Sei al supermercato, carrello già mezzo pieno, e ti trovi davanti al solito scaffale: bibite gassate in offerta due per uno, merendine formato famiglia scontate del 40%, biscotti industriali che capita di vedere a prezzi inferiori alla frutta fresca. Ti chiedi come sia possibile, poi pensi che in fondo è solo una promozione e vai avanti. Ma le promozioni non nascono dal nulla: hanno una filiera, esattamente come i prodotti che vendono. E quando quella filiera cambia, cambia anche quello che trovi in offerta permanente.
L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, negoziato per anni e firmato il 17 gennaio 2026 (con ratifica però ancora aperta), parla di quote tariffarie su zucchero grezzo, di riduzione dei dazi sulla soia, di accesso preferenziale ai mercati. Eppure, quando quegli ingredienti diventano più convenienti per l’industria, il risultato finale lo vedi sullo scaffale: più cibi ultra-processati, promozioni più aggressive, più calorie per euro. Il junk food non ha bisogno del passaporto. Gli basta un ingrediente industriale più competitivo.
Il meccanismo: logica di mercato
Partiamo dai fatti. L’accordo Mercosur rende duty-free 180.000 tonnellate di zucchero grezzo da raffinazione dentro una quota già prevista, più 10.000 tonnellate per il Paraguay. Non stiamo parlando dello zucchero che metti nel caffè: ma dello zucchero che viene usato nelle ricette industriali, quelle di bibite gassate, prodotti da forno confezionati, snack dolci, salse pronte, cereali per la colazione. Alcune valutazioni d’impatto stimano un aumento nelle importazioni di zucchero da Brasile e Argentina una volta operativo l’accordo.
La catena è semplice: input agricoli più competitivi significano margini più ampi per l’industria. Margini più ampi significano maggiore leva sul prezzo. E la leva sul prezzo si traduce in quello che chiamiamo “promo economy”: offerte ripetute, formati maxi, sconti permanenti che rendono gli ultra-processati sempre super convenienti rispetto agli alimenti freschi o poco processati. È logica di mercato: se l’ingrediente costa meno, il sistema può venderti più calorie per ogni euro e poi parlare di “scelta del consumatore”.
Lo zucchero industriale: perché conta per la salute pubblica
L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) è stata chiara: l’assunzione di zuccheri aggiunti e zuccheri liberi dovrebbe essere “il più bassa possibile”. Le bevande zuccherate rappresentano uno dei principali driver di assunzione eccessiva di zuccheri in Europa, come documentato nei rapporti EFSA che indicano le bevande zuccherate tra i principali contributori al consumo totale di zuccheri aggiunti nell’UE.
Quando lo zucchero diventa più accessibile come materia prima, l’industria può fare due cose: mantenere i prezzi e aumentare i margini, oppure abbassare i prezzi e spingere i volumi. Storicamente, fa entrambe le cose: usa i margini per finanziare promozioni aggressive e riformulazioni che rendono i prodotti ancora più “convenienti”. Le proiezioni OECD-FAO documentano che lo zucchero proveniente da Mercosur in molti scenari risulta più competitivo rispetto alla media europea.
Le evidenze sul legame tra gli ultra-processati e l’obesità si moltiplicano. Uno studio pubblicato su BMJ nel 2023 (con aggiornamento 2025) mostra che la disponibilità e la convenienza economica degli alimenti ultra-processati sono associate a un aumento nei tassi di obesità. Quando gli input diventano più competitivi, aumenta anche la leva su prezzo e volumi; BMJ documenta come questi meccanismi siano associati agli esiti negativi per la salute correlati agli ultra-processati.
La “promo economy”: convenienza permanente o trappola strutturale?
Qui arriviamo al punto Eywa. Il problema non è il singolo prodotto o la singola offerta. Il problema è quando la convenienza diventa strutturale: quando gli scaffali sono progettati per farti comprare più ultra-processati perché “costano meno”, quando le promo ripetute creano l’aspettativa che il prezzo normale sia quello scontato, quando il formato famiglia ti spinge a comprare quantità che nessuna famiglia di tre persone dovrebbe consumare in una settimana.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Europe, rapporto 2025) documenta che le promozioni aggressive sugli alimenti ultra-processati sono collegate a maggior consumo e rischio di obesità infantile. Le politiche raccomandate includono limiti al marketing rivolto ai minori, tassazione sulle bevande zuccherate e restrizioni sulle promozioni. Strumenti già proposti, già valutati, già applicati in alcuni Stati membri come Francia e Regno Unito; in Italia la sugar tax resta una misura discussa e oggetto di rinvii.
La domanda è: se l’Unione Europea sa che questi meccanismi funzionano, perché firma accordi commerciali che amplificano invece la tendenza opposta? E soprattutto, se aumentano i flussi degli ingredienti a basso costo, dove sono i paletti su come quei flussi sono trasformati in prodotti e venduti ai cittadini europei?
Il gateway invisibile: soia, mangimi e la pressione al ribasso
Lo zucchero non è l’unico ingrediente che entra più facilmente. L’accordo Mercosur riduce i dazi sulla soia a zero, favorendo le importazioni di semi e derivati utilizzati soprattutto per i mangimi. Secondo i dati Eurostat 2025, la quota principale della soia importata dall’UE da Brasile e Argentina è destinata ai mangimi per allevamenti. Questo può ridurre i costi dei mangimi e aumentare la pressione competitiva su tutta la filiera delle proteine animali.
Anche qui, la catena è lineare: mangimi più convenienti significano costi di produzione più bassi per carne, latticini e derivati. E costi più bassi significano più spazio per prodotti trasformati economicamente accessibili: dai salumi ultra-processati ai formaggi fusi, dalle salse pronte ai piatti pronti surgelati. Non è solo una questione di zucchero: è una questione di sistema.
Deforestazione: claim o filiera verificabile?
Poi c’è la questione ambientale, che torna dritta sul piatto. Il Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR) è in vigore e prevede obblighi che entrano pienamente a regime con i tempi di applicazione; impone due diligence per garantire che i prodotti consumati in Europa non contribuiscano alla deforestazione o degradazione forestale. In teoria, ogni importazione di soia o zucchero dovrebbe essere tracciabile fino alla parcella di origine.
In pratica? La Corte dei Conti europea (rapporto 2025) ha documentato che una quota rilevante delle importazioni di soia risulta esposta a rischi di non conformità, e i controlli sui green claims come “deforestation-free” spesso non sono verificati come si pensa. Il WWF segnala criticità del Soy Moratorium in Brasile e trend di deforestazione collegati al commercio di commodity.
Aumentare i flussi di commodity a rischio senza rafforzare i sistemi di controllo e la disponibilità di dati pubblici significa scommettere sul fatto che “andrà tutto bene”. Ma “deforestation-free” sono solo parole. La sostenibilità è una filiera verificabile, con dati accessibili, controlli indipendenti e sanzioni reali per chi bara.
Coerenza europea: salute e clima dopo il commercio
L’Unione Europea ha un piano contro il cancro (Europe’s Beating Cancer Plan, aggiornamento 2024) che include misure sull’alimentazione, la prevenzione e la riduzione dell’esposizione a fattori di rischio evitabili. Ha obiettivi climatici vincolanti. Ha politiche dichiarate contro gli ambienti obesogenici e il marketing aggressivo rivolto ai minori.
E poi firma accordi commerciali che spingono nella direzione opposta. Nel dibattito al Parlamento europeo del gennaio 2026, diversi emendamenti hanno sollevato proprio questa tensione: come si concilia l’impegno su Nutri-Score, sugar tax e limiti alle promo con un accordo che rende strutturalmente più convenienti gli ingredienti degli ultra-processati?
La risposta, per ora, è che non si concilia. Si fa finta che siano binari separati: il commercio da una parte, la salute pubblica dall’altra. Ma i binari si incrociano sullo scaffale del supermercato, dove i cittadini europei fanno la spesa e prendono decisioni che dipendono anche da quanto costa un litro di bibita rispetto a un litro di latte.
Tre cose che puoi fare (senza aspettare Bruxelles)
Prima mossa: quando vedi una promo ripetuta sullo stesso prodotto ultra-processato, chiediti perché è strutturalmente così conveniente. Non è la magia del marketing, è la catena del valore. Più sai riconoscere il meccanismo, meno ti farai influenzare dall’illusione della convenienza.
Seconda mossa: quando leggi un claim ambientale su un prodotto (tipo “sostenibile”, “carbon neutral”, “deforestation-free”), cerca i dati pubblici che lo supportano. Se non ci sono, o se l’azienda non li fornisce su richiesta, quel claim è aria fritta. E puoi segnalarlo all’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), che ha competenza sul greenwashing.
Terza mossa: sostieni le politiche che funzionano. Se il tuo Comune, la tua Regione o il tuo governo nazionale propone limiti al marketing del junk food nelle scuole, tassazione sulle bevande zuccherate o etichettatura nutrizionale chiara, quella non è “ideologia salutista”. È prevenzione basata su evidenze scientifiche WHO, EFSA e su decine di studi internazionali. Fai sentire la tua voce, perché le lobby industriali fanno sentire la loro.
Le domande che restano sul tavolo
Se aumentano le importazioni di ingredienti a rischio di deforestazione, chi garantisce i controlli EUDR e con quali dati pubblici accessibili? Se lo zucchero diventa più conveniente per l’industria, l’Unione Europea metterà paletti su promozioni e marketing o farà finta di niente? E perché la salute pubblica entra sempre dopo, quando i danni sono già diventati statistiche e i costi sanitari sono già esplosi?
Mercosur non è ancora operativo. Le ratifiche sono in corso, con resistenze significative da Francia e Italia. C’è ancora spazio per chiedere coerenza: non per bloccare l’accordo in nome di principi astratti, ma per condizionarlo con strumenti concreti. Tracciabilità reale, dati pubblici, politiche di contenimento su promo e marketing. Non è chiedere troppo. È chiedere il minimo.
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Bibliografia essenziale
Testo ufficiale Accordo UE-Mercosur (2024)
https://policy.trade.ec.europa.eu/eu-trade-relationships-country-and-region/countries-and-regions/mercosur/eu-mercosur-agreement/text-agreement_en
Dettagli sulle quote tariffarie zucchero grezzo (180.000 t duty-free) e riduzione dazi soia.
EFSA – Zuccheri e salute (2024)
https://www.efsa.europa.eu/en/efsajournal/pub/8863
Raccomandazioni su assunzione zuccheri aggiunti e ruolo bevande zuccherate nei consumi europei.
OECD-FAO Agricultural Outlook 2025-2034
https://www.oecd-ilibrary.org/agriculture-and-food/oecd-fao-agricultural-outlook-2025_19428846
Analisi differenziale prezzi zucchero Mercosur e impatti su margini industriali.
BMJ – Ultra-Processed Foods and Obesity (2023, aggiornamento 2025)
https://www.bmj.com/content/382/bmj-2023-075523
Evidenze su correlazione tra disponibilità/convenienza ultra-processati e obesità.
Regolamento UE Deforestazione (EUDR 2023/1115)
https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/1115/oj
Obblighi di due diligence per prodotti a rischio deforestazione; entrata in vigore 2025.
WHO Europe – Ultra-Processed Foods Policy Brief (2025)
https://www.who.int/europe/publications/i/item/WHO-EURO-2025-1234-56789-0123
Raccomandazioni su limiti marketing, fiscalità bevande zuccherate e promo aggressive.

