- mercoledì 04 Febbraio 2026
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Fido e Micio possono salvare il pianeta? Guida pratica alla sostenibilità con cani e gatti

Dalla ciotola alla lettiera: le scelte che riducono davvero emissioni, rifiuti e chimica, senza compromettere salute e benessere di cane e gatto.

Manuale pratico per una vita pet-friendly ed eco-friendly

Indice

Storia di come Fido e Micio possono salvare il pianeta (un pasto e una passeggiata alla volta)

Nota narrativa: Questo manuale affronta ogni aspetto della convivenza quotidiana con cani e gatti dal punto di vista della sostenibilità ambientale. L’obiettivo è fornire strumenti concreti per ridurre l’impatto ecologico dei nostri animali domestici senza compromettere il loro benessere. Il metodo è quello di Eywa: la narrativa tiene insieme le parti, i dati sono verificabili e tracciabili, le soluzioni praticabili subito. Zero promesse a vuoto: qui ogni affermazione importante è tracciabile, ogni soluzione è praticabile.

La zampa invisibile

Impronta ecologica di cani e gatti: dove si nasconde l’impatto vero

Se ami Fido e Micio, questa parte può darti fastidio. Perché qui non parliamo di buone intenzioni: parliamo di impatto reale, misurabile, quotidiano. La buona notizia è che non serve diventare monaci: basta scegliere le leve giuste.

Nel mondo ci sono centinaia di milioni di cani e gatti domestici, e in molti paesi il loro numero è cresciuto sensibilmente dopo la pandemia. Tutti questi animali lasciano un’impronta ecologica non trascurabile. La produzione di carne per il pet food è collegata all’industria zootecnica, responsabile di una quota rilevante delle emissioni globali di gas serra. La FAO stima che l’intera filiera della zootecnia (supply chain completa) contribuisca per il 14,5% alle emissioni globali di gas serra di origine antropica, anche se le metodologie di calcolo variano e i margini di incertezza rimangono ampi. Il settore del pet food contribuisce indirettamente a questo carico attraverso la domanda di proteine animali. Una parte del pet food usa co-prodotti; una parte invece impiega ingredienti che possono competere con usi alimentari e quindi esercita pressione di filiera. L’impatto dipende dalle ricette e dai criteri di allocazione usati negli studi.

Stime sul pet food indicano un uso di suolo associato nell’ordine di 41–58 milioni di ettari (con ipotesi e confini di analisi dichiarati dagli autori), cioè un’area circa doppia del Regno Unito. Non significa che esistano “campi per Fido”: significa che la domanda complessiva di ingredienti per pet food si traduce in pressione reale su suolo, filiere ed emissioni.

Questo non significa rinunciare alla gioia di avere un pet. Significa fare scelte migliori per nutrirli, accudirli e curarli, riducendo drasticamente il loro impatto senza togliergli un briciolo di benessere. Da qui parte la rivoluzione green a quattro zampe.

Questo manuale esplora ogni aspetto della vita quotidiana di cani e gatti, dal cibo alla lettiera, dai giochi ai prodotti antipulci, per renderla sana, sostenibile e sicura. L’alimentazione di un cane può essere ripensata in chiave ecologica: un cane di taglia media nutrito con sola carne per tutta la vita richiede un uso del suolo enormemente superiore rispetto a diete a prevalenza vegetale, con differenze molto marcate in termini di uso di suolo e impronta climatica, soprattutto quando aumentano le quote di carne ad alta impronta (es. manzo). Anche la semplice scelta della lettiera per il gatto o dei sacchetti igienici per le deiezioni del cane può fare la differenza. Esistono giocattoli e accessori a basso impatto altrettanto sicuri di quelli convenzionali. E ci sono modi per affrontare il tema delicato degli antiparassitari, bilanciando la necessità di proteggere la salute dei pet con quella di proteggere l’ambiente.

La rivoluzione green comincia dalla ciotola e dalla cuccia di casa. E tu, da proprietario consapevole, ne sei il protagonista insieme ai tuoi animali.

SEZIONE 1 – Le cose che cambiano subito

Polvere, rifiuti, odori: la lettiera senza bugie green

La lettiera è il posto dove finiscono, ogni giorno, due cose: il bisogno del gatto e le nostre abitudini automatiche. Qui facciamo una rivoluzione silenziosa: meno polvere, meno chimica, meno rifiuti inutili. E sì, esistono alternative che non sono “green di facciata”, ma semplicemente migliori.

Chi convive con un gatto lo sa: la lettiera è affare serio. Micio può essere critico sulla pulizia e sul tipo di sabbietta, noi possiamo esserlo sull’odore. Raramente pensiamo all’impatto ambientale nascosto in quel box in un angolo di casa. Eppure, considerato quanti milioni di gatti usano lettiere ogni giorno, il materiale che scegliamo fa una bella differenza.

Il problema delle lettiere tradizionali

Tradizionalmente, le lettiere per gatti sono state fatte di minerali assorbenti: argilla bentonite agglomerante, oppure cristalli di silicio (gel di silice), efficaci nel controllare gli odori. Funzionano, ma a che prezzo? La bentonite e gli altri minerali devono essere estratti in cava, spesso tramite scavi che deturpano il paesaggio. L’estrazione e il trasporto delle lettiere minerali comportano un impatto ambientale significativo, legato all’attività estrattiva, al consumo energetico e alle emissioni dovute alla logistica su lunga distanza. Inoltre, durante l’uso, queste lettiere rilasciano polveri sottili che il gatto, scavando e coprendo i suoi bisogni, inevitabilmente respira. Quelle stesse polveri le respiriamo anche noi in casa.

La soluzione: lettiere vegetali e biodegradabili

Fortunatamente oggi abbiamo opzioni più sostenibili e anche migliori per la salute. La parola d’ordine è: lettiere vegetali e biodegradabili. Si tratta di sabbiette fatte con materiali di origine naturale, tipicamente scarti vegetali, che offrono buon potere assorbente e agglomerante. Le possibilità sono diverse: trucioli di legno, segatura pressata, carta di giornale riciclata, fibre di mais o di soia, perfino tofu derivato dalla soia.

Rinnovabili e a basso impatto

Derivano spesso da materiali di scarto: segatura da lavorazione del legno, residui agricoli di mais, bucce di soia, carta già usata. Invece di essere buttati, vengono trasformati. Esistono lettiere in pura cellulosa da carta riciclata, oppure in pellet di legno proveniente da scarti di segheria. Alcuni produttori realizzano lettiera dagli scarti della lavorazione dei cereali: in molti casi, quando derivano da sottoprodotti (segatura, residui agricoli, carta riciclata), non richiedono coltivazioni dedicate. In questo modo non si abbatte un albero né si coltiva un campo apposta per la lettiera del gatto; si usano risorse già disponibili. Spesso riducono anche la massa trasportata a parità d’uso; e se scegli filiere UE/Italia, tagli pure le distanze.

Biodegradabili e compostabili

Al contrario della bentonite, che una volta usata rimane rifiuto indifferenziato da discarica, queste lettiere vegetali possono biodegradarsi. Molte dichiarano di essere compostabili in condizioni di compostaggio industriale. Ma attenzione: lo smaltimento finale è deciso dal regolamento comunale e dalle capacità dell’impianto di gestione rifiuti. Spesso anche le lettiere vegetali vanno conferite nel secco per ragioni igieniche, quindi informati presso il tuo comune prima di buttarle nell’organico. Alcune dichiarano la possibilità di smaltirle nel WC, ma regola pratica: consideralo un NO, salvo indicazioni esplicite del gestore del servizio idrico o del regolamento locale. Il rischio di intasare le tubature esiste, e i depuratori non sono progettati per trattare grandi quantità di materiali solidi organici.

Se il tuo comune consente espressamente di conferire la lettiera biodegradabile con gli scarti organici, e se hai un giardino, puoi predisporre un compost dedicato per i bisogni di Micio, tenendolo separato dal compostaggio di rifiuti alimentari. Per i gatti, attenzione extra: alcune forme di patogeni (es. Toxoplasma) possono sopravvivere a compostaggi domestici non gestiti a temperatura controllata; se non hai impianto/istruzioni chiare, meglio evitare l’uso agronomico e limitarsi a ornamentali, o rinunciare al compost. Anche quando finisce nell’indifferenziato, la lettiera vegetale di solito riduce estrazione mineraria, polveri in casa e spesso la massa trasportata. Il salto vero arriva quando la filiera di smaltimento è coerente con le regole locali.

Sicurezza per il gatto

Le lettiere ecologiche di solito non contengono additivi chimici né profumi sintetici. Alcune argille “profumate” aggiungono fragranze che possono dare fastidio al sensibile olfatto felino e, nei gatti più delicati, causare irritazioni. Le lettiere vegetali invece spesso sono inodori, o al massimo profumano lievemente di legno o fieno, cose naturali. Generano poca polvere, quindi Micio ne respira meno rispetto alla sabbia tradizionale. E se per sbaglio il gatto le lecca o ingerisce (succede ai cuccioli curiosi), sono in genere meno problematiche rispetto ai minerali, anche se l’ingestione va comunque evitata e monitorata. Gran parte sono atossiche e si dissolvono nei fluidi più facilmente delle argille compatte.

Prestazioni efficaci

C’è chi teme che passando alla lettiera vegetale la casa inizierà a puzzare o sarà difficile ripulire. In realtà, i prodotti di nuova generazione sono performanti. Molti sono agglomeranti, quindi permettono di rimuovere facilmente le palline di urina come con la bentonite. Materiali come il tutolo di mais e i pellet di legno assorbono gli odori bene. La resa sugli odori dipende soprattutto da pulizia, ventilazione e capacità assorbente del materiale.

Prova diverse opzioni: magari acquista piccoli sacchetti di prova di materiali diversi (legno, mais, carta) per capire quale piace di più al tuo gatto, perché ogni micio ha le sue preferenze. In genere, le lettiere vegetali agglomeranti con grana fine sono ben accette anche dai gatti adulti abituati all’argilla, perché la consistenza è simile sotto le zampe.

Pulizia del contenitore senza veleni

Per la pulizia del contenitore evita detergenti aggressivi: oltre all’odore sgradito al gatto, i residui finiscono nello scarico. Meglio detergenti delicati e risciacquo accurato. L’aceto può aiutare a sciogliere residui e ridurre l’odore, ma non sostituisce un disinfettante quando serve una sanificazione vera. Il bicarbonato può aiutare sulle incrostazioni: poi risciacqua bene.

Passare a una lettiera vegetale è uno dei gesti più semplici e ad alto impatto nella routine quotidiana: taglia estrazione mineraria, riduce massa trasportata e spesso abbatte polveri e profumi in casa. Significa meno polveri e sostanze artificiali in casa, quindi un ambiente più sano per te e il tuo micio. E se milioni di persone lo facessero, quante emissioni risparmiate. Il tuo gatto ringrazia e anche il pianeta.

Biodegradabile non basta: la verità sui sacchetti

C’è un gesto minuscolo che dice tutto: raccogliere la cacca e farlo nel modo giusto. Perché l’igiene urbana non è un dettaglio, e “biodegradabile” non significa sempre “va bene”. In questo capitolo trasformiamo una noia quotidiana in un’abitudine pulita, civile, sostenibile davvero.

Passiamo ora al rovescio della medaglia di ogni passeggiata col cane: i suoi bisognini. Un proprietario responsabile raccoglie sempre le deiezioni del proprio cane, su questo non si discute. Ma come lo fa può avere un impatto molto diverso. Pensa a quanti sacchettini per la cacca usi in una settimana, in un anno. Ogni sacchetto è potenzialmente un rifiuto plastico in più che resta nell’ambiente per decenni, se non secoli. La buona notizia è che esistono soluzioni per raccogliere gli escrementi in modo igienico ed ecologico.

Il sacchetto giusto: compostabile, non solo biodegradabile

Oggi sul mercato trovi facilmente sacchetti igienici biodegradabili e compostabili. Cosa significa esattamente? Un sacchetto biodegradabile è fatto di materiali che i microorganismi possono decomporre, ma non è specificato in quanto tempo né in quali condizioni. Un sacchetto compostabile, invece, rispetta standard molto precisi, in Europa la norma EN 13432: disintegrazione entro 12 settimane e biodegradazione ≥90% entro 6 mesi, in compostaggio industriale, senza lasciare residui tossici. In pratica, tutti i compostabili sono biodegradabili, ma non tutti i biodegradabili sono davvero compostabili in tempi brevi.

Molti sacchetti venduti come “biodegradable” in realtà sono prodotti in plastica oxo-degradabile, additivata con sostanze che la frammentano più velocemente in microplastiche, non certo l’ideale. I prodotti in plastica oxo-degradabile sono stati messi al bando nell’UE con la Direttiva SUP (Single-Use Plastics): non sono una soluzione, sono microplastiche accelerate. Quindi cerca esplicitamente la dicitura “compostabile” e magari il logo di certificazione come OK Compost. Questi sacchetti sono in genere fatti di bioplastiche derivate dall’amido di mais o di patata, e spesso hanno il rotolino di cartone al centro invece del solito tubetto di plastica. Sono robusti e pratici come quelli di plastica tradizionale, ma più sostenibili: in molti casi la filiera da fonti rinnovabili può ridurre la dipendenza da petrolio e migliorare il profilo emissivo. Il vantaggio reale lo fai soprattutto quando finisce nel circuito giusto, ma anche quando finisce nell’indifferenziato rimane spesso preferibile alla plastica tradizionale, dipende dal contesto.

Dove lo butti fa la differenza

Quando usi un sacchetto compostabile, dove lo butti cambia tutto. L’ideale, se ne hai la possibilità, è smaltirlo nell’umido/organico assieme al suo contenuto. Solo se il tuo gestore lo prevede esplicitamente: qui comanda il regolamento locale e l’impianto. Se non è scritto nero su bianco, la regola pratica è secco/indifferenziato.

Se non hai questa possibilità, perché il tuo comune non lo consente, informati su soluzioni alternative. Esistono sistemi domestici dedicati, ma richiedono spazio, gestione corretta e non sono adatti a tutti i contesti. Se li valuti, considera sempre rischi igienici e uso del compost solo su ornamentali.

Nella realtà urbana, spesso dobbiamo accontentarci di buttare il sacchetto nel primo cestino disponibile. In molte città ci sono cestini appositi per le deiezioni canine, talvolta con sacchetti forniti gratuitamente dal comune; se ci sono, usali. Altrimenti, getta nel secco indifferenziato. Se un sacchetto compostabile finisce nell’indifferenziato, non compie il ciclo virtuoso per cui è stato progettato, ma può comunque restare preferibile alla plastica tradizionale in termini di filiera e degradabilità, anche se dipende dal contesto.

Non tutti i sacchetti compostabili si equivalgono. Alcuni sono più resistenti (nessuno vuole “sorprese” raccogliendo), altri più convenienti in termini di quantità/prezzo. Fai qualche prova per trovare quelli che preferisci. Tienine sempre una scorta in tasca o attaccata al guinzaglio; e se vedi un proprietario distratto che non raccoglie, offrigliene uno con gentilezza, diffondendo così anche la cultura di usare quelli ecologici.

Smaltire in modo intelligente (e igienico)

Dopo la raccolta, lo smaltimento varia a seconda del contesto.

A casa con giardino: meglio creare un sistema dedicato se lo spazio e la gestione lo permettono, così eviti qualsiasi rifiuto extra. Le soluzioni disponibili richiedono però attenzione costante e non sono adatte a tutti i contesti.

A casa in appartamento senza giardino: se la raccolta dell’organico locale non permette di includere le deiezioni, l’unica è gettare il sacchetto compostabile nel secco. Non buttarle mai giù per il WC, a meno che tu non stia usando direttamente palette idrosolubili (alcune città forniscono palette di cartone usa-e-getta per raccogliere e gettare il tutto nel WC; sono un’alternativa più sostenibile, ma non sempre praticabile con feci molli e di certo non comune). Il rischio di intasare le tubature con i sacchetti c’è, e comunque i depuratori non sono progettati per trattare molti rifiuti canini solidi.

Fuori casa durante le passeggiate: se sei in città e trovi un cestino, usa quello indifferenziato, a meno che tu sappia di uno dedicato in zona. Se sei in mezzo alla natura, qui occorre un discorso a parte: in teoria le feci del cane sono naturali e biodegradabili, ma lasciare quelle del proprio cane nei boschi o nei prati non è buona pratica. Possono contenere batteri o parassiti che non fanno bene alla fauna selvatica, e nessuno vuole calpestare una mina di Fido nemmeno su un sentiero. Dunque, raccogli sempre anche in escursione. Puoi adottare un sistema “porta a casa”: esistono contenitori portatili richiudibili dove stivare temporaneamente il sacchetto usato se non trovi subito un cestino, utile in montagna. E non pensare di “nascondere” il sacchettino sotto un cespuglio: quello sì che è un rifiuto innaturale che deturpa l’ambiente. Meglio tenerselo, anche se non è piacevole, fino al bidone più vicino.

Perché raccogliere è anche un atto ecologico

Le feci canine possono impiegare molto tempo a degradarsi in natura (da settimane a mesi, e più a lungo in climi freddi o aridi), e nel frattempo rilasciano batteri coliformi, nutrienti in eccesso che possono inquinare suolo e acque, e cattivo odore. Non trattarle come concime: possono caricare il suolo di nutrienti in modo squilibrato e veicolare patogeni. Ecco perché raccoglierle non è solo educazione civica, ma anche un atto ecologico: evita inquinamento locale. Farlo con prodotti compostabili e smaltirle correttamente è l’evoluzione naturale di questo dovere. Sacchetti giusti, raccolta sempre, smaltimento eco-friendly quando possibile. Il risultato: marciapiedi puliti, discariche meno intasate di plastica, e quando il circuito funziona, compost invece che immondizia.

SEZIONE 2 – Le cose che proteggono

Proteggere senza avvelenare: antiparassitari con criterio

Le pulci non fanno filosofia. Le zecche nemmeno. Ma noi possiamo: possiamo proteggere l’animale senza spargere molecole ovunque, a caso, per mesi, solo “per sicurezza”. In questo capitolo mettiamo ordine: quando serve davvero, cosa scegliere, cosa evitare, e come ridurre l’impatto senza fare gli apprendisti stregoni.

Chi ama cani e gatti sa quanto sia importante tenerli al riparo da pulci, zecche, zanzare e altri parassiti. Le classiche gocce antipulci o i collari medicati sono efficaci, ma contengono sostanze chimiche potenti (insetticidi come fipronil, imidacloprid, permetrina) che, se da un lato uccidono i parassiti, dall’altro possono avere impatti negativi. Negli ultimi anni ci si è resi conto che questi prodotti, usati su larga scala, stanno contaminando l’ambiente: nel Regno Unito sono state trovate tracce significative di fipronil e imidacloprid nelle acque dei fiumi in aree urbane, in concentrazioni sufficienti a danneggiare gli insetti acquatici. Sostanze vietate in agricoltura perché nocive per api e altri insetti utili continuano a entrare negli ecosistemi attraverso cani e gatti trattati, ad esempio quando un cane con spot-on antipulci fa il bagno in un ruscello o quando lavi la sua coperta trattata e scarichi l’acqua.

Le principali associazioni veterinarie britanniche (British Veterinary Association, British Small Animal Veterinary Association, British Veterinary Zoological Society) hanno aggiornato la loro policy position congiunta il 31 ottobre 2025, raccomandando un approccio risk-based all’uso degli antiparassitari: valutare caso per caso il rischio reale per l’animale, evitare trattamenti di routine non necessari, e considerare gli impatti ambientali nella scelta del prodotto.

La prevenzione è fondamentale, ma non dobbiamo esagerare o avvelenare il mondo per una zecca. Come fare allora? La risposta sta nell’equilibrio e nelle alternative naturali. Esistono infatti antiparassitari naturali per cani e gatti, basati su ingredienti di origine vegetale, che possono offrire un supporto blando nel tenere lontane pulci e zecche, senza effetti collaterali gravi e senza inquinare.

Olio di Neem

È l’estratto dai semi dell’albero di Neem (Azadirachta indica), usato da secoli in India come antiparassitario naturale. L’olio di neem non uccide istantaneamente pulci e zecche come farebbe un insetticida sintetico, ma può allontanarle grazie al suo odore e a composti come l’azadiractina che interferiscono con gli ormoni degli insetti. Alcuni prodotti naturali lo contengono: spray, lozioni. Se vuoi usare neem, usa solo formulazioni veterinarie e segui dosi/indicazioni del veterinario, soprattutto per i gatti, perché esistono segnalazioni di reazioni avverse nei felini compatibili con tossicità neurologica.

Funziona come repellente blando, va però riapplicato spesso, ogni pochi giorni, perché l’effetto svanisce. Occhio: l’olio di neem puro ha un colore scuro che può macchiare tessuti e ha un odore persistente.

Aceto di mele

Un rimedio tradizionale, utile soprattutto come repellente blando. Diluisci aceto di mele biologico in acqua (1 parte aceto, 3 parti acqua) e spruzza o distribuisci con un panno sul mantello dell’animale. L’odore acido può respingere le pulci, ma non le uccide se già presenti in gran numero. Può essere usato molto diluito come risciacquo leggero dopo il bagno, ma sospendi se irrita la cute o se l’animale tende a leccarsi.

Limone e agrumi

Gli agrumi sono spesso mal tollerati, soprattutto dai gatti. Meglio evitare fai-da-te: se vuoi repellenti delicati, scegli prodotti formulati e indicati per specie, e chiedi al veterinario.

Terra di diatomee (diatomite)

È una polvere finissima ottenuta da alghe fossili microscopiche. Al tatto sembra talco, ma per gli insetti è letale: le microscopiche particelle abrasive graffiano l’esoscheletro di pulci, zecche e acari, facendoli disidratare. Si trova come “terra di diatomee per uso alimentare” (deve essere quella “food grade”, pura, non trattata chimicamente). È più sensato usarla soprattutto nell’ambiente (cucce, fessure, tappeti), evitando l’applicazione diretta sull’animale se non su indicazione veterinaria, per il rischio di inalazione.

Attenzione: va maneggiata con cautela perché se inalata è irritante per le vie respiratorie sia nostre che del pet. Applicala all’aperto, usando magari una mascherina tu stesso. Se in casa ci sono soggetti sensibili (asma/bronchiti), meglio evitarla. È ottima per trattare l’ambiente: spargila negli angoli della cuccia e sul pavimento, lasciala agire per un’oretta e poi aspira tutto. È un metodo ecologico per ridurre i parassiti domestici.

Piretro naturale

Il piretro è un estratto di fiori di alcune specie di crisantemo (Chrysanthemum cinerariifolium), che sono un insetticida naturale. Diversi prodotti contengono piretro, a volte indicato come estratto di piretro o piretrine, combinato magari col neem. È efficace nell’uccidere pulci e zecche a contatto, pur essendo di origine vegetale. Tuttavia, attenzione: naturale non significa innocuo, infatti il piretro in concentrazioni alte può essere tossico per i gatti. I gatti non hanno certi enzimi per detossificare le piretrine. Su gatti: evita il piretro a meno di formulazioni specifiche e prescrizione veterinaria. Mai usare prodotti per cani sul micio (stessa avvertenza vale per la permetrina, sintetica derivata dal piretro, gravemente tossica per i gatti). Per i cani il piretro è un’opzione valida come spray spot-on naturale con breve persistenza.

Oli essenziali (massima cautela)

Molti oli essenziali di piante aromatiche respingono gli insetti. Citronella, geranio, lavanda, eucalipto, tea tree, menta piperita: l’elenco è lungo. Ci sono collari e fialette naturali che ne contengono vari mix. Vanno usati con massima cautela. Per i gatti: niente fai-da-te con oli o estratti; solo prodotti veterinari formulati appositamente per felini, perché il loro fegato non metabolizza bene questi composti e il rischio di tossicità è reale. Per i cani: solo prodotti formulati, no fai-da-te improvvisato.

Su cani adulti, prodotti formulati con citronella o geraniolo possono essere usati come deterrente per zanzare e pappataci, responsabili della leishmaniosi. Sempre meglio consultare un veterinario o esperto in aromaterapia per essere sicuri di dosi e sicurezza.

Il limite dei rimedi naturali

Va detto con onestà: i rimedi naturali offrono un supporto blando rispetto ai prodotti chimici. Se il tuo gatto prende zecche ogni giorno o se vivi in una zona infestata dalla leishmaniosi, sarà necessario ricorrere ai presidi veterinari classici durante i mesi a rischio. Gli antiparassitari naturali possono non essere sufficienti, perciò monitorare sempre l’animale e, in caso di infestazioni o rischio sanitario elevato, valutare con il veterinario il da farsi.

IMPORTANTE: I rimedi naturali non sostituiscono i presidi veterinari in aree ad alto rischio sanitario o in presenza di patologie trasmesse da vettori. La sostenibilità non può mai andare a scapito della salute dell’animale.

La strategia migliore è spesso combinare gli approcci: usare i naturali come prevenzione di base e barriera, e riservare gli antiparassitari farmacologici solo ai periodi o casi di reale necessità, riducendone quindi la frequenza d’uso. Questo riduce sia il carico chimico sul pet (alcuni cani e gatti hanno reazioni avverse ai prodotti spot-on, come irritazioni o tremori), sia la dispersione nell’ambiente.

Pulizia dell’ambiente: il pilastro dimenticato

Un ultimo pilastro della lotta agli antiparassitari è la pulizia dell’ambiente: pare banale ma è essenziale. Anche usando i migliori repellenti, se in casa tua sono annidate uova di pulci nelle fessure del pavimento, avrai pulci a ciclo continuo. Quindi: lava spesso le coperte, i tappetini e i cuscini dove dormono Fido o Micio, magari con detersivi ecologici e a 60°C per uccidere eventuali uova; passa l’aspirapolvere con cura soprattutto negli angolini e lungo i battiscopa, le larve di pulce odiano la luce e stanno nascoste. Puoi aspirare un po’ di talco antipulci o di terra di diatomee, così mentre passi l’aspirapolvere diffondi quella polvere antiparassitaria nel sacco/cestello e uccidi eventuali pulci raccolte. All’aperto, tieni il prato basso e pulito da foglie secche, le zecche si arrampicano sull’erba alta. Rendi l’ambiente poco accogliente per gli ospiti indesiderati.

Uso responsabile dei prodotti convenzionali

Una protezione antiparassitaria sostenibile significa: prevenire con metodi dolci, usare la chimica solo quando serve, e comunque con criterio. Se decidi di applicare un antipulci spot-on convenzionale, fallo solo dopo aver consultato il veterinario per il principio attivo meno impattante e la dose giusta. E magari evita di far fare il bagno al cane in fiumi o laghi nei giorni successivi al trattamento, così non rilascia la sostanza in acqua (ad esempio l’imidacloprid dei collarini può contaminare l’acqua anche solo con il risciacquo). Negli ultimi anni si stanno sviluppando farmaci orali antiparassitari, compresse che il cane/gatto ingerisce e rendono il sangue letale per pulci/zecche per un certo periodo. Questi possono ridurre il rilascio per contatto (pelo/acqua di lavaggio/bagni), ma restano farmaci: vanno valutati e prescritti dal veterinario caso per caso.

Un piccolo arsenale possibile: collare al neem e citronella per l’estate, pipetta naturale post-bagnetto, spazzolate quotidiane con pettine fine, rimuovere manualmente eventuali piccole intruse prima che prolifichino, e un buon controllo visivo ogni sera. Non si sconfiggono tutte le zecche del mondo, ma si riesce a tenere gli animali puliti e soprattutto sereni, senza caricarli di pesticidi di sintesi ogni mese. E quando ogni tanto bisogna ricorrere al prodotto convenzionale perché siamo in campeggio tra zecche affamate, si fa a cuor più leggero sapendo che si sono evitati molti trattamenti inutili durante l’anno.

SEZIONE 3 – Le cose che spostano davvero l’ago

Prima scegli bene. Poi, se vuoi, cucini bene.

Ok: ora che hai tolto di mezzo due “inquinamenti quotidiani” e hai messo in sicurezza la salute, arriva la leva più potente. Perché la differenza tra greenwashing e sostenibilità, spesso, sta tutta lì: nella ciotola, ogni santo giorno.

Il cibo che fa bene davvero: salute dell’animale, impatto del pianeta

Il pet food è pieno di parole che suonano bene e significano poco: naturale, premium, ancestrale, “come in natura”. Qui facciamo una cosa diversa: impariamo a leggere etichette e promesse come si leggono i contratti, cercando prove, non poesia. Non per diventare paranoici: per spendere meglio e inquinare meno, senza togliere salute all’animale.

L’ora della pappa è il momento chiave in cui fare scelte sostenibili. L’alimentazione incide enormemente sull’impronta ecologica di cani e gatti, oltre che sulla loro salute. Ecco come scegliere cibo sano per loro e rispettoso del pianeta.

Davanti agli scaffali: guardare oltre la pubblicità

Davanti agli scaffali pieni di confezioni colorate, mangimi “premium”, “biologici”, “grain-free”, come orientarsi? Il trucco è guardare oltre la pubblicità e concentrarsi su ingredienti e certificazioni. Un prodotto davvero sostenibile e di qualità si riconosce da parametri precisi.

La fonte delle proteine conta

La carne resta spesso l’ingrediente principale, ma non tutte le carni sono uguali in termini di impatto ambientale. Le carni rosse come manzo e agnello hanno un’impronta decisamente più alta delle bianche come pollo e tacchino. Sul pesce l’impatto varia molto per specie e metodo di pesca/allevamento: meglio trattarlo caso per caso. In generale, puntare su alimenti con meno manzo e più fonti proteiche alternative riduce l’impatto. Esistono ormai mangimi formulati con proteine innovative, come quelle derivate dagli insetti, che garantiscono elevato valore nutrizionale con un impatto ambientale in genere inferiore, anche se dipende dalla filiera di produzione. Le proteine da insetti (ad esempio larve di mosca soldato nera) possono contribuire a formule nutrizionalmente complete e ben digeribili, se il mangime è formulato secondo standard come FEDIAF, risultando altamente tollerabili e spesso ipoallergeniche.

Anche i mangimi a base vegetale stanno prendendo piede per i cani: una dieta 100% vegetale può essere nutrizionalmente completa se formulata correttamente e conforme alle linee guida nutrizionali europee FEDIAF, ma va scelta con attenzione e con supporto veterinario. L’evidenza sugli esiti di lungo periodo non è ancora definitiva. I cani, da buoni onnivori, possono prosperare anche con diete vegetariane o miste, ma i gatti no, di questo parliamo tra poco.

Il benessere degli animali da allevamento è fondamentale

Quando si sceglie cibo contenente carne o pesce, bisogna verificare che provenga da allevamenti e pesca sostenibili. Cerca diciture come “carne biologica” (da agricoltura biologica certificata), dove l’uso di antibiotici è più restrittivo e soggetto a regole specifiche; gli ormoni della crescita non sono ammessi nella zootecnia UE in generale. È un indicatore migliore, non una garanzia assoluta: conta sempre la filiera. Per il pesce, cerca prodotti con certificazione MSC (Marine Stewardship Council) o simili, che attestano la pesca sostenibile. Evita alimenti contenenti genericamente “derivati animali” non specificati: la trasparenza significa qualità.

Un prezzo eccessivamente basso del pet food spesso segnala filiere opache e ingredienti di qualità inferiore; non è una regola matematica, ma è un campanello. E quando le materie prime sono scarse, il rischio è ritrovarsi con prodotti meno tollerati da animali sensibili. Orientati verso marchi che garantiscono ingredienti allevati all’aperto, senza crudeltà, e che usano tagli secondari o by-product dell’industria alimentare umana.

Utilizzare gli scarti di macellazione non è un male

Utilizzare gli scarti di macellazione (organi, parti meno pregiate) non è affatto un male. Anzi, evita sprechi e fornisce nutrienti preziosi ai pet. Molte crocchette di qualità contengono fegato, cuore o trippa, ingredienti che noi umani consumiamo di rado ma ricchi di vitamine e minerali utili per Fido e Micio. In pratica: il pet food usa molti co-prodotti, ma non solo. Una parte degli ingredienti può competere con usi alimentari e la domanda del settore contribuisce alle pressioni di filiera. Questo significa che, se scegliamo prodotti di qualità, nutrire i pet può utilizzare al meglio ciò che già esiste. Naturalmente, meno carne complessiva si usa, meglio è, e qui tornano utili insetti e proteine vegetali.

Ingredienti biologici e locali fanno la differenza

Oltre alla carne, considera tutto l’insieme degli ingredienti. Meglio cereali e verdure da coltivazioni biologiche, prive di pesticidi e diserbanti chimici. Alcuni mangimi bio in commercio vantano materie prime coltivate senza impatti pesanti. Se possibile, preferisci aziende che producono in Italia o in Europa, per ridurre l’impronta del trasporto e supportare filiere controllate.

Anche il packaging conta. Se esiste, privilegia formati grandi e ricariche: riducono rifiuti a parità di alimento.

Trasparenza e certificazioni sono indicatori chiave

Controlla se l’azienda pubblica report di sostenibilità o aderisce a iniziative ambientali. Un produttore attento magari compensa le emissioni, usa energie rinnovabili negli stabilimenti, o devolve parte dei profitti a cause animaliste/ambientaliste. Sul sito del marchio trovi queste info. E ovviamente, leggi bene l’etichetta: un cibo davvero naturale non conterrà coloranti o conservanti artificiali, ma solo antiossidanti naturali come tocoferoli ed estratti vegetali.

Sul dilemma dei gatti vegetariani: no

Per i gatti una dieta vegana è, nella pratica, una scelta ad alto rischio: è un carnivoro obbligato e richiede integrazioni e monitoraggi specialistici costanti. Per la stragrande maggioranza delle famiglie, è fortemente sconsigliata.

Questo però non significa che non possiamo rendere più sostenibile anche la dieta del gatto: si possono scegliere alimenti per gatti a base di carni bianche o pesce, meno impattanti delle rosse, o che utilizzino proteine alternative come gli insetti. Esistono già crocchette con larve di insetti per gatti, bilanciate con tutti gli amminoacidi necessari. Insetti e pesce da acquacoltura sostenibile possono ridurre molto l’impatto senza privare il gatto di ciò che gli serve. Per Micio l’obiettivo è scegliere carni sostenibili più che eliminarle.

Scegliendo con cura il pet food possiamo assicurare lunga vita sana ai nostri animali e al contempo alleggerire la pressione sul pianeta. I cani possono godere di diete innovative e più vegetali, i gatti di fonti proteiche alternative e di allevamenti etici. Anche integrare cibi freschi, come vedremo nel prossimo capitolo, permette di ridurre la quantità di prodotti industriali consumati. Ogni ciotola può diventare così un atto d’amore non solo verso il nostro pet, ma verso tutti gli esseri viventi.

Cibo casalingo fatto bene: il metodo, non l’improvvisazione

Questa è la parte per chi vuole fare sul serio. Non perché “il casalingo è puro” e il resto è male, ma perché cucinare bene per un animale è una responsabilità, non un hobby. Se ti va, qui trovi un metodo pratico per farlo in modo sano, sostenibile e verificabile, senza improvvisare e senza mettere a rischio nulla.

Cucinare in casa per il proprio animale è come cucinare per un membro della famiglia. Oltre ad essere un gesto d’amore, la dieta casalinga offre due vantaggi: controllo totale su ogni ingrediente, quindi massima qualità e salubrità, e riduzione di sprechi e imballaggi. Niente lattine o bustine da buttare. Ma attenzione: servono le giuste competenze. Non ci si improvvisa nutrizionisti, perché cani e gatti hanno fabbisogni molto specifici. Con le dovute linee guida, anche la cucina pet può essere salutare e sostenibile.

Il pet food industriale non è insostituibile

Esistono alimenti industriali completi di buona qualità, formulati per coprire i fabbisogni. Il punto non è demonizzarli, ma scegliere formule trasparenti e adatte al singolo animale, e sapere che il casalingo funziona solo se bilanciato con un veterinario nutrizionista. Anche quelli di alta gamma, biologici, subiscono processi industriali che degradano parte dei nutrienti. Sono alimenti fortemente trasformati, nei quali parte dei nutrienti naturali viene persa e compensata tramite integrazioni sintetiche, senza che questo renda automaticamente il prodotto nocivo, ma nemmeno ideale in ogni contesto. Questo fa intuire perché molti proprietari attenti usano le crocchette solo come backup. Tenerle per le emergenze o i viaggi, mentre si preferisce preparare pappe fresche ogni giorno, è una scelta sempre più diffusa. In caso, meglio riciclare avanzi adatti dalla nostra cucina per arricchire la dieta dei pet.

È importante chiarirlo: una dieta casalinga improvvisata o mal bilanciata può essere più rischiosa per la salute dell’animale di un buon alimento industriale completo. Il cibo fresco è una scelta virtuosa solo se costruita con competenza e supporto veterinario.

Come comporre un pasto casalingo completo e bilanciato

In casalingo non esistono percentuali universali: cambiano per specie, età, salute e attività. Se vuoi farlo bene, la regola è una: schema costruito con veterinario nutrizionista, e ricette “standard” online trattate come rischio. Qui ti do criteri, non grammi.

Sostenibile non vuol dire “zero animale” a prescindere: vuol dire scegliere specie/quote/filiera che tengano insieme salute e impatto.

Prevalenza di proteine animali

I gatti richiedono nutrienti tipicamente di origine animale (es. taurina, specifici aminoacidi) e sono carnivori obbligati; i cani sono più flessibili e possono anche seguire diete complete con quote molto ridotte o assenti di ingredienti animali, se formulate correttamente. Le proporzioni variano molto, ma in generale i gatti (carnivori stretti) ne richiedono più dei cani (onnivori). Scegli tagli magri e variali: ottime le carni bianche come pollo, tacchino, coniglio, alcune rosse magre come manzo o cavallo, e il pesce, soprattutto pesce azzurro ricco di Omega-3 come sardine, alici, sgombri. Alterna queste fonti per coprire diversi profili di aminoacidi.

Le uova bio, crude o cotte, vanno benissimo per cani e gatti: ricche di proteine di altissima qualità. Puoi persino aggiungere il guscio finemente tritato come integratore di calcio naturale, dopo averlo bollito per sicurezza sanitaria. Non dimenticare le interiora, frattaglie come fegato, cuore, reni, milza: superfood per carnivori, carichi di vitamine e minerali. Molti le sottovalutano o le scartano perché “meno nobili”, ma sono sostenibili (scarti della filiera umana) e nutrienti. Usale spesso nelle ricette, ovviamente senza esagerare: il fegato, ad esempio, va dato in quantità moderate per non eccedere in vitamina A.

Verdure e frutta per i cani

I vegetali non solo forniscono fibre, vitamine e antiossidanti, ma abbassano anche il carico proteico del pasto rendendolo più leggero per reni e fegato. I cani (onnivori opportunisti) possono tollerare una quota di verdure cotte o frullate; i gatti, essendo carnivori, molto meno e spesso occorre tritarle finemente. Usa verdure di stagione, più sostenibili e nutrienti. Verdure a foglia verde come bietola, spinaci, zucchine, cicoria sono ricche di folati e minerali. Carote per il beta-carotene, magari cotte al vapore. Zucca per fibre e vitamina A. Broccoli e cavolfiori (le crucifere), dal profumo curiosamente gradito a molti cani.

Evita invece cipolle, aglio, porri (tossici per cani e gatti), e niente funghi o avocado. La frutta va data con parsimonia per via degli zuccheri: un pezzetto di mela o pera come snack va bene, ai gatti di solito non interessa, i cani gradiscono di più. Bene anche mirtilli o cocomero a piccoli pezzi, mentre sono vietati uva e uvetta (nefrotossici), e attenzione alle dosi di frutti molto zuccherini.

Cereali e carboidrati in piccole dosi

Su questo punto c’è dibattito. In natura i carnivori assumerebbero pochissimi carboidrati, ma in una dieta casalinga piccole quantità di carboidrati complessi possono fornire energia e fibra. Le proporzioni variano: più basse per i gatti, un po’ più alte per i cani. Se li usi, preferisci cereali senza glutine e a basso indice glicemico: riso integrale ben cotto, quinoa, miglio, oppure tuberi come patate dolci. Evita invece pane, pasta tradizionale e farine raffinate che danno solo picchi glicemici. Alcuni veterinari consigliano di eliminare del tutto i cereali per cani e gatti, puntando solo su proteine e verdure. Gli animali stanno benissimo e digeriscono meglio. Questa scelta riduce anche l’impatto ambientale: meno terra coltivata per cereali destinati al pet, più spazio per verdure magari di scarto.

Supplementi e accortezze necessarie

Una dieta casalinga, per quanto varia, spesso necessita di qualche integrazione mirata. I più importanti sono il calcio (fondamentale per ossa, denti, cuore): in natura i carnivori lo prendono masticando ossa, in casa possiamo aggiungere un integratore oppure far essiccare e polverizzare ossa sotto controllo veterinario, o usare l’accorgimento dei gusci d’uovo tritati. La taurina per i gatti è essenziale (amminoacido per cuore e vista del gatto), si trova in carni e frattaglie ma per sicurezza a volte si integra a parte, specie se il gatto mangia anche molto pesce che ne è povero. Un bilanciamento di Omega-3 può essere garantito aggiungendo un po’ di olio di pesce per assicurare acidi grassi benefici.

È importante lavorare con un veterinario nutrizionista per calibrare queste integrazioni in base agli ingredienti che usi. Diffida delle ricette fai-da-te trovate online senza basi scientifiche: ogni animale è un caso a sé e merita una dieta tagliata su misura, soprattutto se ha patologie, allergie, o se è cucciolo o anziano.

Alimenti pericolosi da evitare

Ricorda la black list dei cibi vietati: niente cioccolato, caffè, uva, uvette, cipolle, aglio, alcolici, dolcificanti come lo xilitolo (presenti anche in alcuni cibi industriali; controlla che biscotti o snack per cani non lo contengano). Niente ossa cotte di pollo o coniglio (schegge pericolose). Niente insaccati salati o grassi. Molti di questi sono tossici per i pet anche in piccole dosi.

Attenzione anche ai latticini: cani e gatti adulti digeriscono male il lattosio. Via libera giusto a un cucchiaino di yogurt senza zucchero ogni tanto, o un pezzetto di formaggio stagionato come parmigiano o grana che ha poco lattosio (per alcuni gatti è una leccornia), ma se noti che li disturba, meglio evitare.

Perché cucinare in casa è una scelta potente

Cucinare per Fido e Micio richiede studio, ma i benefici sono evidenti. È la scelta migliore per una dieta sana e sostenibile. Sana perché elimini additivi e controlli la qualità di ogni boccone; sostenibile perché puoi scegliere ingredienti a basso impatto (verdure locali, carni bio, tagli meno richiesti) e riduci i rifiuti comprando sfuso dal macellaio o al mercato, o utilizzando gli avanzi della tua cucina che altrimenti finirebbero nella spazzatura. Cucinando in casa eviti il consumo energetico legato alla produzione industriale e al trasporto di cibo confezionato da mezzo mondo.

Un suggerimento pratico: dedica qualche ora del weekend a preparare in anticipo le razioni settimanali, magari cucinando in grandi quantità (lessare un misto di carni e verdure) e poi congela porzioni giornaliere pronte all’uso. Così eviti di dover cucinare ogni giorno e riduci anche gli sprechi di energia in cucina. Altra idea: se segui diete particolari in famiglia, ricevi cassette di verdura bio a km0, o allevi galline ovaiole per le uova, coinvolgi i pet in questo circolo virtuoso integrando questi prodotti genuini nella loro dieta. Loro ne trarranno giovamento e tu azzererai praticamente l’impatto dei loro pasti.

Il passaggio al casalingo va fatto con metodo

Passare al casalingo richiede un’introduzione graduale se il pet è abituato da sempre ai mangimi, e va fatto con cognizione di causa. Consulta un veterinario esperto in nutrizione per formulare la dieta iniziale. Una volta impostata, vedrai risultati spesso sorprendenti: pelo lucido, niente più feci maleodoranti (già questo fa piacere anche a livello ecologico quando dovrai raccoglierle), animale più attivo e felice. La soddisfazione di vederlo mangiare un cibo fresco preparato con le tue mani non ha prezzo.

SEZIONE 4 – La vita lunga degli oggetti

Comprare meno, comprare meglio: giochi e accessori che durano

Qui c’è la trappola più subdola: comprare “green” per sentirsi a posto, e intanto riempire casa di plastica nuova e roba che dura tre giorni. Noi facciamo l’opposto: meno oggetti, migliori, più durevoli, più riparabili. E soprattutto: più intelligenti per l’animale, non per il carrello.

Quanti accessori per il tuo pet riesci a contare? Ciotole, cucce, cuscini, collari, pettorine, guinzagli, giochi di ogni foggia. Tutti oggetti che compriamo, magari cambiandoli di tanto in tanto, e che quindi hanno una loro impronta ambientale nella produzione e poi come rifiuti a fine vita. La buona notizia è che il mondo del pet sta abbracciando la sostenibilità anche in questo campo, con materiali innovativi e design pensato per durare. Vediamo come scegliere o addirittura autoprodurre gli accessori di Fido e Micio in modo sostenibile.

Collari e guinzagli: materiali che durano

Il collare, o la pettorina, e il guinzaglio sono il vestito quotidiano del cane, e per i gatti alcuni usano collarini con targhetta identificativa o anti-fuga. Tradizionalmente erano di pelle, o di nylon sintetico. Oggi possiamo fare scelte migliori, orientandoci su materiali durevoli ma a basso impatto.

Canapa: È una fibra molto resistente e, in molte coltivazioni, richiede meno input chimici rispetto ad altre fibre, è morbida e anallergica sulla pelle. La canapa cresce veloce e arricchisce il suolo. Un collare in canapa 100% naturale è quindi una scelta ottima: robusto, confortevole per l’animale e a basso impatto ambientale.

Sughero: Essendo impermeabile e leggero, alcuni produttori lo usano come rivestimento di collari e guinzagli, dandogli l’aspetto del cuoio ma completamente cruelty-free (il sughero si ricava dalla corteccia, senza abbattere l’albero). È anche ipoallergenico e elegante, con quella texture unica.

PET riciclato: Se preferisci i materiali tecnici, esistono versioni sostenibili anche del nylon: ad esempio collari in PET riciclato, ottenuto da vecchie bottiglie di plastica trasformate in un tessuto resistente e lavabile. Alcune aziende fabbricano guinzagli e pettorine riciclando corde da arrampicata e cinture di sicurezza, che altrimenti sarebbero rifiuti. Idea efficace per dare nuova vita a materiali robusti.

Bioplastiche: Bioplastiche e resine vegetali vengono usate per fibbie ed anelli: invece di plastica tradizionale, trovi fibbie in bioplastica da amido di mais o canna da zucchero, altrettanto solide.

E la pelle? C’è chi sostiene che un buon collare di cuoio duri tutta la vita del cane, quindi in un certo senso sia sostenibile perché non ne compri molti. Questo è vero se la qualità è alta. Ma c’è l’aspetto etico da considerare: la concia della pelle può essere altamente inquinante (salvo quella vegetale) e dipende comunque dall’allevamento bovino. Se però già possiedi un collare di pelle, usalo il più a lungo possibile, così onori l’oggetto ed eviti sprechi. E quando sarà da buttare, cerca un modo per riciclarlo (alcuni artigiani ricavano portachiavi o altri oggetti da vecchi collari di cuoio). Ad ogni modo, con tutte le alternative oggi disponibili, la pelle non è più l’unica scelta per la qualità.

Durabilità versus moda

Un approccio sostenibile agli accessori è anche quello di non cambiarli di continuo per capriccio. Sì, quel collare con motivo scozzese è adorabile, ma se il tuo cane ne ha già tre funzionanti, forse non serve un quarto solo perché è carino. Gli accessori più sostenibili sono quelli che già possediamo: sfruttiamoli fino in fondo, ripariamoli se possibile, cambiando una fibbia rotta anziché comprando un guinzaglio nuovo. Se poi proprio ne vuoi uno nuovo, magari per un’occasione speciale, considera di donare il vecchio in buono stato a un canile o a un altro proprietario invece di cestinarlo.

Giocattoli: naturali, riciclati, fai-da-te

Chi ha un cane giocherellone o un gatto curioso sa quanti giocattoli si accumulano: palline, topolini di stoffa, corde da mordere, pupazzetti sonori. Purtroppo molti giochi economici sono fatti di plastiche scadenti, che si rompono in fretta e finiscono nella spazzatura, talvolta dopo pochi giorni di uso intenso da parte di Fido. E alcuni possono persino contenere sostanze nocive (ftalati, coloranti tossici) che il pet può ingerire masticando. La soluzione: preferire giochi realizzati con materiali naturali o riciclati, privi di sostanze chimiche pericolose.

Gomma naturale: Le classiche palline per cani ora le trovi in gomma naturale al 100%, derivata dal lattice degli alberi della gomma. Sono elastiche, rimbalzanti e resistenti. La gomma naturale evita polimeri petrolchimici e, a fine vita, ha un destino ambientale in genere migliore della plastica tradizionale; resta comunque un oggetto da usare finché dura e smaltire correttamente. Ci sono anche giochi da masticare (tipo ossi o forme da rosicchiare) in gomma naturale: divertono l’animale, puliscono i denti.

Tessuti riciclati: Per i gatti, che amano oggetti leggeri da cacciare, via libera ai topolini di stoffa e palline fatte di corde di sisal o di cotone. I migliori oggi utilizzano tessuti riciclati: ad esempio ritagli di lana rigenerata o imbottiture fatte con filato ottenuto da bottiglie di plastica riciclate. Alcuni giochi per gatti sono piccoli cuscinetti imbottiti di erba gatta secca (catnip), avvolti in stoffa biologica: ai mici piacciono da impazzire e sono del tutto sostenibili. Quando l’odore svanisce, puoi ricaricarli con nuova erba gatta.

Legno certificato FSC: Molti cani apprezzano i giochi in legno: pensa a quei prodotti di attivazione mentale, tipo i puzzle in cui nascondere premietti. Ebbene, ne esistono in legno certificato FSC (cioè proveniente da foreste gestite in modo sostenibile), anziché in plastica. Sono robusti e se il cane li rosicchia un po’, non sta ingerendo polimeri sconosciuti. Perfino i tiragraffi per gatti stanno evolvendo: invece dei soliti tubi di cartone rivestiti in tessuto sintetico, se ne vedono in cartone riciclato modulare (quando è troppo rovinato si ricicla di nuovo) o in legno con inserti di sisal naturale.

Elettronica: Solo se è ricaricabile, riparabile e dura anni. Altrimenti è rifiuto travestito da innovazione.

Fai-da-te: il gioco a impatto zero

Perché comprare un altro giocattolo quando potresti crearlo tu con ciò che hai in casa?

Trecce o cordoni con vecchie magliette: Taglia una T-shirt di cotone usurata in strisce, intrecciale ben strette a formare una corda con nodi alle estremità. Otterrai un gioco da tiro alla fune per il cane, riciclabile (quando sarà distrutto, buttalo nell’indifferenziato o compost se è cotone 100%). Idem per calzini spaiati: riempine uno con altri pezzi di stoffa, fai un nodo e avrai un salsicciotto da mordere.

Pallina di corda: Con spago spesso di cotone/canapa fai avvolgimenti stretti fino a creare una palla solida. Ecco una pallina masticabile e biodegradabile. Oppure prendi quella treccia di magliette e chiudila su se stessa a cerchio: diventa una corona che il cane può masticare.

Giochi di attivazione con rotoli e scatole: Un rotolo di carta igienica vuoto può trasformarsi in un dispenser di crocchette puzzle. Basta inserire qualche crocchetta dentro il rotolo e poi schiacciarne le estremità o infilarlo dentro altri anelli di cartone per creare una piccola sfida intellettiva per il pet, che dovrà ingegnarsi a tirare fuori il cibo. I gatti adorano giocare con scatole di cartone: fai qualche buco in una scatola pulita e infila dentro un giochino, li terrai occupati per ore. Una idea carina è costruire un tappetino da fiuto con ritagli di pile (tessuto vecchio) attaccati a un supporto, così da nascondere bocconcini tra le frange e stimolare l’olfatto del cane. Tutto utilizzando materiali di recupero che già hai.

Giochi naturali dalla natura: A volte basta una pigna o un grosso ramo (non tossico; attenzione a evitare legni come oleandro, che sono velenosi) raccolto in montagna per fare la felicità di un cane, senza spendere nulla né comprare plastica. Controlla solo che non abbia schegge pericolose.

Quando crei giochi fai-da-te, assicurati sempre che siano sicuri: niente parti facilmente ingeribili, niente spigoli taglienti, materiali puliti (lavare i tessuti prima), togliere graffette o nastri che possano staccarsi. Osserva Fido o Micio mentre ci giocano, per valutare se resistono o se c’è il rischio che si rompano e mangino qualcosa. In quest’ultimo caso, meglio toglierli subito.

La filosofia del “meno è meglio”

Un approccio sostenibile al gioco: meno è meglio. I nostri animali spesso si divertono con poco (un gatto può passare mezz’ora con un filo di lana, un cane può impazzire di gioia per una pallina usata). Non serve riempirli di oggetti nuovi continuamente. Offri loro rotazione e varietà: tira fuori un gioco che non vedevano da mesi, e sarà come nuovo. E soprattutto dedica tempo tu a giocare con loro all’aria aperta: quello sì che è gioco sostenibile, a impatto zero e ad alto tasso di felicità.

Eywa dice… amici fedeli, scelte consapevoli: il futuro è green (anche a quattro zampe)

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio tra ciotole, lettiere, collari e pulci, con un filo conduttore unico: la sostenibilità come atto d’amore. Prendersi cura di un animale domestico non significa solo sfamarlo e coccolarlo, ma anche pensare al mondo in cui vivrà insieme a noi. Ogni scelta ecologica che facciamo (dal comprare crocchette a base di insetti invece che di manzo, al riempire la ciotola dell’acqua con quella del rubinetto invece che con bottigliette di plastica, al raccogliere la pupù con un sacchetto compostabile) è un piccolo gesto che, moltiplicato per milioni di proprietari, può cambiare le cose in grande.

All’inizio può sembrare impegnativo: studiare gli ingredienti delle scatolette, sperimentare una lettiera nuova col rischio che il gatto la sparga in giro. Ma l’esperienza di tanti proprietari attenti insegna che ci si prende gusto. Diventa quasi un gioco di squadra con il tuo animale: tu trovi per lui l’opzione migliore sul mercato e lui ti dice se gli piace. E quando trovi il giusto equilibrio (le pappe sostenibili che divora di gusto, la lettiera vegetale che usa volentieri, il giochino di canapa che preferisce alla vecchia pallina di plastica), c’è una soddisfazione enorme nel sapere che stai facendo bene a lui e al contempo al pianeta.

Abbiamo visto in questo manuale tanti aspetti, tutti interconnessi da un principio: esiste quasi sempre un’alternativa a basso impatto ad ogni prodotto convenzionale per pet. E spesso è anche un’alternativa di qualità superiore: più salutare, più etica, più innovativa. Non stiamo parlando di fare sacrifici o di accontentarsi: il cane continuerà a leccarsi i baffi col suo cibo, il gatto avrà la sua toilette pulita e inodore, anzi forse staranno tutti meglio di prima. È un’evoluzione, non una rinuncia.

Certamente, ci sono sfide. Il tema dell’impronta ecologica dei nostri animali ci mette davanti a domande importanti. Ad esempio: come bilanciare il fatto che cani e gatti, in quanto carnivori o onnivori con forte componente carnivora, abbiano bisogno di proteine animali, con la necessità globale di ridurre la produzione di carne? Ci siamo dati delle risposte con soluzioni come l’uso di scarti, gli insetti, l’ottimizzazione delle diete. E chissà, in futuro potrebbe arrivare il pet food coltivato in laboratorio (già si parla di carne coltivata appositamente per animali, senza allevamento né macellazione). Oppure, come conciliare la lotta ai parassiti con la tutela degli insetti buoni e delle acque? Qui la risposta sta nell’innovazione farmaceutica, ma anche in una diversa mentalità: non bombardare preventivamente, bensì monitorare e intervenire solo al bisogno. È un cambio di paradigma che coinvolge medici veterinari, industrie e noi proprietari.

O ancora, la questione dei rifiuti: se ogni proprietario di cane usasse sacchetti compostabili e ogni proprietario di gatto lettiera vegetale, probabilmente risparmieremmo tonnellate di plastica e minerali non rinnovabili all’anno. Queste non sono utopie, ma obiettivi raggiungibili con la diffusione della consapevolezza.

La missione di Eywa in questo contesto è fornire dati verificati, soluzioni concrete e strumenti per agire subito. La sostenibilità non deve restare una bella parola astratta, ma diventare parte della routine quotidiana, anche e soprattutto nelle piccole cose come preparare la pappa o fare una passeggiata con Fido. In fondo, i nostri animali dipendono completamente da noi per le loro scelte di consumo: siamo noi la loro voce e la loro mano. Dunque abbiamo la responsabilità, ma anche l’onore, di poter fare la differenza per loro e per l’ambiente insieme.

I cani amano correre nei prati puliti, i gatti adorano cacciare tra gli alberi sani. Un mondo meno inquinato è un beneficio anche per loro. Ogni volta che riempi la loro ciotola con un prodotto a basso impatto o scegli un accessorio sostenibile, stai facendo squadra per un futuro migliore.

La rivoluzione green a quattro zampe è appena cominciata. Spargi la voce con altri proprietari: consigliando la lettiera vegetale che ti ha risolto i problemi, regalando un collare in canapa all’amico che ha preso un cucciolo, condividendo magari questo manuale. Più saremo a prendere coscienza, più spingeremo anche le aziende a innovare e offrire prodotti sempre più sostenibili e accessibili.

La prossima volta che uscirai col tuo cane all’alba, magari con un sacchetto compostabile in tasca e un guinzaglio di corda riciclata in mano, guardati intorno. L’aria fresca, il cielo che si illumina. Sapere di fare la propria piccola parte per preservare questa bellezza darà ancora più gusto nel camminare fianco a fianco con il tuo fedele amico. E se hai un gatto, osserva come controlla soddisfatto la sua lettiera pulita e come gioca con quel topolino di stoffa biologica: dietro quelle piccole azioni quotidiane c’è un grande cambiamento in atto.

Ogni scelta conta: dal tipo di crocchette alla lettiera, dagli antiparassitari ai sacchetti per le deiezioni. L’industria del pet vale miliardi e sta iniziando a capire che la sostenibilità non è una nicchia. Più chiediamo prodotti verificabili e a basso impatto, più il mercato si adegua.

Il green si fa. Anche a quattro zampe.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/piu-di-amici-perche-gli-animali-domestici-sono-il-cuore-delle-nostre-case/
Redazione, 2025. Contesto culturale e responsabilità della convivenza con animali domestici (utile per introdurre il “patto” affettivo e la parte etica).

https://eywadivulgazione.it/profumi-puliti-detergenti-eco-quando-odore-teatro-cosa-salute-domestica/
Team Eywa, 2026. Detergenti “eco”, VOC e salute indoor: base perfetta per la parte su pulizia cucce, lavaggi tessili, prodotti antipulci e “teatro dell’odore”.

https://eywadivulgazione.it/microplastiche-il-nemico-invisibile-che-invade-il-pianeta-e-come-fermarlo/
Team Eywa, (data sul sito). Microplastiche e filiere: ponte utile per sacchetti, accessori in plastica, tessuti sintetici e dispersione quotidiana.

https://eywadivulgazione.it/manuale-operativo-acqua-rubinetto/
Team Eywa, 2026. Metodo operativo su dati, analisi e scelte pratiche: aggancio perfetto per “ciotola = acqua del rubinetto”, riduzione bottiglie e approccio “strumenti, non slogan”.

Bibliografia essenziale

https://www.fao.org/3/i3437e/i3437e.pdf
FAO (2013). Tackling climate change through livestock. Quadro metodologico e stima (supply chain) della quota emissiva della zootecnia.

https://www.research.ed.ac.uk/en/publications/the-global-environmental-paw-print-of-pet-food/
Alexander P. et al. (2020). The global environmental paw print of pet food (Global Environmental Change). Stime globali su uso di suolo (41–58 Mha), emissioni e impatti associati al dry pet food.

https://doi.org/10.1371/journal.pone.0181301
Okin G.S. (2017). Environmental impacts of food consumption by dogs and cats (PLOS ONE). Analisi dell’impatto ambientale della dieta di cani e gatti e implicazioni di filiera.

https://europeanpetfood.org/self-regulation/nutritional-guidelines/
FEDIAF. Nutritional Guidelines for Complete and Complementary Pet Food for Cats and Dogs. Standard nutrizionali di riferimento in Europa per alimenti “completi” (edizione più recente disponibile sul sito).

https://europeanbioplastics.org/bioplastics/standards/
European Bioplastics – Standards. Riferimenti sullo standard EN 13432 e requisiti di compostabilità e biodegradazione degli imballaggi.

https://www.bsava.com/article/update-to-responsible-use-of-parasiticides-policy-position/
BVA, BSAVA, BVZS (31 ottobre 2025). Aggiornamento della policy su “Responsible use of parasiticides” con approccio risk-based e attenzione agli impatti ambientali.

 

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