Se hai macchie scure sugli angoli delle pareti, odore di chiuso che non passa e una sensazione di aria umida che si ripresenta ogni inverno, spesso hai un problema edilizio o di ventilazione, non solo di umidità ambientale che si risolve comprando un deumidificatore. La distinzione è importante, perché il mercato dei deumidificatori vale miliardi e quasi nessun venditore ha interesse a dirtelo.
Ogni anno in Italia milioni di famiglie affrontano umidità e muffe in casa acquistando apparecchi che abbassano temporaneamente il tasso di umidità relativa dell’aria, senza toccare la causa che ha prodotto il problema. Il risultato è che dopo qualche settimana le macchie ritornano, l’odore persiste, e il ciclo ricomincia. Questo articolo spiega perché succede, quali sono le cause reali da diagnosticare e quali interventi risolvono il problema invece di rimandarlo.
Perché l’aria umida fa male: i dati che l’industria non cita
Le Linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla qualità dell’aria indoor («WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould», 2009) sono inequivocabili: la presenza di umidità e muffe negli ambienti residenziali è associata a un aumento statisticamente significativo di rinite, asma, bronchite cronica e infezioni delle vie respiratorie, con effetti maggiori nei bambini, negli anziani e nelle persone con patologie pregresse. Non si tratta di sensibilità soggettiva. Si tratta di esposizione documentata ad allergeni biologici, spore fungine e composti organici volatili prodotti dalle muffe stesse.
L’Istituto Superiore di Sanità, nella sezione dedicata all’ambiente indoor, stima che in Italia le condizioni di umidità anomala interessino una quota rilevante del patrimonio edilizio, in particolare gli edifici costruiti prima degli anni Ottanta senza adeguati sistemi di isolamento e ventilazione. Il Ministero della Salute ha pubblicato linee guida specifiche sulla qualità dell’aria indoor che trattano il problema in modo articolato. Nessuno di questi documenti indica il deumidificatore come soluzione primaria o definitiva.
Le tre cause reali dell’umidità: un problema di fisica, non di aria
Per capire perché il deumidificatore non basta, bisogna capire da dove viene l’umidità. Esistono tre meccanismi distinti, spesso compresenti nello stesso edificio, e ognuno richiede una risposta diversa.
Il primo meccanismo è la condensa superficiale. Avviene quando l’aria umida presente nell’ambiente entra in contatto con una superficie la cui temperatura è inferiore al punto di rugiada. La parete diventa fredda, l’umidità dell’aria si deposita su di essa, e le muffe trovano le condizioni ideali per proliferare. Questo è il meccanismo tipico degli angoli, dei davanzali interni, delle pareti esterne nei punti di minore isolamento. La norma tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 13788, che disciplina la prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi edilizi, definendo i criteri per la valutazione del rischio di condensa superficiale e interstiziale. Un professionista che la applica può calcolare dove e quando si forma la condensa nella tua abitazione, senza bisogno di aspettare che la muffa lo dimostri.
Il secondo meccanismo è la condensa interstiziale. È meno visibile ma più insidiosa: avviene all’interno della struttura muraria, nei punti di discontinuità termica chiamati «ponti termici». Un ponte termico è una zona dove la trasmittanza termica è significativamente più alta rispetto al resto della parete: un pilastro in calcestruzzo interrotto nell’isolamento, un solaio non trattato, un serramento mal sigillato. ENEA, nell’ambito delle linee guida per l’efficienza energetica, documenta come i ponti termici siano tra le prime cause di dispersione energetica e di accumulo di condensa nelle abitazioni italiane. Abbassare l’umidità dell’aria con un deumidificatore non elimina il ponte termico: la parete continuerà a raffreddarsi in quel punto e a condensare.
Il terzo meccanismo è la risalita capillare, tipica degli edifici storici senza vespaio o con fondazioni a contatto diretto con il terreno. L’acqua del suolo risale attraverso la porosity dei materiali da costruzione. In questo caso non c’è nessun apparecchio elettrico che possa risolvere il problema: serve un intervento sulle fondazioni o sui muri perimetrali. Il deumidificatore, in questo contesto, è semplicemente irrilevante.
Il deumidificatore: quando serve e quando è solo un cerotto
Detto questo, il deumidificatore ha una sua utilità specifica e limitata. Serve in due situazioni precise: la prima è la gestione temporanea di un’umidità ambientale elevata in assenza di interventi strutturali in corso, per esempio durante una ristrutturazione o dopo un allagamento. La seconda è il controllo dell’umidità relativa in ambienti chiusi come cantine, box o locali non riscaldati, dove la ventilazione naturale è insufficiente e non ci sono residenti esposti continuativamente.
In tutti gli altri casi, il deumidificatore non risolve il problema e non elimina la causa: può portare a livelli di umidità troppo bassi se usato in modo improprio. Un’aria molto secca è infatti irritante per le mucose respiratorie e favorisce la diffusione di virus. I valori ottimali di umidità relativa per la salute sono compresi tra il 40 e il 60 percento, come indicato dalla REHVA (Federation of European Heating, Ventilation and Air Conditioning Associations) e dagli standard ASHRAE sulla qualità dell’aria indoor. Asciugare l’aria al di sotto del 40 percento per «combattere le muffe» non è una soluzione: è un danno aggiuntivo.
La ventilazione meccanica controllata: la soluzione che i venditori non propongono
La soluzione strutturale più efficace nei casi di condensa superficiale da scarso ricambio d’aria è la ventilazione meccanica controllata, conosciuta con l’acronimo VMC. Si tratta di un sistema che garantisce il ricambio continuo dell’aria indoor estraendo l’aria viziata e introducendo aria esterna filtrata, in molti casi con recupero del calore per non disperdere energia termica. La REHVA pubblica linee guida tecniche specifiche sulla ventilazione e sulla qualità dell’aria che documentano l’efficacia dei sistemi VMC nella riduzione della condensa e delle muffe.
Una VMC ben dimensionata può risolvere in modo definitivo i problemi di condensa legati al ricambio d’aria insufficiente: non abbassa l’umidità già presente ma impedisce che si accumuli il vapore acqueo prodotto dalle attività quotidiane (cucina, docce, respirazione, piante). Non risolve invece i problemi originati da ponti termici, infiltrazioni o risalita capillare, che richiedono interventi specifici sull’involucro edilizio. Per un approfondimento sul monitoraggio della qualità dell’aria domestica, vedi anche il nostro manuale operativo per monitorare l’aria in casa e nel quartiere. La VMC è un intervento più costoso di un deumidificatore, ma permanente. Il costo di installazione varia in modo significativo a seconda del tipo di impianto (monocanale, a doppio flusso, centralizzato) e della superficie dell’abitazione, ma esistono incentivi fiscali applicabili come intervento di efficienza energetica.
Come diagnosticare il problema prima di spendere soldi
Prima di qualsiasi acquisto, la prima cosa da fare è una diagnosi. Tre domande fondamentali permettono di orientarsi senza essere tecnici. La prima: la muffa compare principalmente sulle pareti esterne o negli angoli? In questo caso il problema è quasi certamente un ponte termico o uno scarso isolamento, non l’umidità ambientale. La seconda: la muffa compare vicino ai serramenti o sotto i davanzali? Qui il problema è di tenuta dell’involucro: infiltrazioni d’acqua dall’esterno o condensa sul vetro. La terza: la muffa compare in bagno e cucina anche con buona ventilazione? Qui il problema è di ricambio d’aria insufficiente e una VMC può essere la risposta.
Un termometro a infrarossi, acquistabile a basso costo, permette di rilevare le superfici più fredde delle pareti e identificare i ponti termici visibili. I professionisti usano termocamere con una precisione molto maggiore, ma anche una scansione manuale con strumento economico può dare indicazioni utili per formulare la richiesta giusta a un tecnico.
L’angolo anti-greenwashing: quello che i produttori non dicono
Il mercato dei deumidificatori in Italia vale centinaia di milioni di euro. Le campagne pubblicitarie del settore mostrano quasi invariabilmente famiglie felici in case asciutte, senza mai menzionare le cause strutturali dell’umidità. Il messaggio implicito è semplice: il tuo problema è l’aria, e noi vendiamo la soluzione per l’aria. Il problema è che il tuo problema non è l’aria.
Il greenwashing in questo settore prende anche un’altra forma: alcuni produttori promuovono deumidificatori come «soluzioni per la salute» citando la riduzione delle muffe, senza dichiarare che la riduzione è temporanea e condizionata all’uso continuo dell’apparecchio. Un deumidificatore spento per qualche giorno permette all’umidità di tornare ai livelli precedenti. È un prodotto che richiede consumo energetico continuo per mantenere un risultato che non è mai definitivo. Per approfondire come valutare i prodotti per la casa su base ambientale, vedi anche il nostro articolo su detergenti ecologici e salute domestica.
La soluzione definitiva richiede un tecnico abilitato (un geometra, un ingegnere civile o un termotecnico), una diagnosi igrotermale dell’edificio secondo i criteri della UNI EN ISO 13788 e un intervento mirato. Può essere un cappotto termico, una VMC, il ripristino dell’isolamento dei serramenti, o una combinazione di questi. In alcuni casi può essere relativamente economico (sigillatura di un serramento), in altri richiede un intervento più significativo. Ma è l’unica via che risolve il problema invece di asciugarlo in superficie.
Cosa fare adesso: le azioni concrete
Se hai muffe sulle pareti, il primo passo è documentare dove si trovano, scattare foto con data e annotare in quali condizioni compaiono (stagione, temperatura esterna, uso degli ambienti). Questa documentazione è utile sia per una diagnosi tecnica sia per eventuali richieste all’amministratore di condominio, se il problema riguarda parti strutturali comuni.
Il secondo passo è richiedere una perizia igrotermale da parte di un professionista abilitato. In molti Comuni è possibile accedere allo sportello SUAP o ai servizi comunali per edilizia privata per orientarsi sulle procedure. Se il problema riguarda l’involucro dell’edificio e sei in un condominio, hai diritto di richiedere all’amministratore la documentazione tecnica sullo stato di manutenzione dei muri perimetrali e del tetto.
Il terzo passo, se il problema è grave e documentato, è verificare se esistono agevolazioni fiscali applicabili. Gli interventi di riqualificazione energetica che includono isolamento termico o installazione di VMC rientrano generalmente nei bonus edilizi previsti dalla normativa vigente, con aliquote di detrazione variabili da verificare con un professionista.
Il deumidificatore, nel frattempo, può essere usato per gestire i mesi più critici, ma con la piena consapevolezza che è una misura temporanea, non una soluzione.
Approfondimenti Eywa
https://eywadivulgazione.it/inquinamento-aria-casa-fonti-soluzioni/
Eywa Divulgazione, 2025. Le fonti di inquinamento dell’aria indoor nelle abitazioni italiane: cause e soluzioni verificate.
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Eywa Divulgazione, 2025. Manuale operativo per monitorare la qualità dell’aria in casa e nel quartiere con strumenti accessibili.
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Eywa Divulgazione, 2025. Detergenti ecologici e profumi per ambienti: quando l’odore di pulito è solo teatro e cosa invece conta per la salute domestica.
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Eywa Divulgazione, 2025. Tetti verdi in condominio: normativa, costi reali e prestazioni verificate.
Bibliografia
https://www.who.int/publications/i/item/9789289041683
Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), 2009. WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould. Documento di riferimento internazionale sul legame documentato tra muffe indoor e patologie respiratorie.
https://www.epicentro.iss.it/ambiente/indoorOms09
Istituto Superiore di Sanità (ISS) — Epicentro, sezione Ambiente indoor e salute. Dati e sintesi delle linee guida WHO sulla qualità dell’aria negli ambienti confinati, con sezione specifica su umidità e muffe.
https://www.salute.gov.it/new/it/tema/qualita-dellaria/qualita-dellaria-indoor/
Ministero della Salute, sezione Qualità dell’aria indoor. Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati non industriali, con riferimento alle condizioni di umidità anomala.
https://www.efficienzaenergetica.enea.it
ENEA — Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, sezione efficienza energetica. Documentazione tecnica su ponti termici e riqualificazione dell’involucro edilizio.
UNI EN ISO 13788:2013. Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi edilizi. Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale. Norma tecnica europea di riferimento per la valutazione del rischio di condensa.
https://www.rehva.eu
REHVA — Federation of European Heating, Ventilation and Air Conditioning Associations. Linee guida tecniche europee su ventilazione, qualità dell’aria indoor e sistemi VMC.
https://www.ashrae.org
ASHRAE — American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers. Standard 62.1 e 62.2 sulla ventilazione per la qualità dell’aria accettabile in edifici residenziali e commerciali.

