Il tuo Comune parla di “rigenerazione verde”, di “città resiliente”, di “foreste urbane”. Magari ha inaugurato un’aiuola con tanto di rendering e comunicato stampa. Ma il Piano del Verde — quello vero, quello tecnico — esiste davvero?
Questa non è una domanda retorica. Quasi tutti i Comuni medio-grandi dichiarano di averlo, lo promettono nel DUP, lo citano nelle domande di finanziamento PNRR, lo inseriscono nei comunicati istituzionali. Ma pochissimi cittadini sanno cosa dovrebbe contenere un piano urbanistico di questo tipo. E ancora meno sanno come verificare se quello che il Comune chiama “piano” sia davvero uno strumento tecnico o solo un dépliant di comunicazione.
Qui ti spiego come smontarlo.
Cosa dovrebbe essere (secondo le fonti tecniche)
Un Piano del Verde non è un’idea vaga. È uno strumento di pianificazione settoriale del verde urbano con basi normative precise. La Legge 10/2013 (“Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”) introduce obblighi strutturali come il bilancio arboreo e il monitoraggio del patrimonio verde, che costituiscono la base tecnica su cui molti Comuni hanno costruito i propri Piani del Verde. Per i Comuni sopra i 15.000 abitanti, la legge prevede la messa a dimora di un albero per ogni neonato e il bilancio arboreo di fine mandato del sindaco, cioè un rendiconto pubblico di quanti alberi sono stati abbattuti e quanti piantati.
ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, fornisce supporto tecnico al Comitato per lo sviluppo del verde pubblico e ha prodotto linee guida metodologiche per il monitoraggio delle alberature urbane. Non teoria astratta: indicatori misurabili, mappature georeferenziate, criteri di valutazione fitosanitaria.
A livello europeo, la Strategia UE per la biodiversità 2030 incoraggia l’adozione di Urban Greening Plans e il rafforzamento delle infrastrutture verdi urbane, ponendo un obiettivo ambizioso: piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030. La FAO ha pubblicato linee guida specifiche sull’urban forestry, riconoscendo le foreste urbane come infrastrutture critiche per la resilienza climatica.
Quindi un Piano del Verde serio dovrebbe essere integrato nel Piano Urbanistico Generale (PUC/PGT), basato su mappatura georeferenziata (GIS), dotato di indicatori misurabili e verificabili, con programmazione pluriennale e con budget allocato. Se è solo un PDF narrativo con foto d’archivio e paragrafi generici sulla “valorizzazione del patrimonio arboreo”, non è un piano. È un documento di comunicazione istituzionale.
Gli indicatori minimi che devono esserci
Entriamo nel tecnico. Un Piano del Verde che si rispetti non può limitarsi a dire “pianteremo più alberi”. Deve quantificare, programmare, misurare. Ecco cosa cercare.
La canopy cover, cioè la copertura arborea, è la percentuale di superficie urbana coperta dalle chiome degli alberi. Non è un dato decorativo: la copertura arborea mitiga le isole di calore urbane, assorbe CO₂, riduce il runoff delle acque piovane. Simulazioni epidemiologiche pubblicate su The Lancet Planetary Health suggeriscono che una copertura arborea intorno al 30% può produrre benefici sanitari significativi nelle aree urbane, riducendo mortalità da calore e migliorando la qualità dell’aria. Se il tuo Piano del Verde non indica la percentuale attuale di canopy cover, l’obiettivo target e il metodo di misurazione, hai già una red flag.
Il bilancio arboreo, previsto per legge dal 2013, deve essere pubblico e redatto almeno a fine mandato del sindaco, anche se molti Comuni lo producono con cadenza annuale. Deve indicare alberi esistenti nel patrimonio comunale, alberi abbattuti nell’anno con motivazione, alberi piantati e — fondamentale — tasso di sopravvivenza a tre-cinque anni. Perché se trovi solo “piantati 5.000 alberi” senza alcun dato sul tasso di mortalità o sulle sostituzioni fallite, quello è marketing verde. Le “foreste fantasma”, alberi piantati che non attecchiscono per mancanza di irrigazione, terreno inadeguato o scelta sbagliata della specie, sono un fenomeno documentato e diffuso.
Un piano serio prevede sostituzioni programmate con specie adatte al clima locale (non mode estetiche) e diversificazione per evitare vulnerabilità fitosanitarie. La FAO raccomanda la “regola 10-20-30”: non più del 10% di una singola specie, non più del 20% di un singolo genere, non più del 30% di una singola famiglia botanica. Serve a prevenire epidemie come quella che ha decimato gli olmi urbani in mezza Europa. Se il tuo Piano parla solo di “nuove piantumazioni” senza strategia di sostituzione, significa gestione improvvisata.
Il monitoraggio fitosanitario dovrebbe indicare la frequenza dei controlli, la metodologia utilizzata (VTA, tomografia, carotaggio), l’esistenza di un registro digitale aggiornato delle alberature. Se tutto è delegato a “interventi straordinari” o “segnalazioni dei cittadini”, significa che il Comune lavora in modalità reattiva, non preventiva.
Nel 2025 il bilancio idrico è un tema ineludibile. Un piano che prevede piantumazioni massicce deve integrare consumo d’acqua previsto, sistemi di irrigazione sostenibili (subirrigazione, raccolta acque meteoriche), piano di manutenzione nei primi anni critici. Piantare alberi senza un piano idrico è il modo più veloce per creare cimiteri arborei.
Come capire se è un documento cosmetico
Un Piano del Verde è probabilmente fumo se non contiene indicatori numerici verificabili, se non ha un cronoprogramma pluriennale con scadenze, se non indica il capitolo di bilancio dedicato (€ stanziati, non “risorse da reperire”), se è scollegato dal piano urbanistico generale, se parla solo di messe a dimora e mai di sostituzione o manutenzione, se contiene rendering suggestivi ma nessuna mappa GIS, se non prevede monitoraggio o valutazione ex post. Se il documento che hai davanti spunta più di tre di questi elementi, probabilmente stai leggendo un pezzo di comunicazione istituzionale spacciato per strumento di pianificazione.
Come chiederlo formalmente
Il Piano del Verde, se esiste, è un documento pubblico. Hai diritto di leggerlo. Il Decreto Legislativo 33/2013, come modificato nel 2016 (FOIA italiano), prevede l’accesso civico generalizzato per qualsiasi documento della Pubblica Amministrazione, salvo eccezioni tassative (privacy, sicurezza, segreto industriale).
Puoi chiedere formalmente il Piano del Verde vigente in versione integrale tecnica (non sintesi divulgativa), gli allegati cartografici GIS e mappature, il bilancio arboreo aggiornato, il capitolo di bilancio dedicato alla manutenzione del verde. La richiesta va fatta via PEC o tramite portale dell’URP comunale. Il Comune ha 30 giorni per rispondere. Se il Piano non esiste, chiedi se è previsto e in quale documento programmatorio, con quale scadenza temporale, chi è il responsabile tecnico del procedimento. La trasparenza non è gentilezza. È obbligo di legge.
Perché ti serve saperlo
Perché se prima imparavi a segnalare un’alberatura pericolosa o a documentare una capitozzatura illegale, ora stai imparando a capire se il tuo Comune pianifica o improvvisa. A distinguere la competenza tecnica dalla narrazione istituzionale.
Un cittadino che sa leggere un piano urbanistico non si ferma al comunicato stampa. Non si accontenta del rendering. Chiede i dati, verifica gli indicatori, controlla il budget. E quando qualcosa non torna, sa dove guardare e cosa chiedere.
Questo è il salto che Eywa ti aiuta a fare. Da osservatore a controllore. Da segnalazione a prevenzione. Da cittadino informato a cittadino competente.
Approfondimenti Eywa
https://eywadivulgazione.it/segnalare-problema-verde-urbano-guida-pratica/
Eywa, 2026. Guida operativa su responsabilità, procedure e strumenti amministrativi per il verde urbano. Collegamento naturale alla sezione su accesso civico e trasparenza.
https://eywadivulgazione.it/alberi-in-citta-quali-piantare-e-perche-i-comuni-sbagliano-tutto/
Eywa, 2026. Studio sulle scelte arboree nei contesti urbani italiani, con criteri climatici, fitosanitari e di adattamento locale. Supporta la parte sulla diversificazione e sulla regola 10-20-30.
Bibliografia essenziale
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10
Legge 14 gennaio 2013, n. 10. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Base normativa per bilancio arboreo, messa a dimora di alberi nei Comuni sopra i 15.000 abitanti, censimento e classificazione del patrimonio verde.
https://www.isprambiente.gov.it/it/servizi/Supporto_ISPRA_al_Comitato_per_lo_sviluppo_del_verde_pubblico
ISPRA. Supporto tecnico al Comitato per lo sviluppo del verde pubblico. Documentazione su metodologie, indicatori e monitoraggio del verde urbano.
https://environment.ec.europa.eu/strategy/biodiversity-strategy-2030_en
Commissione Europea, 2020. EU Biodiversity Strategy for 2030. Introduce gli Urban Greening Plans e l’obiettivo di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030.
https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/9c27d98b-8071-4ee7-8fc4-e0b430f8a8dc/content
FAO. Guidelines on Urban and Peri-Urban Forestry. Linee guida tecniche su pianificazione, diversificazione, resilienza e gestione sostenibile delle foreste urbane.
https://www.eea.europa.eu/en/topics/in-depth/urban-sustainability
European Environment Agency. Urban environment and green infrastructure. Quadro europeo sulle infrastrutture verdi urbane, indicatori ambientali e metriche di valutazione.
https://www.thelancet.com/journals/lanplh/home
The Lancet Planetary Health. Studi epidemiologici su verde urbano, copertura arborea e riduzione della mortalità da calore nelle aree urbane.

