HomeAttualitàMetro C alla Farnesina: che fine fanno gli alberi? Possiamo chiederlo adesso

Metro C alla Farnesina: che fine fanno gli alberi? Possiamo chiederlo adesso

I Dossier di Eywa
Metro C: la richiesta sugli alberi, già compilata
Chiede a Roma Capitale e a Roma Metropolitane il censimento degli alberi delle stazioni Auditorium e Farnesina, che cosa prevede il progetto per ciascuno, le perizie agronomiche e il piano delle compensazioni. Destinatari, oggetto e aree già scritti.
24 KB · 0 download · 🔒 Riservato

Il 23 luglio 2026 due pezzi di Roma pieni di alberi sono passati in mano a un’impresa. A un mese di distanza, nessun documento pubblico dice quanti di quegli alberi resteranno in piedi.

Roma Metropolitane ha consegnato le aree delle stazioni Auditorium e Farnesina al contraente generale, cioè l’impresa che si prende in carico la costruzione dell’intera opera. Si tratta della T1, il tratto di linea C che porterà la metropolitana fino all’area del Foro Italico. Il cantiere di Farnesina si prende piazzale della Farnesina, il parcheggio dei bus e l’area del deposito Ama, l’azienda dei rifiuti di Roma, più due aree di appoggio sul lungotevere Maresciallo Diaz. Quello di Auditorium sta nello spazio ludico sportivo fra il Palazzetto dello Sport e viale Tiziano. Passaci davanti e vedi subito una cosa: sono aree alberate. Nel comunicato che le elenca una per una, la parola alberi non compare mai.

Il documento che manca è uno solo, e al 20 agosto 2026 non l’abbiamo trovato da nessuna parte: l’elenco degli alberi che stanno oggi in quelle aree, con scritto accanto a ciascuno che cosa gli succederà. Quanti restano dove sono. Quanti vengono spostati altrove. Quanti vengono tagliati. Abbiamo guardato i due comunicati di Roma Capitale sull’opera, il sito e la sezione avvisi di Roma Metropolitane, il portale Società trasparente. Il conto degli alberi nuovi c’è. Il conto di quelli che ci sono già, no.

Duecentosessanta alberi, ma per quali stazioni?

Il 18 febbraio 2026, presentando i cantieri, Roma Capitale scrive che «l’intero intervento, inoltre, avrà un bilancio ambientale positivo anche grazie alla piantumazione di nuovi 260 alberi e 4 Tiny Forest». Le Tiny Forest sono micro boschi: tanti alberi piantati fitti su una superficie anche piccola, per farli crescere in fretta. Il punto è quel «l’intero intervento», perché l’intero intervento sono sei stazioni: le quattro della tratta T2, che arriva a Mazzini, e le due della T1, Auditorium e Farnesina.

Due mesi dopo, la risposta dell’assessorato all’Ambiente sulle stazioni della T2 racconta che i 259 alberi piantati per compensare quelli tolti sono già a terra, che le quattro Tiny Forest andranno a Monte Mario e nell’area verde di via Sabotino, e che alla fine dei lavori, quando le superfici sopra le nuove stazioni verranno sistemate, ne arriveranno altre 156. Le Tiny Forest sono le stesse quattro annunciate a febbraio, non altre quattro.

Facciamo il conto insieme, che è semplice. I 260 alberi annunciati per sei stazioni risultano già quasi tutti assegnati alle quattro stazioni della T2. Per Auditorium e Farnesina, allora, che cosa è previsto? Non è un’accusa: è una domanda. E non ha una risposta pubblica.

Sulla stessa metropolitana è già successo

Il 31 marzo 2026 quattro realtà di quartiere, Tutti per Roma, Prati Verde, Comitato Aurelio per l’ambiente e Insieme 17, hanno scritto agli assessori chiedendo i numeri delle fermate di Piazza Pia, via Barletta, Mazzini/Clodio e piazza della Chiesa Nuova. Una lettera, e nient’altro. La risposta dell’assessora all’Ambiente arriva ad aprile, e dentro c’è un passaggio che nessun comunicato aveva raccontato.

Su 359 alberi contati uno per uno, 259 erano stati giudicati incompatibili con i lavori. Il progetto esecutivo, cioè la versione definitiva del progetto, quella che stabilisce nel dettaglio che cosa si fa e come, ne prevedeva 61 da spostare e 188 da abbattere. Poi l’assessorato chiede di rivedere il piano. Alla fine gli abbattimenti sono stati 33, gli spostamenti 142, e 84 alberi sono rimasti dove erano. Da 188 a 33.

Attenzione però, qui è facile prendere la scorciatoia sbagliata. Il piano non è cambiato perché i cittadini hanno chiesto i dati: è cambiato su richiesta dell’assessorato. Quando le associazioni hanno chiesto i dati, però, quel cambiamento è diventato verificabile, numeri alla mano. Sono due fatti distinti e contano entrambi. Il primo dice che le decisioni sugli alberi si possono ancora cambiare mentre i lavori vanno avanti. Il secondo dice che, se nessuno chiede, quelle decisioni restano invisibili fino al rumore delle motoseghe.

E c’è una terza cosa, la più utile di tutte: quell’elenco albero per albero esiste. È stato prodotto una volta, su questa stessa opera. Per Auditorium e Farnesina non è pubblico. A febbraio il progetto esecutivo della T1 non era ancora verificato e approvato, i cantieri sono partiti a luglio, e in mezzo, sul verde, non è uscito niente.

Per chiedere non serve un avvocato, e nemmeno una motivazione

Sull’ambiente la legge italiana è insolitamente larga in entrata. Il decreto legislativo 195 del 2005 riconosce a chiunque il diritto di chiedere a un ente pubblico le informazioni ambientali che ha in mano, senza dimostrare di essere parte in causa e senza spiegare perché le vuole. Non serve abitare lì. Non serve essere iscritti a un’associazione. In parallelo si può usare l’accesso civico generalizzato, quello che quasi tutti chiamano FOIA, dal nome della legge americana sulla libertà di informazione: stesso meccanismo, chiunque, nessuna motivazione, e trenta giorni di tempo per rispondere.

Larga in entrata, molto meno in uscita. Lo stesso decreto, all’articolo 5-bis, permette di negare i documenti per tutelare gli interessi economici e commerciali di un privato, ed è l’appiglio più probabile per non consegnare le carte di un progetto presentato da un’impresa. Sulla strada ambientale quell’eccezione è più stretta e va pesata contro l’interesse pubblico a sapere: per questo conviene bussare prima da quella porta. E se arriva un no, o non arriva proprio niente, chiedere il riesame non costa un euro: si scrive al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, cioè la persona che dentro ogni amministrazione ha il compito di vigilare su questo. Dopo restano il difensore civico della Città metropolitana e il TAR, il tribunale davanti al quale si contestano le decisioni della pubblica amministrazione.

Conta anche a chi si scrive, e qui l’errore è comune. Metro C, il contraente generale che realizza l’opera, è una società privata: l’accesso civico non la raggiunge in quanto tale. I documenti si chiedono a chi li detiene come amministrazione, e cioè al Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale, alla struttura commissariale per la linea C e a Roma Metropolitane, che dell’opera è il soggetto aggiudicatore, l’ente che l’ha messa a gara e ne conserva le carte tecniche. È una società a controllo pubblico e dal 2019 è in liquidazione, cioè in fase di chiusura.

Poi conta chiedere le cose giuste, perché una richiesta vaga torna indietro per integrazioni mentre una precisa lascia molto meno spazio alle risposte evasive. Quindi si chiede il censimento degli alberi nelle aree di cantiere, cioè l’elenco con specie, dimensioni e stato di salute di ogni pianta. Si chiede, per ogni singolo esemplare, che cosa prevede il progetto esecutivo approvato: se resta in piedi, se viene espiantato, cioè tirato su con tutta la zolla di terra intorno alle radici per essere ripiantato altrove, o se viene abbattuto. Si chiedono le perizie agronomiche, cioè le relazioni firmate dai tecnici del verde su cui quella scelta si appoggia, e le alternative studiate per non toccarlo. Per gli alberi da spostare, dove finiranno, con quale tecnica e chi controllerà negli anni successivi quanti sono sopravvissuti. Per quelli da abbattere, la motivazione tecnica riferita a quell’albero preciso, non al cantiere in generale. Infine il piano delle compensazioni e il calendario dei lavori.

Serve anche a evitare la trappola dell’aritmetica. I 259 alberi di compensazione corrispondono esattamente ai 259 giudicati incompatibili: uno tolto, uno piantato, conto pari. Sulla carta. Ma gli alberi nuovi sono alti fra quattro metri e quattro metri e mezzo, e un platano adulto e un alberello non fanno la stessa ombra e non trattengono la stessa acqua. È come sostituire un ombrellone da spiaggia con un ombrellino da cocktail e sostenere che il numero degli ombrelli non è cambiato.

E nemmeno uno spostamento è un albero salvato. Nella risposta di aprile diversi esemplari non hanno potuto essere spostati, e i cipressi di viale Mazzini sono stati esclusi perché per muoverli avrebbero dovuto tagliare via tanta chioma, cioè la parte fatta di rami e foglie, da ucciderli. Il numero, da solo, non dice niente: contano la specie, la chioma e il posto dove l’albero finisce.

Il modello vale per qualunque città

Abbiamo preparato una richiesta già scritta, da compilare: cambi il nome del Comune, dell’opera e dell’area, e la mandi. Funziona per una metropolitana, ma anche per una strada, una scuola, un parcheggio, una piazza da rifare. Nel caso romano va al Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale e a Roma Metropolitane, che come soggetto aggiudicatore detiene la documentazione tecnica. Dentro c’è anche la domanda sui 260 alberi.

I Dossier di Eywa
Alberi e cantieri pubblici: il modello da compilare
Il modulo in bianco, valido per qualsiasi Comune e qualsiasi opera, dalla metropolitana alla piazza da rifare. Chiedi il censimento degli alberi, il destino di ciascuno, le perizie e le compensazioni: non devi dire perché li vuoi.
31 KB · 0 download · 🔒 Riservato

Eywa dice…

Non stiamo chiedendo di fermare la metropolitana. Una metropolitana è essa stessa un’infrastruttura ambientale, e metterla contro gli alberi è il modo più comodo per non decidere niente. Chiedere i documenti, da solo, non salva un albero. Rende però impossibile raccontare a cose fatte una sostenibilità che nessuno ha potuto controllare. E il precedente dice che siamo ancora in tempo: non sull’approvazione del progetto, che è cosa fatta, ma sull’esecuzione, che è esattamente il punto in cui i 188 sono diventati 33.

Il green si fa, non si dice. E si verifica, finché si è in tempo.

Scarica il modello, cambia i nomi e invialo.

Approfondimenti Eywa

Prima che arrivino le motoseghe: come monitorare il verde urbano in anticipo come si intercetta un abbattimento prima che avvenga, usando censimento arboreo, albo pretorio e appalti comunali.

Abbattimento di alberi comunali: normativa, perizie e diritti dei cittadini quali atti un Comune deve avere prima di tagliare, e come si chiedono.

Alberi nei cantieri urbani: quando la tutela esiste ma viene sistematicamente aggirata perché un albero dentro un cantiere muore anche senza essere abbattuto, e mesi dopo.

Zollatura degli alberi: cos’è davvero, quando serve e come riconoscere un trapianto fatto bene i criteri tecnici per capire se uno spostamento è un’operazione seria o una copertura, e che cosa si guarda nella zolla.

Perché i Comuni italiani tagliano alberi maturi e li sostituiscono con alberelli che muoiono le cause strutturali della sostituzione uno a uno, e cosa si può chiedere.

Microforeste urbane: il metodo Miyawaki contro il caldo che cosa una Tiny Forest può fare davvero contro il calore urbano, e che cosa no.

Come segnalare un problema al Comune (anche quando il Comune ha sbagliato) perché una segnalazione protocollata obbliga l’amministrazione a rispondere.

Roma, la città più verde d’Europa che non riesce a farsi ombra il paradosso dei quartieri centrali senza alberi in una città verde per due terzi.

Fonti

Linea C, aprono i cantieri delle stazioni Auditorium e Farnesina Roma Capitale, 23 luglio 2026: consegna delle aree, perimetro dei due cantieri e composizione del contraente generale.

Completamento linea Metro C: partono i cantieri Roma Capitale, 18 febbraio 2026: annuncio dei 260 alberi e delle 4 Tiny Forest, frase sul bilancio ambientale, perimetro delle tratte T2 e T1.

A proposito degli alberi e del cantiere della metro C Tutti per Roma, 31 marzo 2026: la lettera delle quattro associazioni e le stazioni interessate.

La risposta dell’assessora Alfonsi sugli alberi e il cantiere della metro C Tutti per Roma, 16 aprile 2026: la lettera originale dell’assessorato, fonte dei numeri.

Metro C e alberi, le risposte dell’assessora Alfonsi Carteinregola, 19 aprile 2026: gli stralci della lettera con 359 censiti, 259 incompatibili, 61 e 188 previsti, 142 trapianti, 84 rilasci, 33 abbattimenti, 259 compensazioni, 4 Tiny Forest e 156 piantumazioni finali.

Metro C e il «miracolo» degli alberi: perché i conti non tornano Carteinregola, 22 aprile 2026: l’analisi agronomica sui limiti della compensazione uno a uno.

Avviso pubblico sulla tratta T1, da Farnesina a Clodio/Mazzini Roma Metropolitane S.r.l. in liquidazione, 15 settembre 2025: qualifica di soggetto aggiudicatore e deposito del progetto definitivo.

Decreto legislativo 195 del 2005 sull’accesso all’informazione ambientale il testo che riconosce a chiunque il diritto di chiedere i dati ambientali detenuti dagli enti pubblici, senza obbligo di motivazione.

Accesso civico generalizzato, la scheda di Roma Capitale il riferimento normativo, cioè l’articolo 5, comma 2, del decreto legislativo 33 del 2013, come si presenta l’istanza, i trenta giorni, i limiti dell’articolo 5-bis e i rimedi in caso di rifiuto, riesame al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza compreso.

Team Eywa
Team Eywa
Redazione di Eywa Divulgazione. I migliori collaboratori e giornalisti che si impegnano per una divulgazione green concreta e reale.
Ti possono interessare

Più letti