Un cantiere si apre in una strada qualunque. Recinzioni arancioni, cartelli, ruspe. Al centro dell’area di lavoro, un albero. Nessuno lo abbatte. Nessuno protesta. L’albero resta lì, apparentemente salvo, mentre intorno si scava, si compatta, si passa con i mezzi pesanti. Qualche mese dopo, le foglie ingialliscono. Un anno dopo, i rami si seccano. Due anni dopo, l’albero è morto. Nessuno è colpevole: il cantiere è finito da tempo, la ditta è andata via, l’albero “era già vecchio”.
Questa è la morte più silenziosa del verde urbano. Non quella che fa notizia, con le motoseghe e le proteste. È la morte che avviene mentre si costruisce, mentre si ignora, mentre si aggira una tutela che sulla carta esiste. Ed è una pratica molto più diffusa di quanto immaginiamo.
Le regole ci sono (quasi sempre)
I regolamenti comunali del verde prevedono prescrizioni precise per i cantieri: area di rispetto radicale, recinzioni a distanza dal colletto, divieto di scavo in prossimità delle radici, responsabilità del direttore lavori. Non è folklore ambientalista: è normativa tecnica. La Strategia Nazionale del Verde Urbano lo dice chiaramente, ISPRA ha pubblicato linee guida dettagliate sul governo sostenibile del verde urbano, la norma UNI 11726:2018 definisce le competenze professionali dell’operatore arboricoltore, figura che dovrebbe essere coinvolta nelle attività a rischio per gli alberi.
Il problema non è il vuoto normativo. Il problema è che queste tutele vengono sistematicamente eluse, e il meccanismo è semplice: basta che l’albero non venga formalmente abbattuto. Tutto il resto è “danno collaterale”.
Come si aggira una tutela senza violarla
Le recinzioni arrivano “a posteriori”, dopo che i lavori sono già iniziati. I cantieri dichiarano “assenza di interferenze” con il verde, perché sulla carta nessuno tocca gli alberi. Ma intanto si scava a mezzo metro dal tronco, si compatta il terreno con i macchinari, si accumulano materiali edili sul sistema radicale. Il CNR ha documentato come il suolo compattato rappresenti una minaccia grave per la sopravvivenza degli alberi urbani: riduce l’ossigenazione, impedisce l’assorbimento idrico, blocca la crescita radicale. Non serve tagliare un albero per ucciderlo. Basta ignorarlo mentre si costruisce.
Le radici sono considerate un ostacolo tecnico, non un organismo vivente da tutelare. Se interferiscono con le tubature, si tagliano. Se impediscono il passaggio dei mezzi, si schiacciano. Nessuna valutazione preventiva, nessun agronomo coinvolto, nessuna verifica post-intervento. L’albero resta in piedi, quindi formalmente la tutela è rispettata. Se poi muore sei mesi dopo è “sfortuna”.
La Società Italiana di Arboricoltura tratta il danno da cantiere come tipologia tecnica specifica, con criteri di valutazione riconosciuti in ambito professionale. In ambito europeo, l’European Arboricultural Council ha prodotto linee guida dettagliate sui danni da costruzione. Non è questione di sensibilità: è scienza arboricola consolidata. Ma nei cantieri italiani, questa competenza è quasi sempre assente.
Il vuoto dei controlli
Le norme esistono, ma chi le verifica? I controlli in corso d’opera sono rari, le competenze arboricolturali nei cantieri praticamente inesistenti. Il direttore lavori ha responsabilità formale sulla tutela del verde, ma spesso non ha gli strumenti tecnici per valutare un danno radicale. Le sanzioni sono previste, ma difficilmente applicate: come si dimostra che un albero è morto “a causa” del cantiere, se il deperimento avviene mesi dopo?
Il risultato è un sistema di tutela apparente: c’è il regolamento, c’è la prescrizione, c’è l’obbligo. Ma tra il documento e la pratica c’è uno spazio enorme, dove le responsabilità evaporano. (A Genova esiste un protocollo del verde pubblico basato su dati e censimenti scientifici, eppure anche lì il divario tra teoria e pratica resta ampio).
Non è un problema di cattiva volontà, è un problema di sistema: quando le competenze tecniche non sono richieste, quando i controlli non ci sono, quando le sanzioni non arrivano, la tutela diventa retorica.
Dall’aggiramento alla foresta fantasma
Gli alberi danneggiati nei cantieri non muoiono subito. Resistono. La chioma regge ancora qualche stagione, l’apparato radicale compromesso continua a fare il suo lavoro, finché può. Poi arriva un’estate particolarmente secca, un vento forte, uno stress in più. E l’albero cede.
Nessuno collega quel crollo al cantiere di due anni prima. Nessuno ricorda le ruspe, il suolo compattato, le radici recise. L’albero diventa una statistica: “esemplare vecchio”, “condizioni meteo avverse”, “fenomeno fisiologico”. Nascono così le foreste fantasma: alberi formalmente vivi, biologicamente morti, che occupano spazio urbano senza più svolgere funzioni ecosistemiche.
Il cantiere, in questo processo, è il punto cieco. È lì che si consuma il danno, ma è anche il momento in cui nessuno guarda. Quando l’albero muore, il cantiere è un ricordo lontano, la ditta è andata via, le responsabilità si sono dissolte.
La morte silenziosa
Il verde urbano non muore solo quando viene tagliato. Muore soprattutto quando viene ignorato mentre si costruisce. Quando le tutele esistono ma non vengono applicate. Quando le competenze tecniche non sono richieste. Quando i controlli sono assenti e le sanzioni improbabili.
Non servono nuove norme. Servono verifiche reali, competenze presenti, responsabilità chiare. Servono cantieri dove un albero non sia un dettaglio secondario, ma un vincolo progettuale da rispettare. Servono controlli in corso d’opera, non solo dichiarazioni preventive. Serve che chi progetta un’infrastruttura urbana sappia che il verde non è un optional, ma parte del sistema.
Nel prossimo dossier entreremo dentro i cantieri: strumenti legali, procedure di verifica, azioni concrete per cittadini e comitati. Perché il green si fa, non si dice. E si fa anche quando si costruisce.
Approfondimenti Eywa
https://eywadivulgazione.it/capitozzatura-alberi-citta/
Eywa, 2024 – Perché la capitozzatura è una pratica dannosa, antiscientifica e ancora diffusa nei contesti urbani italiani.
https://eywadivulgazione.it/perche-nelle-citta-italiane-tagliano-gli-alberi/
Eywa, 2024 – Analisi delle dinamiche politiche, amministrative e narrative che portano al taglio degli alberi in città.
Bibliografia essenziale
Strategia nazionale del verde urbano (Ministero dell’Ambiente)
https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/linee_guida_finale_25_maggio_17-pdf
Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica – Linee guida e documenti ministeriali per la gestione sostenibile del verde urbano, strumenti per le amministrazioni e contenuti tecnici di riferimento nazionali.
Linee guida ISPRA per la forestazione urbana sostenibile
https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-di-forestazione-urbana-sostenibile-per-roma-capitale
ISPRA – Manuale di linee guida sulla forestazione urbana sostenibile, con indicazioni tecniche sulla gestione degli alberi nei contesti urbani e periurbani.
ISPRA – Quaderno “I Piani comunali del verde”
https://www.isprambiente.gov.it/files2024/pubblicazioni/quaderni/quad_as_33_24_piani-verde_def_rev1.pdf
ISPRA – Quaderno tecnico che analizza esempi di Piani comunali del verde, strumenti di pianificazione urbana per la gestione integrata del verde pubblico.
Legge 14 gennaio 2013, n. 10 – Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani
https://it.wikipedia.org/wiki/Legge_14_gennaio_2013%2C_n._10
Norma nazionale che disciplina aspetti quali censimento, bilancio arboreo e obblighi di piantumazione nei centri urbani (fonte enciclopedica per orientarsi nella normativa di riferimento).
European Arboricultural Council (EAC) – organizzazione professionale europea
https://en.wikipedia.org/wiki/European_Arboricultural_Council
European Arboricultural Council – organismo che collega associazioni nazionali di arboricoltura e diffonde standard e buone pratiche professionali nel campo dell’albero urbano.
Società Italiana di Arboricoltura (SIA)
https://federica-alatri.it/?p=8842
Articolo informativo sulla Società Italiana di Arboricoltura e materiali tecnici/volantini di arboricoltura urbana utili per comprendere principi e competenze tecniche della disciplina (indicativo della professionalizzazione).
UNI 11726:2018 – Qualificazione professionale operatore arboricoltore
https://www.uni.com/standard/11726-2018
UNI – Norma tecnica che definisce le competenze professionali dell’operatore arboricoltore, utile per parlare di competenze e profili tecnici nei cantieri.

