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PFAS nell’acqua: dal 12 gennaio 2026 nuovi limiti UE. Ecco come leggere i dati del tuo Comune

Dal 12 gennaio 2026 nuovi limiti UE: dove trovare i numeri, come interpretarli e cosa chiedere quando qualcosa non torna

Non panico: metodo. In 5 minuti sai dove trovare i dati e come fare domande serie al gestore.

Non è l’ennesimo articolo “acqua = veleno”. La notizia, oggi, è un’altra: per la prima volta hai regole europee più chiare sui PFAS e strumenti migliori per leggere i numeri che ti riguardano.

In 5 minuti puoi capire cosa guardare nei report, dove trovare i dati del tuo Comune, e come usarli per chiedere conto al gestore dell’acqua del tuo rubinetto. Non è un corso di chimica: è un mini-manuale di autodifesa civica.

Se senti “PFAS” e ti blocchi, eccoti il minimo sindacale. È una famiglia enorme di migliaia di sostanze chimiche sintetiche usate per rendere i materiali resistenti ad acqua, grasso e calore. Padelle antiaderenti, tessuti impermeabili, imballaggi per cibo, schiume antincendio, processi industriali: per anni sono stati venduti come tecnologia “comoda” e invisibile.

Il problema è il rovescio della medaglia: questi composti sono talmente stabili che nell’ambiente non si degradano quasi mai, si accumulano nei suoli, nelle falde, negli organismi, e viaggiano per chilometri attraverso l’acqua. Una volta entrati in falda o in un pozzo, non li togli con uno slogan o chiudendo gli occhi: servono controlli, trattamenti, e soprattutto dati leggibili dai cittadini, per monitorare e intervenire.

Cosa cambia dal 12 gennaio 2026

La data da segnare è il 12 gennaio 2026: da quel giorno sono diventati operativi in tutta l’Unione Europea i nuovi parametri specifici per i PFAS nell’acqua potabile, previsti dalla direttiva UE sull’acqua potabile rifusa (cioè riscritta e aggiornata in un unico testo). Da quella data i valori parametrici sono obbligatori e i risultati devono essere resi noti.

Non è un dettaglio tecnico: significa che i Paesi devono misurare quei composti in modo armonizzato e comunicare i risultati, compresi i superamenti e le eventuali deroghe autorizzate, ai cittadini, alle autorità e all’UE. I due parametri UE sono PFAS totali con limite a 0,5 µg/L e Somma di PFAS, cioè un gruppo di PFAS prioritari, con limite a 0,1 µg/L.

Nei report potresti trovare uno o entrambi i parametri: l’importante è che siano indicati chiaramente il parametro, l’unità di misura e il metodo di analisi scelto.

Al di sopra di queste soglie scattano obblighi di azione e comunicazione, con valutazione del rischio, indagini, misure correttive, eventuale chiusura di pozzi o restrizioni d’uso temporanee. Non è una bonifica istantanea, certo, ma è una riscrittura delle regole comuni. Regole più chiare, dati più facili da confrontare, e, di conseguenza, più spazio per il controllo civico.

Qui entra in gioco l’alfabetizzazione minima per leggere i dati dell’acqua, che nessuno ti spiega quando arriva la bolletta. Un limite di legge nell’acqua potabile è un valore di parametro: una soglia fissata per far scattare azioni di controllo.

Sotto soglia non vuol dire “nessun rischio per chiunque, per sempre” (le soglie servono per proteggere la salute pubblica, ma contano esposizione e durata); sopra soglia non vuol dire “tutti avvelenati domattina”.

Quello che conta, quando guardi un numero, è il trend nel tempo: si tratta di un picco isolato o di un valore che sta crescendo? Poi chiediti da dove arriva: pozzo singolo o contaminazione diffusa di falda? E infine: da quanto dura e cosa sta facendo il gestore? chiude il pozzo, cambia la miscelazione, aggiunge dei trattamenti e soprattutto comunica?

Un limite è una soglia operativa che serve a far muovere il sistema, tecnici, enti, gestori. Il resto conta molto meno di trend, fonte, durata e risposta.

Se interiorizzi questo, smetti di cercare l’idea istintiva “sotto bene / sopra catastrofe” e inizi a farti la domanda giusta: “Che cosa stanno facendo su questo dato?”

Come leggere un report del gestore

Primo passo: capire dove stanno i numeri. Il punto di partenza è il sito del tuo gestore idrico, dove di solito esiste una sezione “Qualità dell’acqua” con report periodici, spesso scaricabili per Comune o zona di fornitura.

Se i PDF sono sepolti e incomprensibili, il risultato è lo stesso: per un cittadino è quasi impossibile controllare.

Secondo livello: ARERA, l’autorità che regolamenta il servizio idrico, mette a disposizione portali che ti fanno confrontare le prestazioni dei vari gestori selezionando regione, Comune o gestione. ARERA non ti dà il valore PFAS del rubinetto: ti aiuta a capire quanto il gestore performa sul piano tecnico (dispersione, continuità del servizio) e come tratta gli utenti sul piano contrattuale (tempi di risposta, gestione reclami, standard di servizio).

Che cosa deve esserci in un report leggibile

Quando hai il PDF sotto mano, non serve leggerlo tutto, basta sapere cosa andare a pescare. Devi cercare le voci ‘PFAS totali’, ‘Somma di PFAS’ o ‘Sum of PFAS’ e controllare quale unità di misura viene usata, se µg/L o ng/L (microgrammi o nanogrammi per litro). Promemoria: 1 µg/L = 1000 ng/L, quindi 0,1 µg/L = 100 ng/L.

Poi ci sono tre dettagli apparentemente tecnici che invece sono essenziali anche per un non addetto ai lavori: la data del campionamento, il punto di prelievo (se il campione viene da un pozzo, da un serbatoio o dalla rete in un certo Comune) e il laboratorio o il metodo di analisi.

Queste informazioni ti dicono se il numero è ancorato a un luogo e a un momento precisi o se è solo un “valore medio” buttato lì. I valori medi servono, ma devono essere accompagnati da punti e date di campionamento. Se manca tutto questo, stai guardando un dato poco verificabile.

Per leggere il valore ti basta una regola base: numero, unità di misura e confronto con la soglia indicata nel report o nella normativa. Se, per esempio, trovi 0,08 µg/L con un parametro fissato a 0,1 µg/L, sei sotto soglia; se trovi 0,12 con limite 0,1, sei sopra.

Il dato scritto è quello che conta.

Cosa chiedere quando un valore stona

Da lì la domanda sensata non è “moriremo?”, ma “che interventi sono stati attivati e con quali tempi di attuazione e verifica?”. Non devi diventare un chimico, ma un cittadino con la lente in mano. Il tuo compito non sarà certo rifare le analisi in laboratorio, ma capire quando un numero stona e pretendere che sia gestito.

In un sistema sano, il controllo della qualità non è solo roba da tecnici e da enti regolatori: è anche pressione dal basso. Dev’essere alla portata di tutti, accessibile e facile da leggere. Perché se il dato c’è, si governa. Se invece non c’è, si pretende.

Chiedere i dati, segnalare i siti opachi, fare domande precise quando c’è un superamento rende più difficile essere vittime del “tanto non se ne accorge nessuno”. Se oggi abbiamo limiti europei per PFAS, obblighi di monitoraggio e regole comuni, è perché il problema è stato riconosciuto e messo nero su bianco.

Il pezzo mancante, spesso, è la partecipazione informata. Nei prossimi giorni pubblichiamo il Manuale operativo: acqua del rubinetto; la guida completa per capire se l’acqua che bevi a casa tua è davvero quella che il gestore dichiara, tenendo insieme tutti i parametri e anche il tratto dopo il contatore. Nel frattempo, vai sul sito del gestore e cerca ‘PFAS’. E se non trovi ‘PFAS totali’ o ‘Somma di PFAS’, chiedili.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/acqua-rubinetto-piu-sicura-bottiglia-italia/
Eywa, s.d. Acqua del rubinetto: perché in Italia è spesso più controllata della bottiglia. Controlli, percezione del rischio e come leggere la “sicurezza” oltre il marketing.

https://eywadivulgazione.it/dispersione-idrica-quanta-acqua-si-perde-nel-tuo-comune/
Eywa, s.d. Dispersione idrica: quanta acqua si perde nel tuo Comune. Dove trovare il dato e come usarlo per fare domande verificabili al gestore.

Bibliografia essenziale

https://environment.ec.europa.eu/news/new-eu-rules-limit-pfas-drinking-water-2026-01-12_en
Commissione Europea, 2026. New EU rules to limit PFAS in drinking water. Conferma entrata in applicazione dal 12 gennaio 2026 e obblighi di monitoraggio/informazione.

https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2020/2184/oj?locale=it
Unione Europea, 2020. Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Quadro normativo dei parametri e degli obblighi verso il pubblico (inclusi PFAS).

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/03/06/23G00028/sg
Repubblica Italiana – Gazzetta Ufficiale, 2023. Decreto Legislativo 18/2023. Recepimento italiano della Direttiva (UE) 2020/2184: controlli e obblighi di informazione.

https://www.iss.it/-/la-legge-e-i-controlli
Istituto Superiore di Sanità, s.d. La legge e i controlli. Ruoli e responsabilità nella vigilanza sanitaria e diritti di informazione sull’acqua destinata al consumo umano.

https://www.arera.it/dati-e-statistiche/dettaglio/qtsii
ARERA, s.d. QT-SII: qualità tecnica del servizio idrico integrato. Indicatori comparativi sulle prestazioni del gestore (perdite, continuità, interventi).

https://www.arera.it/dati-e-statistiche/dettaglio/qualita-contrattuale-del-servizio-idrico-integrato
ARERA, s.d. Qualità contrattuale del servizio idrico integrato. Standard verso gli utenti: tempi di risposta, gestione reclami, livelli di servizio.

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