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Tre leonesse morte in cinque giorni a Tokyo. Che cosa impone davvero la legge italiana agli zoo contro il caldo

Tre leonesse morte a Tokyo, e i documenti che in Italia si possono chiedere

Tre leonesse morte in cinque giorni a Tokyo. In Italia la legge sugli zoo la temperatura la nomina, e chi la ignora rischia una multa. Quello che non risulta pubblicato da nessuna parte è se qualcuno abbia mai controllato. Si può chiedere, e serve una pagina.

Mugi aveva tre anni ed era nata al Parco zoologico Tama, periferia ovest di Tokyo. Non aveva mai visto una savana. Il 19 luglio smette di mangiare, il 20 non si alza più, il 28 muore. Il 31 muore Ichigo, undici anni, nata lì. Il 2 agosto Ruena, quindici anni, nata lì. Cinque giorni, tre leonesse.

Cinque giorni, tre leonesse, uno zoo

La cronologia pubblicata dal parco è asciutta. Il 18 luglio i leoni erano sedici; entro il 22 ne sono in cura dieci; il 23 l’area chiude e si ferma il bus che porta i visitatori dentro il recinto. Al 3 agosto i leoni vivi sono tredici, tre dei quali non riescono ad alzarsi. L’esame necroscopico ha trovato in tutte e tre le leonesse morte disidratazione e insufficienza multiorgano. Le cause sono ufficialmente in accertamento, e il parco indica il caldo fra i fattori.

E qui c’è il dettaglio che ribalta la storia. Sei giorni prima dell’ultima morte il parco aveva scritto che ogni anno, in previsione dell’estate, garantisce zone d’ombra, ventilazione e aerazione notturna. Non è la storia di uno zoo che al caldo non aveva pensato: è la storia di uno zoo che ci aveva pensato. Il che rende la domanda più interessante, non meno. Quelle misure erano scritte? Con quale soglia scattavano? Chi controllava che scattassero?

Perché il caldo negli zoo uccide

I grandi felini non sudano come noi: le ghiandole stanno soprattutto nei cuscinetti delle zampe. Per liberarsi del calore un leone ansima e si comporta di conseguenza, cerca l’ombra, si stende sul fresco, smette di muoversi. Quando l’aria è molto umida l’ansimazione rende meno, perché l’acqua fatica a evaporare. Se nel frattempo il sole picchia e non tira un filo d’aria, il calore entra più in fretta di quanto esca. Su un piccolo branco del Kalahari l’ansimazione comincia intorno ai 34 °C, ma è un’osservazione su cinque animali selvatici in un deserto, non una soglia di legge.

Vale per i leoni e vale per noi: in Giappone, nella settimana del picco, i trasporti d’emergenza per il caldo sono stati 18.591 contro i 10.857 della settimana prima. In Italia un bollettino sulle ondate di calore esiste, esce ogni giorno feriale per ventisette città e ha quattro livelli di rischio. Per le persone. Al livello massimo alcune Regioni agganciano obblighi anche per gli animali, come la Calabria il 31 luglio: cani e gatti. A un leone chiuso in un recinto quel meccanismo non risulta arrivare.

Che cosa dice davvero la legge italiana sugli zoo

Cerca la parola «temperatura» nel decreto che regola gli zoo italiani, il numero 73 del 2005, e non la trovi. La trovi nell’allegato, che il decreto rende obbligatorio, e lì è scritta chiara: «la temperatura, la ventilazione e la luce dei recinti devono essere idonei al comfort ed al benessere di ogni animale di ogni singola specie in qualsiasi momento della sua vita». Due righe sotto: i recinti esterni devono avere ripari dalla pioggia o dal sole eccessivo, dove serve al benessere della specie.

La parte che conta è «in qualsiasi momento della sua vita», ed è nel testo in vigore oggi, verificato parola per parola. Vuol dire che l’obbligo non va in ferie a luglio, e che «è stata un’estate eccezionale» non è una difesa. Chi lo viola rischia da 1.500 a 9.000 euro, per ogni violazione contestata. Millecinquecento euro: tienilo a mente la prossima volta che leggi che una struttura «si è adeguata».

Il controllo che dovrebbe esserci, e la carta che non si trova

La legge prevede anche i controlli, almeno una volta l’anno, affidati al Ministero che si avvale dei carabinieri forestali, di veterinari e di zoologi. Almeno una volta l’anno significa che per ogni zoo autorizzato, per ogni anno di attività, da qualche parte dovrebbe restare la traccia scritta di quel controllo, comunque la si voglia chiamare. E ogni struttura deve tenere il registro degli animali ospitati, decessi compresi, e mandarne copia al Ministero ogni anno.

Di tutta questa carta, pubblico c’è solo l’elenco delle strutture autorizzate, aggiornato a ottobre 2025. I documenti dei controlli non risultano pubblicati. Il registro nemmeno. Non è per forza un mistero, può essere materiale che si ottiene chiedendolo. Ma è qui che la domanda cambia bersaglio e diventa scomoda per qualcun altro: se di quei controlli non risulta traccia, il buco non è più dello zoo, perché l’obbligo di controllare almeno una volta l’anno è del Ministero.

Come si chiede, e ci vuole una pagina

La buona notizia è che questi documenti hanno una corsia dedicata, e non è quella lenta. Si chiama informazione ambientale, e ha tre caratteristiche che la rendono lo strumento giusto: la può chiedere chiunque, non devi spiegare perché la vuoi, e l’amministrazione ha trenta giorni per risponderti (sessanta se la richiesta è complessa, ma deve dirtelo entro i primi trenta). Niente avvocato, niente marca da bollo, nessuna associazione alle spalle. Una pagina.

Comincia da una domanda sola, su uno zoo solo, quello che hai vicino casa: la licenza con le sue prescrizioni, i documenti dei controlli degli ultimi tre anni, le copie del registro degli esemplari e, a parte perché è un documento diverso, l’eventuale relazione sui decessi. Il modello lo trovi qui sotto, già scritto, e si compila in dieci minuti.

I Dossier di Eywa
Che cosa sa il Ministero sullo zoo vicino a casa tua
La richiesta già scritta per farti dare licenza, controlli e registro degli animali di uno zoo che scegli tu. Si compila in dieci minuti, non serve spiegare perché.
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Il secondo modello è il passo che quasi nessuno fa, e va in due direzioni diverse. Alla ASL, che è un ufficio pubblico e deve risponderti, si chiedono i controlli veterinari che le competono: non quelli annuali del Ministero, che sono un’altra cosa, ma i suoi, che per regola europea devono essere messi per iscritto. Se un controllo c’è stato, un documento esiste. Alla struttura si chiede invece se esista una procedura per le alte temperature, quali soglie usi e per quali specie, chi la controlli e che cosa venga registrato. Questa seconda richiesta è volontaria, e conviene saperlo: uno zoo interamente privato non è obbligato a risponderti, mentre uno zoo comunale o partecipato quasi sempre sì. È la domanda più scomoda delle due, ed è quella a cui quasi nessuno è abituato a rispondere.

I Dossier di Eywa
Chiedi che cosa fa quello zoo quando arrivano quaranta gradi
Due richieste distinte in un file solo: una alla ASL, che deve risponderti, e una allo zoo, che non è obbligato ma spesso lo fa. Dentro trovi anche come separarle prima di spedire.
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Da non confondere con la denuncia per maltrattamento, che serve quando hai davanti un animale che sta soffrendo e prende tutt’altra strada. Questa è una verifica sulla carta, e si fa a freddo, prima che succeda qualcosa.

Eywa dice…

Le tre leonesse di Tokyo erano nate in quel recinto. Non avevano scelto il Giappone, non avevano scelto l’afa, e non potevano spostarsi di un metro da dove qualcun altro le aveva messe. Quando un animale non può andarsene, la temperatura smette di essere una questione di sensibilità e diventa una questione di responsabilità.

La legge italiana, su questo, dice più di quanto si creda: l’obbligo c’è, vale sempre, ed è sanzionato. Quello che non c’è sono le soglie, un protocollo uguale per tutti e l’obbligo di far sapere com’è finita la verifica. A Tokyo qualcuno al caldo ci aveva pensato, e lo aveva pure scritto sei giorni prima dell’ultima morte. Non basta averci pensato. La domanda da fare allo zoo vicino casa non è se qualcuno abbia previsto l’estate: è se quella previsione sia diventata un documento, con una soglia, un responsabile e una firma. Una regola di cui nessuno conosce l’esito dei controlli è una regola che nessuno può far valere.

I due modelli da scaricare

Il primo modello è la richiesta di informazione ambientale al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica: licenza, documenti dei controlli, registro degli esemplari e documentazione sui decessi di uno zoo che scegli tu. Il secondo contiene due richieste distinte, che si mandano separate, una alla ASL e una alla struttura. Sono due PDF compilabili: si scaricano, si riempiono a schermo, si firmano e si mandano via PEC o email. Ciascuno si apre con una pagina di istruzioni, che spiega anche come staccarla prima di spedire, perché il file finisce sul tavolo di un ufficio pubblico e deve arrivarci pulito.

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Fonti

ライオンの状況について (Situazione dei leoni) Tokyo Zoological Park Society, Parco zoologico Tama, 3 agosto 2026. Cronologia, dati sugli esemplari ed esiti necroscopici. Si vedano anche i comunicati del 22 e del 29 luglio 2026, quest’ultimo con le misure adottate ogni anno contro il caldo estivo.

Dispacci ANSA del 3 e del 5 agosto 2026 Trasferimento dei tre animali più gravi in un ricovero climatizzato e indagini esterne commissionate dall’amministrazione metropolitana di Tokyo.

Decreto legislativo 21 marzo 2005 n. 73 Custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici, GU n. 100 del 2 maggio 2005. Articolo 3 comma 1 lettera e), articolo 6, articolo 8 commi 1 e 2, allegato 1 sezione C punti 1 e 2. Testo multivigente consultato su Normattiva, vigenza al 5 agosto 2026.

Decreto ministeriale 28 maggio 2015, GU n. 140 del 19 giugno 2015, e decreto 20 dicembre 2017, GU n. 2 del 3 gennaio 2018 Modifiche agli allegati del decreto 73 del 2005: entrambe riguardano la lettera H) sui delfini e l’allegato 2, non la sezione C.

Decreto legislativo 19 agosto 2005 n. 195 Accesso del pubblico all’informazione ambientale, articoli 3 e 5: richiesta senza obbligo di motivazione, termine di trenta giorni prorogabile a sessanta. La convenzione di Aarhus è stata ratificata con la legge 16 marzo 2001 n. 108.

Giardini zoologici Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Direzione generale tutela della biodiversità e del mare. Quadro normativo ed elenco delle strutture licenziate aggiornato a ottobre 2025; pagina aggiornata al 29 ottobre 2025.

Ondate di calore Ministero della Salute, stagione 2026. Bollettini su ventisette città dal lunedì al venerdì, quattro livelli di rischio, stagione dal 25 maggio al 20 settembre.

Regolamento (UE) 2017/625, articolo 13 Registrazione scritta dei controlli ufficiali in materia di sanità e benessere animale: obiettivi, metodi, esiti ed eventuali azioni richieste all’operatore.

Ordinanza della Regione Calabria del 31 luglio 2026 Obblighi sugli animali d’affezione agganciati al livello 3 del bollettino ministeriale, valida fino al 30 settembre.

Agenzia giapponese per la gestione degli incendi e dei disastri Rilevazioni settimanali preliminari sui trasporti d’emergenza per patologie da calore: 10.857 nella settimana precedente il picco e 18.591 in quella dal 20 al 26 luglio 2026.

Smith e Kok, Pakistan Journal of Biological Sciences, 2006 Inizio dell’ansimazione e zona termoneutra in un branco di cinque leoni del Kalahari namibiano; ghiandole sudoripare in sede interdigitale nei felidi.

Team Eywa
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