A Genova il verde urbano non è più un argomento da bar. Dopo i crolli e le tragedie, dopo la paura collettiva, ogni abbattimento diventa un processo in piazza e ogni piantumazione una foto da commentare.
La verità è più semplice, e scomoda: non siamo arrivati dove siamo per fatalità. Per anni la gestione del patrimonio arboreo è stata spesso sottodimensionata, frammentata, senza una regia riconoscibile. E quando manca la regia, arriva l’emergenza. E se arriva l’emergenza, arrivano pure delle scelte frettolose. Così la fiducia crolla, insieme agli alberi.
In queste settimane Comune e Aster dicono di voler cambiare passo: circa 3.000 piante sotto osservazione, priorità dichiarate su scuole e aree di percorrenza continua, una mappa di vulnerabilità per programmare controlli e interventi, e un protocollo condiviso per gestire il rischio arboreo. Sulla carta è un buon segnale. Ma le parole, da sole, non cambiano la città: la cambierebbe, invece, un metodo verificabile. Allora la domanda non è se “esiste o non esiste” il protocollo.
La domanda è: che cosa misura quel protocollo, con quali parametri, con quale frequenza e con quali competenze? chi firma le valutazioni? quali standard sono usati? Perché finché il metodo resta opaco, anche la scelta più sensata sarà percepita come arbitraria. Senza un metodo leggibile non avremo mai ciò che serve davvero: fiducia basata sui fatti.
C’è poi il nodo che decide tutto e che viene spesso trattato come una cornice: il clima. Dodici anni fa, secondo quanto dichiarato dall’amministrazione, il regolamento del verde fu riscritto per l’ultima volta. Oggi, però, Genova vive stress diversi: caldo più severo, periodi secchi, vento e salsedine che pesano di più sulle alberature urbane. Quindi le specie non si scelgono per abitudine o per estetica. Si scelgono affinché reggano quel mix di fattori e la città sia in grado di tenerle in vita.
Ed è qui che entriamo nel vivo, con l’elenco di specie che Aster sta testando: Brachychiton, Robinia pseudoacacia “Bessoniana”, Albero di Giuda, Photinia, Lagunaria, Koelreuteria.
L’Albero di Giuda è un segnale interessante, coerente con un contesto mediterraneo urbano: dimensioni gestibili, buona adattabilità e una funzione urbana chiara. Ma se vogliamo davvero ragionare da “alberi giusti”, dobbiamo guardare anche il resto dell’elenco, perché ogni specie porta con sé un compromesso.
Prendiamo Brachychiton. È spesso scelto perché percepito come “robusto” e adatto allo stress urbano, ma nel suo caso il problema non è se sia scenografico o se possa tollerare l’estate genovese sulla carta: bensì dove lo metti a dimora e con quanto spazio. La specie può raggiungere dimensioni notevoli (alcuni Brachychiton, in condizioni favorevoli, diventano giganti), allora in strade strette e suoli costretti la resilienza può diventare un rischio futuro, perché la pianta si adatta come può, e spesso lo fa litigando con lo spazio.
Qui servono criteri dichiarati: larghezze minime, volumi di suolo idonei, distanze da edifici e sottoservizi, e soprattutto un piano di attecchimento nei primi anni. Senza tutto questo, “resistente” è solo una parola comoda.
Poi c’è Koelreuteria (l’albero delle lanterne). È considerato da molte linee guida un albero “city tolerant”: regge caldo, siccità e inquinamento, e si adatta a tanti suoli. Ma anche qui: tolleranza non significa assenza di problemi. Per esempio, alcune schede tecniche segnalano una fragilità del legno e una maggiore propensione alle rotture col vento forte.
In una città come Genova, dove il vento non è una variabile secondaria, è un dettaglio che cambia tutto: non è una bocciatura su tutta la linea, ma è necessario avere un metodo ben preciso per permettersi questa scelta. Se lo scegli, devi anche dire dove lo escludi e come lo gestisci.
E arriviamo alla specie più delicata da mettere in una lista “strategica” senza spiegazioni: Robinia pseudoacacia “Bessoniana”. Che sia un cultivar (cioè una varietà coltivata selezionata dall’uomo, con caratteristiche più “controllate”) più “compatto” e adatto all’uso urbano rispetto alla Robinia semplice è plausibile, ma anche se più compatto resta un genere che si porta dietro una questione grossa: la tendenza a ricacciare e colonizzare, e una capacità di modificare gli equilibri ecologici (anche del suolo) nei contesti in cui si espande. Tradotto in logica cittadina: può richiedere una manutenzione continua se non è gestita con competenza e se viene messa nei posti sbagliati. Qui Eywa non dice “mai Robinia”, chiediamo però una cosa più semplice: se la inserisci, devi spiegare perché quel cultivar, quali accorgimenti adotterai per evitare ricacci e problemi, e quali criteri usi per scegliere le aree compatibili. Senza queste informazioni, la parola “resistente” diventa un modo elegante per rimandare il problema a domani.
E poi c’è Photinia. Ottima per siepi e aiuole, perfetta come elemento ornamentale. Ma non è un’infrastruttura climatica. Se entra nello stesso elenco degli alberi “idonei” senza alcuna distinzione, allora serve chiarezza: stiamo parlando di arredo o di alberature che fanno ombra, raffrescano e mitigano? Perché le siepi non fanno ombra. E un tema serio come il verde urbano non può essere raccontato con parole scivolose.
Poi c’è la trappola che torna sempre: i numeri compensativi. Nel 2025 Aster parla di 208 abbattimenti e 226 reimpianti. Bene il saldo, ma non facciamoci prendere in giro: un albero maturo raffresca e mitiga oggi. Un alberello nuovo serve per fare notizia e foto. Non sono equivalenti, e chi li tratta come tali o non sa, oppure sta vendendo fumo. Proprio per questo il dato serio non è quanti ne piantiamo, ma quanti ne restano vivi dopo tre o cinque anni, con una quantità di suolo adeguato, il giusto spazio radicale, un’irrigazione e manutenzione garantita. Senza questo, non è verde: è turnover.
Infine: trasparenza. Qui Genova si gioca tutto. Perché “oggettivo e tracciabile” non può significare “fidatevi, lo abbiamo misurato noi”. Deve significare che una persona normale, senza laurea in agronomia e senza competenze in appalti pubblici, possa capire almeno tre cose: quali criteri si usano per valutare il rischio, quali priorità sono state definite e quali risultati stanno arrivando. Ora come ora quel livello di chiarezza non è pubblicato in modo consultabile e comprensibile. E finché non lo è, qualunque intervento (anche quello giusto) sarà percepito come arbitrario.
D’accordo, sul Portale Trasparenza di Aster esistono atti e affidamenti consultabili (per esempio potature in via Ruffini, con importi previsti e somme liquidate riportate). È utile, certo. Ma non basta. Perché il tema vero non è solo “chi ha tagliato e quanto è costato”, ma “perché si è deciso di intervenire lì, con quale perizia, con quali standard, e con quale controllo”. Se il protocollo non è consultabile e gli esiti non sono leggibili, la trasparenza resta formale. E la trasparenza formale, in una città che ha paura, non ricostruisce fiducia.
I cittadini non devono chiedere il permesso di controllare. Il verde pubblico si paga con soldi pubblici: non basta sapere “cosa” si fa, bisogna poter capire “perché”. Il protocollo c’è, la direzione sembra buona. Ora viene la parte difficile: farlo funzionare davvero. Non con la fiducia. Con i dati.
Approfondisci su Eywa
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Eywa, “Perché nelle città italiane tagliano gli alberi”. Contesto: dinamiche ricorrenti dietro abbattimenti, gestione del rischio, manutenzione e scelte amministrative.
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Eywa, “Alberi in città: quali piantare e perché i Comuni sbagliano tutto”. Metodo Eywa sugli “alberi giusti”: criteri (spazio, suolo, stress urbano, gestione) e errori tipici nelle scelte di specie.
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Eywa, “Capitozzatura: perché è un danno (anche quando sembra manutenzione)”. Focus su potature scorrette, effetti sulla stabilità, costi futuri e rischio.
Bibliografia essenziale
https://www.aster.genova.it/task-force-verde-prima-riunione-operativa/
A.S.Ter. S.p.A., 2026. Task force verde: prima riunione operativa con Comune di Genova. Supporta: protocollo condiviso per rischio arboreo e mappa di vulnerabilità come strumenti per programmare interventi in modo “oggettivo e tracciabile”.
https://smart.comune.genova.it/comunicati-stampa-articoli/verde-riunione-comune-aster-sindaca-salis-%C2%ABpotenziare-il-monitoraggio
Comune di Genova (Smart Comune), 2026. Comunicazione istituzionale sulla riunione Comune–Aster. Supporta: intenzione di definire protocollo rischio + mappa vulnerabilità; quadro politico-amministrativo della “svolta” sul monitoraggio.
https://www.primocanale.it/attualit%C3%A0/62539-genova-verde-urbano-aster-piante-alberi-progetto-piantumazione.html
Primocanale, 2026. Verde a Genova: specie ritenute idonee/testate da Aster e dati di abbattimenti/reimpianti riportati nell’articolo. Supporta: elenco specie (Brachychiton, Robinia ‘Bessoniana’, Albero di Giuda, Photinia, Lagunaria, Koelreuteria) e cornice quantitativa citata nel testo.
https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2026/01/verde-pubblico-task-force-comune-genova-aster-entro-la-settimana-abbattimento-per-16-palme–ff5d8a34-396f-4436-98ed-e692cd4aa040.html
RaiNews TGR Liguria, 2026. Servizio sulla task force Comune–Aster e sugli interventi urgenti (palme) con riferimento a pianificazione e cambiamento climatico. Supporta: contesto “sicurezza + programmazione + clima” nella narrazione pubblica locale.
https://astergenova.portaletrasparenza.net/
A.S.Ter. S.p.A., Portale “Amministrazione trasparente”. Supporta: esistenza e accessibilità degli atti di gara/affidamenti (quadro formale di trasparenza citato nel pezzo).
https://astergenova.portaletrasparenza.net/dettagli/attodigara/250/ve-servizio-di-potatura-alberature-in-via-ruffini.html
A.S.Ter. S.p.A., Portale trasparenza, dettaglio atto/affidamento. Supporta: esempio concreto di consultabilità degli affidamenti (chi, cosa, importi/procedura), utile per argomentare “trasparenza formale vs motivazioni tecniche delle scelte”.

