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Comprare astici per liberarli in mare: perché il gesto delle due turiste americane a Pompei non è ecologia

Il video virale del gesto delle due turiste americane racconta una storia di empatia mal informata, biologia marina e quadro giuridico.

Il video è di quelli costruiti per circolare. Una madre e una figlia, in vacanza dal Texas, comprano l’intero acquario di astici di un ristorante a Pompei, prendono un taxi, raggiungono la spiaggia di Castellammare di Stabia e li rimettono in acqua. Bacinella di plastica, smartphone acceso, sole campano, dieci crostacei che scivolano nel Tirreno. La frase che chiude la sequenza è già didascalia: «Mentre nuotavano via, ci è sembrato di sentirle cantare Bella Ciao».

Una parte dei social ha letto la scena come gesto di sensibilità. La biologia marina ha letto altro. Vale la pena guardare cosa, e con quali fonti.

Chi erano davvero quegli astici

Negli acquari dei ristoranti italiani gli esemplari più frequenti non sono astici del Mediterraneo. Sono Homarus americanus, l’astice americano (chiamato anche «canadese»), specie originaria dell’Atlantico nordoccidentale e riconoscibile per la colorazione tendente al bruno, lontana dal blu intenso dell’Homarus gammarus europeo. Dalle immagini diffuse, gli esemplari liberati appartenevano con ogni probabilità alla specie americana. La differenza non è gastronomica, è ecologica.

Per il Mar Mediterraneo l’astice americano è una specie aliena. La cornice normativa attorno al suo rilascio in mare è più articolata di quanto i titoli di stampa abbiano lasciato intendere. Il Regolamento UE 1143/2014 e il suo recepimento italiano, il D.Lgs. 230/2017, vietano commercio, detenzione, trasporto e soprattutto rilascio in natura delle specie esotiche invasive inserite negli elenchi ufficiali di rilevanza unionale, e Homarus americanus a oggi non vi figura. Ma il rilascio in mare di organismi non autoctoni non si muove in un vuoto giuridico. La Direttiva Habitat 92/43/CEE, all’articolo 22, impegna gli Stati membri a disciplinare e, dove necessario, vietare l’introduzione intenzionale in natura di specie alloctone. La Convenzione di Berna del 1979, all’articolo 11, prevede il controllo stretto dell’introduzione di specie non native. E in Italia il D.P.R. 1639/1968, regolamento per la pesca marittima, prevede controlli e autorizzazioni per l’introduzione in mare di specie non autoctone. Le ipotesi sanzionatorie circolate sulla stampa, che parlano di profili penali fino alla reclusione, vanno distinte dal quadro effettivo: il regime delle specie esotiche prevede sanzioni amministrative per le specie in elenco, mentre eventuali profili penali richiederebbero un accertamento autonomo del danno o di altre fattispecie applicabili.

Il rischio invisibile: i patogeni

E qui sta il punto che il video non racconta. L’astice americano può essere vettore di patogeni rilevanti per i crostacei del genere Homarus, tra cui Aerococcus viridans var. homari, agente della gaffkemia, una setticemia batterica documentata in letteratura scientifica fin dagli anni Sessanta e pericolosa anche per l’astice europeo. Aggiungere a questa carta i possibili parassiti del carapace e il rischio di ibridazione genetica con l’astice europeo, e la liberazione di dieci esemplari provenienti da una vasca refrigerata di stabulazione diventa qualcosa di molto diverso da un atto d’amore. Diventa un’iniezione di rischio in un mare già sotto pressione.

L’ISPRA registra in media una nuova segnalazione di specie aliena nel Mediterraneo ogni nove giorni. Le rotte di ingresso sono il Canale di Suez, le acque di zavorra delle navi, l’acquariofilia, l’acquacoltura. Il «turismo della liberazione» è una rotta nuova, ancora poco studiata, ma altrettanto efficace.

Cosa rischiano gli astici, cosa la scena non mostra

C’è un ulteriore aspetto importante. Gli astici liberati a Castellammare di Stabia non sono animali pronti a tornare in mare. Vengono da vasche refrigerate, sono spesso disidratati, hanno le chele legate, non hanno coordinazione predatoria, non riconoscono i fondali. Passare in pochi minuti dall’acqua a temperatura controllata di una vasca al Tirreno costiero significa shock termico, disorientamento, vulnerabilità totale. La «ultima possibilità» raccontata in inglese al ristoratore è, nei fatti, una probabile morte lenta da predazione o da stress termico e fisiologico.

A questo si aggiunge un’evidenza scientifica che vale la pena richiamare. Già nel 2021 un rapporto della London School of Economics, analizzando oltre trecento studi, ha riconosciuto i crostacei decapodi come esseri senzienti, capaci di provare dolore e sofferenza. Il Regno Unito ha tradotto quel principio nell’Animal Welfare (Sentience) Act del 2022 e, alla fine del 2025, ha annunciato l’introduzione di un divieto della bollitura da vivi. In Italia il punto fermo resta la sentenza n. 30177/2017 della Corte di Cassazione, che ha confermato la condanna per maltrattamento (art. 727 c.p.) a carico di un ristoratore di Campi Bisenzio per la detenzione di crostacei vivi su ghiaccio con le chele legate. La Cassazione ha scritto, in modo netto, che si tratta di pratica «produttiva di gravi sofferenze». Sul piano locale la capofila è Roma. Il Regolamento Comunale Tutela Animali (Deliberazione del Consiglio Comunale n. 275 del 24 ottobre 2005), all’articolo 52 lettera e), vieta in modo esplicito di «tenere permanentemente le chele legate ai crostacei», e alla lettera b) impone vasche di stabulazione con ossigenazione e dimensioni minime parametrate alla taglia dell’animale. Non è una clausola di stile. Nel 2018 un ristoratore di piazza Vittorio Emanuele II è stato sanzionato proprio in base a quegli articoli, e tra 2024 e 2025 sono arrivate altre multe a supermercati e ristoranti della capitale, su esposto di LAV Roma e delle Guardie zoofile EARTH. Negli anni il principio è entrato anche nei regolamenti comunali di Parma, Ferrara, Monza e Foggia, con regole locali sulla detenzione o sulla cottura dei crostacei vivi.

Buone intenzioni, cattiva ecologia

La storia di Castellammare appartiene a una famiglia di gesti che la conservazione conosce bene. È la stessa logica che ha riempito le fontane italiane di Trachemys scripta, la tartaruga acquatica americana, oggi inserita nella lista delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale. Era amore, era tenerezza per i cuccioli cresciuti troppo. È diventata una minaccia per la testuggine palustre europea Emys orbicularis. Lo stesso meccanismo ha portato in Italia il gambero della Louisiana, lo scoiattolo grigio, la nutria. L’empatia non informata produce effetti opposti a quelli dichiarati. È l’effetto-Bambi della conservazione, e non funziona.

Fabio Crocetta, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli ed esperto di specie aliene, ha definito quello di Pompei «un gesto evidentemente avventato», ricordando che ogni reimmissione in natura «deve legarsi a studi preliminari, in primis la caratterizzazione molecolare del pool genico degli esemplari da introdurre». Tradotto: liberare animali in mare non è un’azione che si improvvisa con un taxi e una bacinella.

Cosa si può fare davvero

Se l’obiettivo è proteggere quegli animali, il punto di leva non è l’acquario del ristorante. È prima.

Si può scegliere di non frequentare ristoranti che espongono crostacei vivi in vasche o su ghiaccio, e segnalare alle ASL o ai NAS i casi di detenzione in condizioni incompatibili con la sentenza della Cassazione del 2017. Si può sostenere campagne come «Dalla parte dei crostacei» di Animal Law Italia, che chiede al Parlamento italiano di riconoscere i crostacei decapodi come esseri senzienti e di vietarne la cottura da vivi. Si può chiedere al proprio Comune di adottare un’ordinanza sul modello di Parma, Ferrara, Monza e Foggia. Si può, infine, fare la cosa più scomoda: ridurre o eliminare il consumo di astici e aragoste, soprattutto quando la filiera, opaca, mescola Mediterraneo e Nord America come fossero la stessa cosa.

C’è una distinzione che il video di Castellammare aiuta a vedere bene. Tra il gesto che cura un ecosistema e il gesto che produce contenuto, la differenza è una sola: chi paga il conto. In questo caso l’hanno pagato dieci astici, con probabilità di sopravvivenza molto ridotte, e un mare che non aveva chiesto di accoglierli.

Il green si fa. Non si gira.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/gli-alieni-sono-gia-qui-e-noi-li-abbiamo-invitati-come-riconoscere-e-fermare-le-specie-invasive-prima-che-sia-troppo-tardi/. Eywa Divulgazione. Specie aliene invasive: cosa sono, come arrivano nei nostri ecosistemi, come riconoscerle e fermarle prima che sia troppo tardi.

https://eywadivulgazione.it/animal-welfare-bill-regno-unito-italia-diritti-animali/. Eywa Divulgazione. Animal Welfare Bill nel Regno Unito e il ritardo italiano nel riconoscimento giuridico della sentienza animale.

https://eywadivulgazione.it/maltrattamento-animali-cosa-fare-denuncia-guida/. Eywa Divulgazione. Maltrattamento di animali: cosa prevede la legge, come riconoscerlo, come e a chi denunciare.

https://eywadivulgazione.it/adottare-cane-gesto-ecologico-traffico-cuccioli/. Eywa Divulgazione. Adottare un cane come gesto ecologico: traffico di cuccioli, allevamenti opachi, scelte informate.

https://eywadivulgazione.it/gli-animali-liberi-del-lazio-quando-la-liberta-diventa-una-colpa/. Eywa Divulgazione. Animali rilasciati in natura senza criterio: quando la «liberazione» diventa un danno per l’ecosistema e per gli animali stessi.

https://eywadivulgazione.it/praterie-posidonia-mare-ligure/. Eywa Divulgazione. Praterie di Posidonia nel Mar Ligure: biodiversità marina sotto pressione e perché ogni introduzione conta.

Bibliografia

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32014R1143. Parlamento europeo e Consiglio, 2014, Regolamento (UE) 1143/2014 sulla prevenzione e gestione delle specie esotiche invasive.

https://specieinvasive.isprambiente.it/specie-di-rilevanza-unionale. ISPRA. Elenco aggiornato delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale di cui al Regolamento UE 1143/14.

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:31992L0043. Consiglio delle Comunità europee, 1992, Direttiva Habitat 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, articolo 22 sulle introduzioni di specie non autoctone.

https://www.mase.gov.it/portale/convenzione-di-berna. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Scheda istituzionale sulla Convenzione di Berna del 1979 sulla conservazione della vita selvatica e degli habitat naturali in Europa, ratificata dall’Italia con L. 503/1981.

https://faolex.fao.org/docs/pdf/ita5550.pdf. Presidente della Repubblica, 1968, D.P.R. 2 ottobre 1968 n. 1639, regolamento per l’esecuzione della legge sulla pesca marittima (testo integrale FAO).

https://www.mase.gov.it/portale/specie-esotiche-invasive. Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, sezione istituzionale sulle specie esotiche invasive.

https://www.szn.it. Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, ente pubblico di ricerca, dipartimento di Ecologia Marina Integrata di cui fa parte Fabio Crocetta.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/29/turiste-comprano-tutti-gli-astici-del-ristorante-e-corrono-a-liberarli-in-mare-la-rabbia-degli-esperti-si-distrugge-lecosistema-rischiano-fino-a-3-anni-di-carcere/8369839/. Il Fatto Quotidiano, 2026, ricostruzione dell’episodio con dichiarazioni degli esperti.

https://www.dire.it/comprano-gli-astici-al-ristorante-e-li-liberano-nel-tirreno-ma-e-reato-sono-la-specie-americana/. Agenzia DIRE, 2026, ricostruzione dell’episodio con dichiarazione di Fabio Crocetta (Stazione Zoologica Anton Dohrn).

https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/istituzioni/2017/06/16/cassazionegli-astici-soffrono-nel-ghiaccioe-maltrattamento_eee6119f-9c93-460f-a989-1df042109b21.html. ANSA, 2017, sintesi della sentenza Cassazione n. 30177/2017 sul maltrattamento di crostacei detenuti su ghiaccio.

https://www.fanpage.it/roma/conservare-astici-sul-ghiaccio-con-le-chele-legate-non-e-reato-il-giudice-assolve-un-ristoratore/. Fanpage, 2023, sintesi della sentenza del Tribunale di Roma di ottobre 2023.

https://ali.ong/dalla-parte-dei-crostacei/. Animal Law Italia, campagna «Dalla parte dei crostacei» e sintesi del rapporto London School of Economics 2021 sulla senzienza dei decapodi.

https://dallapartedeicrostacei.it/. Animal Law Italia, sito ufficiale della campagna petitoria per il riconoscimento dei crostacei decapodi come esseri senzienti in Italia.

https://www.theguardian.com/world/2025/dec/22/boiling-lobsters-alive-banned-animal-cruelty-crackdown. The Guardian, 2025, annuncio della strategia britannica per il divieto della bollitura dei crostacei vivi.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15609881/. Battison et al., 2004, studio peer-reviewed sull’infezione da Aerococcus viridans var. homari (gaffkemia) negli astici.

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