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Il rumore del traffico non sporca, non puzza, non Il rumore del traffico non sporca, non puzza, non lascia residui sui davanzali. Per questo lo trattiamo come una seccatura invece che per quello che è: un fattore di rischio per il cuore.L’Agenzia europea dell’ambiente lo collega ad almeno 73.000 morti premature all’anno in Europa, più 49.000 nuovi casi di malattie cardiovascolari. Sono stime ottenute con modelli epidemiologici, e l’Agenzia le considera per difetto, perché i dati non coprono tutto il continente.Il corpo non si abitua quanto crediamo. Anche mentre dormiamo, un’auto che frena sotto casa alle tre di notte fa salire la pressione e accelerare il cuore, senza che ce ne accorgiamo.In Italia c’è un problema a monte: il rumore lo misuriamo poco. Circa un terzo dei Comuni non ha ancora approvato il piano di classificazione acustica, cioè la mappa che stabilisce quanto rumore è ammesso e dove.Puoi chiedere al tuo Comune se ce l’ha, e in che zona ricade casa tua. È un’informazione pubblica, ed è il primo passo.Scrivi DECIBEL per l’approfondimento.
Hai chiuso tutto, hai acceso il condizionatore, e Hai chiuso tutto, hai acceso il condizionatore, e alle undici di sera la camera è ancora un forno. Non stai sbagliando qualcosa tu: è la città intorno a te che non si raffredda.Di giorno asfalto e cemento assorbono il sole, di notte lo restituiscono, lentamente, dentro le case. Per questo aprire le finestre nel pomeriggio non porta aria fresca: porta dentro il forno. La finestra utile si apre di notte fonda e all’alba, quando fuori è davvero più fresco che dentro.Il Ministero della salute pubblica i bollettini sulle ondate di calore per 27 città, dal 25 maggio al 20 settembre: sono pubblici e dicono cosa aspettarsi nelle prossime 72 ore.A che ora apri le finestre, d’estate?Scrivi FRESCO nei commenti e ti mandiamo in DM l’approfondimento Eywa, con tutte le fonti e i dati che hai letto in queste slide.
Scarica la petizione. Compilabile, pronta da firm Scarica la petizione.Compilabile, pronta da firmare e spedire: valida anche con la tua sola firma.Scrivi PETIZIONE nei commenti per ricevere il link nei messaggi.
Doveva partire a fine 2024. Poi è slittata. Poi è Doveva partire a fine 2024. Poi è slittata. Poi è slittata di nuovo.Il regolamento europeo contro la deforestazione importata (EUDR) parte da una regola semplice: dal 31 dicembre 2020 in poi, chi vuole vendere in Europa bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno deve dimostrare che dietro non ci sia una foresta abbattuta. Deforestazione zero. Una soglia netta, senza sfumature.La regola c’è. È l’entrata in vigore che continua a spostarsi.Primo rinvio, dal 2024 al 30 dicembre 2025. Secondo rinvio, al 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese: è la scadenza che conta davvero per gran parte del mercato. Le piccole arrivano al 30 giugno 2027, ma solo a certe condizioni, e sul legno il termine resta comunque il 30 dicembre 2026. Nel frattempo l’elenco dei prodotti cambia, e i nuovi entrati scatteranno solo dal 30 dicembre 2027 (atto adottato, non ancora in vigore).La ragione dichiarata è tecnica: il sistema informatico non reggeva. Ma non solo.Intanto le foreste non aspettano i rinvii. 10,9 milioni di ettari persi ogni anno tra il 2015 e il 2025 (FAO, FRA 2025). La deforestazione rallenta, non si ferma.«Il green si fa, non si dice.» E una legge rinviata due volte, per ora, resta soprattutto detta.Scrivi EUDR nei commenti: ti mandiamo in DM l’approfondimento completo, con tutte le fonti e i dati che trovi in queste slide.
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