In una sera di luglio, in un isolato qualsiasi, decine di split ronzano tutti insieme sui balconi. Ognuno sta rendendo vivibile una stanza, e sta facendo esattamente la stessa cosa: prendere il calore di dentro e cederlo di fuori. Sembra un gioco a somma zero, un po’ di caldo spostato da qui a lì. Non lo è, e la ragione sta in una legge di fisica che vale per qualunque macchina frigorifera, vecchia o nuova, cinese o tedesca. Dove finisca quel calore dipende invece dal tipo di impianto: nei comuni split che cedono calore all’aria esterna, finisce in strada.
La regola che nessuna pubblicità racconta
Un climatizzatore in raffrescamento è una macchina frigorifera; se è reversibile, è una pompa di calore che funziona in modalità raffrescamento. Non crea freddo: sposta calore da un ambiente a uno in cui lo cede, di norma l’aria esterna. Per farlo consuma elettricità, e quel lavoro elettrico, alla fine, si trasforma anch’esso in calore. Il bilancio è rigido e discende dal primo principio della termodinamica: in regime stazionario, considerando l’intero sistema, il calore ceduto all’esterno è pari al calore sottratto alla stanza più il lavoro elettrico assorbito. Non è un’approssimazione, è un’uguaglianza. Significa che il condensatore cede sempre più calore di quello che ha tolto alla stanza, e la differenza corrisponde, nel bilancio, al lavoro elettrico che hai pagato in bolletta.
Il numero che misura la proporzione
Quanto pesa ciascuna delle due parti lo descrive un indicatore, l’EER, cioè l’Energy Efficiency Ratio: quanti watt di calore la macchina toglie dalla stanza per ogni watt elettrico che consuma, un rapporto adimensionale valutato nelle stesse condizioni di misura. Non è propriamente una «legge»: nel mercato europeo la progettazione e l’etichetta energetica dei condizionatori fino a 12 kW sono disciplinate da due regolamenti UE, l’ecodesign 206/2012 e l’etichettatura 626/2011, mentre i metodi di prova si appoggiano a norme tecniche armonizzate. La norma EN 14511 misura il valore nominale in condizioni di riferimento, tra cui i 35 gradi di aria esterna in raffrescamento; la EN 14825 calcola invece l’indice stagionale su più temperature e carichi parziali, non a una sola temperatura. Più l’EER è alto, più la quota di calore che esce in strada viene da dentro casa invece che dalla presa di corrente.
Con un EER di 4, per ogni 4 kilowatt di calore tolti alla camera ne consumi 1 di elettricità e ne cedi fuori 5: l’80% del calore espulso arriva da dentro casa, il 20% dalla bolletta. Con un EER di 3 la proporzione è 75 e 25. Il rapporto tra calore ceduto e calore sottratto è sempre pari a 1 + 1/EER: vale 1,25 con EER 4 e 1,33 con EER 3. Un apparecchio efficiente a basso regime, in una giornata mite, può fare anche meglio; ma quel valore di efficienza a carico parziale non si legge direttamente nella ripartizione istantanea di una singola ora, perché l’indice stagionale combina condizioni climatiche, carichi e consumi ausiliari. Quello che resta fermo è la direzione: fuori esce sempre più calore di quello sottratto alla stanza.
Il rovescio, proprio nei giorni peggiori
E qui sta il punto. L’efficienza di un condizionatore non è una costante: per i sistemi che cedono calore all’aria esterna tende a diminuire quando fuori fa molto caldo, perché la macchina deve scaricare calore in un’aria già rovente, e fa più fatica. In un test di laboratorio del 2022 su un singolo split R32 da 2,6 kW, nelle condizioni sperimentali adottate, il COP è diminuito in media dell’1,95% per ogni grado in più all’esterno, scendendo a circa 2,5 all’estremo superiore delle prove, intorno ai 38 gradi. È il risultato di un solo apparecchio, non una legge valida per tutti gli split, ma la direzione è chiara e coerente con la fisica. Con un rapporto del genere, la quota di calore che arriva dalla bolletta sale verso il 30%. Detto altrimenti: proprio nei giorni in cui tutti i condizionatori di un quartiere lavorano insieme, ciascuno cede in strada la fetta più alta di calore aggiuntivo, quello che non toglie a nessuno e che è l’equivalente termico del suo stesso consumo.
Dal singolo apparecchio all’isola di calore
Un condizionatore da solo non scalda la casa del vicino in modo percepibile. Ma il calore di scarto di molti apparecchi accesi insieme, negli stessi isolati e nelle stesse ore, può contribuire ad alzare la temperatura dell’aria urbana, soprattutto di notte. Va detto con cura, però, perché qui i numeri vengono da modelli, non da misure dirette. A Phoenix, negli Stati Uniti, una simulazione di un episodio di caldo di dieci giorni ha stimato che, di notte, il calore emesso dai condizionatori facesse salire di oltre 1 grado la temperatura media dell’aria a due metri in alcune località urbane. A Parigi, altre simulazioni stimano un aumento notturno che va da circa mezzo grado con i rilasci correnti fino a 2 gradi in uno scenario futuro di forte diffusione. Non sono quindi una regola universale, ma effetti locali e dipendenti dallo scenario. L’effetto tende a emergere di notte, quando lo strato limite urbano è più stabile e meno profondo; lo stesso calore aggiunto, peraltro, può a sua volta modificare la stratificazione e favorire il rimescolamento. Il guaio è che accade proprio quando servirebbe che la temperatura scendesse per riuscire a dormire. Ed è un meccanismo che può mordersi la coda: più fa caldo, più si accendono i condizionatori, più calore finisce in strada, a parità di tecnologia.
Cosa non stiamo dicendo
Non è un invito a soffrire il caldo per virtù. Durante un’ondata di calore, per una persona anziana o fragile, l’accesso a un ambiente adeguatamente raffrescato è una misura di protezione della salute: il Ministero della Salute raccomanda proprio di rinfrescare gli ambienti, indicando in genere una temperatura interna di 24-26 gradi. È piuttosto un invito a capire che cos’è il condizionatore: uno strumento che riduce un rischio reale all’interno, ma che all’esterno aggiunge calore e domanda elettrica, e che nei giorni peggiori lo fa con il rendimento più basso. Il calore di scarto, del resto, è solo una parte del conto: pesano anche le emissioni legate all’elettricità consumata, che dipendono dal mix di generazione, e quelle dei gas refrigeranti se rilasciati, oggi soggetti al phase-down europeo. Da qui discende come usarlo bene, e perché la risposta non può essere soltanto lui.
Eywa dice
Il condizionatore non elimina il calore: lo trasferisce fuori e ci somma quello del suo consumo, in una proporzione che, con le efficienze tipiche, va da circa 80 e 20 nelle giornate miti a circa 70 e 30 in piena ondata, quando serve di più e rende di meno. È fisica, non opinione, e aiuta a capire perché, in certe condizioni urbane e meteorologiche, il calore di scarto degli impianti possa rendere una città ancora più calda di notte, proprio quando dovrebbe rinfrescarsi. La conseguenza pratica è doppia. Da un lato, se lo usi, usalo bene: un apparecchio efficiente, il termostato non troppo basso, la manutenzione in ordine, e prima ancora la riduzione del carico con ombreggiamento e involucro, tenendo il raffrescamento attivo per quando serve davvero al comfort e alla sicurezza, soprattutto per le persone vulnerabili. Dall’altro, la risposta che conta di più è collettiva e non si compra a rate: un involucro che non si surriscalda, le schermature, i tetti riflettenti o verdi e, dove il contesto lo consente, gli alberi e l’ombra, che riducono irraggiamento e calore sensibile attraverso ombra ed evapotraspirazione, con benefici e limiti che dipendono da acqua, specie e geometria urbana. Il condizionatore agisce sul sintomo, una stanza per volta; la febbre della città si abbassa combinando più misure.
Approfondimenti Eywa
- Come rinfrescare casa senza condizionatore: cinque mosse — Eywa Divulgazione, 2026. Le cinque mosse domestiche, di cui questo pezzo è l’approfondimento sul perché.
- Isola di calore urbana — Eywa Divulgazione, 2026. Perché in città la notte non porta sollievo.
- Il parco che non raffredda più — Eywa Divulgazione, 2026. Quando il verde urbano smette di fare la sua parte.
- Tetti verdi, risparmia e salva il pianeta — Eywa Divulgazione, 2026. Il raffrescamento passivo che parte dal tetto.
Fonti
- Evaluation of Split-Type Air Conditioner Performance under Constant Outdoor Moisture Content and Varied Dry-Bulb Temperature — Setyawan et al., International Journal of Heat and Technology, 40(5), 2022, pp. 1277-1286. Calo del COP di circa l’1,95% per grado su un singolo split R32 da 2,6 kW, prove tra 24 e 38 gradi.
- Anthropogenic heating of the urban environment due to air conditioning — Salamanca et al., Journal of Geophysical Research: Atmospheres, 119(10), 2014. Simulazione di un episodio di caldo di dieci giorni a Phoenix: oltre 1 grado di aumento notturno in alcune località urbane.
- How much can air conditioning increase air temperatures for a city like Paris, France? — de Munck et al., International Journal of Climatology, 33(1), 2013, pp. 210-227. Aumenti notturni modellati da circa 0,5 gradi con i rilasci correnti fino a 2 gradi in uno scenario futuro.
- Regolamento (UE) 206/2012 · ecodesign dei condizionatori — Unione europea, 2012. Progettazione ecocompatibile dei condizionatori fino a 12 kW; l’etichettatura energetica è disciplinata dal Regolamento delegato (UE) 626/2011 e i gas fluorurati dal Regolamento (UE) 2024/573.
- FAQ ondate di calore — Ministero della Salute. Raccomanda l’uso del climatizzatore per rinfrescare gli ambienti, con temperatura interna indicata di 24-26 gradi.
