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Bosco Ospizio: il progetto Conad e un conteggio di alberi senza data

Gli abbattimenti si compensano con alberi sparsi per la città, 217 dei quali già dovuti per tagli non autorizzati, e nel marzo 2024 la valutazione ambientale strategica è stata esclusa.

Di Alice Salvatore · Settembre 11, 2026

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Da vent’anni, su un pezzo di periferia di Reggio Emilia, c’è un progetto che aspetta di essere costruito. L’area si chiama Ospizio: è un comparto dismesso dove la vegetazione è ricresciuta da sola, e un’assemblea di cittadini la chiama Bosco Ospizio. Il progetto nasce nel 2006, negli atti si chiama piano di riqualificazione urbana, ed è già approvato. Mette insieme quattro cose: la struttura commerciale di Conad Centro Nord, una biblioteca di quartiere, un Polo dei servizi territoriali e una Casa della Comunità.

La stampa locale riferisce che il progetto si è rimesso in moto dopo passaggi davanti al giudice amministrativo; chi abbia fatto ricorso, negli atti esaminati non è indicato, quei fascicoli non sono stati acquisiti, e su che cosa abbiano deciso qui non si scrive. Poi è arrivata una variante, che lo ha ridotto e riorientato: la capacità edificatoria scende da 24.849 a 12.960 metri quadrati, di cui 11.860 per funzioni private e 1.100 per funzioni pubbliche; gli usi passano da «prevalentemente residenziali» a un insieme di servizi terziari e commerciali; l’assetto viene rifatto in uno «sviluppo a piastra orizzontale composto da cinque blocchi tra loro collegati da percorsi porticati e ciclopedonali».

Per costruire bisogna tagliare, e il progetto lo mette per iscritto. Nella versione depositata gli alberi da abbattere sono 154. Nel febbraio 2026, quando il Comune annuncia i titoli edilizi, gli abbattimenti scendono a 98.

Al posto di quelli che cadono ne arrivano altri, ed è qui che il conto si allarga. Dentro il comparto i nuovi impianti previsti sono 288, poi diventati 371, per un totale di 595 alberi ad area finita. Il numero che però fa il giro è un altro, ed è 1.572: sono gli alberi messi in fila dal Comune fra il comparto e il resto della città. Di quei 1.572, 977 stanno fuori dal comparto, cioè in altri punti di Reggio Emilia. E di quei 977, il Comune stesso ne conta 217 come compensazioni dovute per abbattimenti precedenti non autorizzati: chi quei tagli li abbia fatti, il comunicato non lo scrive. Sono piante che qualcuno doveva comunque mettere, per una sanzione, e che compaiono nel bilancio di questo progetto.

E la valutazione ambientale? Per un piano di questa portata esiste una procedura in cui l’ente mette per iscritto gli effetti previsti e confronta le alternative. Qui non si è fatta. Nel marzo 2024 la Provincia di Reggio Emilia ha chiuso la verifica preliminare e ha escluso la variante da quella procedura, perché «non sono attesi effetti ambientali negativi significativi derivanti dalla sua attuazione», accompagnando l’esclusione con quattro condizioni.

E adesso il punto. Tutte quelle cifre, gli alberi da abbattere, quelli che restano, quelli da ripiantare qui e altrove, partono da un numero solo: «358 alberi oggi esistenti». La frase sta in un documento di piano dell’ottobre 2015, ripreso in mano nel maggio 2023 per quello che dichiara essere un «aggiornamento planimetrico». Quel «oggi» non ha una data: negli atti pubblici esaminati non c’è scritto quando quegli alberi siano stati contati, con quale metodo, né chi abbia firmato il rilievo.

E se a questo punto ti stai chiedendo se quell’area sia davvero un bosco, nel senso che la legge dà a questa parola, la risposta è che non lo stabilisce nessun atto pubblico esaminato, né in un senso né nell’altro: le tre misure che servirebbero per dirlo non risultano prese. Per questo qui non si discute la parola. Si discute la data.

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Che cosa rende un bosco un bosco, e perché quel numero conta lo stesso

358 alberi sono pochi o sono tanti? Per fare un bosco, intendo. La risposta spiazza, perché per la legge non è una domanda: la definizione di bosco non tiene conto degli alberi. La legge forestale dello Stato, il decreto legislativo 34 del 2018, misura tre cose, e nessuna delle tre è un numero di piante. Sono bosco le superfici con «estensione non inferiore ai 2.000 metri quadri, larghezza media non inferiore a 20 metri e con copertura arborea forestale maggiore del 20 per cento». Cioè: quanto è estesa la macchia di verde, quanto è larga in media, e quanta parte di quella superficie sta sotto le chiome. Sono soglie dettate per le materie di competenza esclusiva dello Stato.

Un conteggio di alberi, da solo, non si trasforma in nessuna delle tre. Trecentocinquantotto piante distribuite su un’area grande sono un prato con qualche albero; le stesse 358 strette una accanto all’altra sono una macchia chiusa. Per passare dal numero alla soglia servono il perimetro su cui sono state contate e l’ombra che fanno, e sono esattamente le due cose che nei documenti esaminati non ci sono.

E allora perché continuare a parlare del numero degli alberi? Per due motivi che con la parola «bosco» non c’entrano niente. Il primo è che quel conteggio è il punto di partenza del progetto, quello da cui si decide quante piante si abbattono, quante se ne ripiantano lì e quante se ne piantano altrove per compensare: fra poco lo vediamo con le cifre alla mano. Il secondo è che quel conteggio è uno degli elementi richiamati nel decreto con cui la Provincia ha escluso la valutazione ambientale completa. Il numero non dice se lì c’è un bosco, ma regge il bilancio del progetto ed è fra le carte su cui la decisione si è formata: per questo la sua data non è un dettaglio.

Un ordine di grandezza aiuta a capire dove sta il dubbio. Il decreto della Provincia indica per il comparto una superficie territoriale di 51.770 metri quadrati, quindi molto sopra i 2.000 della soglia. Ma la soglia non si applica al comparto: si applica alla superficie effettivamente coperta dagli alberi. Quanta parte di quei 51.770 metri stia sotto le chiome è la misura che negli atti esaminati non risulta presa. E sono misure che si prendono sul posto: un sopralluogo non è un adempimento esotico, è qualcuno che prende l’auto, arriva, scende e guarda.

C’è poi un secondo motivo per cui il numero degli alberi non basta a dire bosco. La stessa legge elenca le aree che al bosco si assimilano e quelle che ne restano fuori, e fra queste ultime ci sono gli spazi verdi urbani; quindi la qualifica non si decide sulle tre soglie da sole, e superarle non riapre da sé una valutazione già chiusa. Che quell’area sia un bosco, negli atti esaminati non lo dice nessuno, in un senso o nell’altro, e quelle tre soglie non risultano misurate.

Un’ultima cosa, che vale come avvertenza. Nessuno qui dà per scontato che dal 2015 a oggi gli alberi siano aumentati. Non si sa: dalle fonti esaminate non risulta un conteggio nuovo, datato e confrontabile con quello di prima. Un’area abbandonata cambia da sola, in una direzione o nell’altra, e un conteggio senza giorno non dice a quale area si riferisca: se a quella di dieci anni fa o a quella di adesso. È questa la cosa che manca, non una tesi su quanti alberi ci siano.

Un documento del 2015, e un «oggi» che non ha una data

Nei piani urbanistici ogni documento allegato ha un numero e si chiama elaborato: sono le tavole, le relazioni, gli schemi che insieme formano il progetto depositato. L’elaborato numero 31 di questo piano si chiama «Relazione preliminare del verde» ed è quello che racconta la vegetazione dell’area: quante piante ci sono, quante se ne abbattono, quante se ne mettono. Porta come data di emissione l’ottobre 2015; nel prospetto quantitativo scrive «alberi esistenti = circa 358», nel testo scrive «358 alberi oggi esistenti».

Nei documenti tecnici c’è un riquadro, il cosiddetto cartiglio, che tiene il conto di ogni volta che è stata rimessa mano al documento. Qui dice due cose: luglio 2016, «Recepimento osservazioni Comune», e maggio 2023, «Aggiornamento planimetrico». Il cartiglio è tutto quello che c’è. Nella versione depositata, quella del 2023, ci sono circa 358 alberi e c’è la parola «oggi», e se quel numero venga da un rilievo nuovo o da quello di prima il documento non lo dice. Fra le due date passano sette anni e mezzo, il tempo che serve a un cucciolo per diventare un cane anziano. E sapere quale delle due ipotesi sia vera non è una curiosità: se il conteggio è quello del 2015, allora il documento su cui si è deciso nel 2023 e nel 2024 descrive un’area che nel frattempo può essere diventata un’altra cosa; se invece è stato rifatto, il documento non lo indica, e da lì non c’è modo di stabilirlo.

Un censimento degli alberi si fa così: si entra nell’area, si guarda una pianta alla volta, si scrive quante sono, di che specie sono, in che stato stanno. Poi il foglio si firma e si data. La data serve perché gli alberi cambiano e il foglio no. Nella «Relazione preliminare del verde» quella data non c’è, non c’è il metodo, e chi ha eseguito il rilievo non è identificato: ci sono un numero, con un «circa» davanti, e la parola «oggi».

Ecco a che cosa serve quel numero, cifre alla mano. La relazione parte dai circa 358 e ci costruisce sopra il bilancio: 154 alberi da abbattere, 204 che restano in piedi, 288 nuovi da piantare, 492 in totale a lavori finiti. E lo presenta come si presenta una promessa, cioè scrivendo che il totale finale sarà superiore ai 358 alberi oggi esistenti. Quella promessa è un’operazione aritmetica, e il primo addendo è il conteggio.

Adesso proviamo a spostare la base, che è poi la domanda vera. Se su quell’area gli alberi fossero diventati più di 358, il progetto starebbe abbattendo dentro un patrimonio più grande di quello dichiarato, e il guadagno finale che promette sarebbe più piccolo di come è scritto. Se fossero meno, starebbe promettendo di sostituire piante che non ci sono più, e il verde tolto e rimesso non sarebbe quello descritto. In tutti e due i casi le righe del bilancio restano identiche e il risultato cambia.

Un’area dismessa, del resto, non sta ferma. Prima arrivano le specie pioniere, poi gli alberi che le sostituiscono, e in una ventina d’anni il posto cambia struttura. Per questo un conteggio del verde ha una scadenza, come il numero degli abitanti di un paese: vale per il giorno in cui è stato fatto. Se la base è sbagliata, non sbaglia una riga. Sbaglia la colonna.

Marzo 2024: perché la valutazione ambientale non si è fatta

Torniamo al passaggio che conta più di tutti, perché va spiegato per bene. Nel marzo 2024 la Provincia di Reggio Emilia chiude la verifica preliminare sulla variante del piano, decide che la valutazione ambientale completa non serve, ed esclude con prescrizioni.

La valutazione completa è la procedura in cui l’ente mette per iscritto gli effetti del piano e confronta le alternative; negli atti si chiama valutazione ambientale strategica, e al pubblico apre una porta in più, oltre alle osservazioni che il deposito già consente. La verifica preliminare è il passaggio che decide se quella procedura serva, e decide su un rapporto preliminare che l’autorità procedente le trasmette, costruito sugli elaborati del progetto: cioè su come quegli elaborati descrivono l’area.

Il decreto scrive che la procedura lunga non serve perché «non sono attesi effetti ambientali negativi significativi derivanti dalla sua attuazione». Nello stesso senso va il rapporto istruttorio dell’agenzia regionale per l’ambiente, che «ritiene non emergano dalla variante in esame ulteriori elementi tali da far prevedere effetti ambientali negativi significativi derivanti dalla sua attuazione». Non è un’assoluzione: è un giudizio di previsione. Si guarda che cosa il piano farà, e si conclude che gli effetti non saranno tali da richiedere la valutazione completa.

L’esclusione, del resto, non è secca, perché arriva con quattro condizioni. Garantire «per ciascuna zona la permeabilità minima richiesta dal piano», dove le zone funzionali hanno indici di permeabilità differenziati. Valutare che i flussi dei mezzi di approvvigionamento diretti alle strutture commerciali diverse da quella alimentare «non generino criticità nei punti di immissione e uscita sulla via Emilia». Rispettare le condizioni e le prescrizioni dei pareri acquisiti, cioè quelli dell’agenzia regionale per l’ambiente, dell’azienda sanitaria, del gestore delle reti, della Soprintendenza e dei vigili del fuoco. E, sulla compensazione del carbonio, «escludere o comunque ridurre al minimo l’opzione di acquisto di crediti volontari di emissione», privilegiando la realizzazione di concrete misure operative.

Ed è qui che il cerchio si chiude con la data. Un giudizio di previsione si formula su quello che c’è nelle carte, e fra le carte c’è la relazione sul verde: infatti, fra i documenti richiamati dentro il decreto, la frase sui 358 alberi «oggi esistenti» è riportata alla lettera. Detto altrimenti: fra gli elementi su cui quella previsione si è formata c’è, per la parte del verde, un conteggio di cui non si conosce il giorno.

Quello che la Provincia fa è tutto scritto: apre la verifica, acquisisce i pareri dell’agenzia regionale per l’ambiente, elenca gli elaborati depositati, cita il numero degli alberi, poi esclude la valutazione completa con prescrizioni. C’è una parola, però, che nel decreto non compare mai, ed è «sopralluogo». Il decreto non dice nemmeno di averne fatto a meno. Tace.

Va detta anche la risposta di chi difende quella scelta, perché è seria. Chi la difende osserva che la vegetazione ricresciuta da sola non riapre una valutazione già chiusa, e che per riaprirla servirebbe una variante, oppure una modifica con effetti significativi, oppure un monitoraggio che segnali qualcosa di imprevisto, oppure una soglia di legge superata. L’obiezione tiene, e la legge sulla valutazione ambientale chiede all’ente i dati necessari a valutare gli effetti significativi, ma non fissa un’età massima per quei dati. Il problema non è che nessuno abbia guardato le carte: è che negli atti esaminati non è indicata la data del rilievo su cui quel conteggio poggia.

Febbraio 2026: un secondo numero, e di nuovo nessun giorno

Passano quasi due anni e il Comune di Reggio Emilia annuncia i titoli edilizi, comunicando i numeri del verde. Lo stato di fatto del comparto parte da 322 alberi, e neanche questo numero dice quando è stato contato. L’elaborato del 2015, nella revisione del 2023, ne porta circa 358.

Messi vicini, circa 358 e 322 sono due conteggi pubblicati dallo stesso Comune, nessuno dei due con una data dichiarata, e di nessuno dei due è dichiarato il perimetro su cui ha contato. Senza il perimetro non si sa se abbiano contato la stessa cosa, e quindi nemmeno se fra i due ci sia una differenza vera. E torna il punto di prima: le tre soglie della legge forestale si misurano sullo stato di fatto, non sul progetto, e lo stato di fatto è proprio quello che nessuno dei due documenti data.

Lo scambio fra pubblico e privato, e il conto del verde

Il conto pubblico di questa operazione si legge nello schema di convenzione fra Comune e Conad Centro Nord, che è uno schema e non il contratto stipulato. Nello schema, l’articolo 10 prevede a carico dell’azienda la cessione gratuita al Comune di 1.100 metri quadrati di superficie complessiva, al piano primo, per la biblioteca di quartiere e il Polo dei servizi territoriali. Accanto a quegli spazi ce ne sono altri, circa 300 metri quadrati, e su quei metri due documenti pubblici dicono due cose diverse: lo schema di convenzione li chiama «implementazione aggiuntiva alla parte già ceduta e destinata a biblioteca e polo territoriale», mentre il decreto della Provincia, sugli stessi metri, scrive «da concedere in locazione al comune e da destinare a Casa della comunità Reggio est». La locazione al Comune la disciplina l’articolo successivo, il numero 11. Che cosa il Comune si troverà dentro quei 300 metri, e a quale titolo, lo direbbe la convenzione stipulata, che non è stata acquisita.

Il punto regge comunque: secondo quello schema, biblioteca e Polo territoriale il Comune non li compra, gli sarebbero ceduti, dentro un’operazione che è anche commerciale. E l’altro piatto della bilancia pesa. Il responsabile delle cure primarie dell’azienda sanitaria ha detto pubblicamente che restare a breve senza una sede «andrebbe a penalizzare una fascia di popolazione, costituendo un arretramento»; la Casa della Comunità è destinata a circa 40.000 residenti, e il costo del ritardo non è stato quantificato.

Sul verde il conto lo abbiamo già visto, e qui basta rileggerne la riga che pesa: delle 1.572 piante messe in fila dal Comune, 217 sono compensazioni dovute per abbattimenti precedenti non autorizzati. Sono un obbligo che nasce da tagli fatti senza permesso, non una dotazione nuova, e nel bilancio di un progetto nuovo non diventano un guadagno.

L’unico sopralluogo con una data l’ha disposto un magistrato

Le valutazioni sulle piante di quell’area, di cui si abbia notizia, sono tre. C’è l’elaborato, senza data di rilievo. C’è il comunicato del febbraio 2026, dove il Comune riferisce che «con la presentazione dei titoli edilizi, il soggetto attuatore ha prodotto nuove analisi legate allo stato manutentivo delle piante»: sono analisi del proponente, e il comunicato non dice quando, come, né chi le ha fatte. E poi c’è la terza, che è di un altro tipo.

Nel 2025 arriva in Procura a Reggio Emilia un esposto: secondo il resoconto della stampa locale, chi lo firma sostiene che realizzare quel piano sia un reato ambientale. Un pubblico ministero dispone una consulenza forestale: il 26 febbraio 2026 la consulente entra nell’area con i Carabinieri Forestali e la guarda, consegna la relazione il 4 giugno 2026, e la notizia esce il 4 settembre 2026. Delle tre è la sola di cui si conoscano il giorno, chi l’ha eseguita e su incarico di chi. E non l’ha disposta la Provincia che ha firmato il decreto: l’ha disposta un magistrato, due anni dopo.

Quello che quella relazione dice, per come è riferita, va nella direzione opposta a quella di chi difende l’area, e va detto. Secondo il resoconto, l’area si configura come «un sito antropizzato degradato, all’interno del quale non sono state rilevate entità botaniche di pregio»; lo stesso resoconto riporta «una situazione notevolmente degradata», «un ammasso eterogeneo» di «detriti» e «inerti», e piante con «evidenti segni di deperimento e condizioni fitosanitarie pesantemente compromesse». Sempre secondo quel resoconto, la consulente conclude che l’area non è qualificabile come bosco e che non vi sono vincoli forestali né paesaggistici. Quella non è una descrizione dello stato dei luoghi: è la conclusione, e va letta per intero.

Qui conviene fermarsi, perché è il punto in cui la notizia è stata letta male. Non è vero che la Procura abbia stabilito che lì non c’è un bosco. Una consulenza tecnica offre valutazioni tecniche: non è una sentenza, non è un’archiviazione, non è un’autorizzazione a partire con i lavori, è il lavoro di un tecnico incaricato da un magistrato, e non decide niente al posto suo. C’è dell’altro: né il testo né l’atto di incarico risultano pubblici, quella relazione si legge soltanto attraverso il racconto che ne ha fatto un giornale, e chi non l’ha letta non può nemmeno dire che sia sbagliata. In quel racconto, per esempio, le tre misure della legge forestale non ci sono: non dà i metri quadrati, non dà la larghezza media, non dà la percentuale di copertura arborea, e se la relazione le contenga o no dal resoconto non si può dire. E c’è una cosa che quella relazione, per come è riferita, non può fare in nessun caso: dire com’era l’area nel 2015, o nel 2023. Fotografa il febbraio 2026. Su che cosa avesse davanti la Provincia nel marzo 2024 resta muta come il decreto.

Va aggiunto il fatto che pesa di più contro l’area, e che sta nello stesso posto di tutto il resto, cioè in un giornale e non in un atto pubblicato: lo stesso quotidiano che l’8 settembre 2026 riferisce l’integrazione della querela scrive che i Carabinieri Forestali hanno dato parere favorevole alla bonifica dell’area, per la presenza di fondamenta, di amianto e di alberi da abbattere.

Settembre 2026: tre procedimenti, e nessuna data di partenza

Il 2 settembre 2026 Conad Centro Nord diffonde alla stampa una nota in cui «conferma la volontà di proseguire nella realizzazione del progetto di riqualificazione approvato». La nota non risulta pubblicata sui canali ufficiali accessibili dell’azienda: quella posizione si conosce attraverso le due testate che l’hanno riportata, e due testate che riprendono la stessa nota non fanno due verifiche. L’azienda dichiara anche due disponibilità, cioè miglioramenti ambientali da valutare con Comune e Assemblea e risorse per un’altra area verde, che il Comune dovrà individuare, ma i resoconti non indicano la localizzazione, il progetto, gli importi né impegni vincolanti. Una data di inizio dei lavori, nella nota, non c’è: nelle fonti esaminate, aggiornate al 10 settembre 2026, non risultano una data ufficiale di avvio, varianti ai permessi o nuove pronunce del tribunale amministrativo.

Due giorni dopo esce un resoconto che va letto accanto a quella nota. Il 4 settembre il Resto del Carlino riferisce che l’assemblea di cittadini ha ricevuto dal sindaco una comunicazione sulla risposta dell’azienda a una proposta che le era stata rivolta, e cioè rinunciare al progetto, trasformare l’area in una foresta urbana di quartiere, oppure permutare i terreni con il Comune. Secondo quel resoconto l’azienda ha respinto le tre ipotesi e ha indicato come alternativa un’altra area, che l’amministrazione dovrebbe individuare. Né la comunicazione del sindaco né la risposta dell’azienda sono state acquisite, e il contenuto è riferito dall’assemblea attraverso il quotidiano. Se quell’altra area sia la stessa cui la nota del 2 settembre destina delle risorse, negli atti e nei resoconti esaminati non è stabilito: il primo testo parla di risorse per un’altra area verde, il secondo di un’altra area offerta come alternativa a questa.

I lavori, intanto, sono già stati tentati due volte, il 3 e il 4 agosto, e tutte e due le volte i mezzi si sono ritirati davanti al presidio. Il 15 agosto la Digos ha intimato agli attivisti di lasciare liberi la ciclabile, che è terreno privato dell’azienda, e l’ingresso di via Primo Maggio; da allora il presidio è riferito all’ingresso del parco Campo di Marte 2, che è area pubblica. Il 7 settembre Reggionline riferisce i lavori fermi e nessun mezzo in cantiere, e nello stesso servizio un attivista dichiara di avere il permesso di restare un’altra settimana, ma quel permesso non è stato acquisito. Un quotidiano riferisce poi che Carabinieri Forestali e personale della questura sono entrati di nuovo nell’area, tagliando con un flessibile una sbarra d’acciaio chiusa dall’interno; il giorno non è precisato. L’8 settembre 2026 lo stesso quotidiano riferisce che l’azienda ha integrato la querela e ha chiesto formalmente all’autorità giudiziaria un provvedimento che le permetta di accedere all’area: l’azienda dice che si farà, e per entrare, l’8 settembre, ha chiesto a un giudice. Lo stesso 8 settembre la vertenza arriva a Roma: 24Emilia annuncia per il giorno successivo un presidio a Montecitorio, con una delegazione dell’assemblea e due parlamentari in conferenza stampa. Che cosa sia stato detto in quella sede non entra qui, perché il quadro di questo pezzo si ferma al 10 settembre e di quell’iniziativa non è stato acquisito un resoconto.

Lo stesso 2 settembre si apprende anche di un’archiviazione. Il resoconto di due quotidiani locali riporta il difensore: il giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia ha chiuso una denuncia presentata da Conad Centro Nord nel febbraio 2025 contro nove persone; la decisione è dell’11 giugno 2026 e la formula riferita è che «il fatto non sussiste». L’atto non è stato acquisito. A luglio, su un fronte ancora diverso, il tribunale amministrativo ha respinto la richiesta di sospendere immediatamente i lavori: secondo i resoconti, in quella sede hanno pesato gli oltre 1.350 alberi che il progetto prevede e i circa 20.000 metri quadrati di verde da cedere al Comune, e negli atti esaminati non è chiarito il rapporto fra quegli oltre 1.350 alberi e i 1.572 del comunicato di febbraio. La causa nel merito, per quanto risulta dalla stampa, è ancora aperta; l’ordinanza non è stata acquisita, e questi elementi sono riferiti dalla stampa e non letti nell’atto.

I procedimenti, allora, sono tre, e vanno tenuti distinti: l’esposto del 2025, da cui nasce la consulenza forestale; la denuncia del febbraio 2025, ora archiviata; la querela contro ignoti del 3 agosto 2026, ora integrata, che resta pendente. Tre oggetti diversi, tre stati diversi, e non una battaglia sola. Al 10 settembre 2026 restano tre cose che nessun documento pubblico chiude: quando partono i lavori, che cosa succede al presidio, come finisce la causa al tribunale amministrativo. Su tutte e tre la risposta pubblica disponibile è la stessa: non c’è.

Eywa dice

Alla fine resta poco, ma resta solido. L’elaborato ha dieci anni e undici mesi, e quando sia stato fatto il conteggio che porta dentro non si sa. Due conteggi che, con i dati pubblicati, non si possono mettere a confronto. Tre soglie che direbbero se lì c’è un bosco, e che non risultano misurate. Duecentodiciassette piante che nascono da una sanzione e finiscono nel bilancio di un progetto nuovo. Due documenti che danno due destinazioni agli stessi 300 metri quadrati. E un solo sopralluogo con una data, disposto da un magistrato e non dall’ente che aveva deciso. Non è un’opinione su un bosco: è una domanda su una data.

Quella domanda si fa da casa e sta in una pagina. Alla Provincia di Reggio Emilia si chiede questo, e solo questo:

quando è stato eseguito il rilievo delle essenze esistenti citato nella «Relazione preliminare del verde», con quale metodo, e chi lo ha firmato.

Lo stesso elaborato è un documento di piano del Comune di Reggio Emilia, e la stessa richiesta conviene mandarla anche lì, perché chiedere a due enti invece che a uno riduce la probabilità di sentirsi rispondere che quel dato non lo hanno. Il documento da allegare è il decreto della Provincia del marzo 2024, che quella relazione richiama per nome. Non si chiede un’opinione e non si chiede di fermare un cantiere: si chiedono tre informazioni che, se esistono, stanno in un fascicolo. Una data, un metodo, una firma.

I tempi li fissa la legge sull’accesso alle informazioni ambientali, che dà trenta giorni per rispondere e ne concede sessanta solo se l’ente motiva la proroga e lo comunica entro i primi trenta. La stessa legge chiede all’autorità di rendere disponibile l’informazione ambientale che detiene: se quella data è nel fascicolo, la deve rendere disponibile nei limiti che la stessa legge prevede; se non la detiene, deve trasmettere la richiesta a chi la detiene, quando il detentore è noto, oppure informarne il richiedente.

La risposta può non arrivare prima delle ruspe, ed è giusto saperlo: i lavori possono partire senza che una data ufficiale sia stata comunicata, e il giorno in cui partono la data di quel conteggio diventa una curiosità d’archivio. Ma fino a quel giorno la Provincia di Reggio Emilia può dire se quella data la detiene, e qual è, e il tempo per dirlo c’è ancora. Negli atti esaminati, finora, nessuno l’ha scritto.

Il quadro è fermo al 10 settembre 2026. Sul presidio e sui lavori le ultime notizie sono del 7 settembre, quando Reggionline riferiva il cantiere fermo e nessun mezzo sull’area; sulla richiesta di un provvedimento per accedere all’area e sull’iniziativa a Montecitorio, dell’8 settembre.

Approfondimenti Eywa

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Il bosco invisibile: gli abbattimenti fra Bressanone e Cortina Eywa Divulgazione, 2026. Un caso in cui la qualifica di bosco è stata il punto di tutto.

Fonti

Relazione preliminare del verde, elaborato n. 31 del PRU Ospizio Comune di Reggio Emilia, 2015, elaborato di piano. Emissione ottobre 2015, revisione A del luglio 2016 «Recepimento delle osservazioni indicate dal Comune», revisione Z2 del maggio 2023 «Aggiornamento planimetrico». Contiene «alberi esistenti = circa 358» nel prospetto quantitativo e «A fronte dei 358 alberi oggi esistenti» nel testo, più 154 abbattimenti, 204 alberi residui, 288 nuovi impianti e 492 totali. Non contiene un abaco delle piante né una tabella di censimento, e presenta i conteggi come derivati dalle tavole 18 e 18.1, che sono immagini senza testo estraibile e senza data di rilievo leggibile. Nel cartiglio non compaiono il giorno del rilievo, il metodo, né l’autore del rilievo distinto da chi ha redatto il documento. Il titolo depositato è «Relazione preliminare del verde»: la parola «illustrativa» compare soltanto nel nome del file della copia depositata. Cartiglio e verbatim riverificati sul documento l’8 settembre 2026.

Decreto del Presidente della Provincia di Reggio Emilia n. 33 del 21 marzo 2024 Provincia di Reggio Emilia, 2024, scheda d’atto in Amministrazione trasparente. Oggetto: «VARIANTE AL PROGRAMMA DI RIQUALIFICAZIONE URBANA DENOMINATO “PRU IP-6 OSPIZIO” CON VALENZA DI PUA DI INIZIATIVA PUBBLICA IN COMUNE DI REGGIO EMILIA». Numero, data e oggetto verificati sulla scheda l’8 settembre 2026.

Testo del decreto n. 33 del 2024, download diretto Provincia di Reggio Emilia, 2024, testo integrale dell’atto. Esclude la variante del PRU IP-6 Ospizio dalla valutazione ambientale strategica, con condizioni e osservazioni. La motivazione è che «non sono attesi effetti ambientali negativi significativi derivanti dalla sua attuazione»; nello stesso senso il rapporto istruttorio dell’agenzia regionale per l’ambiente, che «ritiene non emergano dalla variante in esame ulteriori elementi tali da far prevedere effetti ambientali negativi significativi derivanti dalla sua attuazione». Le condizioni poste sono quattro: la permeabilità minima di ciascuna zona funzionale, richiamata la tavola 17 per la ripartizione delle zone e la tavola 10 per le superfici parzialmente permeabili; la valutazione dei flussi dei mezzi di approvvigionamento diretti alle strutture commerciali diverse dalla media struttura di vendita alimentare, rappresentata nella tavola 19, perché «non generino criticità nei punti di immissione e uscita sulla via Emilia»; il rispetto delle condizioni e prescrizioni dei pareri di Arpae, Ausl, Ireti, Soprintendenza e vigili del fuoco; e, sul metodo CarbonZERO, «escludere o comunque ridurre al minimo l’opzione di acquisto di crediti volontari di emissione privilegiando… la realizzazione di concrete misure operative». Indica per il comparto che «la superficie territoriale è pari a 51.770 mq». Descrive in che cosa consiste la variante rispetto al piano del 2006: capacità edificatoria da 24.849 a 12.960 metri quadrati, di cui 11.860 per funzioni private e 1.100 per funzioni pubbliche; passaggio da «usi prevalentemente residenziali» a un insieme di servizi terziari e commerciali, già anticipato dalla variante al POC del 2015; assetto rifatto in uno «sviluppo a piastra orizzontale composto da cinque blocchi tra loro collegati da percorsi porticati e ciclopedonali». Richiama la «Relazione preliminare del verde (elaborato n. 31)» e riporta che «a fronte dei 358 alberi oggi esistenti, tra abbattimenti e sostituzioni e nuove piantumazioni, il progetto in termini quantitativi prevede la presenza di 492 alberi e 133 arbusti», più l’elaborato n. 24 e le tavole 18 e 18.1. Sui circa 300 metri quadrati adiacenti alla biblioteca scrive «da concedere in locazione al comune e da destinare a Casa della comunità Reggio est». La parola «sopralluogo» non compare nel testo dell’atto. Verificato sul documento l’8, il 9 e l’11 settembre 2026; motivazione, verbatim Arpae, quattro condizioni e superficie territoriale riletti sull’atto l’11 settembre 2026.

Riattivazione del piano del 2006, ricostruzione contenuta nel decreto n. 33 del 2024. Provincia di Reggio Emilia, 2024, passaggio del testo dell’atto letto l’11 settembre 2026. Il decreto ricostruisce così la riattivazione: sentenza del Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia-Romagna, sezione di Parma, n. 191/2022, pubblicata il 1° luglio 2022, sul ricorso n. 204/2020, che annulla un provvedimento comunale del 6 ottobre 2020; ordinanza del Consiglio di Stato n. 6760 del 16 settembre 2022, che rigetta l’istanza di sospensiva; delibera di Giunta comunale n. 206 del 13 ottobre 2022, che dà mandato al servizio Rigenerazione Urbana di riattivare i procedimenti relativi ai PUA. Il decreto non indica chi abbia proposto il ricorso. Le pronunce non sono state acquisite e non sono citate nel corpo: il corpo scrive soltanto che il piano si è rimesso in moto dopo passaggi davanti al giudice amministrativo, e dichiara che quei fascicoli non sono stati acquisiti. Questa voce chiude l’unica voce di bibliografia che nelle versioni precedenti dichiarava un’assenza.

Rapporto istruttorio Arpae, struttura autorizzazioni e concessioni di Reggio Emilia, PG/2024/0045772 dell’8 marzo 2024. Arpae Emilia-Romagna, 2024, parere richiamato nel decreto e non allegato in forma autonoma; il virgolettato usato dal pezzo è letto nel decreto e non nel parere. Nel decreto compare anche un secondo atto dell’agenzia, PG/2024/17118 del 29 gennaio 2024: gli atti sono due e non uno, e per questo il pezzo scrive «i pareri» al plurale. Non risulta pubblicato in forma consultabile, e il collegamento non è stato recuperato.

Comunicato del Comune di Reggio Emilia del 17 febbraio 2026 sui titoli edilizi Comune di Reggio Emilia, 2026, comunicato istituzionale. Scrive che «con la presentazione dei titoli edilizi, il soggetto attuatore ha prodotto nuove analisi legate allo stato manutentivo delle piante»: sono analisi del proponente, e il comunicato non ne indica la data, il metodo né l’autore, per questo il pezzo le conta fra le valutazioni sulle piante di cui si ha notizia e non fra i sopralluoghi datati. «Gli abbattimenti di alberi passeranno da 154 a 98», «da 288 a 371 i nuovi alberi», «le alberature passeranno da 322 a 595», «da 760 a 977» quelle fuori dal comparto, e «da un totale di 1.252 alberi a un totale complessivo aggiornato di 1.572», di cui «977, comprensive delle 217 piante dovute alle compensazioni per le sanzioni degli abbattimenti non autorizzati». I nuovi impianti effettivi risultano 1.348, cioè 371 più 977, ed è un calcolo. Il numero di 224 alberi conservati non compare nel comunicato: è un calcolo, 322 meno 98, aritmeticamente coerente perché 224 più 371 fa 595. Il comunicato distingue la «struttura destinata a terziario», che ospita al primo piano la Casa della Comunità, dalla «struttura commerciale di Conad»: per questo il pezzo scrive che gli spazi pubblici stanno dentro un’operazione che è anche commerciale, e non dentro una struttura commerciale. Indicava inoltre l’avvio dei lavori non prima di luglio 2026 e gli abbattimenti nella stagione estiva: per questo il pezzo scrive che manca una data ufficiale di avvio, non che manchi ogni indicazione temporale.

Schema di convenzione fra Comune di Reggio Emilia e Conad Centro Nord, elaborato n. 27 Comune di Reggio Emilia, 2024, schema di convenzione, revisione del 19 aprile 2024; è uno schema e non il contratto stipulato. L’articolo 10 impegna l’azienda a «cedere gratuitamente al Comune… per una superficie complessiva Sc di mq. 1.100» al piano primo del fabbricato 2 nel lotto 1, destinati alla «Biblioteca di Quartiere e il Polo dei Servizi territoriali» e ai relativi locali di servizio. La superficie complessiva è un parametro urbanistico e non la superficie di pavimento. Lo stesso articolo 10 descrive un’ulteriore unità di circa 300 metri quadrati «posta al piano primo e adiacente alle unità immobiliari oggetto di cessione gratuita», che sarà «utilizzata dal Comune di Reggio Emilia come implementazione aggiuntiva alla parte già ceduta e destinata a biblioteca e polo territoriale», e non indica una destinazione sanitaria: è il verbatim che, confrontato con il decreto n. 33, produce la contraddizione documentale che il pezzo riporta. La locazione al Comune è disciplinata dall’articolo 11 e non dal 10: 150 euro al metro quadrato all’anno di superficie catastale, rivalutati del 75 per cento dell’indice Istat FOI, con il 70 per cento dei canoni imputato ad anticipo su un acquisto a «€ 2.500,00 al mq di superficie catastale». I 45.000 euro all’anno e i 750.000 euro di prezzo sono calcoli e non cifre del documento, e restano fuori dal corpo. L’articolo non usa il termine «proprietà» per la cessione, quindi il pezzo scrive soltanto che è gratuita e senza canone. Articoli 10 e 11 riletti sul documento il 9 settembre 2026.

Precisazione del Comune di Reggio Emilia sull’uso degli spazi Comune di Reggio Emilia, 2026, comunicato del 17 agosto 2026. Nessun costo di affitto per la biblioteca e il Polo territoriale. La precisazione non indica condizioni economiche per gli spazi sanitari: il canone sull’unità di circa 300 metri quadrati sta nell’articolo 11 della convenzione, e la destinazione a Casa della Comunità di quei metri sta nel decreto n. 33 del 2024 e non nella convenzione.

Decreto legislativo 3 aprile 2018 n. 34, testo unico in materia di foreste e filiere forestali Stato italiano, 2018, testo in Gazzetta Ufficiale del 20 aprile 2018, in vigore dal 5 maggio 2018; articolo 3, commi 3 e 4, e articoli 4 e 5. Soglie della definizione statale di bosco: estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati, larghezza media non inferiore a 20 metri, copertura arborea forestale maggiore del 20 per cento. Le soglie sono dettate per le materie di competenza esclusiva dello Stato, e il comma 4 consente alle regioni definizioni integrative che non riducano il livello di tutela. L’articolo 4 assimila al bosco altre fattispecie, fra cui le aree temporaneamente prive di copertura; l’articolo 5 ne esclude altre, fra cui gli spazi verdi urbani, le alberature stradali, l’arboricoltura da legno e i vivai: per questo il pezzo scrive che la qualifica non si decide sulle tre soglie da sole e che superarle non riapre da sé la valutazione. La soglia di larghezza è una media e non un minimo, e la differenza cambia l’esito di ogni misura sul campo. È la sola citazione testuale di norma del pezzo, e riporta «2.000 metri quadri» e «20 per cento» perché è verbatim di legge. Il pezzo non attribuisce all’area la qualifica di bosco: registra che negli atti pubblici esaminati le tre soglie non risultano misurate. Il collegamento porta alla pagina ufficiale dell’atto, da cui si apre il testo integrale; il permalink Normattiva, verificato l’8 settembre 2026, restituisce errore.

Regolamento forestale dell’Emilia-Romagna n. 3 del 1° agosto 2018 Regione Emilia-Romagna, 2018, regolamento in attuazione dell’articolo 13 della legge regionale 30 del 1981. Non definisce il bosco: all’articolo 2, comma 2, rinvia alle definizioni del decreto legislativo 34 del 2018. Definisce il boschetto all’articolo 2, comma 1, lettera e), come formazione vegetale non sottoposta a pratiche agronomiche. Le soglie usate nel pezzo sono quindi statali e non regionali. Verificato sul testo l’8 settembre 2026.

Decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152, articolo 12, testo vigente Stato italiano, 2006, norme in materia ambientale; articolo 12 e Allegato I. Disciplina la verifica di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica. L’autorità competente deve disporre dei dati necessari a valutare gli effetti significativi. Il rapporto preliminare è trasmesso dall’autorità procedente e non depositato dal proponente. I soggetti competenti in materia ambientale danno il parere entro trenta giorni, e il provvedimento arriva entro novanta. La norma non fissa un’età massima del dato. Il procedimento riguarda i piani e i programmi e non l’opera: per questo il pezzo scrive «effetti del piano». Il collegamento porta alla pagina Normattiva dell’articolo nel testo vigente, che dichiara l’aggiornamento al 1° gennaio 2022. Il permalink breve di Normattiva continua a restituire «Errore nel caricamento delle informazioni». La pagina dell’atto in Gazzetta Ufficiale oggi si apre, ma porta il testo originale del 2006 e non l’articolo nella versione vigente. Collegamento e contenuto verificati il 9 settembre 2026.

Decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 195, accesso del pubblico all’informazione ambientale Stato italiano, 2005, «Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale», testo in Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 222 del 23 settembre 2005; articoli 3, 5 e 7. Il termine è di trenta giorni, e diventa di sessanta soltanto quando l’autorità motiva la proroga per l’entità e la complessità della richiesta e la comunica al richiedente entro i primi trenta: per questo il pezzo non scrive che i sessanta giorni scattano da soli. L’autorità che non detiene l’informazione deve trasmettere la richiesta a chi la detiene, quando il detentore è noto, oppure informarne il richiedente. Contro il rifiuto o il silenzio il ricorso al difensore civico è una via alternativa a quella giurisdizionale e non l’unico rimedio: la formula che lo dava come passaggio obbligato è stata corretta il 9 settembre 2026. Pagina dell’atto riverificata il 9 settembre 2026.

Consulenza tecnica disposta dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia Reggionline e Telereggio, 4 settembre 2026, resoconto giornalistico. Incarico a una dottoressa forestale su un esposto del 2025, sopralluogo del 26 febbraio 2026 con i Carabinieri Forestali, relazione consegnata il 4 giugno 2026. Secondo il resoconto la consulente conclude che l’area non è qualificabile come bosco e che non vi sono vincoli forestali né paesaggistici. È la conclusione, e non una descrizione dello stato dei luoghi. Contiene i virgolettati usati dal pezzo sul sito antropizzato degradato, sull’ammasso di detriti e inerti e sulle condizioni fitosanitarie. Le conclusioni e i virgolettati sono attribuiti al resoconto e non al documento, ogni volta che compaiono. La relazione e l’atto di incarico non risultano pubblici, e non è indicato un numero di procedimento. Dal resoconto non si può stabilire se la relazione contenga le misure delle tre soglie forestali. Il corpo non riporta i nomi del magistrato e della consulente, che il resoconto collegato invece indica. Il collegamento è stato recuperato e aperto il 9 settembre 2026.

Indagini della procura a Ospizio il Resto del Carlino, 8 settembre 2026, cronaca. Riprende la consulenza forestale con le stesse conclusioni e descrive la vegetazione come «di tipo ruderale, composta da piante pioniere o colonizzatrici». Riferisce che i Carabinieri Forestali hanno dato parere favorevole alla bonifica dell’area, per la presenza di fondamenta, di amianto e di alberi da abbattere. È il fatto che pesa di più contro l’area, e sta in un resoconto e non in un atto pubblicato. Riferisce inoltre che l’azienda ha integrato la querela e ha chiesto all’autorità giudiziaria un provvedimento per accedere all’area, e che i lavori non risultano iniziati. Riferisce un nuovo ingresso nell’area di Carabinieri Forestali e personale della questura, che hanno tagliato con un flessibile una sbarra d’acciaio chiusa dall’interno: l’articolo è dell’8 settembre 2026 e non precisa il giorno dell’ingresso. Il corpo lo scrive senza data. L’articolo colloca il sopralluogo a febbraio e il deposito della relazione a giugno senza indicare gli anni: gli anni usati dal pezzo vengono dal resoconto del 4 settembre. Il corpo non riporta i nomi del magistrato e della consulente, che l’articolo collegato invece indica. Riprende la stessa fonte del resoconto del 4 settembre, quindi non aggiunge una verifica indipendente. Collegamento riaperto il 9 settembre 2026.

Archiviazione della denuncia Conad del febbraio 2025 il Resto del Carlino, 2 settembre 2026, cronaca, con dichiarazioni del difensore. Decisione dell’11 giugno 2026 del giudice per le indagini preliminari di Reggio Emilia su richiesta del pubblico ministero, con la formula riferita che il fatto non sussiste, relativa a nove persone. L’atto non è stato acquisito, la formula è riportata dal resoconto e non letta nel provvedimento, e il pezzo non ne trae che ogni episodio contestato non sia avvenuto. La stessa decisione è riferita dalla Gazzetta di Reggio il 2 settembre 2026. Il corpo non riporta i nomi delle persone archiviate, che le testate invece indicano.

Archiviazione della denuncia Conad, secondo resoconto. Gazzetta di Reggio, 2 settembre 2026, cronaca. Secondo resoconto della stessa decisione, utile a datarla e ad attribuire la notizia; riprende la stessa fonte del primo, quindi non aggiunge una verifica indipendente. Voce senza collegamento per scelta: l’indirizzo dell’articolo contiene il nome di una delle persone archiviate, che il pezzo tiene fuori.

Nota di Conad Centro Nord del 2 settembre 2026 Gazzetta di Reggio, 2 settembre 2026, e il Resto del Carlino, 3 settembre 2026, resoconti della nota diffusa alla stampa. La nota «conferma la volontà di proseguire nella realizzazione del progetto di riqualificazione approvato». Annuncia due disponibilità, cioè miglioramenti ambientali da valutare e risorse per un’altra area verde da individuare. Non risulta pubblicata sui canali ufficiali accessibili dell’azienda, quindi è attribuita per il tramite delle due testate. Le due testate riprendono la stessa nota e non fanno due verifiche. I resoconti non indicano la localizzazione, il progetto, gli importi né impegni vincolanti, e non indicano una data di avvio dei lavori. Il pezzo scrive l’assenza nei resoconti e non l’inesistenza di accordi. Il collegamento al resoconto della Gazzetta di Reggio è stato recuperato e aperto il 9 settembre 2026; il resoconto del Resto del Carlino del 3 settembre resta senza collegamento.

La risposta dell’azienda alla proposta dell’assemblea, riferita da una comunicazione del sindaco il Resto del Carlino, 4 settembre 2026, cronaca. L’assemblea di cittadini riferisce di aver ricevuto dal sindaco una comunicazione sulla risposta dell’azienda a tre ipotesi che le erano state rivolte: rinuncia al progetto, trasformazione dell’area in foresta urbana di quartiere, permuta dei terreni con il Comune. Secondo il resoconto l’azienda respinge le tre ipotesi e indica come alternativa un’altra area, da individuare a cura dell’amministrazione. Si tratta di un contenuto riferito dall’assemblea per il tramite del quotidiano: né la comunicazione del sindaco né la risposta dell’azienda sono state acquisite, e il pezzo lo scrive così. Il rapporto fra quest’altra area e le risorse per un’altra area verde annunciate nella nota del 2 settembre non è stabilito negli atti e nei resoconti esaminati, e il pezzo non lo stabilisce. Lo stesso articolo colloca il presidio a Campo di Marte 2. Collegamento aperto l’11 settembre 2026.

Il presidio arriva a Montecitorio 24Emilia, 8 settembre 2026, cronaca. Annuncia per il 9 settembre 2026 una conferenza stampa a Montecitorio con una delegazione dell’assemblea di cittadini e due parlamentari, e riferisce che il presidio sull’area ha finora impedito l’ingresso dei mezzi e l’avvio dei lavori. Il corpo non riporta i nomi dei parlamentari, che il resoconto collegato invece indica: nel pezzo resta soltanto il loro numero. Di quanto detto nella conferenza stampa del 9 settembre non è stato acquisito un resoconto, e il pezzo non ne scrive. Collegamento aperto l’11 settembre 2026.

Bosco Ospizio, bagarre e inchiesta il Resto del Carlino, 26 agosto 2026, cronaca. Querela di Conad Centro Nord del 3 agosto 2026 e apertura del fascicolo in Procura.

Primo tentativo di avvio dei lavori, 3 agosto 2026 il Fatto Quotidiano, 3 agosto 2026, cronaca. Mezzi presentatisi sull’area la mattina del 3 agosto e ritiratisi davanti al presidio.

Secondo tentativo di avvio dei lavori, 4 agosto 2026 il Fatto Quotidiano, 4 agosto 2026, cronaca. Mezzi presentatisi la mattina del 4 agosto e rientrati nel primo pomeriggio. Lo stesso fatto è riferito dalla Gazzetta di Reggio il 4 agosto 2026, che colloca al 3 agosto anche l’inizio del presidio.

Il presidio blocca i mezzi, secondo resoconto Gazzetta di Reggio, 4 agosto 2026, cronaca. Secondo resoconto dei tentativi di avvio, utile a datare il presidio.

Protesta bosco Ospizio, la Digos intima agli attivisti di lasciare liberi gli accessi all’area verde il Resto del Carlino, 15 agosto 2026, cronaca. La Digos comunica agli attivisti che le zone occupate fino a quel giorno non sono più presidiabili. Si tratta della ciclabile, che è terreno privato dell’azienda, e dell’ingresso di via Primo Maggio. L’intimazione segue una richiesta dell’azienda al Prefetto. Da allora il presidio è riferito all’ingresso del parco Campo di Marte 2, sulla via Emilia, che è area pubblica. Regge la riga del pezzo sullo spostamento del presidio. Non contiene provvedimenti di sgombero, e non contiene i titoli che consentono la permanenza del presidio. Collegamento aperto il 9 settembre 2026.

Area Ospizio, presidio confermato e lavori fermi Reggionline e Telereggio, 7 settembre 2026, cronaca. Nessun mezzo in cantiere e lavori fermi. Un attivista dichiara di avere il permesso di restare un’altra settimana: è una dichiarazione di parte. I titoli che consentono la permanenza del presidio non sono stati acquisiti. Il 15 agosto 2026 la Digos ha intimato di lasciare liberi la ciclabile e l’ingresso di via Primo Maggio. Da allora il presidio è riferito all’ingresso del parco Campo di Marte 2, che è area pubblica. La riga del pezzo è scritta su questo spostamento e non sulla presenza dentro l’area privata. Il pezzo riferisce la presenza materiale, e non scrive che il presidio è autorizzato né che non lo sia. Il corpo non riporta il nome dell’attivista che dichiara, che il resoconto collegato invece indica. Il collegamento è stato recuperato e aperto il 9 settembre 2026.

Ritardi nei lavori a Ospizio, l’Ausl mette in allerta sulla Casa della Comunità Reggionline e Telereggio, 17 agosto 2026, servizio con dichiarazione. Il responsabile della struttura operativa delle cure primarie dell’azienda sanitaria dichiara che restare a breve senza una sede «andrebbe a penalizzare una fascia di popolazione, costituendo un arretramento». La Casa della Comunità est è descritta come destinata a circa 40.000 persone. Nessun costo del ritardo è dichiarato nel servizio, e il pezzo non ne scrive uno. Lo stesso servizio scrive che la convenzione non indica termini economici di affitto per l’area destinata all’azienda sanitaria: è il terzo documento sui circa 300 metri quadrati, tenuto fuori dal corpo. Nessun atto aziendale è stato acquisito. Il servizio nomina chi dichiara: nel pezzo la qualifica sta al posto del nome. Testata e collegamento sono stati recuperati e aperti il 9 settembre 2026.

Smentita della tregua sui lavori. Legambiente Reggio Emilia, 31 agosto 2026, dichiarazione di una parte presente all’incontro del 28 agosto: nessuna tregua garantita, e nessuna data comunicata per l’avvio dei lavori. Il collegamento non è stato recuperato.

Ordinanza cautelare del Tar Emilia-Romagna, sezione di Parma, R.G. 351/2026. Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia-Romagna, 2026, atto non acquisito e voce senza collegamento. Il collegamento al portale della giustizia amministrativa non regge fuori sessione, e per questo l’atto non è citato nel pezzo. Nel corpo entra soltanto il fatto pubblico, cioè il rigetto della richiesta di sospensione dei lavori, senza la data dell’atto, senza il numero di registro e senza la motivazione. Secondo i resoconti, in quella sede hanno pesato gli oltre 1.350 alberi che il progetto prevede e i circa 20.000 metri quadrati di verde da cedere al Comune. Sono elementi riferiti dai resoconti e non letti nell’atto, e il pezzo li scrive così. La pendenza della causa nel merito è attribuita alla stampa e non a una certificazione di ruolo. Al 9 settembre 2026 non risultano riferite nuove pronunce nel merito.