Perché la dispersione idrica non è “clima”
Piove. Eppure l’acqua manca. O costa sempre di più. E mentre ci ripetono che è colpa del clima, c’è una cosa molto più semplice da guardare: quanta acqua si perde prima ancora che arrivi ai rubinetti. Si chiama dispersione idrica: acqua già captata, già resa potabile, già messa in rete (e quindi già pagata in bolletta), che finisce nel terreno perché le tubature sono vecchie o mal tenute. Non è un destino inevitabile scritto nelle stelle: è il risultato di scelte politiche, investimenti rimandati, manutenzioni mai fatte. Ed è misurabile.
La domanda allora diventa semplice: se è misurabile, dov’è il dato? E se il dato non è facilmente reperibile, perché?
Il punto: serve un numero, non un’opinione
Per scoprire i numeri della dispersione idrica sul nostro territorio non è necessario essere degli esperti. Basta saper recuperare un semplice dato, e un dato è un appiglio per chiedere conto, quando un sistema ha delle falle.
Dove trovare il dato della dispersione idrica
Il gestore del servizio idrico
Primo passaggio: chi è il gestore del servizio idrico. È l’azienda o ente che gestisce l’acquedotto, la fognatura e la depurazione. Il nome è sulla bolletta dell’acqua, oppure si trova cercando “gestore servizio idrico integrato” e il nome del proprio Comune. Una volta trovato quello, si va sul sito e si cercano delle parole chiave molto pratiche: “perdite idriche”, “dispersione”, “stato della rete”, “qualità del servizio”, “investimenti”.
Se il sito è fatto bene, quel dato compare in una relazione annuale o in una sezione trasparenza. Se è fatto male, il dato è sepolto in un PDF oscuro. Se non c’è proprio, è già un’informazione: il dato non è reso accessibile in modo chiaro, o non è considerato una priorità comunicarlo.
L’Autorità d’Ambito (ATO / Ente di Governo d’Ambito)
Secondo passaggio: l’Autorità d’Ambito In Italia il servizio idrico è organizzato per Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), che sono gestiti da enti chiamati “Autorità d’Ambito” o “Enti di Governo d’Ambito”. Sono questi gli enti che programmano gli interventi e approvano i piani del gestore. Sul sito dell’ATO si cercano due cose: il Piano d’Ambito e il Programma degli Interventi. Non serve leggerli per intero: basta verificare se sono indicati i numeri sulla dispersione, le scadenze sugli investimenti per le reti, tutti indicatori concreti. Se invece ci sono solo dichiarazioni generiche senza cifre né date, anche questo è un elemento di cui tenere conto.
ARERA
Terzo passaggio: ARERA
L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente raccoglie i dati nazionali sul servizio idrico e pubblica report e indicatori di confronto. Senza stare a perdersi nei documenti, basta tenere presente che esiste un livello dove i dati dovrebbero essere tracciati, confrontati e resi pubblici. Se il gestore e l’ATO sono opachi, ARERA diventa il riferimento per capire se il proprio territorio è fuori standard o sta solo tenendo tutto lontano dagli occhi.
Cosa fare oggi, concretamente
Venti minuti. Recupera questo numero. Se lo trovi, lo salvi. Se non lo trovi subito, prendi nota di cosa manca e dove.
Perché quel numero è una leva. Se la dispersione è alta e gli investimenti non ci sono, non siamo in presenza di una fatalità climatica, ma di una gestione inadeguata. Se la dispersione non è nemmeno dichiarata in modo chiaro, non è una dimenticanza: è mancanza di trasparenza su un bene comune. E quando un servizio pubblico non si fa leggere, la cittadinanza ha un compito ben preciso: pretendere i dati, verificare gli impegni, per ottenere risposte.
Il passo successivo
Su Eywa trovi un dossier che mette in fila il quadro completo (leggi qui): reti colabrodo, investimenti rimandati, agricoltura intensiva che prosciuga e contamina, falde compromesse. Il passo successivo riguarda la vita reale: cosa esce dal rubinetto, quando la qualità tiene e quando no, come decidere con criterio se filtrare. Nei prossimi giorni pubblichiamo uno strumento pratico per fare questa verifica.
Da qui si parte
Da qui si parte: trovare il numero delle perdite idriche. Se non lo trovi, è già una notizia. Da lì si comincia a costruire pressione, con i documenti alla mano. Perché l’acqua pubblica si difende, non si dichiara.

