- venerdì 30 Gennaio 2026
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PNRR e dissesto in Sicilia: finanziati interventi meno urgenti di Niscemi

Dai dati ufficiali PAI e PNRR emerge che Niscemi, area P4/R4, è stata esclusa dai finanziamenti mentre sono stati finanziati Comuni a rischio inferiore

Dopo l’articolo pubblicato ieri sulla frana di Niscemi e su una mappa pubblica ignorata per diciannove anni, emerge un dato che rende la vicenda ancora più grave.

La Regione Siciliana ha finanziato, nell’ambito della programmazione PNRR, 37 progetti per il dissesto idrogeologico in Sicilia. Niscemi non è tra questi. Eppure Niscemi è classificata da anni come area a rischio massimo secondo il PAI (Piano di Assetto Idrogeologico): pericolosità P4, rischio R4, il livello più alto previsto dalle mappe ufficiali. Una condizione nota, documentata, consultabile da chiunque.

Il punto non è solo che Niscemi sia rimasta fuori. Il punto è che alcuni di quei fondi sono stati spesi in Comuni con situazioni di rischio inferiore. In alcuni casi, significativamente inferiore secondo la classificazione PAI.

Stesso PAI, criteri diversi

Analizzando i progetti PNRR finanziati in Sicilia e incrociandoli con i dati ufficiali del Piano di Assetto Idrogeologico regionale emerge un quadro che va detto con chiarezza: tra i 37 interventi, alcuni insistono su territori con livelli di rischio pari a quello di Niscemi, altri riguardano Comuni con rischio PAI significativamente inferiore.

Non è un dettaglio tecnico: è il cuore del problema. Perché se il criterio dichiarato del PNRR è la mitigazione del rischio idrogeologico, allora la priorità dovrebbe andare dove il rischio è massimo, soprattutto quando coinvolge centri abitati, case, strade, servizi essenziali.

Le scelte che hanno determinato quali progetti finanziare risalgono principalmente alla fase di approvazione tra autunno 2022 e inizio 2023, quando il Dipartimento della Protezione Civile ha formalizzato gli elenchi per ciascuna Regione. Da allora la Regione Siciliana ha attivato bandi e procedure operative nel 2023-2024, con pagamenti effettivi avviati soprattutto nel 2025-2026. Non si tratta quindi di decisioni prese ieri, ma di priorità fissate anni fa, quando i dati PAI erano già disponibili e Niscemi era già classificata P4/R4.

Qui è importante chiarire il metodo. Non abbiamo confrontato studi locali, PRG comunali o documenti eterogenei. Abbiamo usato i dati ufficiali PNRR (CUP, OpenCUP), i layer PAI regionali ufficiali (geomorfologico e idraulico), i confini comunali ISTAT non generalizzati. Una base tecnica unica, valida per tutta la Sicilia. È su questa base che Niscemi risulta P4/R4. Ed è sulla stessa base che alcuni Comuni finanziati risultano P2/P3 o R1/R2. Questo rende il confronto legittimo e politicamente rilevante.

Rischio ed esposizione: Niscemi non era una criticità come le altre

Il rischio non è solo una sigla su una mappa, conta dove quel rischio insiste. Nel caso di Niscemi il dissesto interessa il centro abitato, coinvolge edifici, famiglie, attività, ha già prodotto evacuazioni e perdita di case. È difficile sostenere, senza forzare la realtà, che in Sicilia esistessero situazioni più prioritarie di Niscemi, a parità o addirittura a minor livello di rischio PAI. Eppure i fondi sono andati altrove.

Tra i progetti finanziati emergono interventi in Comuni con rischio inferiore a quello di Niscemi, sulla base dei dati PAI, per importi tutt’altro che marginali: Scordia oltre 5 milioni di euro, Ramacca circa 2,5 milioni, Palagonia 1 milione, Francofonte circa 270 mila euro. Interventi legittimi, sia chiaro, ma meno urgenti se il criterio è la riduzione del rischio massimo per la popolazione. Ed è qui che cade ogni alibi.

Quei 5-10 milioni per Niscemi: una stima plausibile, non un’invenzione

Nel pezzo di ieri abbiamo parlato di 5-10 milioni di euro come ordine di grandezza per interventi di prevenzione a Niscemi. Vale la pena chiarirlo: non si trattava di una cifra buttata lì. Si parlava di interventi strutturali di mitigazione preventiva come consolidamento dei versanti, drenaggi e regimazione delle acque, opere di contenimento, sistemazioni idraulico-forestali, micro-delocalizzazioni mirate. È una forchetta coerente con i costi di interventi analoghi già finanziati in Sicilia, anche recentemente, con fondi PNRR. Non è un computo metrico, ma una stima realistica dell’ordine di grandezza.

E qui sta il punto politico centrale: importi uguali o superiori a quelli ipotizzati per mettere in sicurezza Niscemi sono stati spesi per interventi in aree meno critiche. Dunque no, non mancavano i soldi. Mancava la priorità.

Nessuna scusa tecnica regge più

Le giustificazioni standard non tengono: non è vero che il rischio non fosse noto, non è vero che mancassero i dati, non è credibile che in diciannove anni non si potesse costruire un progetto di mitigazione. La mappa c’era, il PAI parlava chiaro, i fondi PNRR sono stati usati. Ma non per Niscemi.

Questo non è un errore tecnico: è una scelta di priorità. E le priorità raccontano sempre una visione del territorio: chi viene prima, chi può aspettare, chi diventa «emergenza» solo quando crolla tutto. Se la prevenzione costa meno dell’emergenza, come dimostrano i numeri, allora ignorarla non è solo miope, è politicamente irresponsabile.

Eywa dice…

Questa storia non riguarda solo Niscemi, riguarda come si decide dove investire prima e dove arrivare dopo, quando è troppo tardi. Serve una pianificazione trasparente, basata su rischio ed esposizione reali, che non lasci nessun Comune P4/R4 senza interventi, che renda pubblici criteri e graduatorie. Perché le mappe non servono a riempire archivi, servono a salvare territori prima che diventino macerie.

 

Nota metodologica: come è stata condotta l’analisi

L’analisi sui finanziamenti PNRR per il dissesto idrogeologico in Sicilia è stata condotta usando esclusivamente fonti istituzionali ufficiali e applicando criteri di confronto omogenei e replicabili.

Fonti dei dati

Sono stati usati i dati ufficiali PNRR relativi ai progetti per la riduzione del rischio idrogeologico, ricavati da OpenCUP e dai dataset pubblici collegati al PNRR; i layer ufficiali del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) della Regione Siciliana, nelle componenti geomorfologica e idraulica; i confini amministrativi comunali ISTAT, nella versione non generalizzata e aggiornata. Tutte le fonti utilizzate sono pubbliche e verificabili.

Perimetro dell’analisi

L’analisi è stata limitata ai progetti PNRR che insistono effettivamente sul territorio della Regione Siciliana. Sono stati pertanto esclusi progetti che, pur citando Comuni siciliani nel titolo o nella descrizione, risultano localizzati fuori dal territorio regionale; interventi con ambito territoriale non chiaramente attribuibile a uno o più Comuni siciliani; voci non confrontabili su base comunale ai fini dell’analisi del rischio PAI. Dopo questa verifica, il perimetro corretto dell’analisi risulta composto da 37 progetti PNRR per il dissesto idrogeologico in Sicilia. Il numero più alto (46) che circola sulla stampa deriva da elenchi aggregati e non ripuliti, che includono anche progetti non effettivamente localizzati in Sicilia o non confrontabili su base territoriale omogenea.

Metodo di confronto

Per ciascun progetto incluso nel perimetro è stata verificata la localizzazione territoriale; il territorio comunale interessato è stato incrociato con i dati PAI; è stato considerato il livello massimo di pericolosità e rischio presente nel territorio comunale, secondo la classificazione ufficiale PAI (P1-P4; R1-R4). Il confronto è stato effettuato usando la stessa base tecnica per tutti i Comuni, senza ricorrere a studi locali eterogenei o a valutazioni discrezionali.

Limiti dichiarati dell’analisi

L’analisi non sostituisce studi geologici di dettaglio o perizie puntuali su singoli interventi; non attribuisce il rischio a singoli edifici o opere; non esprime giudizi sulla legittimità tecnica dei singoli progetti finanziati. L’obiettivo è esclusivamente confrontare le priorità territoriali alla luce della classificazione ufficiale del rischio idrogeologico.

Obiettivo

La finalità dell’analisi è valutare se, nell’ambito della programmazione PNRR, le risorse destinate alla mitigazione del dissesto idrogeologico siano state prioritariamente indirizzate verso i territori a rischio massimo, in particolare quelli classificati P4/R4 e caratterizzati da elevata esposizione di popolazione ed edifici.​​​​​​​​​​​​​​​​

 

Bibliografia essenziale

https://www.opencup.gov.it/
Piattaforma ufficiale del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica (DIPE). Fonte primaria per l’identificazione dei progetti PNRR tramite CUP, localizzazione territoriale, importi finanziati e stato di avanzamento.

https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/piano-assetto-idrogeologico-pai
Regione Siciliana – Piano di Assetto Idrogeologico. Documentazione ufficiale e accesso ai layer PAI geomorfologici e idraulici, con classificazione di pericolosità (P1–P4) e rischio (R1–R4).

https://www.sitr.regione.sicilia.it/geoportale/
Geoportale della Regione Siciliana. Accesso ai dati geospaziali ufficiali regionali, inclusi i layer PAI utilizzati per l’analisi territoriale comparativa.

https://www.istat.it/it/archivio/222527
ISTAT – Confini amministrativi. Dataset ufficiali dei confini comunali italiani, utilizzati nella versione non generalizzata per l’incrocio territoriale con i dati PAI.

https://www.protezionecivile.gov.it/it/approfondimento/pnrr-e-protezione-civile/
Dipartimento della Protezione Civile. Inquadramento istituzionale del ruolo della Protezione Civile nella programmazione e attuazione degli interventi PNRR per la riduzione del rischio idrogeologico.

https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/pnrr-dissesto-idrogeologico
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Comunicazioni ufficiali sugli interventi PNRR per il dissesto idrogeologico, criteri di finanziamento e tipologie di opere ammissibili.

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