- mercoledì 11 Febbraio 2026
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Roma, la città più verde d’Europa che non riesce a farsi ombra

Roma è una contraddizione che si misura in metri quadri. Il suo territorio comunale, 1.287 chilometri quadrati, è coperto per circa il 67% da aree verdi: parchi regionali, riserve naturali, ville storiche, aziende agricole, boschi. In valore assoluto, il patrimonio naturale della Capitale non ha paragoni tra le grandi città europee. Eppure chi vive nei quartieri dentro il Grande Raccordo Anulare spesso fatica a trovare un albero sotto cui fermarsi d’estate.

Il paradosso è tutto qui. Roma appare verdissima dall’alto, nelle immagini satellitari e nelle classifiche internazionali. Ma a livello stradale, nel tessuto urbano dove le persone abitano, lavorano, aspettano l’autobus, il verde di prossimità risulta spesso insufficiente. Non è un’impressione. È un dato tecnico, documentato da fonti istituzionali.

Una questione di numeri, letti male

La narrazione ufficiale ha sempre enfatizzato la quantità complessiva. Roma è il comune agricolo più grande d’Europa, con 565 chilometri quadrati di terreni coltivati, pari al 44% dell’intero territorio cittadino. Possiede 18 aree protette tra riserve e parchi regionali. L’ultimo censimento del Dipartimento Tutela Ambientale ha registrato oltre 462 milioni di metri quadri di aree verdi complessive, di cui 47 milioni di verde urbano e 415 milioni tra aree naturali e parchi agricoli.

Numeri imponenti. Ma il problema emerge quando si passa dalla scala comunale a quella di quartiere. Secondo i dati ISTAT più recenti, riferiti al 2023, la disponibilità di verde urbano accessibile nei capoluoghi metropolitani italiani è in media di 15,9 metri quadri per abitante, ben inferiore ai 18,9 della media nazionale e ai 22,2 degli altri capoluoghi di provincia. Roma si colloca in questa fascia metropolitana, penalizzata dalla propria dimensione demografica e dalla concentrazione del verde nelle aree periferiche.[^4]

Il dato storico parla chiaro. Con circa 16 metri quadri di verde per abitante, Roma si posiziona appena sopra la media delle grandi città italiane, ma resta nettamente inferiore a Bologna (29,5 metri quadri) e Torino (21,8), risultando simile a Milano con i suoi 17. Tra i capoluoghi metropolitani, il primato spetta a Venezia con 35,5 metri quadri di verde accessibile per abitante, seguita da Torino e Firenze.

Il metro che conta: 300 metri da casa

La ricerca urbanistica internazionale ha spostato da tempo il fuoco della questione. Non conta solo quanto verde esiste. Conta dove si trova rispetto a chi lo dovrebbe usare.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che ogni cittadino abbia accesso a uno spazio verde pubblico di almeno 0,5 ettari entro 300 metri dalla propria abitazione. Non si tratta di un auspicio generico. È un parametro elaborato sulla base di evidenze scientifiche che collegano la prossimità del verde ai benefici misurabili sulla salute fisica e mentale.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente ha ripreso questa soglia nel rapporto “Who benefits from nature in cities?”, sottolineando come la regola dei 300 metri determini concretamente l’utilizzo reale degli spazi verdi. Chi ha un parco vicino ci va. Chi deve prendere l’auto o attraversare mezza città, semplicemente rinuncia.

A questo standard si aggiunge la cosiddetta regola del 3-30-300, proposta nel 2021 dall’ecologo olandese Cecil Konijnendijk del Nature Based Solutions Institute e pubblicata in un articolo scientifico su Journal of Forestry Research. La formula è semplice: ogni persona dovrebbe poter vedere almeno 3 alberi dalla propria finestra, vivere in un quartiere con almeno il 30% di copertura arborea e trovarsi a non più di 300 metri da un parco pubblico. Per confronto, la copertura arborea media nelle città europee si ferma al 14,9%.

Oslo, prima nella classifica delle capitali europee più verdi stilata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente, garantisce al 95% dei propri abitanti uno spazio verde entro 300 metri da casa. Roma, nella stessa classifica, si colloca all’ottavo posto con una copertura arborea del 24%, dietro a Berlino (44%), Madrid (39%) e Vienna (34%).

Il verde c’è, ma non dove serve

Documenti della Relazione Annuale 2024 dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (ACoS) fotografano una situazione in cui la distribuzione del verde tra i quindici municipi è marcatamente disomogenea.

I dati sulla gestione del verde urbano manutenuto mostrano una contrazione costante: dai 42,8 milioni di metri quadri del 2019 si è scesi a 37,9 milioni nel 2023. Il verde attrezzato, quello direttamente fruibile dai cittadini con panchine, giochi e percorsi, è calato ancora più drasticamente: da 12 milioni di metri quadri a 9,3 milioni nello stesso periodo. Quasi tre milioni di metri quadri di spazi utilizzabili persi in cinque anni.

Le differenze tra municipi sono enormi. Il X municipio, che comprende Ostia e il litorale, ha investito da solo oltre 6,6 milioni di euro nel 2023 per la gestione del proprio verde, una cifra che supera quella di molti altri municipi messi insieme. La superficie gestita dai singoli municipi varia da poche decine di migliaia di metri quadri nei territori centrali a oltre un milione nel X e nel IX.

A livello europeo, l’Agenzia Europea dell’Ambiente ha documentato come questa distribuzione irregolare produca vere e proprie disuguaglianze ambientali: il verde è meno disponibile nei quartieri abitati da famiglie a basso reddito. Il concetto non è politico. È tecnico. Significa che i benefici ambientali di una città non raggiungono tutti i residenti allo stesso modo.

L’estate che uccide in silenzio

La questione del verde urbano non è solo una faccenda di estetica o vivibilità. È una questione di sopravvivenza, nel senso più letterale del termine.

L’estate 2025 ha lasciato dietro di sé un bilancio drammatico. Secondo le stime dei ricercatori dell’Imperial College di Londra e della London School of Hygiene and Tropical Medicine, a Roma si sono registrati 835 decessi attribuibili al caldo tra giugno e agosto. In Italia il totale ha raggiunto 4.597 morti, in Europa oltre 16.500. Roma è risultata tra le capitali europee più colpite, insieme ad Atene e Bucarest. L’85% delle vittime aveva più di 65 anni.

Questi numeri non sono il frutto di un’estate eccezionale. Sono la manifestazione di una tendenza strutturale. L’Istituto Superiore di Sanità ha da tempo riconosciuto che le persone che vivono in aree urbane dense hanno un rischio di mortalità significativamente maggiore durante le ondate di calore rispetto a chi risiede in contesti suburbani o rurali: è il cosiddetto “effetto isola di calore urbana”.

A Roma, questo effetto è stato mappato con precisione. Uno studio condotto dal professor Francesco Asdrubali e dalla dottoranda Marta Roncone dell’Università Roma Tre, basato sui dati di 35 centraline microclimatiche, ha disegnato la geografia termica della città. Il Centro Storico è il quartiere più caldo in assoluto, con temperature superiori di oltre 4 gradi rispetto alla media. Seguono Aurelio, Prati, Trastevere, Trieste ed Esquilino, tutti sopra i 3,5 gradi di scarto.

Ma nel 2025 il rapporto di Legambiente “Che caldo che fa!” ha rivelato che le temperature più estreme si registrano nelle periferie sud-orientali, a ridosso del Raccordo: Ciampino, Casetta della Mistica, Torre Spaccata, Lucrezia Romana, Tor Sapienza, con temperature al suolo superiori ai 46 gradi. Lontananza dal Tevere, bassa densità di verde, elevata urbanizzazione: i fattori sono sempre gli stessi.

Più alberi, meno bare

Lo studio che ha cambiato la percezione del problema a livello europeo è stato pubblicato su The Lancet nel 2023 dal team di Mark Nieuwenhuijsen dell’ISGlobal di Barcellona. La ricerca ha analizzato dati relativi a 93 città europee (57 milioni di abitanti) e ha stimato che oltre il 4% delle morti estive nelle aree urbane è attribuibile alle isole di calore.

Il dato più significativo riguarda la soluzione. Lo studio ha calcolato che aumentando la copertura arborea al 30%, le temperature urbane si ridurrebbero in media di 0,4 gradi. Può sembrare poco. Non lo è. Dei 6.700 decessi prematuri attribuiti alle temperature elevate nell’estate 2015, un terzo (2.644) avrebbe potuto essere evitato con quella percentuale di alberi. Le città del sud e dell’est Europa, Roma inclusa, sarebbero le maggiori beneficiarie di questo intervento.

La ricercatrice Tamara Iungman, prima autrice dello studio, ha spiegato che “le previsioni basate sulle emissioni attuali indicano che le malattie e i decessi legati al caldo diventeranno un peso crescente per i servizi sanitari nei prossimi decenni”. Non è una proiezione a lungo termine. È una traiettoria in corso.

Il bilancio arboreo in rosso

A Roma, il patrimonio arboreo sta andando nella direzione opposta a quella indicata dalla scienza. L’ultimo censimento disponibile, risalente al 2016, ha contato oltre 312.000 esemplari tra alberature stradali (119.000), alberi in parchi e ville (180.000) e giardini scolastici (15.000).

Ma il bilancio arboreo della città è rimasto in territorio negativo per anni: meno 6.879 alberi nel 2022, meno 3.665 nel 2023. Le cause sono note: mancanza storica di manutenzione programmata, periodi di siccità sempre più lunghi, eventi meteorologici estremi, incendi, attacchi parassitari. La cocciniglia del pino da sola ha devastato migliaia di esemplari. Le campagne di piantumazione, comprese quelle previste dal Regolamento del Verde, non riescono ancora a colmare il deficit.

La spesa per il personale addetto al verde è in calo (da 23,4 milioni di euro nel 2019 a 19,6 nel 2023), mentre crescono i costi per gli affidamenti esterni, passati da 8,1 a 47,9 milioni nello stesso periodo. Una traiettoria che racconta la progressiva esternalizzazione della cura del verde, con tutti i problemi di continuità e coordinamento che ne derivano.

Il Piano del Verde che arriva tardi

Qualcosa, in realtà, si muove. Il 28 agosto 2025 la Giunta Capitolina ha approvato una memoria che dà mandato al Dipartimento Tutela Ambientale di coordinare la redazione del Piano del Verde e della Natura di Roma Capitale. È il documento strategico che la città non ha mai avuto: uno strumento di pianificazione al medio-lungo termine con obiettivi sui servizi ecosistemici, interventi di sviluppo del verde urbano e periurbano, indicazione delle risorse economiche e modalità di monitoraggio.

A febbraio 2026 i lavori sono entrati nella fase operativa, con incontri tra i municipi e il gruppo di lavoro. L’obiettivo dichiarato è individuare aree disponibili per nuove piantumazioni contro le isole di calore e definire piani di sfalcio a livello di quartiere. In parallelo, la piattaforma digitale Greenspaces, sviluppata da R3GIS in collaborazione con l’ISPRA, sta mappando l’intero patrimonio verde con telerilevazioni satellitari eseguite da E-Geos.

Sono passi nella giusta direzione. Ma il contesto europeo corre più veloce. La Nature Restoration Law, approvata dall’Unione Europea, impone agli Stati membri di garantire entro il 2030 nessuna perdita netta di spazi verdi urbani e il loro incremento rispetto ai livelli del 2021. Roma parte da una base di verde attrezzato in contrazione e da un bilancio arboreo in rosso.

Il modello che non funziona più

Alla luce dei dati disponibili, il modello romano presenta limiti strutturali precisi. La città possiede enormi polmoni verdi periferici: la Riserva di Castel Fusano, l’Insugherata, la Marcigliana, il Parco di Vejo, la Tenuta dei Massimi. Sono patrimoni straordinari, fondamentali per la biodiversità e il paesaggio. Ma non risolvono il problema di chi vive a Torpignattara, San Lorenzo, Portonaccio o Primavalle.

L’ISPRA, nell’ambito del progetto USAGE, ha analizzato l’accessibilità pedonale al verde nelle 14 principali città metropolitane italiane utilizzando la regola dei 300 metri come riferimento. Il metodo prevede la mappatura con celle esagonali di 125 metri per lato e il calcolo del percorso pedonale più breve verso l’area verde più vicina. I risultati confermano che la distanza tra disponibilità statistica e accessibilità reale è il nodo cruciale della pianificazione urbana italiana.

Il verde di Roma non è poco. È mal distribuito. Le classifiche europee che premiano la città per la percentuale complessiva di aree verdi fotografano un dato reale ma fuorviante. Perché l’estensione del verde, avverte l’Agenzia Europea dell’Ambiente, “non significa sempre che sia disponibile a tutti: lo spazio verde a disposizione degli abitanti è molto inferiore al totale del verde delle città e rappresenta in media soltanto il 3%”.

Una capitale che si scalda aspettando

L’assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti Sabrina Alfonsi ha descritto il patrimonio verde come un elemento “che si distingue per le ville a vocazione storico-artistica, per l’eterogeneità delle specie arboree e per la presenza di numerosi parchi e giardini”. È vero. Ma la scienza del clima urbano dice anche altro. Dice che un grande parco a sei chilometri di distanza non abbassa la temperatura del marciapiede sotto casa. Dice che la copertura arborea deve stare dentro il tessuto edificato, non ai suoi margini.

Roma ha bisogno di una redistribuzione capillare del proprio verde. Micro-parchi di quartiere, filari alberati continui, depermeabilizzazione di piazze e cortili, tetti verdi. Servono interventi diffusi, minuti, sistematici. Non la retorica del “comune più green d’Europa”, ma una strategia operativa che porti un albero in più dove oggi c’è solo asfalto.

Il cambiamento climatico non aspetta i piani regolatori. L’estate prossima arriverà prima del Piano del Verde. E i quartieri che oggi superano i 46 gradi al suolo resteranno, per un altro anno ancora, senza l’ombra di cui hanno bisogno per sopravvivere.

 

Bibliografia

  1. [PDF] LINEE STRATEGICHE sul verde urbano dI ROMA – La dotazione di alberi per abitante è mediamente di 0,12 alberi, valore che si innalza a 0,35 nel II…
  2. Relazione Annuale 2024
  3. [PDF] 55,3% 18,9 27 – Istat – Nei Comuni capoluogo (in cui risiedono 17,5 mln di abitanti) l’estensione complessiva delle aree ver…
  4. La dotazione di verde per abitante – 4 – Secondo i dati annualmente raccolti dall’Istat per la sua pubblicazione “Dati ambientali nelle città…
  5. What are the WHO guidelines on green space? – WHO recommends that green spaces of at least 0.5 hectares […]
  6. Who benefits from nature in cities? Social inequalities in access to … – The World Health Organization (WHO) recommends that urban residents have access to at least 0.5-1ha …
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