Un mattino scendi sotto casa e trovi i nastri rossi attorno al tronco. Niente tempesta. Nessun ramo spezzato. Solo un cartello: «Abbattimento per motivi di sicurezza».
Se il Comune abbatte per sicurezza, da qualche parte esiste un documento tecnico che lo dimostra. Hai il diritto di vederlo.
«Sano» non significa «sicuro». Ma questo non chiude il discorso.
Un albero può essere verdissimo, con la chioma folta e la corteccia integra, e avere al suo interno una carie strutturale che ne compromette la tenuta. Vale anche il contrario: un albero capitozzato, sfigurato da anni di tagli sbagliati, può reggere perfettamente se radici e legno tengono.
La valutazione è strutturata su parametri precisi: il metodo VTA, Visual Tree Assessment, integrato dove necessario da indagini strumentali. Nel contesto italiano il riferimento operativo più citato è il Protocollo SIA della Società Italiana di Arboricoltura sulla valutazione di stabilità, con attribuzione delle classi di propensione al cedimento e indicazioni sugli approfondimenti strumentali necessari. Non è una legge; è il metro tecnico con cui si misura se una decisione ha basi verificabili o no.
Se quella valutazione manca, non stiamo parlando di sicurezza. Stiamo parlando di discrezionalità.
La sicurezza è una procedura verificabile: il metodo VTA e il Protocollo SIA
La domanda giusta, davanti a quei nastri rossi, non è «quell’albero era pericoloso?». È «chi l’ha valutato, con quale metodo, e dove sono scritti i risultati?».
Nel VTA si valutano difetti strutturali, probabilità di cedimento e conseguenze potenziali. Non è un’impressione visiva: è un protocollo operativo che in Italia viene spesso applicato secondo il Protocollo SIA, con fasi sequenziali di analisi. Prima l’esame visivo esterno, poi eventuali indagini strumentali quando motivate dal quadro di rischio (tomografia sonica, resistografo, prove di trazione controllata), infine l’attribuzione di una classe di propensione al cedimento.
La classe attribuita incide direttamente sulla scelta gestionale: monitoraggio periodico, potatura di riduzione della chioma, consolidamento statico o abbattimento. Se la classe non è indicata nella perizia, manca un passaggio fondamentale della decisione. Se la perizia non riporta il metodo utilizzato, il tecnico che l’ha redatta e la data dell’ispezione, quella perizia non è verificabile.

Il Comune può intervenire. Non in silenzio.
Esistono tre situazioni, e ciascuna ha obblighi distinti.
Il pericolo imminente, dopo un evento atmosferico o un’ispezione urgente, può giustificare un intervento con ordinanza contingibile e urgente: la tracciabilità deve comunque esistere, ma la forma dell’atto è diversa. L’intervento programmato, ordinario o straordinario che sia, richiede invece una motivazione tecnica che esista prima che arrivi la motosega, formalizzata in un provvedimento amministrativo. E se l’abbattimento è connesso a un progetto approvato (opera pubblica, cantiere, riqualificazione), la gestione degli alberi coinvolti deve risultare tracciata negli atti di progetto e nelle autorizzazioni o relazioni tecniche.
In tutti e tre i casi la legittimità non dipende dalla buona fede di chi ha deciso. Dipende dall’esistenza di atti che la attestino. La giurisprudenza amministrativa richiede che l’abbattimento sia sorretto da un’istruttoria tecnica motivata e documentata; in difetto, possono emergere profili di illegittimità per carenza di istruttoria o motivazione.
Cosa deve esserci prima di un abbattimento di alberi comunali
Prima di procedere all’abbattimento di alberi comunali, il Comune deve produrre un provvedimento amministrativo formalizzato (di regola una determinazione dirigenziale o atto equivalente) motivato e protocollato, una relazione tecnica agronomica sottoscritta da tecnico competente e qualificato secondo i regolamenti o disciplinari dell’ente, una perizia di stabilità con metodologia applicata e classe di propensione al cedimento attribuita, e un piano di reimpianto quando previsto dalla normativa locale o dagli atti di pianificazione.
Un abbattimento programmato deve essere sorretto da un provvedimento amministrativo formalizzato (di regola una determinazione dirigenziale o atto equivalente) che richiami la motivazione tecnica e gli allegati: documento specifico, numerato, protocollato, motivato. A cui devono essere reperibili, su richiesta, la relazione tecnica agronomica sottoscritta da tecnico competente con generalità e qualifica, la perizia di stabilità con metodologia applicata e classe attribuita, l’esito delle eventuali indagini strumentali, il piano di reimpianto con specie, quantità, tempi e localizzazione quando applicabile.
Chiedi il numero e la data del provvedimento. Chiedi la perizia sottoscritta dal tecnico con data del sopralluogo, non una nota interna. Chiedi il metodo usato e la classe attribuita. Chiedi le indagini strumentali, se ci sono. Chiedi il piano di reimpianto, se previsto.
Capita che la perizia esista ma sia di due righe senza metodologia. Capita che il provvedimento non abbia numero di protocollo. Capita che il piano di reimpianto sia una promessa verbale. Ognuna di queste cose è già una risposta.
Un comunicato stampa non è un atto amministrativo. Un post istituzionale non è un atto amministrativo. Una dichiarazione dell’assessore ai giornali non è un atto amministrativo. Non è una risposta.
La Legge 10/2013, articolo 3-bis, prevede che due mesi prima della scadenza naturale del mandato il sindaco renda noto il bilancio arboreo, che comprende le messe a dimora previste dalla legge stessa e la loro rendicontazione: quanti alberi all’inizio, quanti alla fine, con quali motivazioni. In molti Comuni questo obbligo è ignorato o ridotto a pura formalità, nonostante l’esistenza di indicazioni operative del Comitato per lo sviluppo del verde pubblico.
Le alternative all’abbattimento che devono essere valutate
Prima di decidere per l’abbattimento, il Comune deve documentare di aver valutato le alternative ragionevolmente praticabili e proporzionate al rischio. Non è un passaggio facoltativo: è parte dell’istruttoria tecnica.
Le alternative includono il consolidamento statico con tutori o tiranti quando il difetto è circoscritto, la potatura di riduzione della chioma per ridurre il carico aerodinamico, la decompattazione del suolo e l’aerazione dell’apparato radicale quando il problema è edafico (compattazione, drenaggio, ossigenazione, qualità del terreno), lo spostamento dei sottoservizi in conflitto con le radici, il monitoraggio periodico programmato quando la classe di propensione al cedimento è bassa e il danno potenziale limitato.
Le Linee guida ISPRA per la gestione del verde urbano indicano chiaramente che l’abbattimento deve essere l’ultima opzione, applicabile solo quando nessun intervento conservativo è tecnicamente ed economicamente proporzionato al rischio. Se la perizia non documenta quali alternative sono state considerate e perché scartate, quella perizia non è completa.
Responsabilità in caso di cedimento o crollo
La responsabilità civile per il crollo di un albero comunale può ricadere sul Comune come custode del bene pubblico, ai sensi dell’articolo 2051 del codice civile. L’amministrazione è tenuta a dimostrare di aver adottato tutte le misure di custodia e manutenzione necessarie: in assenza di un programma di monitoraggio documentato e di perizie aggiornate, la configurazione della responsabilità diventa più probabile.
Sul piano penale, il dirigente che omette ispezioni o autorizza potature scorrette può rispondere di lesioni colpose o omicidio colposo se l’albero cede e causa danni a persone. Sul piano amministrativo-contabile, l’abbattimento ingiustificato di alberi sani può configurare danno erariale: la perdita dei servizi ecosistemici forniti dall’albero è quantificabile e può essere oggetto di accertamento da parte della Corte dei Conti, con valutazione caso per caso che richiede la dimostrazione dell’ingiustificatezza tecnica e la quantificazione del pregiudizio patrimoniale.
La giurisprudenza ha riconosciuto in più casi responsabilità di amministratori locali per mancata vigilanza sulla manutenzione del patrimonio arboreo comunale quando il cedimento ha causato feriti o morti. Non è un’eventualità teorica.
Come richiedere gli atti con accesso civico: PEC, tempi e rimedi
Il Decreto Legislativo 33/2013 garantisce l’accesso civico generalizzato: chiunque può richiedere documenti detenuti da una pubblica amministrazione, salvo i limiti previsti dalla legge (art. 5-bis D.Lgs. 33/2013) e con eventuale oscuramento dei dati personali non indispensabili, senza dimostrare un interesse personale. Non serve abitare in quella via. Non serve avere un albero davanti a casa. Basta una richiesta scritta, via PEC all’ufficio protocollo o attraverso i portali dedicati. L’amministrazione ha trenta giorni per rispondere. Il termine può subire sospensioni nei casi previsti, ad esempio per la comunicazione ai controinteressati o, nel riesame, per il parere del Garante privacy.
Per controinteressati si intendono soggetti terzi che potrebbero subire un pregiudizio concreto dalla diffusione dei documenti richiesti: ad esempio un professionista che ha redatto la perizia, un’impresa affidataria dei lavori, o altri soggetti i cui dati personali compaiono negli atti. In questi casi l’amministrazione è tenuta a informarli e a valutare le eventuali opposizioni, con possibile sospensione dei termini nei limiti previsti dalla legge.
La richiesta deve essere indirizzata all’ufficio protocollo del Comune, con oggetto chiaro: «Accesso civico generalizzato ex art. 5 D.Lgs. 33/2013 – richiesta atti relativi ad abbattimento alberi». Nel testo della PEC specifica esattamente cosa stai chiedendo: numero e data del provvedimento amministrativo, perizia tecnica di stabilità sottoscritta da tecnico qualificato con generalità e qualifica, eventuale piano di reimpianto, registro degli abbattimenti eseguiti negli ultimi dodici mesi.
Se hai un interesse diretto, concreto e attuale legato a una posizione giuridica qualificata (sei residente della via, proprietario di un immobile confinante, parte di un comitato costituito), puoi usare anche l’accesso documentale ex Legge 241/1990: è un canale diverso dal FOIA, utile soprattutto per ottenere atti connessi alla tua posizione, nei limiti previsti dalla legge e dalla tutela dei controinteressati. Motiva l’istanza specificando l’interesse: «la decisione di abbattimento incide sulla vivibilità dell’area antistante la mia abitazione».
Se l’amministrazione non risponde entro trenta giorni, non si tratta di silenzio-assenso: è silenzio-inadempimento. Il cittadino può presentare istanza al Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT) del Comune, reperibile nell’organigramma pubblicato sul sito istituzionale nella sezione «Amministrazione trasparente». Il riesame è una seconda valutazione interna, indipendente dal procedimento originario: il RPCT verifica se il diniego o il silenzio dell’ufficio siano legittimi rispetto alle regole sulla trasparenza e sull’accesso civico. Non sostituisce il giudice, ma serve a correggere errori evidenti prima di arrivare al TAR. Il RPCT deve pronunciarsi entro venti giorni. Se anche questa via non produce risultati, è possibile rivolgersi al Difensore civico regionale, dove istituito e competente, figura prevista per la tutela dei diritti dei cittadini nei rapporti con le amministrazioni pubbliche.
In casi di diniego ingiustificato o silenzio-inadempimento, il ricorso al TAR è percorribile entro trenta giorni dalla conoscenza del diniego o dalla formazione del silenzio, secondo il rito speciale previsto dall’articolo 116 del Codice del processo amministrativo. ANAC e la normativa sulla trasparenza prevedono rimedi e responsabilità in caso di ostacoli illegittimi; nei casi previsti possono attivarsi anche profili disciplinari.
Se i documenti non esistono, o se l’amministrazione risponde con un diniego non motivato, non siamo di fronte a una valutazione discrezionale. È un’assenza di atti che dovrebbero esserci.
Un’amministrazione sicura della propria decisione non ha alcun problema a mostrare gli atti.
Le motivazioni ricorrenti: quando sono tecniche e quando no
Esistono motivazioni ricorrenti negli abbattimenti comunali. Non tutte hanno la stessa dignità tecnica.
Le radici che sollevano il marciapiede sono un dato di fatto, ma non automaticamente un motivo di abbattimento: prima si valuta se è possibile modificare il tracciato del marciapiede, sostituire la pavimentazione con materiali permeabili, o intervenire con potature radicali controllate. L’abbattimento diventa giustificabile solo se le radici hanno compromesso la stabilità strutturale dell’albero stesso o creato un rischio documentato per l’incolumità pubblica.
Le allergie al polline non sono mai, da sole, motivazione tecnica per abbattere un albero comunale: le specie allergeniche devono essere gestite nella programmazione del Piano del Verde, non abbattute a posteriori su richiesta di singoli cittadini. La foglia che sporca, l’ombra eccessiva, la resina che cade sulle auto sono disagi percepiti, non pericoli strutturali. Un disagio non è automaticamente un pericolo documentabile con perizia tecnica.
L’interferenza con linee elettriche o sottoservizi richiede prima un’analisi della possibilità di spostare il sottoservizio, non l’albero. Se l’errore di impianto storico è ormai irreversibile e nessuna alternativa è praticabile, l’abbattimento può essere legittimo: ma deve esistere una relazione tecnica che lo dimostri.
Quando la motivazione tecnica non c’è, quello che resta è una decisione politica non dichiarata.
Quando abbattere è corretto
Gli alberi si abbattono. Si abbattono quando la carie strutturale ha compromesso il legno oltre il recupero, quando radici recise da lavori pregressi non reggono più il peso della pianta, quando un errore di impianto storico ha creato un conflitto irrisolvibile con le infrastrutture. Si abbattono, a volte, perché anni di capitozzatura sistematica hanno indebolito la struttura al punto da non lasciare alternative; e la responsabilità di quella deriva non è della pianta, ma di chi l’ha gestita.
Ogni abbattimento è anche una perdita concreta: ombra, raffrescamento, qualità dell’aria. Servizi ecosistemici documentati e misurabili, non opinioni sentimentali.
I servizi ecosistemici persi con ogni abbattimento
Un albero maturo in contesto urbano fornisce servizi quantificabili. Non è retorica ambientalista: è dato scientifico consolidato.
La letteratura scientifica documenta che un albero adulto di medie dimensioni può ridurre la temperatura percepita nelle giornate estive da uno a diversi gradi Celsius nell’area circostante grazie all’evapotraspirazione, con variazioni in funzione di specie, età, contesto climatico e densità della chioma. L’assorbimento di CO₂ varia significativamente a seconda della specie, dell’età e delle condizioni di crescita, con ordini di grandezza che vanno da pochi chilogrammi a diverse decine di chilogrammi all’anno per esemplari adulti. Le superfici fogliari intercettano polveri sottili (PM10 e PM2,5), riducendo la concentrazione di inquinanti nell’aria respirata dai residenti. Gli apparati radicali rallentano il deflusso delle acque meteoriche riducendo il carico sulle reti fognarie durante eventi piovosi intensi, fenomeno sempre più frequente con il cambiamento climatico in atto.
La World Health Organization ha documentato in modo sistematico il legame tra presenza di alberi in ambito urbano e riduzione di patologie respiratorie, cardiovascolari e disturbi psicologici. ISPRA ha pubblicato linee guida tecniche che quantificano economicamente il valore dei servizi ecosistemici forniti dal verde urbano: ogni albero abbattuto senza reimpianto equivalente è una perdita patrimoniale pubblica misurabile.
Questo non significa che un albero pericoloso non vada abbattuto. Significa che quella perdita deve essere giustificata da atti tecnici proporzionati e compensata con reimpianti programmati e tracciabili.
Ma questo non cambia il punto centrale: la decisione era documentata?
Tracciabilità e Piano del Verde: le domande che i comunicati non fanno
Non tutti i Comuni hanno un Piano del Verde. Non tutti quelli che ce l’hanno lo aggiornano. Non tutti gli abbattimenti entrano in un registro consultabile.
Il Piano del Verde comunale non è un ornamento burocratico: è lo strumento di programmazione con cui l’amministrazione dichiara quanti alberi ha, dove sono, in che stato di salute, e come intende gestirli nel tempo. Dovrebbe contenere un inventario arboreo digitalizzato con georeferenziazione di ogni esemplare, classe di propensione al cedimento attribuita, storico degli interventi manutentivi, programmazione pluriennale degli abbattimenti e dei reimpianti.
Dovrebbe contenere anche indicatori di mortalità post-impianto: quanti degli alberi piantati negli ultimi cinque anni sono effettivamente attecchiti e sopravvissuti? Se un Comune pianta cento alberi all’anno ma ne perde settanta per mancata irrigazione o cure post-impianto inadeguate, il bilancio arboreo è negativo anche se formalmente ha rispettato gli obblighi di messa a dimora.
La domanda non è ideologica. È amministrativa: esiste tracciabilità tecnica delle decisioni? Esiste qualcuno che risponde, nel tempo, di quello che viene tolto?
Se il Comune non ha un Piano del Verde aggiornato, ogni abbattimento dovrebbe essere accompagnato da una relazione che specifichi come quell’intervento si inserisce nella gestione complessiva del patrimonio arboreo comunale. Se quella relazione non c’è, la programmazione non esiste.
Domande frequenti sull’abbattimento di alberi comunali
Il Comune può abbattere senza avvisare i residenti?
Non esiste obbligo normativo di avviso preventivo ai residenti, ma molti regolamenti comunali lo prevedono. In ogni caso, l’assenza di avviso non rende illegittimo l’abbattimento se gli atti tecnici ci sono. Quello che non può mancare è la tracciabilità amministrativa: provvedimento e perizia devono esistere ed essere accessibili.
Posso fermare un abbattimento in corso?
Se l’abbattimento è già iniziato, l’unica via immediata è la diffida scritta al responsabile del procedimento con richiesta di sospensione cautelare, seguita da eventuale ricorso d’urgenza al TAR. La tempistica è stretta: serve assistenza legale specializzata in diritto amministrativo. Se l’albero è già stato abbattuto, resta la possibilità di ricorso per accertare l’illegittimità dell’atto e ottenere risarcimento o obbligo di reimpianto.
Posso fare ricorso contro un abbattimento già eseguito?
Sì, ma i termini e la legittimazione dipendono dal caso specifico. Per le controversie sull’accesso agli atti si applica il rito speciale ex articolo 116 del Codice del processo amministrativo, con termine di trenta giorni. Per contestare il provvedimento di abbattimento in quanto tale servono i presupposti di legittimazione e interesse, e di regola si applica il termine ordinario dalla piena conoscenza dell’atto. Il ricorso può chiedere l’annullamento del provvedimento se gli atti tecnici sono assenti o inadeguati, e può richiedere il risarcimento del danno ambientale o l’obbligo di reimpianto equivalente. La legittimazione è ampia: residenti, comitati, associazioni ambientaliste riconosciute.
Posso chiedere copia della perizia anche se non abito in quella via?
Sì. L’accesso civico generalizzato (art. 5 D.Lgs. 33/2013) non richiede interesse diretto: chiunque può richiedere documenti detenuti da una pubblica amministrazione, salvo i limiti di legge. Non serve motivare la richiesta, non serve abitare nella zona interessata. Basta una PEC all’ufficio protocollo del Comune.
Il Comune può rispondere che la perizia non è disponibile?
Se la perizia non esiste, il Comune deve dichiararlo esplicitamente. Se esiste ma viene negata senza motivazione legittima, è violazione dell’obbligo di trasparenza. In genere una perizia tecnica su un bene pubblico è accessibile; possono però essere oscurati i dati personali non necessari (recapiti, firme non indispensabili) secondo le regole FOIA e privacy. Le eccezioni legittime riguardano i casi di segreto previsto dalla legge o altre esclusioni tipizzate: eventualità normalmente non frequenti per questo tipo di documentazione.
Un albero può essere abbattuto. Un atto amministrativo deve esistere.
La gestione del verde urbano non è un tema ornamentale. È gestione patrimoniale pubblica. Gli alberi comunali sono beni pubblici, e come ogni bene pubblico devono essere amministrati con atti, non con dichiarazioni. La tracciabilità tecnica delle decisioni non è un orpello burocratico: è il presidio democratico che impedisce l’arbitrio.
Se non c’è, non discuterne online. Chiedilo per PEC.
Bibliografia essenziale
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013;10
Normattiva — LEGGE 14 gennaio 2013, n. 10. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani. Testo ufficiale pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2013-03-14;33
Normattiva — Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33. Riordino delle disposizioni in materia di trasparenza e di semplificazione delle attività amministrative (accesso civico generalizzato).
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1990-08-07;241
Normattiva — Legge 7 agosto 1990, n. 241. Nuove norme sul procedimento amministrativo e diritto di accesso ai documenti amministrativi.
https://www.anticorruzione.it/-/accesso-civico-e-accesso-civico-generalizzato
ANAC — Guida ufficiale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sull’esercizio del diritto di accesso civico e accesso civico generalizzato.
https://www.isaitalia.org/documentazione/protocollo-sia-stabilita.html
Società Italiana di Arboricoltura — Protocollo SIA sulla valutazione di stabilità degli alberi. Procedure operative per valutazioni VTA e attribuzione classi di propensione al cedimento.
https://www.italianostra.org/news-nazionali/abbattimento-alberi-importante-sentenza-del-consiglio-di-stato-sezione-v-sulle-casistiche-di-abbattimento/
Italia Nostra — Analisi della sentenza del Consiglio di Stato (sezione V) sulla carenza di istruttoria tecnica e presupposti per abbattimento alberi comunali. Per riferimenti diretti alle sentenze consultare il repertorio ufficiale della giustizia amministrativa.
https://www.who.int/europe/publications/i/item/WHO-EURO-2016-3352-43111-60341
World Health Organization Regional Office for Europe (2016) — Urban green spaces and health: a review of evidence. Rapporto scientifico sulle evidenze dei benefici degli spazi verdi urbani per la salute fisica e mentale.
https://www.isprambiente.gov.it/it/servizi/Supporto_ISPRA_al_Comitato_per_lo_sviluppo_del_verde_pubblico/comitato-per-lo-sviluppo-del-verde-pubblicohttps://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-la-gestione-del-verde-urbano
ISPRA — Linee guida per la gestione del verde urbano. Documento tecnico di riferimento sulle migliori prassi per gestione e pianificazione del verde in contesti urbani.

