una cifra qualsiasi: è 2,6 volte la somma destinata alla gestione di tutti i 24 Parchi nazionali italiani (95,8 milioni) e oltre 19 volte la somma per le 29 Aree marine protette (12,4 milioni).

L’Italia spende per tenere cani in gabbia più del doppio di quanto spenda per la sua natura.

E lo fa anche male, perché secondo lo stesso rapporto Legambiente il 63% di quei soldi finisce nei canili rifugio, cioè nel mantenimento di animali già reclusi, mentre alla prevenzione vera, la sterilizzazione, vanno briciole. Nel 2024, a fronte di 24.498 ingressi nei canili sanitari, sono stati sterilizzati 8.636 cani. Poco più di uno su tre. Significa che il rubinetto resta aperto, mentre noi paghiamo per asciugare il pavimento. Per inquadrare meglio il fenomeno: il precedente XIII Rapporto Legambiente, con dati 2023, stimava circa 85.000 cani abbandonati e 358.000 randagi solo in Italia. Cifre sostanzialmente stabili da anni, segno che il sistema non funziona.

Chi ha riempito quei canili

La domanda giusta non è «come svuotiamo i canili», ma «chi li ha riempiti». E la risposta è scomoda perché tira in ballo una catena che parte da molto lontano e arriva fino al carrello online di chi cerca «cucciolo di razza in offerta». Sono due filiere distinte, quella del randagismo italiano e quella dell’allevamento illegale est-europeo, ma sono alimentate dalla stessa logica: sovraproduzione, scarsa tracciabilità, animale ridotto a prodotto.

Ogni anno nella sola Unione Europea servono circa 6 milioni di cuccioli per soddisfare la domanda del mercato. Lo certifica il report «Billion Euro Industry» pubblicato da FOUR PAWS nell’ottobre 2024, che incrocia dati di Eurogroup for Animals, banche dati nazionali di identificazione e analisi degli annunci online. Di questi 6 milioni, solo 1,23 milioni provengono da fonti legali, tracciabili e con condizioni minime di benessere. Tutti gli altri, circa 4,75 milioni, il 79% della domanda UE, arrivano da una zona grigia che va dagli allevamenti intensivi est-europei (le puppy mills) alle cucciolate non registrate, fino al mercato nero vero e proprio. Se allarghiamo lo sguardo all’Europa intera, includendo Svizzera, Regno Unito, Norvegia, Russia e Turchia, le stime FOUR PAWS salgono a 8,77 milioni di cuccioli all’anno.

Le stime sul valore di questo mercato variano a seconda del perimetro. La Commissione europea, sulla base dei dati Eurogroup for Animals riferiti al 2020, parlava di un mercato illegale del valore di circa un miliardo di euro l’anno. Il report FOUR PAWS 2024, considerando l’intero giro d’affari dei cani da fonti non tracciabili, arriva a stimare circa 4,6 miliardi di euro annui solo in UE. E secondo i dati che la Commissione europea ha utilizzato per motivare il nuovo Regolamento (citati dal Parlamento europeo nel comunicato del 23 aprile 2026), il commercio complessivo di cani e gatti in UE vale oggi 1,3 miliardi di euro l’anno, con il 60% dei proprietari che acquista online: il canale principale, anche per la quota illegale.

E qui sta il punto. La Commissione europea, nella Comunicazione di aprile 2021 sulla Strategia UE contro la criminalità organizzata 2021-2025, ha incluso esplicitamente il traffico illegale di animali da compagnia tra i fenomeni gestiti dalla criminalità organizzata transnazionale, accanto al traffico di droga e di armi. Anche la Commissione Parlamentare Antimafia italiana, nella relazione conclusiva del 7 febbraio 2018, parla esplicitamente di «zoomafia» e individua i valichi del Nord-Est come porta d’ingresso, gli stessi usati per gli altri traffici illeciti.

Le rotte, i metodi, i prezzi

Tra luglio 2022 e luglio 2023 la Commissione, insieme a Europol attraverso la piattaforma EMPACT EnviCrime, ha condotto la prima azione coordinata UE contro questo traffico. I risultati, pubblicati nel report ufficiale «Illegal Trade of Cats and Dogs» del 7 dicembre 2023, raccontano le rotte: Romania, Ungheria e Polonia verso la Germania; Serbia verso la Slovenia; Russia e Bielorussia verso Polonia e Lettonia; Turchia per via aerea verso tutta l’UE. L’Italia è uno dei principali Paesi di destinazione.

In un anno sono state scambiate 467 segnalazioni di frode nel sistema iRASFF, sono stati avviati 47 procedimenti giudiziari, sono state smascherate falsificazioni sistematiche di passaporti europei degli animali, di certificati antirabbici e di test sierologici. In alcuni casi i passaporti riportavano vaccinazioni effettuate prima che il vaccino fosse stato prodotto. In altri, gli stessi numeri di lotto vaccinale comparivano su decine di animali diversi.

Il modello economico è quello di sempre. La Commissione europea stima che i trafficanti acquistino cuccioli all’origine tra i 30 e i 50 euro e li rivendano al consumatore finale anche oltre 1.000 euro. Lo scarto è il guadagno, e in larga parte è anche evasione fiscale. La Commissione l’ha messo nero su bianco: il principale guadagno economico del traffico deriva dall’evasione fiscale, con concorrenza sleale verso gli allevatori in regola.

Dentro questa filiera ci sono le puppy mills, le «fabbriche di cuccioli». Sono allevamenti intensivi dove le fattrici vengono accoppiate a ogni calore, dai sei mesi di età fino allo sfinimento o alla morte. Secondo le inchieste della LAV e dei Carabinieri Forestali, i cuccioli vengono spesso svezzati a venti giorni invece dei sessanta previsti dalla normativa italiana (Ordinanza del Ministero della Salute del 6 agosto 2008, ribadita dall’Accordo Stato-Regioni del 24 gennaio 2013), sottoposti a farmaci per apparire vivaci alla vendita, trasportati stipati in furgoni o auto.

In Italia di puppy mills illegali ne abbiamo viste anche da vicino. Trecastelli, in provincia di Ancona, 19 gennaio 2021: 859 cani di piccola taglia (chihuahua, maltesi, barboncini) sequestrati dal Nucleo Carabinieri Forestali di Ancona insieme alle guardie zoofile di WWF e Legambiente, con un focolaio di Brucella canis, zoonosi trasmissibile anche all’uomo, riscontrato in circa la metà degli esemplari. Una struttura autorizzata a sessantuno animali ne stipava 859. Cinque persone indagate, il sequestro convalidato dal GIP. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Abruzzo e Molise lo ha indicato come uno dei più grandi focolai documentati di brucellosi canina in Europa. Da allora, operazioni analoghe si sono ripetute a Perugia, Torino, in Campania, a Novara. Ogni sequestro è una piccola fotografia di un sistema molto più grande.

La risposta normativa, finalmente

Il 28 aprile 2026 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva, con 558 voti favorevoli, 35 contrari e 52 astensioni, il primo Regolamento UE sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti. Microchip obbligatorio per tutti i cani e gatti detenuti in UE, banche dati nazionali interoperabili, notifiche preventive di almeno cinque giorni lavorativi per gli animali importati a scopo di vendita, controlli più rigorosi sulle piattaforme online, divieto di accoppiamenti consanguinei stretti e di selezione per tratti fisici estremi, divieto di mutilazioni a fini di esposizione.

Il regolamento è stato approvato in via definitiva dal Parlamento ma richiede ancora l’adozione formale del Consiglio dell’UE e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. L’applicabilità è prevista a partire dal 2028. Allevatori, venditori e rifugi avranno quattro anni per adeguarsi; i proprietari privati di cani avranno dieci anni, quelli di gatti quindici. La relatrice e presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Veronika Vrecionová, ha sintetizzato così: «un animale domestico è un membro della famiglia, non un oggetto o un giocattolo».

È la conclusione di vent’anni di battaglie animaliste e di una richiesta esplicita del 74% dei cittadini europei, secondo il sondaggio Eurobarometro 2023, che chiede tutele più severe. Ed è anche la fine, almeno sulla carta, del meccanismo che ha consentito al traffico illegale di mascherarsi da «movimento non commerciale» di animali al seguito del padrone.

In Italia abbiamo già la Legge 201/2010, fortemente voluta dalla LAV, unica nel suo genere in UE perché punisce specificamente il traffico illecito di animali da compagnia come reato autonomo, con pene aggravate quando la condotta è reiterata o svolta con attività organizzate, e abbiamo l’articolo 544 ter del codice penale sul maltrattamento e l’articolo 727 sull’abbandono. Abbiamo il SINAC, il Sistema Informativo Nazionale degli Animali da Compagnia, istituito dal DM 2 novembre 2023. Quello che ci manca, come sempre, è far funzionare bene quello che abbiamo. E far capire ai cittadini che l’anello debole della filiera, in fondo, è proprio il consumatore finale.

Quando l’acquisto d’impulso diventa specie invasiva

C’è un secondo danno ambientale che lo stesso mercato produce, meno visibile delle puppy mills ma altrettanto serio e spesso irreversibile. Riguarda l’altra faccia della stessa logica di acquisto d’impulso: non più il cucciolo di razza venduto in vetrina, ma l’animale esotico comprato per moda, abbandonato per stanchezza, diventato specie invasiva.

Le invasioni biologiche sono oggi indicate dall’IPBES, la massima autorità scientifica mondiale in materia di biodiversità (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), tra le prime cinque cause globali di perdita di biodiversità. Secondo il rapporto IPBES 2023, oltre 37.000 specie aliene sono state introdotte nel mondo dalle attività umane, di cui almeno 3.500 classificate come invasive, con un ritmo di circa 200 nuove specie aliene introdotte ogni anno: un livello senza precedenti nella storia umana. Il costo globale, sempre secondo IPBES, è stimato in oltre 423 miliardi di dollari l’anno, e sta crescendo del 400% per decennio dal 1970.

Per quanto riguarda l’Italia, la più recente Relazione ISPRA sulle specie aliene in Italia, pubblicata nel novembre 2025 da Laura Carnevali e Piero Genovesi su richiesta del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, indica che il numero di specie aliene introdotte nel nostro Paese supera oggi le 3.800 unità, con circa il 15% classificate come invasive. Le stime ISPRA quantificano in oltre 500 milioni di euro all’anno i costi che queste specie generano per la biodiversità e per l’economia. Una quota significativa arriva proprio dal commercio di animali da compagnia.

Il caso scuola è la testuggine palustre americana Trachemys scripta. Per decenni l’abbiamo comprata nei negozi e nelle bancarelle come «tartarughina dalle orecchie rosse» o «dalle orecchie gialle». Costava poco, sembrava innocua. Poi cresceva, diventava ingombrante, mordeva, sporcava. E veniva liberata nel laghetto del parco più vicino. L’IUCN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, la include tra le cento specie invasive più dannose al mondo. È inserita nella lista UE di rilevanza unionale (Regolamento UE 1143/2014, recepito in Italia dal Decreto Legislativo 230/2017). In Italia ISPRA e MASE hanno dovuto pubblicare un Piano d’Azione Nazionale per gestirla.

Il problema è semplice. La Trachemys è un predatore vorace di anfibi, pesci, uova, piante acquatiche. Compete direttamente con la Emys orbicularis, l’unica testuggine palustre autoctona italiana, classificata «prossima alla minaccia» nella Red List IUCN. Risultato: la nostra biodiversità autoctona perde colpi, mentre ISPRA, le Regioni e i parchi devono spendere soldi e personale per provare a contenere una specie che è arrivata qui, semplicemente, perché qualcuno l’ha comprata in un negozio e poi l’ha mollata.

L’abbandono di una specie esotica invasiva, va detto, è reato: lo prevede esplicitamente l’articolo 6 del D.Lgs. 230/2017, in combinato disposto con l’articolo 727 del codice penale. Ma il danno ecologico, una volta fatto, è quasi sempre irreversibile.

E la Trachemys è solo l’esempio più noto. Pesci rossi (Carassius auratus) gettati nei laghi che, secondo studi pubblicati su Ecology of Freshwater Fish e NeoBiota, possono crescere fino a dieci volte la loro stazza media e diventare predatori invasivi delle specie autoctone. Parrocchetti dal collare fuggiti dalle gabbie e oggi colonie stabilizzate sopra Roma e Milano. Gamberi della Louisiana acquistati per acquari e rilasciati nei canali italiani. Persino piante ornamentali come l’ailanto. Ogni caso ha la stessa origine: il modello «vedo, mi piace, compro» applicato a un essere vivente di cui non sappiamo nulla.

Il punto sistemico

E qui sta il punto. Adottare un cane o un gatto da un canile, o adottare un animale già presente in Italia in cerca di casa, non è un gesto romantico. È un gesto di sistema. Significa togliere un cliente a una filiera che la Commissione europea ha definito criminale, alleggerire una spesa pubblica che oggi vale due volte e mezzo i nostri Parchi nazionali, smettere di alimentare l’industria delle puppy mills e, soprattutto, non trasformare il proprio impulso di consumo nella prossima specie invasiva da rincorrere.

L’adozione consapevole significa anche questo: scegliere un animale compatibile con il contesto in cui si vive, in un percorso accompagnato (i rifugi seri fanno colloqui, visite a casa, periodi di prova), invece di un acquisto d’impulso da carrello e-commerce. Significa accettare di non avere il «cucciolo di razza in offerta a 300 euro», che con altissima probabilità rientra in quella zona grigia che FOUR PAWS stima nel 79% della domanda UE: allevamenti intensivi, cucciolate non registrate, mercato nero. Tre canali diversi, una stessa filiera che si tiene in piedi grazie a noi che compriamo.

E significa anche capire che le leggi, da sole, non bastano. Il Regolamento UE del 28 aprile 2026 è un passo enorme, ma se la domanda continua a esistere, la filiera trova sempre un modo di soddisfarla. Il modo per chiudere il rubinetto è uno solo: non comprare.

Centomila cani in canile, sei milioni di cuccioli all’anno solo nella UE (quasi nove se allarghiamo all’Europa intera), oltre 3.800 specie aliene introdotte in Italia, 248 milioni di euro di spesa pubblica annua. Sono numeri che descrivono lo stesso fenomeno: l’animale come prodotto, comprato senza domande, abbandonato senza conseguenze. L’adozione è il punto in cui questa catena si spezza.

Il green si fa, anche nelle cucce.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/sostenibilita-cani-gatti-guida-pratica/

Team Eywa, 2026. Guida pratica alla convivenza sostenibile con cani e gatti, dalla ciotola alla lettiera.

https://eywadivulgazione.it/maltrattamento-animali-cosa-fare-denuncia-guida/

Team Eywa, 2026. Manuale operativo Eywa sulla protezione animali e sulle modalità di denuncia.

https://eywadivulgazione.it/gli-alieni-sono-gia-qui-e-noi-li-abbiamo-invitati-come-riconoscere-e-fermare-le-specie-invasive-prima-che-sia-troppo-tardi/

Team Eywa, 2025. Specie invasive in Italia, come riconoscerle e segnalarle.

https://eywadivulgazione.it/piu-di-amici-perche-gli-animali-domestici-sono-il-cuore-delle-nostre-case/

Eywa Divulgazione. Contesto culturale e responsabilità della convivenza con animali domestici.

Bibliografia essenziale

https://food.ec.europa.eu/system/files/2023-12/agri-fraud_report_Illegal-trade_cats-dogs.pdf

Commissione europea, DG SANTE, 2023. Report ufficiale «Illegal Trade of Cats and Dogs», esiti dell’azione coordinata UE 2022-2023 con dati su rotte, frodi, procedimenti giudiziari e cooperazione con Europol.

https://food.ec.europa.eu/food-safety/eu-agri-food-fraud-network/eu-coordinated-actions/illegal-movement-pets_en

Commissione europea. Pagina ufficiale dell’azione coordinata UE contro il commercio illegale di animali da compagnia, nella cornice della Strategia UE contro la criminalità organizzata 2021-2025.

https://www.europarl.europa.eu/news/it/press-room/20260423IPR41833/prime-norme-ue-per-proteggere-cani-e-gatti-da-maltrattamenti

Parlamento europeo, 23 aprile 2026. Comunicato stampa ufficiale sull’approvazione del primo Regolamento UE per il benessere e la tracciabilità di cani e gatti, con dati su mercato (1,3 miliardi di euro l’anno), quota online (60%) e richiesta di tutele (74% dei cittadini europei, Eurobarometro 2023).

https://www.altalex.com/documents/news/2026/05/07/animali-compagnia-nuove-norme-europee-cani-gatti

Altalex, 7 maggio 2026. Analisi del nuovo Regolamento UE sul benessere e la tracciabilità di cani e gatti approvato il 28 aprile 2026.

https://www.anmvioggi.it/rubriche/europa/78863-cani-e-gatti-strasburgo-ha-approvato-il-primo-regolamento-europeo.html

ANMVI Oggi, 28 aprile 2026. Approvazione finale del primo Regolamento UE su benessere e tracciabilità di cani e gatti con voto in Parlamento europeo (558 favorevoli, 35 contrari, 52 astenuti).

https://www.legambiente.it/rapporti-e-osservatori/animali-in-citta/

Legambiente, 2025. XIV Rapporto «Animali in Città» con dati 2024 su randagismo, spesa pubblica, performance dei Comuni e delle ASL.

https://legambienteanimalhelp.it/animalincittav2_XIV/

Legambiente, 2025. Versione integrale del XIV Rapporto Animali in Città con dati dettagliati regione per regione.

https://www.quotidianosanita.it/cronache/benessere-animale-oltre-cani-nei-canili-italiani-pi-dell-in-regioni-del-sud-gemmato-un-miliardo-di-spesa-e-rischio-zoomafia/

Quotidiano Sanità, 2024. Conferenza stampa del Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato del 17 ottobre 2024 con dati SINAC: oltre 100.000 cani nei canili italiani, l’80% in cinque regioni del Sud.

https://www.salute.gov.it/anagcaninapublic_new/home.jsp

Ministero della Salute. Anagrafe Animali d’Affezione, banca dati ufficiale.

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/fauna-ambiente-uomo/file/relazione_ias_comitato-faunistico_19_11_2025.pdf

Carnevali L., Genovesi P., 2025. Relazione sulle specie aliene in Italia: status, normativa e strategie di contrasto. Rapporto tecnico ISPRA elaborato su richiesta del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale: oltre 3.800 specie aliene introdotte in Italia, circa il 15% invasive, costi annui stimati oltre 500 milioni di euro.

https://www.specieinvasive.isprambiente.it/specie-aliene-invasive

ISPRA. Sito istituzionale sulle specie aliene invasive, inquadramento normativo e schede tecniche.

https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2023/09/specie-aliene-invasive-i-nuovi-dati-del-rapporto-ipbes

ISPRA, 2023. Sintesi del Rapporto IPBES sulle specie aliene invasive con dati globali: oltre 37.000 specie aliene nel mondo, 3.500 invasive, 200 nuove specie l’anno, 423 miliardi di dollari di costi annui.

https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/pg_trachemys_2020_def-pdf

ISPRA, MASE, 2020. Piano nazionale per la gestione della testuggine palustre americana Trachemys scripta.

https://media.4-paws.org/b/5/a/6/b5a69681da94fa61edddf0b00c8a101d2482ba8a/2024-10-29_Billion-Euro-Industry-Report_web.pdf

FOUR PAWS, ottobre 2024. Report «Billion Euro Industry» con stime aggiornate su domanda UE di cuccioli (circa 6 milioni l’anno), fonti di provenienza e percentuale di domanda da fonti non tracciabili (79%).

https://www.eurogroupforanimals.org/what-we-do/areas-of-concern/online-pet-trade

Eurogroup for Animals. Dossier sul commercio online di animali da compagnia, con dati sul valore del mercato e sulle dinamiche illegali.

https://www.lav.it/news/traffico-cuccioli-zoomafia

LAV. Inquadramento del traffico di cuccioli come fenomeno zoomafioso e cornice della Legge 201/2010.

https://sosonline.aduc.it/normativa/legge+201+2010+ratifica+convenzione+protezione_20373.php

Legge 4 novembre 2010, n. 201. Ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, con norme penali e amministrative sul traffico illecito di animali da compagnia (art. 4) e sulle aggravanti per condotta reiterata o organizzata.

https://www.legambiente.it/notizie-dal-territorio/trecastelli-an-sequestro-allevamento-lager-con-859-cani/

Legambiente, 20 gennaio 2021. Sequestro dell’allevamento lager di Trecastelli con 859 cani e focolaio di Brucella canis.

 

Alice Salvatore
Alice Salvatore
Alice Salvatore, è una politica “scollocata”, il concetto di scollocamento è un atto di volontaria autodeterminazione. Significa abbandonare un lavoro sicuro e redditizio, per seguire le proprie aspirazioni e rimanere coerente e fedele al proprio spirito. Alice Salvatore si è dunque scollocata, rinunciando a posti di prestigio, profumatamente remunerati, per non piegare il capo a logiche contrarie al suo senso etico e alla sua coerenza. Con spirito indomito, Alice continua a fare divulgazione responsabile, con un consistente bagaglio esperienziale nel campo della politica, dell’ambiente, della salute, della società e dell’urbanistica. La nostra società sta cambiando, e, o cambia nella direzione giusta o la cultura occidentale arriverà presto al TIME OUT. Alice è linguista, specializzata in inglese e francese, ha fatto un PhD in Letterature comparate Euro-americane, e macina politica ed etica come respira.
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