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Erosione del suolo: cos’è, cause, conseguenze e come prevenirla

Cos’è l’Erosione del Suolo 

L’erosione del suolo è il processo di distacco, trasporto e deposizione degli strati superficiali del terreno, causato dall’azione di agenti naturali come acqua, vento e gravità, ma accelerato in misura crescente dalle attività umane. Si tratta di uno dei fenomeni di degrado ambientale più gravi e silenziosi del nostro pianeta: il suolo si perde in modo progressivo e spesso impercettibile, ma i suoi effetti sono profondi e duraturi.

Il suolo è una risorsa considerata non rinnovabile nei tempi della vita umana: occorrono tra i 100 e i 1.000 anni per formare appena 1-3 cm di terra fertile. Per questo motivo, qualsiasi perdita superiore a 1 tonnellata per ettaro all’anno è considerata irreversibile in un arco di 50-100 anni. Secondo l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l’erosione del suolo è riconosciuta tra le otto principali minacce per il suolo europeo identificate dalla Strategia Tematica della Commissione Europea. 

I dati globali e Italiani: un’emergenza silenziosa 

L’entità del problema è enorme a scala globale e nazionale. 

Ogni 5 secondi si perde l’equivalente di un campo da calcio di suolo fertile. Circa il 33% dei suoli mondiali è già degradato; entro il 2050 la quota potrebbe superare il 90%.

Il 95% del cibo globale dipende direttamente o indirettamente dal suolo. L’erosione comporta una perdita economica stimata in circa 400 miliardi di dollari all’anno di produzione agricola.

Le stime della Global Soil Partnership (FAO) indicano che ogni anno vengono erose decine di miliardi di tonnellate di suolo dai terreni coltivabili; uno studio su Nature Communications (2017) valuta circa 35 miliardi di tonnellate nel 2001, cresciute del 2,5% entro il 2012.

A livello europeo: 

L’erosione complessiva del suolo nell’Unione Europea ammonta a 1 miliardo di tonnellate all’annoCirca il 24% della superficie agricola UE è colpita dall’erosione idrica; tale quota potrebbe crescere fino al 25% entro il 2050. L’erosione idrica non sostenibile colpisce circa il 32% dei terreni agricoli europei.

A livello italiano: 

L’Italia perde mediamente 8,77 tonnellate per ettaro all’anno per erosione idrica, valore nettamente superiore alla media europea. L’80% dei terreni agricoli italiani, pari al 23% del territorio nazionale, è soggetto a fenomeni erosivi. Il 17,4% della superficie nazionale risulta in stato di degrado, secondo i dati ISPRA al 2019.

Tra il 2012 e il 2019, l’erosione ha interessato circa 540 km² di territorio italiano, soprattutto nelle aree percorse da incendi. In Italia è andato perso il 28% dei terreni coltivabili negli ultimi 25 anni.

La collina, pur occupando solo il 17% del territorio dell’Emilia-Romagna, contribuisce al 51% del totale del suolo eroso nella regione, con valori medi di erosione di 31,73 Mg/ha/anno.

I tipi di erosione del suolo 

Germoglio che viene battuto dalla pioggia

L’erosione si manifesta in forme diverse, a seconda dell’agente principale e delle caratteristiche del territorio. È possibile distinguere tre macro-categorie principali.

Erosione idrica 

È la forma più diffusa, causata dall’acqua piovana e dal ruscellamento superficiale (runoff). L’acqua in caduta colpisce il suolo, disgrega gli aggregati e trasporta le particelle a valle. Si suddivide in più stadi progressivi:

Tipo Descrizione 
Splash erosion (erosione per gocce) Le gocce di pioggia (diametro ~5 mm, velocità ~32 km/h) colpiscono il suolo disaggregando le particelle. È il primo stadio del processo.
Sheet erosion (erosione laminare) Rimozione uniforme di un sottile strato superficiale su ampie superfici. Spesso non riconoscibile immediatamente, ma responsabile di enormi perdite di nutrienti. 
Rill erosion (erosione per rigagnoli/solchi) L’acqua si incanalizza in piccoli solchi (rill) sempre più profondi. Segue la fase laminare e può evolvere in forme più gravi.
Gully erosion (erosione per burroni) Formazione di canali profondi e larghi che rendono il terreno inutilizzabile per l’agricoltura. Forma più severa e difficilmente reversibile.
Erosione spondale Erosione delle rive dei fiumi durante le piene, con alterazione del corso idrico e danni alle infrastrutture.
Erosione sotterranea (piping) L’acqua si incanala sotto la superficie creando cavità che possono causare il crollo delle strutture sovrastanti. 

Erosione eolica 

Causata dal vento, che solleva e trasporta le particelle di suolo più fini, tipicamente in ambienti aridi, semi-aridi o privi di copertura vegetale. Colpisce soprattutto le zone pianeggianti esposte e i terreni con scarsa umidità. Oltre alla perdita di suolo, produce fenomeni di desertificazione.

Erosione gravitazionale 

Include smottamenti, colate detritiche e frane, tipici delle zone collinari e montuose. Si verifica quando la forza di gravità supera la resistenza degli strati del suolo, spesso in concomitanza con precipitazioni intense o incendi. 

L’erosione è un processo naturale, ma le attività umane la accelerano drasticamente. Le cause si dividono in naturali e antropiche. 

Piogge intense e concentrate: l’intensità delle precipitazioni è il principale fattore climatico. Piogge forti, specialmente dopo lunghi periodi di siccità, aumentano notevolmente il rischio erosivo.

Pendenza e morfologia del terreno: i versanti ripidi favoriscono il deflusso rapido delle acque e l’erosione.

Caratteristiche geologiche e pedologiche: la composizione del suolo (erodibilità, permeabilità, struttura degli aggregati) ne determina la vulnerabilità.

Vento: nei climi aridi, il vento erode e trasporta le particelle superficiali più fini.

Incendi: distruggono la copertura vegetale e alterano le proprietà idrauliche del suolo, rendendolo più vulnerabile all’erosione. Studi dimostrano che la perdita di suolo in aree forestali può essere 150% superiore in caso di concomitanza di piogge estreme e incendi.

Cause umane

Deforestazione: la rimozione di alberi e vegetazione espone il suolo all’azione diretta di pioggia e vento.

Pratiche agricole non sostenibili: aratura profonda e frequente, monocoltura, sovrairrigazione e uso di macchinari pesanti compattano il suolo riducendone la permeabilità.

Pascolo eccessivo (overgrazing): il bestiame distrugge la copertura erbacea e compatta il terreno, aumentandone la vulnerabilità all’erosione.

Terreni lasciati nudi: i campi privi di coltura o copertura vegetale dopo il raccolto sono i più esposti all’azione erosiva.

Rimozione di siepi e fasce tampone: le piante ai bordi dei campi fungono da barriere naturali contro l’erosione eolica e idrica.

Costruzione e urbanizzazione: la realizzazione di strade e infrastrutture destabilizza il suolo e aumenta il ruscellamento superficiale.

Cambiamenti climatici: modificando i cicli idrologici, aumentano la frequenza e l’intensità degli eventi meteorologici estremi, aggravando i processi erosivi. Proiezioni scientifiche indicano un aumento dell’erosione dal 30 al 66% entro il 2070 rispetto al 2015.

Il Modello RUSLE: come si misura l’erosione 

La quantità di suolo eroso viene stimata principalmente con la RUSLE (Revised Universal Soil Loss Equation), un’equazione empirica internazionale, adottata anche a livello europeo e dall’ISPRA.

L’USDA considera tollerabile un tasso di erosione fino a 11,2 Mg/ha/anno per suoli profondi e a substrato rinnovabile. I dati europei collocano l’Italia ben al di sopra della media continentale.

Coltivazioni su un terreno secco

Le ripercussioni dell’erosione si fanno sentire su molteplici livelli: ambientale, agricolo, economico e sociale.

Perdita di Fertilità 

L’erosione rimuove lo strato più superficiale del suolo, ricco di sostanza organica, minerali e microorganismi essenziali alla vita delle piante. Il suolo restante è meno fertile, più povero e meno produttivo. Le colture risentono immediatamente di questa perdita: le radici trovano meno acqua, meno ossigeno e meno nutrienti. Il 68% dei terreni agricoli italiani ha già perso oltre il 60% del carbonio organico originariamente presente.

L’erosione prolungata può avviare terreni fertili verso la desertificazione: la perdita irreversibile della capacità produttiva del suolo. In Italia il fenomeno è particolarmente evidente al Sud, dove i periodi di siccità si sommano a un’erosione già intensa. Secondo l’ISPRA, il 17,4% della superficie nazionale mostra segni di degrado avanzato.

Il materiale eroso trasporta con sé fertilizzanti, pesticidi e metalli pesanti verso i corsi d’acqua, causando inquinamento diffuso e fenomeni di eutrofizzazione di fiumi e laghi. Questo compromette gli ecosistemi acquatici e riduce la qualità dell’acqua potabile. 

Rischio Idrogeologico 

L’erosione riempie di sedimenti i corsi d’acqua, riducendone la capacità di portata e aumentando il rischio di esondazioni e alluvioni. Sui versanti collinari e montani, l’indebolimento dello strato superficiale del suolo può innescare frane e smottamenti.

L’erosione riduce la capacità del suolo di sequestrare carbonio. Quando il suolo si degrada, il carbonio organico viene liberato nell’atmosfera, contribuendo all’aumento dei gas serra. Studi dell’UE stimano che l’erosione accelerata nei terreni agricoli europei potrebbe portare a un aumento del 35% del carbonio “eroso” nel periodo 2016-2100. 

Perdita di Biodiversità 

Il suolo ospita una straordinaria varietà di organismi — batteri, funghi, lombrichi, insetti — che regolano i cicli biogeochimici fondamentali. L’erosione distrugge questo ecosistema sotterraneo, riducendo la biodiversità complessiva del territorio.

Come prevenire e contrastare l’erosione del suolo 

La buona notizia è che l’erosione può essere significativamente ridotta con pratiche corrette di gestione del suolo. Le soluzioni più efficaci combinano misure agronomiche, strutturali e normative.

Mantenere il terreno coperto è la difesa più efficace contro l’erosione. Le colture di copertura (leguminose, cereali autunnali, brassiche) proteggono la superficie dal dilavamento e migliorano la struttura del suolo. Studi dimostrano che le cover crops possono ridurre le perdite di sedimento mediamente di 20,8 tonnellate per acro rispetto ai terreni non protetti nei campi a lavorazione tradizionale. La senape, ad esempio, riduce la perdita di suolo fino all’82% rispetto a un terreno senza copertura.

Agricoltura Conservativa 

L’agricoltura conservativa riduce o elimina l’aratura, favorisce la rotazione delle colture e mantiene i residui colturali sul suolo. La riduzione delle lavorazioni profonde diminuisce la dispersione degli aggregati del suolo e incrementa la vita biologica (in particolare i lombrichi).

Terrazzamenti 

Nelle zone collinari e montane, i terrazzamenti frenano il deflusso dell’acqua, riducono la pendenza effettiva e minimizzano l’erosione. È una delle tecniche tradizionali più efficaci, ancora ampiamente applicata in molte aree del Mediterraneo.

La piantumazione di alberi e siepi lungo i margini dei campi o all’interno dei sistemi colturali stabilizza il suolo con le radici, riduce la velocità del vento e del deflusso idrico. I sistemi agroforestali, che integrano colture agricole con specie arboree, sono tra le soluzioni più efficaci per la conservazione del suolo a lungo termine, specialmente per le piccole aziende nei Paesi in via di sviluppo.

Le fasce verdi ai bordi dei campi (siepi, alberi, erba alta) fungono da barriere fisiche che rallentano il deflusso dell’acqua e trattengono i sedimenti prima che raggiungano i corsi d’acqua. 

Arare seguendo le curve di livello del terreno, e non perpendicolarmente alla pendenza, riduce la velocità di deflusso dell’acqua e quindi la forza erosiva.  Evitare il sovraccarico di bestiame su un’area, praticare il pascolo rotazionale e mantenere la copertura erbacea sono misure fondamentali per ridurre l’erosione nei pascoli.

Normativa e politiche 

La Strategia Europea per la Biodiversità e l’Agenda 2030 dell’ONU (obiettivo 15.3) prevedono il ripristino dei terreni degradati e la lotta alla desertificazione. In Italia, la normativa PAC (Politica Agricola Comune) impone alle aziende agricole che ricevono sussidi di garantire una copertura vegetale minima del suolo per almeno 90 giorni nel periodo novembre-maggio.

Il legame tra erosione e cambiamenti climatici 

L’erosione del suolo e i cambiamenti climatici si alimentano a vicenda in un circolo vizioso. Le precipitazioni più intense e concentrate dopo periodi di siccità — un pattern sempre più frequente a causa del riscaldamento globale — aumentano direttamente il rischio erosivo. Al tempo stesso, l’erosione riduce la capacità del suolo di sequestrare carbonio atmosferico, aggravando il riscaldamento globale.

Le proiezioni per il futuro sono preoccupanti: secondo scenari analoghi a quelli IPCC, l’erosione del suolo potrebbe aumentare dal 30 al 66% entro il 2070 rispetto ai livelli del 2015, a seconda delle politiche adottate in materia di uso del suolo e cambiamenti climatici. Per compensare le perdite attese negli scenari peggiori, le tecniche di agricoltura conservativa dovrebbero essere applicate su almeno il 60% dei terreni coltivabili nel mondo (contro l’attuale 11-14%).

L’erosione del suolo in Italia: un quadro di sintesi 

L’Italia presenta caratteristiche geografiche e climatiche che la rendono particolarmente vulnerabile all’erosione: orografia prevalentemente collinare e montuosa, precipitazioni spesso intense e concentrate, agricoltura diffusa su versanti acclivi. Il Sud è la zona più a rischio a causa della combinazione di siccità prolungate, piogge intense stagionali e suoli già degradati. 

Secondo il Rapporto “Il suolo italiano ai tempi della crisi climatica” (Re Soil Foundation, 2023), redatto con il contributo di Università di Bologna e Politecnico di Torino: 

47 su 100 metri quadrati di suolo italiano presentano qualche forma di degrado. L’80% dei terreni agricoli è sottoposto a fenomeni erosivi. Il 68% ha perso oltre il 60% del carbonio organico originario 

Il vicedirettore generale FAO Maurizio Martina ha avvertito: “Senza un’inversione di tendenza, potremmo perdere la totalità della terra fertile e coltivabile entro i prossimi 60 anni”.  

L’erosione del suolo è un’emergenza ambientale che tocca la sicurezza alimentare, la stabilità degli ecosistemi e la mitigazione dei cambiamenti climatici. In Italia e nel mondo, il suolo si perde molto più velocemente di quanto si formi. La combinazione di pratiche agricole insostenibili, deforestazione e cambiamenti climatici ha portato il sistema al limite. Le soluzioni esistono e sono accessibili — dall’agricoltura conservativa alle cover crops, dai terrazzamenti al rimboschimento — ma richiedono una volontà politica e una consapevolezza pubblica ancora insufficienti.

Proteggere il suolo significa proteggere il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo e il clima del pianeta. 

Fonti principali: ISPRA, FAO Global Soil Partnership, Re Soil Foundation, Scienza in Rete (SNPA), Arpae Emilia-Romagna, Joint Research Centre UE. 

Bibliografia

  1. Erosione del suolo — Italiano – ISPRA 
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Team Eywa
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