- giovedì 05 Febbraio 2026
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Caditoie e tombini: la manutenzione che nessuno vede (finché non allaga)

Quando la prevenzione esiste solo sulla carta

Quando una strada si allaga, la prima cosa che si guarda è il cielo. Quanta acqua è caduta, in quanto tempo, se era prevista. Raramente si guarda la griglia metallica sulla carreggiata, quella che dovrebbe far defluire l’acqua e invece resta lì, sommersa, inutile. Perché è piena di foglie, terra, sacchetti di plastica, sedimenti accumulati da mesi. La caditoia stradale non è un dettaglio: è l’ultimo anello del sistema di drenaggio urbano. Se funziona, l’acqua scorre via. Se è intasata, l’acqua resta in superficie. E allaga.

La responsabilità della manutenzione di caditoie e tombini non è un tema vago. L’articolo 14 del Codice della Strada stabilisce che l’ente proprietario della strada deve provvedere alla manutenzione, gestione e pulizia della sede stradale e delle sue pertinenze, compresi i sistemi di smaltimento delle acque superficiali. Non è una raccomandazione: è un obbligo di legge. Il Codice della Protezione Civile inquadra la manutenzione ordinaria delle infrastrutture di gestione delle acque urbane come attività di prevenzione del rischio, non come riparazione post-evento. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha consolidato un orientamento chiaro: il Comune può essere ritenuto responsabile per danni da allagamenti se non dimostra che l’evento era imprevedibile e che aveva adottato misure adeguate di manutenzione.

Eppure molti Comuni trattano la pulizia delle caditoie come intervento occasionale, reattivo, spesso innescato solo da segnalazioni o emergenze. Manca un approccio programmato, tracciabile, misurabile. Manca un inventario dei punti critici: sottopassi, scuole, aree depresse, nodi viari. Manca una logica stagionale: pulire prima dell’autunno, prima delle allerte meteo, dopo i cantieri stradali. Manca la tracciabilità degli interventi: se non è documentato con data, foto e registro, nei fatti non è mai successo.

Quando la manutenzione è affidata ad appalti esterni, il problema si aggrava. Senza capitolati precisi, senza controlli di qualità, senza rendicontazione pubblica dei consuntivi, il servizio diventa invisibile. E ciò che è invisibile, nei fatti, non esiste. Serve invece metodo: mappare le caditoie per priorità, classificarle per rischio idraulico e impatto, programmare ispezioni e pulizie ordinarie, verificare che dopo ogni riasfaltatura le griglie siano libere. Servono criteri oggettivi per capire se la manutenzione viene davvero fatta, e se funziona. Senza misurazione, la prevenzione resta una parola buona per i documenti, non per le strade.

Il cittadino può fare la sua parte, senza sostituirsi al Comune. Può segnalare i punti critici in modo documentato, chiedere trasparenza sugli interventi e pretendere che la manutenzione non resti invisibile. Può chiedere che il piano comunale di Protezione Civile includa procedure operative chiare sulla manutenzione preventiva delle infrastrutture di drenaggio.

La manutenzione delle caditoie non è decoro urbano. È prevenzione. Quando salta, non è sfortuna: è una scelta organizzativa. O meglio, un’omissione. E le omissioni, in ambito pubblico, hanno conseguenze concrete, misurabili, spesso evitabili.

Approfondimenti Eywa

https://eywadivulgazione.it/perche-citta-italiane-allagano-piogge-normali/
Analisi strutturale delle cause per cui molte città italiane vanno sott’acqua anche in assenza di eventi meteorologici eccezionali. L’articolo ricostruisce il legame tra urbanizzazione, impermeabilizzazione del suolo, reti infrastrutturali fragili e gestione del rischio, spostando il focus dalla “bomba d’acqua” alla prevenzione mancata.

https://eywadivulgazione.it/ghost-forests-italia-foreste-che-muoiono-in-silenzio/
Approfondimento sul degrado invisibile degli ecosistemi urbani e periurbani, utile per comprendere come la cattiva gestione del verde, del suolo e dei cantieri contribuisca a ridurre la capacità del territorio di assorbire e gestire l’acqua piovana.

https://eywadivulgazione.it/pnrr-niscemi-frana-rischio-idrogeologico/
Caso studio su fondi pubblici, prevenzione e dissesto idrogeologico: mostra come la mancata programmazione e l’uso distorto delle risorse incidano direttamente sulla vulnerabilità dei territori, anche in contesti noti e documentati.

Bibliografia essenziale

Codice della Strada – Articolo 14: Obblighi di manutenzione delle strade e delle pertinenze
https://www.brocardi.it/codice-della-strada/titolo-ii/capo-i/art14.html
Stabilisce che l’ente proprietario della strada deve provvedere alla manutenzione e alla gestione di tutto ciò che concorre alla sicurezza, comprese le pertinenze come i sistemi di raccolta delle acque superficiali.

Decreto Legislativo 2 gennaio 2018 n. 1 – Codice della Protezione Civile
https://www.protezionecivile.gov.it/it/normativa/decreto-legislativo-n-1-del-2-gennaio-2018-codice-della-protezione-civile/
Inserisce le attività di prevenzione del rischio come parte integrante delle responsabilità istituzionali, inquadrando la manutenzione ordinaria delle infrastrutture di gestione delle acque urbane come attività di riduzione del rischio.

Orientamenti giurisprudenziali della Corte di Cassazione in tema di danni da pioggia intensa e allagamenti
https://biblus.acca.it/sentenza-cassazione-danni-pioggia-intensa/
La giurisprudenza consolidata afferma che l’ente pubblico può essere ritenuto responsabile per danni da allagamenti se non dimostra che l’evento era imprevedibile e che aveva adottato misure adeguate di manutenzione.

Accertamenti di responsabilità per mancata manutenzione stradale
https://www.assinews.it/09/2017/manutenzione-stradale-responsabilita-del-comune/660043847/
Analisi tecnica e giuridica diffusa tra professionisti sulla responsabilità dei Comuni per l’omessa manutenzione di strade e pertinenze, con riferimento agli obblighi di sicurezza.

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